Come si legge oggi la parola crisi e cos’è davvero la crisi ?

Di Gianni Gatti

Mi pare che questo periodo storico si venga a caratterizzare per l’aspetto generale dell’accentuamento delle CRISI di diversi aspetti sociali, legati come proviamo a capire proprio al mutamento della struttura su cui si fonda questa forma moderna del capitalismo finanziario e dei suoi riflessi sull’umanità e la varie categorie, con riferimento specifico alle rappresentanze politiche, ai movimenti che si intrecciano e si combinano con l’andamento economico, ambientale, sociale
– la crisi dello Stato nazionale, stressato dal doppio processo di devoluzione delle competenze e della sovranità ora verso l’alto (europeizzazione), ora verso il basso (federalizzazione), ma anche dai processi (favoriti dalla globalizzazione) di perdita di omogeneità culturale della comunità politica (immigrazioni, multiculturalismo, territorializzazione della politica, conflitti centro-periferia) e aggiungerei da un certo grado di corruzione culturale e materiale che abbraccia interi strati e categorie non solo semplici individui.
– La crisi del welfare, che è sia crisi fiscale dello Stato che di razionalità dell’amministrazione e delle politiche pubbliche, da tempi lontani
– Crisi di un certo modello di vita, di «buona vita», che oggi pone sempre più problemi di sostenibilità e di scelte strategiche; scelte che comportano slittamenti di potere (economico e politico) tra gruppi e categorie sociali che incidono drasticamente sulle «chance di vita» degli uomini e donne in carne ed ossa.
– La crisi della rappresentanza politica, che riguarda sia il crescente distacco dei cittadini dalla politica che la ridondanza delle principali istituzioni di mediazione e rappresentanza politica, a partire dai partiti sino alle strutture di difesa elementare come i sindacati.
– Il nuovo ciclo di crisi economica iniziato nel 2007-2008, che vede la stura quale bolla speculativa che parte dal sistema bancario per trasformarsi nel giro di pochi anni in crisi dei debiti sovrani (2010-2011) Cioè qualcosa di non previsto e peculiare ad un modo di attribuire valori non più al lavoro in sé ma alla sua monetizzazione, cartolarizzazione ed al virtuale .
Il problema, del resto, è reso ancora più spinoso dal fatto che le democrazie attuali devono anche confrontarsi con un indebolimento di fatto della cittadinanza politica (crescita dell’astensionismo, fuga dagli iscritti dai partiti e dai sindacati, allentamento delle identificazioni partitiche degli elettori, riduzione degli spazi della rappresentanza).
– Crisi del modello sociale europeo e trasformazione dei partiti
Se i partiti di massa e il loro cambiamento in direzione pigliatutto erano creature dello Stato keynesiano e dei suoi sviluppi, diversamente, dalla crisi economica degli anni ’70 (stagflazione) e con più vigore nei decenni successivi si è fatta strada la cosiddetta «cartellizzazione dei partiti»
La prima è la diminuzione delle aspettative, nel senso: «è più evidente nella retorica della terza via, nella quale persino i partiti della sinistra nominale rinunciano alla fornitura pubblica del welfare sociale ed economico in favore di una maggiore efficienza del mercato»
«Spostando il controllo della politica monetaria a una Banca centrale indipendente, i partiti si sottraggono ulteriormente alla responsabilità – un effetto che è moltiplicato quando questa rinuncia all’autorità monetaria si accompagna a un patto di stabilità che di fatto rinuncia anche alla discrezionalità nella politica fiscale.
Tale funzione gladiatoria è svolta dai partiti «per il semplice fatto di dichiararsi diversi: è questo è sufficiente a che lo Stato possa presentarsi come democratico» ed è tipico dei mercati oligopolistici (chiusi) l’esigenza di variare quanto più possibile la pubblicità (l’immagine, la maschera dice Pizzorno), ma il meno possibile i prodotti (le politiche).
Discorso complesso ma che in si potrebbe sintetizzare forse così:
la struttura delle crisi genera cambiamenti, apre diversità, annulla precedenti modelli sociali . Dalla globalizzazione ai 4/5 attori attorno cui si polarizza l’andamento dei mercati e di conseguenza del mutamento a salti di intensità delle scelte politiche della governance, delle strutture portanti con le dovute differenze fra nazioni.
Nazioni che non corrispondono più per la loro specifica composizione del tutto con le trainanti proposte di USA, Russia, Cina, India, Europa.
Il mercato si è evoluto e come ala di pipistrello avvolge ogni comparto dei continenti, difficile trovare vere vie autonome fra trattati imposti, violenze di guerre coercitive, assalti di capitalismo finanziario estremo (vedi progetti cinesi delle vie della seta ovunque, ma in particolare in Africa )
Il cambiamento strutturale della società è quindi in diretta relazione al cambiamento dei comportamenti di massa, alla formazione di strutture partitiche o di movimenti centralizzati che in questa velocità repentina di mutazione come degli Alien in corpi sani(?) crea crolli, flussi di migrazioni di pensiero e di …rappresentanza .
