Nabil Antaki su reportage sulla Siria di Avvenire: ‘favole’ sgregolate

Dal blog  http://www.vietatoparlare.it

Altra puntata del reportage di Avvenire in Siria. E’ la volta di Aleppo, titolo ‘‘Le macerie, i teli al posto dei muri: la Aleppo del «fare» vuole rinascere” , è del 6 settembre 2018.

Nel sottotitolo, le finestre divelte dalle esplosioni , i teli di plastica. E’ una immagine in parte vera, la situazione è difficile e non bastano gli sforzi del popolo siriano: non è passato molto dalla devastazione dei ribelli e la Siria è ancora sotto scacco dalle potenze di tutto il mondo,  il suo popolo vive una recessione senza precedenti per la guerra, aggravata dalle pesanti sanzioni (estese ancora una volta proprio ieri). Il percorso per riportare il paese nella situazione ante-guerra sarà lungo finché la situazione non sarà definitivamente stabilizzata. E ‘stabilizzare’, ovvero finire la guerra e dar la parola ai siriani,  sarà difficile finché l’ occidente continuerà a sostenere il terrorismo.

La guerra di Siria è stata una guerra di aggressione. Lo ha detto chiaramente al Meeting di Rimini Mario Mauro ex ministro della Difesa, e l’inviato di guerra Gian Micalessin nella presentazione del suo libro “Fratelli Traditi”. Per dire il contrario occorrono particolari ‘lenti colorate’, ossia sostenere che il fine giustifica i mezzi, ovvero abbracciare l’egemonia americana e dei paesi che sostengono la supremazia occidentale con tutti i mezzi.

Va da sé che negli articoli di Sara Lucaroni non respiriamo il giudizio più realistico e più connesso all’uomo che ci hanno offerto le testimonianze dei patriarchi siriani e dei tanti religiosi che servono il popolo siriano. Il giudizio dell’esperta giornalista evidentemente non è dettato da ingenuità ma evidentemente, da una precisa scelta di campo: è una linea legittima in un paese in cui c’è libertà di informazione.

Ma dovrebbe essere una scelta ben lontana da cosa ci si aspetterebbe dal giornale della CEI. Dal giornale dei Vescovi dall’ “amata Siria” ci si aspetterebbe che i servizi fossero funzionali alla missione della Chiesa, che si affidassero a chi da voce ai cristiani siriani,  e non – per capirci – a giornalisti della pluri-premiata ditta, fedele solo alla propria linea interna, ovvero alla ‘mission’ di talune associazioni di giornalisti molto potenti, funzionali alla visione del mondo connessa gli interessi degli aggressori esterni della Siria.

E’ qui l’errore è di Avvenire e non di Sara Lucaroni, che ha dato al servizio l’accento che gli è proprio, agli interessi che gli sono propri, alla propria filosofia delle cose.

In proposito, prendiamo in esame un passaggio dell’articolo, questo:

Di chi è Aleppo? «All’inizio, la parte povera della città si è avventata contro la borghesia aleppina. I primi attacchi dell’opposizione sono stati per prendersi le fabbriche. Come una vendetta», spiega una ragazza.

«Dicono che anche la Turchia è venuta a rubare i macchinari, ma voleva prendere la città».

La “Milano della Siria”. La città “del fare”, i ristoranti usati nei video promozionali per fare propaganda all’estero. L’alta borghesia sunnita (l’80% della cittadinanza) che sostiene il regime.

E’  il passaggio in cui la giornalista sostiene che in Aleppo l’ecatombe sia avvenuta per una resistenza popolare dei più poveri contro la ricca borghesia, che  la gente più povera di Aleppo si sarebbe rivoltata contro la borghesia di Aleppo Ovest.

Abbiamo chiesto al dott. Nabil Antaki, direttore di uno degli ospedali di Aleppo e dei maristi blu  un suo breve giudizio in proposito:

Ed ecco la sua risposta:

L’articolo di Sara Lucaroni è un esempio di un articolo guazzabuglio: c’è una piccola descrizione della realtà, alcune verità e un sacco di falsità e ovviamente il lettore è ingannato.

Dicendo:

– che la grande borghesia sunnita appoggia il regime è falsa. La verità è che la stragrande maggioranza delle persone sostiene lo stato siriano.

– che la parte povera della città si è precipitata contro la borghesia è una favola.

