Non Capisco Come ci potrà mai essere uno Stato Palestinese

dal blog https://comedonchisciotte.org

DI ROBERT FISK

CounterPunch.org

Abu Yussef Abu Dahuk ha 60 anni. Ma ne mostra almeno 75 o 80 di anni, perché è un beduino che vive sotto un tetto di lamiere legate con lo spago, insieme a 120 capre che servono per sfamare i suoi 17 bambini e poi perché i soldati israeliani, che sono lontani solo un centinaio di metri, stanno lì per buttare giù la sua baracca e cacciarlo via.
Questo palestinese ha avuto due mogli: la prima gli morì 18 anni fa e la seconda è quella che oggi ci serve il solito tè bollente in una solita mattinata bollente. Lei è stata espulsa dalle terre in cui pascolava i suoi animali per ben tre volte: la prima volta la cacciarono da Tel Arad, vicino alla città israeliana di Beersheva, poi la cacciarono quando gli israeliani occuparono la Cisgiordania nel 1967 e poi ancora nel 1974. Ora l’Alta Corte di Giustizia israeliana – si chiama così, anche se la giustizia c’entra ben poco – ha deciso che i 180 membri della tribù beduina Jahalin dovranno essere espropriati un’altra volta. Devono essere trasferiti nella zona di Abu Dis non lontano, ma come ci dice il pastore, quella è una discarica. Non che non si possa essere espropriati dei propri quattro stracci, di una scuola di fango o di qualche pezzo di lamiera arrugginita che serve a reggere un tetto di plastica che copre le baracche. Ma non è così semplice ….

Sappiamo tutti – come lo sanno gli israeliani, come lo sa la UE che ha dato 315.000 euro a Khan al-Ahmar, e come lo sanno pure i palestinesi – che non c’è scampo per questa demolizione. Appena superate le colline a nord si vedono già i tetti rossi della colonia ebraica di Kfar Adumim e, appena Khan al-Ahmar sarà stata demolita, i suoi abitanti israeliani avranno tutto lo spazio per muoversi fino all’autostrada – ovviamente se l’Alta Corte lo permetterà, inutile dirlo – e quindi distruggendo anche l’ultimo dei villaggi palestinesi accanto alla strada per Gerusalemme, sarà completato un altro cerchio di cemento israeliano intorno alla città.

Abu Yussef Abu Dahuk sa fin troppo bene cosa significa: “Stanno continuando a costruire il loro insediamento e quindi devono mandarci via. Ci hanno negato il permesso di attraversare la valle dietro di noi con le nostre capre e se lo facciamo i coloni si prendono le nostre capre. Non siamo autorizzati a costruire case decenti e quindi dobbiamo abitare nelle baracche di latta. I coloni possono costruirsi le ville, possono avere la luce, l’acqua e il giardino e, invece noi, per passare l’inverno, non possiamo costruire niente, possiamo solo mettere dei fogli di plastica sulle lamiere del tetto per impedire che l’acqua ci bagni quando dormiamo.”

Ma penso che Abu Yussef Abu Dahuk non dormirà ancora per molto tempo qui, a Khan al-Ahmar. Le Autorità palestinesi hanno fatto ben poco per questi beduini. Sono arrivati un paio di furgoncini pieni di attivisti palestinesi con tanto di bandiere e telecamere pronti per far vedere che facevano un debole – ma sicuramente molto pubblicizzato – tentativo di bloccare l’autostrada. Era tutto troppo teatrale, quasi fatto per dovere e – posso osare? – piuttosto cinico, per essere un vero appoggio per i 180 Beduini.

Soldati, poliziotti e poliziotte israeliane stanno cercando di mantenere aperta la strada principale, la famosa Autostrada Trans-Samaria, ma tutti stanno riprendendoli coi telefonini – tanto che ci sono più telecamere che poliziotti – e poi arriva anche la polizia in borghese con le loro fotocamere e tutti stanno filmando qualcun altro. Gli unici che nessuno mette a fuoco sono i vecchi pastori e i loro figli che stanno fermi, in prima linea, sul bordo del lato nord dell’autostrada.

Abbiamo visto questo spettacolo teatrale così tante volte che è ormai ci pare normale, come sulla West Bank. Tutto legale (grazie all’Alta Corte) – e vergognosamente immorale – mentre come se fossero a casa loro due giornalisti di un’agenzia stampa si sono accordati per andarsene insieme così che nessuno dei due possa fare lo scoop se i poliziotti decidessero lo sgombro. Ma la polizia non si muove. Fanno spostare qualche pastore dalla strada e sospirano con irritazione se gridano “Free Palestine”, ma il bulldozer israeliano che si era messo in posizione si è ritirato dallo uadi e si è allontanato dalla strada.

