L’anarchico che scoprì di non saper volare

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Attentato a New York – 1920
Giuseppe Pinelli fu un anarchico e ferroviere italiano, animatore del circolo anarchico Ponte della Ghisolfa. Morì nella notte tra il 15 ed il 16 dicembre 1969 precipitando dalla finestra della questura di Milano, dove era trattenuto per accertamenti in seguito all’esplosione di una bomba in piazza Fontana, evento noto come la Strage di piazza Fontana.
Eppure il povero Pinelli non fu il primo anarchico che volò dalla finestra di un grattacielo.
Il 3 maggio del 1920 Andrea Salsedo precipitò dal quattordicesimo piano di uno dei grattacieli più alti di New York, Nuova York come era conosciuta tra i cafoni siciliani compaesani di Andrea.
Chi era Andrea Salsedo, il primo anarchico che si accorse di non saper volare?
Andrea nacque il 21 settembre del 1881 a Pantelleria, provincia di Trapani. A soli tredici anni si avvicinò al movimento politico riformista sull’onda dell’entusiasmo provocato dalla carismatica figura di Luigi Galleani, confinato politico a Pantelleria, che realizzò una scuola popolare frequentata da giovani panteschi. All’interno di questa esperienza sociale, i ragazzi potevano discutere di anarchia, politica e radicalismo sociale.
Per quale motivo Galleani fu confinato a Pantelleria?
Luigi divenne anarchico quando era studente di legge all’Università di Torino. Dovette trasferirsi in Francia poiché fu minacciato di procedimenti giudiziari a suo carico. Alcuni anni dopo fu espulso dalla Francia per aver preso parte ad una manifestazione di protesta. Si trasferì in Svizzera dove frequentò il geografo anarchico Reclus. In seguito alla sua partecipazione alla commemorazione dei Martiri di Haymarket, un gruppo di anarchici giustiziati a Chicago nel 1887, fu espulso anche dalla Svizzera trovando nuovamente casa in Italia. Nel 1895 fu arrestato e confinato a Pantelleria, da dove riuscì a fuggire nel 1900 trovando rifugio in Egitto. Galleani decise di attraversare l’oceano per recarsi negli Stati Uniti nel 1901.
Andrea Salsedo
Un personaggio di questo livello non poteva che travolgere le idee rivoluzionarie dei giovani abitanti di Pantelleria dove Galleani istituì il circolo sociale per ragazzi. Andrea Salsedo divenne uno dei più assidui frequentatori di questo ristretto circolo di uomini. Nel 1901, anno di morte del regicida Gaetano Bresci, Andrea si era trasferito a Marsala dove stampava La Falange, un foglio di rabbia. Nella città siciliana Andrea ebbe molti problemi con la legge a causa delle continue ordinanze di sequestro. Alla fine dovette chiudere il piccolo foglio di protesta. Fu allora che prese la decisione di trasferirsi negli Stati Uniti. Verso la fine del primo decennio del XX secolo, Andrea giunse a New York. Nella città americana iniziò a lavorare come garzone sino a quando non incontrò quello che a lui parve un fantasma: Luigi Galleani. All’ombra della Statua della Libertà Luigi animava un circolo anarchico frequentato da italiani e pubblicava una rivista,
Mulberry Street, l’ingresso di Little Italy agli inizi del novecento
La Cronaca Sovversiva. Salsedo iniziò a collaborare con il vecchio maestro in qualità di tipografo. Andrea era bravo, molto bravo. Aveva imparato i trucchi del mestiere, soprattutto a risparmiare. Con i soldi che riuscì ad accumulare, divenne editore in proprio. Stampava libri anarchici ed una rivista, Il domani, che finì immediatamente nel mirino dell’Fbi. Con l’ingresso negli anni venti del secolo scorso l’aria a New York divenne irrespirabile per gli anarchici. Gli uomini del Federal Bureau of Investigation chiusero molte tipografie, e quasi tutti i circoli. L’opera di repressione giunse ad arrestare sino a 4.000 persone in un solo giorno. Nelle settimane successive oltre 3.000 individui furono espulsi dagli Stati Uniti, tra cui il maestro di Andrea, Luigi Galleani. Alla repressione gli anarchici risposero con le bombe.
Attentato a New York – 1920
Una di queste scoppiò a Washington dove, vicino al corpo di un attentatore crivellato dai proiettili di stato, furono rinvenuti alcuni volantini rossi. Gli inquirenti si prodigarono alla ricerca delle persone che avevano stampato quei volantini. Le indagini condussero le autorità ad arrestare un certo Ravarini che immediatamente fece un nome, quello di Roberto Elia, che lavorava in una tipografia dove si “stampavano anche cose anarchiche”. La tipografia era quello di Andrea Salsedo. La notte del 25 febbraio del 1920, Andrea e Roberto Elia furono prelevati dalle loro abitazioni e condotti negli uffici dell’Fbi a New York. I due arrestati furono interrogati separatamente. Roberto Elia disse di non avere informazioni circa i volantini rossi trovati addosso all’attentatore di Washington. Poche ore dopo fu rilasciato.