– che ci sono stati 30.000 morti e 200.000 sfollati durante la liberazione di Aleppo è un falso. Inoltre, l’onestà dovrebbe spingere l’autore dell’articolo a dire che 500.000 persone sono fuggite dai loro quartieri durante la loro occupazione da parte dei ribelli armati nel luglio 2012.

Questo articolo denota il dilettantismo della giornalista che, per fare un articolo, mette un po ‘di quello che ha osservato e molto di ciò che pensa sia la verità.

È un peccato che Avvenire, il giornale della conferenza episcopale italiana, accetti di pubblicare questo articolo che non ha né testa né coda.

Nabil Antaki dei Maristi Blu di Aleppo. 6/09/2018

Evidentemente dalle parole secche di Nabil Antaki si evince che le cose nella città siano andate diversamente:aAleppo est è rimasta solo la gente più povera che non poteva fuggire e gli appartamenti vuoti sono stati occupati dalla popolazione delle aree rurali e dai famigliari dei jihadisti.   Nabil Antaki ,  aveva già detto in precedenza che “fin dall’inizio oltre un milione e mezzo di persone sono fuggite verso Aleppo occidentale perché avevano paura dei terroristi”. 

Ovviamente la teoria dei proletari contro i borghesi non quadra, come è altrettanto maldestro il  passaggio in cui si asserisce che i cittadini dei quartieri poveri avrebbero distrutto le fabbriche ‘per vendetta’ contro la borghesia “All’inizio, la parte povera della città si è avventata contro la borghesia aleppina. I primi attacchi dell’opposizione sono stati per prendersi le fabbriche. Come una vendetta”.

Sì, insomma , ne scaturisce l’impressione di un esproprio proletario, o meglio “una vendetta” con cui i bravi ribelli siriani (i poveri di Aleppo) si sono voluti vendicare nei confronti dei cattivi ed avidi ‘borghesi maledetti” che sostengono Assad (con la conseguenza di non poco conto di privarsi così della loro fonte di sostentamento e di lavoro). La verità è invece che la distruzione delle industrie è avvenuto per far collassare il paese.

Lo conferma in una intervista Farès el-Chehabi, uomo d’affari aleppino sunnita, presidente della Camera di Commercio e d’industria della Siria su L’Orient Le Jour -« Mon usine était le quartier général de l’État islamique à Alep » –  nella traduzione Alessandra Nucci:

Aleppo era la capitale economica della Siria. Noi avevamo più di 80mila fabbriche. Molte di più di qualsiasi altra città del Medio Oriente. Nel 2011, dal secondo mese di guerra, sono cominciati i saccheggi e le distruzioni. Fin dai primi mesi, i ribelli ci hanno distribuito delle istruzioni che esigevano la chiusura delle nostre imprese, a pena di vederle incendiare.

Hanno mandato queste minacce a tutte i magazzini e a tutte le imprese. La gente si è presa immediatamente paura. Una ventina dei miei amici industriali, membri della Camera di Commercio, sono stati assassinati per il loro rifiuto di cedere le loro fabbriche. (segue)

Altra appunto sostanziale si dovrebbe fare sul fatto che nell’articolo viene indicato l’assedio come compiuto dai governativie non ad opera dei jihadisti verso la maggior parte della popolazione. Questo è un falso, direi il più grave di tutti: l’assedio è stato compiuto dai ribelli, da al Qaeda e dall’ISIS.

La città è stata per anni completamente isolata e per tener aperta l’autostrada sono morti centinaia di soldati siriani: che Aleppo fosse assediata dai governativi è quindi un falso d’hoc’.

Vediamo in proposito questo breve video reportage, dagli  ‘Occhi della Guerra’ :

Scorrendo l’articolo vengono descritte varie carenze, come quella di acqua ed elettricità che ancora non vengono distribuite regolarmente.

Ciò che in questo caso non viene fornito, è un termine di paragone e fornire le cause di tali carenze. Non si dice, per esempio una cosa essenziale: prima l’acqua non c’era per settimane. E non si dice che durante la presenza nella città dei ribelli, ai cittadini era sottratta l’acqua completamente e non perché l’acquedotto non funzionava ma perché le pompe situate nella parte dei ribelli, erano state chiuse appositamente per assetare milioni di persone: solo la riapertura dei pozzi posti nelle chiese e l’escavazione di altri  in un qualche modo sopperì al problema. Credo che sia un particolare sostanziale che non è visto solo a causa  di una visione selettiva del passato.

Penso che basti così.

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