Vivere sotto l’ombra dell’ ENI a Ravenna

dal blog https://dorsogna.blogspot.com/

Altre immagini di Ravenna e l’erosione, la subsidenza

Ravenna e’ un esempio di una societa’ petrolifera che ormai vive politicamente ed economicamente in simbiosi con le multinazionali trivellanti, e per la quale e’ ormai quasi impossibile separare gli interessi della collettivita’ da quelli esclusivi dell’ENI.

Come in Basilicata, la piovra ha avvolto la citta’.

Credo che la foto di cui sopra sia emblematica.
Litorale grigio, tartaruga morta e un barile dell’ENI. 

Cosa ha portato l’industria estrattiva a Ravenna?

Forse un po di quattrini a poche persone, e comuni che reclamano royalties per bucare il mare; ma il prezzo e’ stato alto, e non e’ detto che quei quattrini e quelle royalties non si potevano ottenere in altro modo – turismo? pesca? bellezza? – e senza distruggere l’ambiente.

E’ un dato di fatto che Ravenna abbia forti problemi di subisdenza ed e’ un dato di fatto che l’attivita’ estrattiva offshore e sulla terraferma, da Angela Angelina fino a dosso degli Angeli, sia quanto meno una concausa importante dell’abbassamento di oltre un metro di suolo negli scorsi 30 anni.

Un metro in 30 anni.

Proprio angelico, eh? 

Ci sono anche le estrazioni di acqua, ma trivellare pozzi artesiani per la gente e’ vietato, trivellare pozzi di metano per l’ENI e le sue amiche no.

Di subsidenza in correlazione con oil and gas a Ravenna si parla da anni, gia’ a partire dal 1968 con una inchiesta sul periodico locale “La Bonifica”.

Poi nel 2002 la domanda “Ravenna affonda per colpa del metano?” venne posta dal professor Mario Zambon che condusse per conto del sostituto procuratore di Ravenna, Manuela Fasolato, una inchiesta sulle estrazioni di gas metano in Adriatico. L’inchiesta alla fine venne… archiviata.  

Fra gli eventi piu’ recenti i terremoti del 2012 in Emilia Romagna, con i suoi 12 morti, e dopo il quale di fatto entro’ in vigore una moratoria sulle attivita’ di ricerca e di nuove trivellazione sopratutto nei territori soggetti a frane, rischio sismico e subsidenza.

Uno avrebbe pensato che all’epoca Ravenna ne avrebbe approfittato per vedere come e se cambiavano i tassi di subsidenza con il fermo delle trivelle. Magari avrebbero potuto cercare di rendere la moratoria permanente, visto che i dati gia’ esistenti parlavano chiaro.

Invece, paradossalmente, il comune di Ravenna spinse per una ripresa delle attivita’ estrattive.

L’assessore ai lavori pubblici del tempo, Enrico Liverani, disse che le estrazioni di idrocarburi al largo di Ravenna avrebbero portato alle casse comunali circa dodici milioni di euro, di cui nove  usati per garantire “attivita’ di studio sulla subsidenza, monitoraggio e valorizzazione del territorio con il coinvolgimento di istituti universitari”.

Con i soldi dell’ENI si sarebbero create opera di difesa della fascia costiera, interventi di conservazione e progetti di edilizia scolastica. Ripascimenti, barriere a terra, scogliere e mare, fotovoltaico sui tetti.

E infatti nel 2017 e’ successo proprio questo: l’ENI ha partecipato ad un progetto da 150 mila euro percontrastare il fenomeno dell’erosione della costa a Casalborsetti; appunto ripascimenti.

Ora iniziano anche al Lido di Dante, con altri lavori da 2.5 milioni di euro, donati da ENI ovviamente!

Cioe’ i petroleri causano il danno, e poi danno quelli che per loro sono un po di spiccioli per far vedere quanto siano generosi; a me pare assurdo.

E’ come ringraziare l’assassino per avere aiutato con le spese del funerale. Ed e’ cosi che funziona il tutte le zone petrolizzate del mondo. A Ravenna hanno pure la laurea di Tecnico dell’offshore che comprende “novità scientifiche molto importanti” su come si intendono oggi le attivita’ di ricerca e di estrazione degli idrocarburi! 

Come, dire diamo una patina di rispettabilita’ e di intellettualita’ alle attivita’ dell’ENI. Mica e’ solo subisdenza? C’e’ anche il corso di laurea in tecniche di trivelle offshore! Il lavoro del futuro, eh?

In realta, l’industria estrattiva a Ravenna e’ in crisi, lo sanno un po tutti gli addetti al settore; ma invece che pensare alla riconversione e come usare l’esperienza dei lavoratori per qualcosa di diverso, piu’ moderno e sano, ci si attacca al passato con le unghia e con i denti, sperando in un Godot che ci riporti a come era trenta anni fa.  

Ma l’orologio va avanti, non indietro!
  Enrico Liverani disse pure che gli studi non mostrano collegamenti diretti con i terremoti, che se non trivelliamo noi, lo faranno altri, e che l’oil and gas di Ravenna occupa ben cinquemila persone e che e’ un aspetto fondamentale dell’economia locale.

Enrico Liverani e’ morto nel 2015;  aveva anche in mente di voler fare il sindaco a Ravenna. Vari articoli di stampa dicono che fosse una persona di vedute moderne e propensa al cambiamento.  Purtroppo non sapremo mai come si sarebbe comportato a capo della sua citta’. Di certo e’ che chi e’ venuto dopo di lui rappresenta ancora l’inerzia; il fare come si e’ sempre fatto.

Ci vuole invece molto piu’ coraggio a volere guardare le cose nella loro essenza e rendersi conto che forse era meglio puntare ad altro cinquanta, sessanta anni fa e volerle cambiare invece le cos

Lo so che e’ piu’ facile contunuare con lo status quo e cercare di giustificare cose che diventano sempre piu ingiustificabili, piuttosto che volere cercare modi per uscirne. Spero che chi abbia preso il suo posto veda quella foto della tartaruga e del barile e si renda conto di dove siamo.

L’ENI e il petrolio portano introiti a breve termine a Ravenna, porta alla conferenza biannuale dell’offshore, porta all’ENI che gli sponsorizza i concerti del Ravennafestival, le partite di calcio, porta alla laurea in tecniche del petrolio, porta a politici che cercano di quadrare il cerchio.

Ma porta pure subsidenza e l’inquinamento, che non hanno prezzo e che sono innegabili tanto quanto irreversibili.

E’ per questo che occorre non farceli venire dall’inizio. Una volta che arrivano ci vogliono politici veri, ci vuole coraggio, ci vuole lungimiranza, doti che sono rare dapperutto, ma che in Italia lo sono specialmente.

Intanto, non resta che ricordare l’Eppur si Muove che a Ravenna si applica nelle parole e nell’allegoria della tartaruga e del barile. 

POSTED BY MARIA RITA AT 1:48 PM

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