Chi ha paura del populismo? Uno sguardo al futuro politico del paese

dal blog https://www.dolcevitaonline.it

in Riflette-Re  1 novembre 2018

Secondo gli ultimi sondaggi, il governo continua ad avere un gradimento altissimo (58%), la Lega (31%) resta primo partito e il M5S (30%) la segue di misura. Da sinistra, o almeno, da quella area in totale distonia con se stessa che si continua per abitudine a definire “sinistra”, si alzano sconsolatamente i soliti canti: “la luna di miele finirà prima o dopo”.

Ecco, anche io credo che questa luna di miele popolare con Lega e M5S si esaurirà, prima o dopo. Ma quando le masse si sganceranno da questa alleanza gialloverde, non lo faranno per tornare a votare partiti ormai percepiti come obsolete, decadenti e lagnose espressioni di un potere economico-culturale del tutto autoreferenziale, venduto, corrotto e ipocrita. No, affatto: si sganceranno solo per dare fiducia a idee e partiti nuovi, ancora più estremi, ancora più decisi e brutali nell’annunciare la definitiva e irreversibile rottura col mondo economico, culturale, politico che ha dominato la fine dello scorso secolo e il primo decennio di questo.

L’idea di coniugare tematiche “buoniste” con gli interessi e il potere delle élite economiche, del mondo della finanza; questo matrimonio scellerato riassunto nella natura morta di un tavolo della Leopolda, con ricconi che mangiando aragoste lamentano la miseria di chi affoga nel Mediterraneo; la lagna boldriniana delle “risorse umane” i cui diritti diventano prioritari rispetto a quelli di italiani che perdono il lavoro, la casa, vengono perseguitati da Equitalia: tutto il carrozzone rappresentato su queste sbilenche fondamenta da un cartello di media totalmente asserviti alla narrazione del Pensiero Unico Neoliberista – rassegnatevi: tutto questo è irrevocabilmente finito nel cesso.

È finito nel cesso quando si è imposta l’integrazione su un tessuto sociale e produttivo violentato dalla crisi economica. È finito nel cesso seguendo la folle e suicida politica di austerity europea. È finito nel cesso sacrificando il popolo greco per intimorire tutti gli altri popoli europei e costringerli all’obbedienza. È finito nel cesso quando Draghi ha dichiarato l’euro “irreversibile”, rendendolo per tutti la moneta dell’oppressione. È finito nel cesso con sette anni di governi “tecnici”, cioè governi decisi in grigi uffici europei, imposti alla popolazione italiana a colpi di agenzie di rating, a colpi di spread. È finito nel cesso quando 50mila persone in piazza a Pesaro sono state totalmente ignorate da telegiornali e quotidiani, tutti in scuderia come nelle migliori dittature. È finito nel cesso con il ridicolo tentativo di mettere il bavaglio a internet, ai blog, ai social network, dove ormai si forma, si discute e diffonde il libero pensiero popolare. È finito nel cesso in uno scroscio di risate al sentir ripetere commoventi storielle, come la favoletta degli hacker russi che “manipolano” le elezioni o la tenerissima “sciatica” di Junkcer, come se non si riuscisse a distinguere un ubriaco da una persona sofferente.

Negli anni ’70 si parlava di “maggioranza silenziosa” per indicare gli elettori moderati, che fino alla fine del millennio sono stati il bacino elettorale fondamentale per controllare il paese. Oggi la maggioranza non è più silenziosa e non è affatto moderata: vuole risposte e le vuole chiare e nette. Vuole azioni decise e non diplomatici giri di parole. Nel corso degli ultimi 50 anni, ogni volta che un partito o movimento ha dichiarato l’intento di picconare questo Stato da cima a fondo ha ottenuto ondate di voti, nel tempo sempre maggiori. E ogni volta che le ha deluse, è cresciuta la rabbia, la frustrazione e la determinazione ad accettare davvero qualsiasi cosa pur di ribaltare questo tavolo. Dai ’90 in poi, osserviamo la progressione: l’ondata giustizialista di Mani Pulite con relativi strascichi politici; la Lega Nord con il progetto federalista; Alleanza Nazionale con un rinnovato senso di amor di patria; Forza Italia di Berlusconi con la speranza di un rinnovamento produttivo, di uno snellimento burocratico; Il M5S con culture alternative e le politiche energetiche rinnovabili; persino Renzi con la sua parola d’ordine “rottamazione” e infine, storia degli ultimi anni, la Lega di Salvini con la battaglia contro l’immigrazione. Il M5S e la Lega hanno raccolto, ciascuno con i propri metodi, la stessa rabbia di fondo, e ora sono al governo. Adesso il “mostro populista” è scatenato, e la timidezza in politica è diventata una debolezza inaccettabile.

L’oceano da cui tutto ciò viene pescato resta il desiderio di archiviare una volta per tutte il sistema in cui siamo intrappolati da lustri. Per questo molti hanno accettato persino la retorica xenofoba di Salvini o quella a volte un po’ becera del M5S: la speranza che per davvero si butti all’aria il sistema di gabbie di base. Ma non basteranno annunci e slogan: se non arriva rapidamente una rottamazione sistemica, strutturale, molleranno anche loro e sceglieranno qualcun altro, qualcuno più deciso e meno timido, meno intimorito da banche internazionali o case farmaceutiche. Ormai non si tratta più di tagliare qualche pensione d’oro o qualche privilegio, di fare due annunci o regalare un bonus alla Renzi: quel che questa maggioranza di persone vuole è sfidare il sistema, sfidarlo apertamente. Voi direte, per sostituirlo con cosa? E qui sta il punto: qualsiasi cosa. L’esasperazione, la frustrazione hanno raggiunto il punto critico: qualsiasi alternativa alla finta democrazia dentro cui viviamo viene ormai considerata accettabile. Il primo politico che avrà il coraggio di farlo sul serio, vincerà tutto il piatto. Insomma, il treno è partito. Se questi governanti non sapranno spezzare il sistema, altri li sostituiranno, ma indietro non si torna più.

Dunque, chi auspica e prevede un disamoramento delle masse popolari da M5S e Lega, faccia attenzione: avverrà, ma non riporterà sostengo popolare ai vecchi partiti, a quelle narrazioni spossate che ancora balbettano per un pubblico sempre più ristretto di nostalgici fuori dal tempo. Al contrario: lo muoverà verso forme nuove e più estreme di rifiuto, di protesta, di demolizione sistematica del “sistema”. Quello che Hobbes chiamò “Leviatano”. Qualcuno ha sognato che un giorno i popoli avrebbero preso coscienza di sé? Ecco, forse ancora coscienza di sé no, ma coscienza del Leviatano sì, eccome: e se lo vogliono scrollare di dosso.

Se volete un’immagine suggestiva, quel che prende corpo è un giovane, volitivo, impulsivo e irruente, forse anche precipitoso e avventato, certamente furioso. Trattenuto in lacci e catene da un vecchio la cui saggezza è ormai da tempo degenerata in malizia, invidia e malevolenza. Il vecchio ha dalla sua tanta esperienza, tante astuzie, il giovane però è immensamente più forte. E ogni volta che le sue catene vengono tirate, ogni volta che con un nuovo inganno, una nuova malia, la sua cattività viene prolungata, si infuria di più, preparando una reazione più violenta, più estrema. La liberazione è ormai prossima: nessuna prigione, vecchia o nuova, lo può più trattenere.

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