L’Italia a letto con il nemico

dal blog http://sakeritalia.it/

Articolo a cura di Cesare Corda per SakerItalia.it


Il declino del nostro Paese, accentuatosi con l’adozione dell’Euro, ha radici molto lontane nella nostra Storia. Dalle guerre tra Longobardi e Franchi fino al nuovo Governo giallo-verde: considerazioni sulla collocazione geopolitica dell’Italia in Europa e nel Mediterraneo e sui suoi rapporti con vicini spesso poco leali.

Tutto va, tutto torna indietro; eternamente gira la ruota dell’essere. Tutto muore, tutto torna a fiorire, eternamente corre l’anno dell’essere. Tutto crolla, tutto viene di nuovo connesso; eternamente l’essere si costruisce la medesima abitazione. Tutto si diparte, tutto torna a salutarsi; eternamente fedele a se stesso rimane l’anello dell’essere. In ogni attimo comincia l’essere; attorno ad ogni “qui” ruota la sfera del “là”. Il centro è dappertutto. Ricurvo è il sentiero dell’eternità. [1]

l 25 Dicembre 800 d.C., nella Basilica di San Pietro (nota anche come Basilica di Costantino), a Roma, Papa Leone III incoronò Carlo Magno Imperatore del Sacro Romano Impero.

O almeno così ci raccontano.

In realtà il titolo di Imperatore in Occidente non era stato mai più usato dalla deposizione di Romolo Augustolo da parte di Odoacre, nel 476 d.C. [2]

Da allora l’unico Imperatore d’Oriente e d’Occidente risiedeva a Costantinopoli e, ovviamente, nessun riconoscimento alla validità del titolo di Imperatore del Sacro Romano Impero pervenne mai da parte del solo Imperatore legittimo.

Ci sarebbe da aggiungere che il Papa stesso originariamente non era dotato di nessun primato, se non quello autoattribuitosi, visto che l’organizzazione antica della Chiesa prevedeva che il governo della Cristianità fosse affidato congiuntamente a cinque sedi episcopali diverse: Alessandria, Antiochia, Costantinopoli, Gerusalemme e Roma. Anche in questo caso gli altri quattro Vescovi non riconobbero mai il primato del Vescovo di Roma, fino all’inevitabile Grande Scisma del 1054. [3]

Si trattò dunque a tutti gli effetti dell’incoronazione di un Imperatore abusivo da parte di un Papa abusivo.

Nonostante ciò cambiò per sempre la nostra Storia.

LE ORIGINI STORICHE DEL NOSTRO ISOLAMENTO

Abbiamo voluto fare partire il processo di marginalizzazione dell’Italia nell’ambito di un “Occidente” al quale storicamente non era mai appartenuta e del quale era inevitabilmente destinata a restare periferia dalla data della consacrazione definitiva dell’Impero Carolingio.

Sarebbe stato possibile scegliere un’altra data. La stessa divisione dell’Impero Romano tra Occidente e Oriente nel 395 d.C., alla morte di Teodosio I [4], oppure addirittura la Battaglia della foresta di Teutoburgo[5] nel 9 d.C. che, con il suo esito disastroso, condizionò tutta la futura storia dell’Impero Romano e dell’Europa.

Ma l’affermazione dei Franchi prima in Gallia e poi anche in Italia per noi ebbe un triplice effetto negativo.

Distrusse il Regno dei Longobardi (ai tempi assai più civile ed evoluto del Regno dei Franchi stesso), che avrebbe potuto completare l’Unità d’Italia con più di un Millennio d’anticipo.

Consolidò la presenza e le rivendicazioni del Papa (Vescovo di Roma) nel centro della Penisola Italiana: da allora il Papato, sempre per un Millennio, pur troppo debole per realizzare l’unità della Penisola, fu comunque in grado di giocare i vari Stati Italiani l’uno contro l’altro, o di invocare l’intervento straniero contro quello Stato che si stava affermando, contribuendo fatalmente a mantenere l’Italia divisa.

Ci separò infine dai nostri vicini Orientali, i “Romei” [6] (ovvero “Romani”, che poi noi avremmo iniziato a chiamare, con voluto equivoco, “Bizantini”) con i quali avevamo molte più affinità storiche e culturali rispetto a quelle che ci accumunavano a Franchi, Bavari, Sassoni e Burgundi, fino a far diventare i Romani d’Oriente per noi (e noi per loro) prima parenti lontani e poi addirittura estranei e concorrenti.

Il Sacro Romano Impero. Una disgrazia geopolitica per l’Italia che si trovò divisa tra il Nord, periferia dell’ex Regno dei Franchi, e il Sud rimasto parte dell’Impero Romano d’Oriente. L’odierno asse Franco-Tedesco dell’Unione Europea è una riedizione perfetta del Sacro Romano Impero e per l’Italia comporta le stesse catastrofiche conseguenze.

La Storia dell’Italia degli ultimi mille e duecento anni, letta in questa prospettiva, può essere dunque vista come la storia di una Nazione che si è trovata ingabbiata suo malgrado in un contesto geopolitico che non le era e non le è congeniale e che, dall’Impero Carolingio e dal Sacro Romano Impero Germanico fino all’esperienza Napoleonica, all’Impero Asburgico e alla attuale Unione Europea, la ha sempre marginalizzata e mortificata, piegandola agli interessi di forti e prepotenti vicini che hanno sempre avuto la tendenza a considerare l’Italia solamente un’espressione geografica [7], o poco più.