In un anno il PD è passato da rappresentare oltre il 40% degli italiani ora non lo trovano nemmeno con le torce militari nel suo immondo buio.
La rappresentanza non è univoca e certa per tempi lunghi, la gente cambia facilmente pensiero. i media fanno bene il lavoro di forma culturale destrutturante.
Anni e anni a non creare dialogo fra persone ma solo comizi dove ti spiegano cosa vuoi e cosa devi fare hanno reso la forma elettorale di rappresentanza molto mutevole e fragile, niente è sicuro.
Chi non ha un piano organizzato, dei mezzi e forme di consultazione diretta perenne è a rischio . Ogni giorno questo strano governo frutto di incesto politico fra M5S e Lega ci abitua a dichiarazioni e smentite, ad una fragilità di spiegazioni che lascia sbigottiti alla prima domanda un pò pertinente.
I tempi NON erano maturi per un governo con patto col diavolo e a quattro mesi circa ,si stanno tagliando la strada del rientro …in corsa. Mentre Salvini sta procedendo con un piano articolato e ampio fra progetti europei di intesa con forze simili, sino all’intesa con il morto che cammina B. perché se tutti i paletti messi di traverso, lo sfrucugliamento di cabasisi amministrativo, nelle commissioni, sui media portassero alla rottura del contratto lui una via di fuga ce l’ha. Le cose che ha accettato dentro il contratto non sono del tutto in contrasto con l’idea liberista, razzista ed elitaria di business tipica della destra che ad un fischio accorrerebbe a gambe levate all’appello di Salvini da Casapound a Fratelli d’Italia ai rimasugli di F.I. e quella miriade di lobby massoniche e democristiane alla Rotondi, alla Lupi agganciate con i Letta alla Chiesa, vero pilastro di questo stato .
Il M5S con una piccola galassia spaurita, disomogenea, senza mezzi, senza radicamento territoriale di gruppi resilienti di cittadini, diventati ormai semplici postini di idee di pochi, con competenze rispetto ai compiti davvero ai minimi termini e oltretutto con una logica buonista di onestà che lascia penetrare altri nel mondo imprenditoriale e amministrativo statale senza costruirsi valore, ricchezza per la propria stessa sopravvivenza . Nessuno di loro ha letto il Macchiavelli anche se datato…
Insomma la crisi economica, monetaria ha creato e crea modelli in rapido movimento sociali e partitici.
I vuoti di potere e anche di opposizione rendono complesso se non impossibile ricostruire nuovi partiti, nuove rappresentanze sul copia incolla precedente C’è il rigetto in corso, c’è l’arrendersi ogni giorno a condizioni difficili da mutare che distruggono le sicurezze di strati sociali e con loro le memorie e la capacità dell’esperienza di chi ha una storia di ribellione . Sempre di più le nuove tecnologie creano il potere del singolo di accedere ad informazioni, a culture, a possibilità reali di acquisto, di mercato, di turismo che però sono una lenta deprivazione sensoriale. Manca il collettivo, la comunità è disgregata , le parole d’ordine che tengono banco sono antifascismo e migranti ma sono entrambi forzature concrete della realtà. La massa del 68 è diventata individuo solo o al massimo a piccoli gruppi. Le multinazionali scavalcano i governi nazionali, le lobby premono sulle grandi potenze per avere vantaggi ad ogni costo, per mantenere anche solo livelli di margini come prima, le regole le fanno al di fuori della legalità “vittoriana”, le politiche estere aggressive ed assassine oltre che spregiudicate dei francesi in Africa, degli inglesi colonizzatori finanziari, degli Usa con l’apparato mastodontico militare che preme per la sua fetta di gloria nel nome del petrolio e della prevaricazione con l’accresciuto volume aggressivio di Israele e dei Turchi in un area che è un immenso carcere aperto, così come il grande potre dei piani invasivi dei cinesi sono oggettivamente la chiusura di spazi . Questo governo italiano del cambiamento ha fatto scelte in questo scenario nazionale ed internazionale, senza cambiare un millimetro la propria forma ed organizzazione con pochi competenti nei ruoli ed un nucleo ormai ridicolo di circa 40.000 militanti utili solo per spandere il “verbo” . La rivoluzione si fa se il popolo c’è, ma se è in altre faccende indaffarato si consuma la candela accesa, non c’è un piano, non c’è un confronto reale politico interno .
La categoria economica non è di per sé più l’unica adatta a spiegare che succede nel mondo e la categoria politica è in crisi perché nessuno se non in modo pan-sindacale ha davvero un piano sul mondo che vorrei….anche solo come idea di fondo a cui arrivare a step.mentre gli avanzi della sinistra impazzita dal terrore di 40 anni di autodemolizione e divisione continua a muoversi come coriandoli al vento con tante parole, ma nessuna vera incidenza .
Qualcuno sa rispondere alla domanda : qual’è il risvolto positivo di tutto questo ?

Di Gianni Gatti

21/09/2018 Savona

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