Alla ricerca dell’Eden: Babilonia

dal blog https://formatoberliner.wordpress.com

Cos’è stato in principio? Il Verbo, il Big Bang? La luce?
Siete fuori strada. In principio era Babilonia.

Cosa significa Babilonia? Frammenti di letteratura sumera risalenti al III millennio a.C. menzionano una KA2.DINGIR.RA, termine dal significato ignoto reso in lingua accadica con Babilla o Babili(m). Dal momento che il sumero era una lingua isolata, influenzata ma distinta dall’accadico, cosa potessero significare questi due termini rimane di fatto un mistero. Un’etimologia popolare piuttosto incerta li rende come KA-DINGIR e Bab-ili, “porta degli dèi”.

Non si sa con certezza chi l’abbia fondata, né quando. Si parla di un’epoca così lontana e misteriosa che per datarla esistono cinque cronologie differenti, dalla più lunga alla più corta, e per non sbagliare di solito si ragiona in millenni o secoli. E nel III millennio a.C., dicono le Cronache Babilonesi, il terribile Sargon di Akkad gettò le fondamenta per la costruzione di nuovi templi sulle rive dell’Eufrate, a poca distanza dalla stessa Akkad. Un insediamento minore, oscurato dalle decadenti città-stato sumere a sud, dall’antica Elam a est e dall’emergere a nord degli assiri, un insieme di popolazioni di lingua accadica riunite attorno alla città di Assur dopo il collasso dell’impero accadico.

La vera storia della città comincia nel XIX secolo a.C., quando la popolazione degli amoriti provieniente dal Levante conquista l’insediamento e le terre circostanti. Parlanti una lingua semitica occidentale, in contrasto con quella orientale degli assiri, gli amoriti si dichiararono indipendenti da ogni altra entità politica della zona, rinforzando questo concetto con la costruzione di grandi mura attorno a Babilonia.
Fu Hammurabi, sesto sovrano della dinastia, a rendere Babilonia il più grande regno dell’epoca. Per prima cosa respinse e distrusse l’esercito di Elam, che da decenni invadeva regolarmente la Mesopotamia. Messi in sicurezza i confini orientali, discese a sud, verso le foci del Tigri e dell’Eufrate, e conquistò una dopo l’altra tutte le città sumere. La sfida più grande venne dall’Assiria, il cui impero dominava ormai da secoli negli attuali Iraq e Siria settentrionali. La guerra si protrasse per decenni e si concluse un anno prima della morte dello stesso Hammurabi con la resa di Mari. L’intera Mesopotamia, da frammentata che era, era ora sotto il dominio babilonese. La stessa città si era espansa, con la costruzione di una seconda cinta muraria e nuovi ziggurat, le immense piramidi mesopotamiche. Grazie alla sua influenza, assunse su di sé il ruolo di città sacra, centro del potere politico e spirituale, e unico luogo del mondo conosciuto in cui un sovrano potesse essere ufficialmente incoronato. Il dio Marduk, divinità minore del pantheon mesopotamico, divenne protettore della città e divinità principale nella regione. Lo stesso Hammurabi, grazie alle sue prodezze militari e alla sua abilità nel governare l’impero, venne riconosciuto dai suoi contemporanei come dio in terra.

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Hammurabi riceve le insegne reali da Utu, dio della giustizia e della verità.

Forse il lascito più importante di questa prima fase babilonese è il Codice di Hammurabi, uno dei primi di tutta l’umanità. Un insieme di leggi volte a regolare la vita quotidiana, dalle transazioni finanziare al matrimonio, divenuto famoso per l’asprezza delle sue pene. A differenza del Codice di Sumer, che poneva l’accento sulla compensazione di chi aveva subito un torto, il codice babilonese enfatizzava il ruolo della pena, secondo il proverbiale principio di “occhio per occhio”:

229. Qualora un costruttore costruisca una casa per qualcuno, e non la costruisca debitamente e la casa che costruì cada ed uccida il proprietario, allora quel costruttore sarà messo a morte.

Una legislazione volutamente estrema, volta a prevenire i crimini e le possibili faide, che rimarrà il modello principale per molti secoli.

Il Primo Impero Babilonese crollò poco dopo la morte di Hammurabi. I territori meridionali si ribellarono immediatamente, mentre una nuova guerra con l’Assiria ridusse di molto il potere dei successivi sovrani. Il colpo di grazia giunse attorno al 1595 a.C., quando gli ittiti provenienti dall’Anatolia invasero la Mesopotamia e distrussero Babilonia.
Il sacco di Babilonia non ha una datazione certa. A causa dell’incertezza delle fonti e delle cronologie utilizzate, si colloca in un periodo compreso tra il 1736 a.C. e il 1499 a.C., con preferenze verso il 1595 a.C. Quel che è certo è che a partire da questa data Babilonia cade sotto il dominio dei cassiti, popolazione di origine e lingua sconosciute che approfittò della distruzione lasciata dagli ittiti per installarsi sul trono babilonese. Il dominio cassita fu incredibilmente lungo, quasi cinque secoli, ma stranamente non invasivo. Il babilonese rimase la lingua principale del regno, così come la cultura e la religione. La classe sacerdotale babilonese divenne sempre più forte e influente, cosa che tra l’altro permise la sopravvivenza del sumero come lingua liturgica, essendo il pantheon babilonese fortemente influenzato da quello sumero. Fiorirono le arti astronomiche e matematiche.
Pur non riuscendo più a espandere il suo regno, Babilonia rimase una città imponente e prosperosa, una delle poche a scampare alla distruzione durante il cosiddetto Collasso dell’Età del Bronzo, un periodo di transizione compreso tra il 1200 e il 1150 a.C. in cui tutti i principali regni del Vicino Oriente (egizio, ittita, canaanita e assiro) e Grecia (miceneo) scomparvero a causa di invasioni, migrazioni e sconvolgimenti climatici. Un periodo catastrofico, al termine del quale i vecchi imperi avevano cessato di esistere, e dal quale Babilonia uscì relativamente intatta.