Il parlamento europeo lavorato molto su Khan al-Ahmar, avvertendo che gli israeliani avrebbero commesso un crimine di guerra se avessero demolito il villaggio di pastori, le cui capre ora vagano tra i manifestanti. Con un voto di 320 contro 227, ha approvato una risoluzione di Strasburgo che chiede il risarcimento da parte israeliana delle perdite finanziarie subite dalla UE nel piccolo appezzamento di terra. Dieci stati della UE forniscono assistenza umanitaria a Khan al-Ahmar, inclusa una scuola elementare, e la risoluzione del parlamento afferma che se sarà messa in atto la demolizione e il trasferimento forzato dei residenti, questo atto “costituirebbe una grave violazione del diritto internazionale”. In altre parole, un “crimine di guerra” ai sensi della Quarta Convenzione di Ginevra.

Correttamente, anche se solo verso sera, Federica Mogherini, capo della politica estera della UE, ha detto ai parlamentari che la distruzione di Khan al-Ahmar “sarebbe  un duro colpo anche per la vitalità dello Stato di Palestina e contro la stessa possibilità di una soluzione con due stati.” Ha fatto presente che è quasi impossibile per i palestinesi ottenere permessi di costruzione nell’Area C della Cisgiordania, soffermandosi sulla affermazione degli israeliani che le baracche dei pastori sono state costruite illegalmente, nel loro stesso triste contesto. L’area C è sotto totale occupazione israeliana e – così dicono i coloni ebrei – deve essere annessa subito. “L’Area C” comprende il 60% della West Bank. Perché mai gli israeliani dovrebbero far restare nella terra delle colonie che sta continuando ad allargarsi?

Abu Yussef Abu Dahuk parla, naturalmente, della Dichiarazione di Balfour e della maledizione di quella falsa promessa di proteggere gli abitanti non ebrei della Palestina fatta più di cento anni fa. Seduto nella sua misera baracca, io e i miei colleghi ci siamo doverosamente scusati per il Segretario degli Esteri, già morto da tanto tempo.

“Voi avete creato questo problema”, dice sottovoce l’orgoglioso beduino che presto non avrà più un tetto. “Voi sapete che se alla fine ci manderanno in Giordania, questa deportazione creerà solo altri conflitti anche tra quelle comunità. Non dovete scusarvi per Balfour, ormai è come l’acqua che è uscita dal suo tubo. Dovete fare pressione sul “bambino viziato” [su Israele] perché smetta di fare quello che sta facendo. Noi abbiamo alzato le mani in segno di pace [a Oslo] 25 anni fa, e ancora non abbiamo ottenuto niente”.

Si era abituato ad avere cibo, medicine e aiuto dall’Agenzia per i Rifugiati e per la Palestina delle Nazioni Unite, dice, prima che gli americani annunciassero che avrebbero smesso di finanziarla. “Ora non ci danno più niente. Ma quante volte ancora devono venire qui ad insultarci? ”  – Chiedo ad Abu Yussef Abu Dahuk : Crede che riuscirà mai a vivere in uno stato palestinese? “Per me, non credo proprio, finché campo, io non credo che ci riuscirò. Sono già passati 25 anni dalle firme di Oslo e non è successo niente. Forse se cambiassero i capi, potrebbe succedere qualcosa … Noi siamo gente onesta – non siamo politici. Ma la vita ci ha insegnato un sacco di cose”.

“Certo che la Mogherini dovrebbe venire a parlare con quest’uomo. Chi può credere oggi in uno stato palestinese? Ci hanno lasciato soli e resta solo “un soffio di speranza per un futuro stato”.

Che si faccia questo stato è sicuro come è sicuro quel foglio di plastica sulla testa di questo pover’uomo. Che nasca questo stato è un mito che esiste solo nella testa di chi sta Strasburgo.

Anche le capre lo sanno.

 

Robert Fisk scrive per the Independent, da dove è stato tratto questo articolo. 

Fonte : https://www.counterpunch.org

Link:  https://www.counterpunch.org/2018/09/24/i-dont-see-how-a-palestinian-state-can-ever-happen/

24.09.2018

Il testo di questo articolo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali, citando la fonte comedonchisciotte.org  e l’autore della traduzione Bosque Primario

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