Cosa accadde ad Andrea Salsedo?
Dal momento dell’arresto iniziò il calvario dell’anarchico italiano.
Gli fu negata la possibilità di mettersi in contatto con il proprio avvocato.
Fu sottoposto ad interrogatori brutali, che spezzarono il fisico e la mente dell’uomo.
Fu selvaggiamente picchiato.
Fu lasciato senza assistenza medica anche quando, disperato, urlava per il dolore provocato dal mal di testa, causato dai numerosi colpi ricevuti.
Come possiamo essere sicuri che fu brutalmente picchiato, addirittura torturato, dagli uomini dell’Fbi?
Esistono due testimonianze a supporto di queste affermazioni. La prima è dello stesso Roberto Elia che, poco dopo il rilascio, dichiarò d’aver intravisto, anche se per pochi secondi, Andrea Salsedo con la faccia insanguinata. La seconda è quella di Maria Petrillo, moglie di Andrea, che denunciò alla stampa, poco dopo l’unico colloquio avuto con il marito, che il viso di Salsedo era sfigurato a causa delle botte ricevute. In una lunga intervista rilasciata alla stampa, che fece scalpore nelle immediatezze delle operazioni di polizia o pulizia volute dall’Fbi, Maria Petrillo dichiarò che l’avvocato difensore, tale Narciso Donato, aveva fatto di tutto tranne che il proprio lavoro. Qualche tempo dopo si scoprirà che Donato era pagato dal Ministero della Giustizia, come affermerà la figlia di Andrea, Silvestra Salsedo.
Il Park Row Building negli anni 20: edificio dal quale precipitò Andrea Salsedo
Dopo due mesi e mezzo di agonia, la vita di Andrea Salsedo si interruppe improvvisamente.
Il 3 maggio del 1920 morì precipitando dal quattordicesimo piano del Park Row Building, edificio dove erano siti i locali dell’Fbi.
L’Fbi dichiarò che si trattava di suicidio.
Il Dipartimento di Giustizia fece eco: suicidio.
La Polizia di New York affermò che Andrea Salsedo si suicidò.
Le autorità negarono con fermezza ogni responsabilità circa la morte dell’anarchico.
Roberto Elia, che tornerò in Italia poco tempo dopo il rilascio trovando la morte in circostanze misteriose, seguì le indicazioni impartite dichiarando che Andrea si era suicidato.
Non tutti seguirono le indicazioni e le parole delle autorità. La comunità anarchica italiana presente negli Stati Uniti, di cui facevano parte anche Bartolomeo Vanzetti e Nicola Sacco – i famosi Sacco & Vanzetti, si ribellò. Nicola Sacco dichiarò: “Andrea Salsedo è stato pestato brutalmente per giorni, finché è morto fra le mani dei suoi aguzzini che l’hanno fatto volare dalla finestra per giustificare quel corpo martoriato e quel viso sfigurato”. Vanzetti affermò: “da lui si voleva conoscere l’intera mappa dell’anarchismo in America”. Vanzetti, amico di Salsedo, organizzò un comizio per il 9 maggio che avrebbe dovuto aver luogo a Brockton. Purtroppo furono arrestati poco prima dell’incontro pubblico. I motivi alla base dell’arresto erano vari: entrambi furono trovati in possesso di una rivoltella e di alcuni appunti da destinarsi alla tipografia per l’annuncio del comizio a Brockton.
Bartolomeo Vanzetti e Nicola Sacco
Pochi giorni dopo furono accusati di una rapina avvenuta in un sobborgo di Boston dove morirono il cassiere della ditta rapinata ed una guardia giurata. I due furono giustiziati per il tramite della sedia elettrica sette anni dopo. 50 anni dopo la morte di Sacco & Vanzetti, il governatore del Massachusetts riabiliterà i due anarchici italiani riconoscendo l’errore giudiziario, il voluto e cercato errore giudiziario.
Ed Andrea Salsedo?
Nei pochi istanti che precedettero l’urto sul suolo americano scoprì che gli anarchici non sanno volare.
Fabio Casalini

Bibliografia

Anna Bandettini, L’anarchico di Fo è tornato sulla scena, Repubblica, 2 dicembre 2002
Pino Casamassima, Un anarchico a New York, Focus Storia, 2015
Luigi Rusticucci, Tragedia e supplizio di Sacco e Vanzetti: Vicende giudiziarie desunte dall’istruttoria, Società Editrice Partenopea, Napoli, 1928
Howard Fast, Sacco e Vanzetti, Edizioni di Cultura Sociale, Roma, 1953

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