Sotto Nabu-kudurri-usur (Nabucodonosor) I, della dinastia di Isin, il regno tornò agli antichi fasti, respingendo gli elamiti e saccheggiandone la capitale Susa. La statua del dio Marduk, trafugata anni prima da Elam, fece ritorno a Babilonia. La nuova dinastia viene generalmente considerata la prima “nativa”, in quanto parlanti di lingua accadica, rispetto agli amoriti di origine semitica occidentale e ai misteriosi cassiti. Regnarono su Babilonia per oltre un secolo, prima che massicce migrazioni di aramei e poi caldei (anch’essi di origine semitica occidentale) destabilizzassero il regno, che venne inglobato dal Secondo Impero Assiro nel 901 a.C.

Giunti a questo punto è facile capire perché Babilonia fosse considerata, prima di Roma, una città eterna. Con più di mille anni di storia alle spalle, la città era sopravvissuta a guerre, carestie e invasioni di ogni sorta. Di tutti i regni e le città che l’avevano preceduta, la maggior parte era o in rovina (Elam, Canaan, diverse città assire) o scomparsa dalla storia (ittiti e città-stato sumere). L’unica nazione a poter vantare una storia ininterrotta così lunga era l’altrettanto mitico regno d’Egitto. Pur all’interno dell’impero assiro, un dominio immenso che andava dall’Egitto al Caucaso al Golfo Persico, l’importanza di Babilonia come sede spirituale e culturale fu tale che in più di un’occasione eclissò la capitale Niniveh.

 

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Babilonia ricostruita dall’artista J.R. Casals. In lontananza, il tempio Etemenanki, secondo alcuni ispiratore della Torre di Babele.

Il potere babilonese era destinato a sorgere ancora una volta con il collasso dell’impero assiro. Sfruttando la debolezza del potere centrale, logorato da decenni di guerre civili, il caldeo Nabu-apla-usur (Nabopolassar) guidò la rivolta di Babilonia e negli anni seguenti, in un’alleanza di babilonesi, caldei, persiani e medi, pose fine definitivamente al dominio assiro. Il figlio Nabucodonosor II (o Nebuchadnezzar, come divenne noto in Giudea e Palestina) conquistò gran parte del Vicino e Medio Oriente, ponendo Babilonia alla guida di un impero immenso. Risale a questo periodo la “cattività babilonese” degli ebrei, dopo la conquista dei regni israeliti e aramaici e la distruzione del Primo Tempio di Gerusalemme.
Ma il regno di Nabucodonosor non fu solo distruzione e conquista. Sotto la sua guida Babilonia raggiunse livelli di prosperità mai più eguagliati. Si deve a lui la costruzione dei famosi Giardini Pensili, di un secondo ponte sull’Eufrate e della Porta di Ishtar, un colossale doppio cancello in mattoni blu e lapislazzuli, decorato con immagini di tori e leoni, che introduceva alla città interna e alla Via Processionale, attraverso la quale il dio Marduk faceva il suo ingresso durante l’equinozio di primavera. A questo periodo risale l’inizio della stesura dei Diari Astronomici Babilonesi, tavolette di argilla su cui vennero registrati avvenimenti politici, osservazioni astronomiche e predizioni basate sulle stesse.

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La Porta di Ishtar, ricostruita con i mattoni originali al Pergamonmusem di Berlino.

Nel 539 a.C. venne annessa da Kuruš (Ciro) il Grande all’Impero Persiano, divenendo una delle cinque capitali ufficiali. Consapevole della sua importanza, Alessandro la conquistò nel 333 e vi morì dieci anni più tardi. Babilonia passava definitivamente in secondo piano rispetto al ruolo centrale che aveva avuto fino a quel momento. I sovrani dell’Impero Seleucide (fondato da Seleucos, generale di Alessandro, a cui era spettata la porzione orientale dell’impero) fondarono una nuova città, Seleukeia, non lontano da Babilonia, invitando la popolazione a trasferirvisi.
Ma la città era tutt’altro che morta: i sovrani macedoni potevano anche adorare altri dèi e governare su un impero di cui Babilonia era solo un puntino, ma erano comunque tenuti a presenziare ogni anno all’Akitu, la celebrazione dell’antico capodanno babilonese. Nel quinto giorno della celebrazione dovevano entrare nel tempio di Esagila e lì venire privati dal sacerdote della corona e dello scettro; solo una volta che avessero chiesto la grazia di Marduk, dio supremo della città, avrebbero potuto tornare a governare. Un momento di umiltà, a ricordare loro che erano semplici uomini. Rinnovato il loro potere, dovevano guidare la popolazione in aiuto di Marduk, portando le statue votive degli altri dèi che lo avrebbero  sostenuto nella sua lotta contro le forze del caos. Nell’undicesimo e dodicesimo giorno, ristabiliti l’ordine e la vita, il dio avrebbe fatto ritorno ai suoi templi a Babilonia.
L’Akitu era fondamentale non solo per la salvezza della città ma anche di tutte le genti. Quando, nei primi secoli dopo Cristo la celebrazione cominciò a svanire, allo stesso modo Babilonia uscì dalle pagine della Storia.

 

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