L’orizzonte di un Civis Romanus del III secolo d.C. corrispondeva a quello di una civiltà che comprendeva tutto il bacino del Mediterraneo e il vicino Oriente, fino ai confini della Persia.

L’unità di questo continuum spaziale e culturale fu dapprima spezzata dalle Invasioni Barbariche e dalla caduta dell’Impero Romano d’Occidente e infine liquidata dalla conquista Araba del VII secolo, che provocò la perdita definitiva di due delle tre sponde del Mediterraneo: quella Asiatica e quella Africana.

Anche nei territori scampati all’espansione dei Califfati l’unità venne a mancare proprio a causa dello Scisma menzionato precedentemente, dove alla rottura politica tra Latini e Greci seguì quella religiosa, fino ad uno degli episodi più vergognosi e disonorevoli della nostra Storia: l’abbattimento dell’Impero Romano (d’Oriente) durante la Quarta Crociata. [8]

L’esito di questi eventi storici fece sì che l’Italia venne a trovarsi in una condizione assai scomoda: sradicata dal suo contesto mediterraneo ed essa stessa divisa tra un Nord attirato nell’orbita di un Impero (Carolingio e poi Germanico) tanto illegittimo quanto proteso verso spazi divergenti rispetto a quelli di nostro interesse, ed un Sud che invece conservava la propria vocazione mediterranea, bizantina, araba, normanna, angioina o aragonese che fosse, ma in uno stato di crescente isolamento.

La disastrosa Quarta Crociata (1202 – 1204), il cui esito fu l’indebolimento e il frazionamento dell’Impero Romano (d’Oriente) da parte dei Crociati francesi, tedeschi ed italiani spalleggiati dalla Repubblica di Venezia. Fu fondato un effimero Impero Latino di Costantinopoli (1204 – 1261) a tutto vantaggio degli Ottomani che, due Secoli dopo, avrebbero completato l’opera distruggendo per sempre quello che noi chiamiamo erronamente Impero Bizantino. La “grecofobia” e la “russofobia” che per tanti anni hanno caratterizzato la politica delle Nazioni dell’Europa Occidentale derivano in parte da allora. Ancora oggi la UE ha ridotto alla fame il Popolo Greco in nome di una ottusa austerità e applica folli sanzioni alla Russia. La Storia si ripete.

SI SPEGNE LA LUCE SULL’ITALIA

Ciononostante va notato che, tutte le volte che l’Italia, o alcune parti di essa, ritrovarono nei Secoli successivi almeno qualche riflesso dell’antico splendore, fu sempre e unicamente nella vecchia sfera di interessi meditarranea.

Così fu per le gloriose Repubbliche Marinare, che colonizzarono o fecero propri empori di tutti i porti del Mediterraneo, da Gibilterra e Algeri fino a Giaffa e S. Giovanni d’Acri, a Caffa e ad Azov, ma che quasi mai[9], spinsero il proprio sguardo (e le proprie galee) oltre le Colonne d’Ercole.

Prettamente Italiana fu la politica del più grande interprete del Rinascimento, Lorenzo il Magnifico, Ago della Bilancia delle Signorie Italiane al loro massimo apogeo, poco prima che iniziassero a perdere il loro potere a favore dello straniero.

E sempre Italiani, mediterranei e orientali furono gli orizzonti della Repubblica di Venezia, unico stato Italiano, oltre al Ducato di Savoia, a conservare sempre la propria indipendenza, addirittura per oltre un Millennio, prima che Napoleone la barattasse con gli Asburgo.

Anche ad Unità avvenuta, il Regno d’Italia, nel suo breve periodo di indipendenza politica (dalla proclamazione nel 1861 fino all’inizio della occupazione militare americana della penisola nel 1943), vide nel bacino del Mediterraneo e nel Vicino Oriente la naturale area di espansione politica e di interesse economico prevalente.

Nel Dopoguerra l’Italia perse la propria indipendenza politica eppure, anche nella seconda metà del XX Secolo, almeno fino alla firma del trattato di Maastricht e al contestuale golpe di Mani Pulite che ci trasformarono definitivamente da uno Stato a sovranità limitata ad un’ entità politica senza alcuna sovranità, gli statisti e gli industriali la cui visione politica fu più lucida, da Enrico Mattei fino a Bettino Craxi, ebbero sempre ben presente la collocazione geopolitica naturale dell’Italia. E, proprio per questo, tante volte ne pagarono care le conseguenze.

Enrico Mattei, uno dei più grandi imprenditori e uomini politici italiani del Dopoguerra. La sua politica di amicizia verso l’URSS e verso gli Stati del Medio Oriente e dell’Africa, unita ad uno scetticismo di fondo verso l’appartenenza dell’Italia al Blocco Atlantico, gli furono fatali. Attiratosi addosso l’ostilità degli USA, della Francia e delle “Sette sorelle” della produzione del petrolio, il presidente dell’ENI fu infine assassinato il 27 Ottobre del 1962.

COSÌ PARLÒ ZARATHUSTRA

Questo lungo excursus storico non deve trarre in inganno. Non si tratta semplicemente di un tema dedicato agli appassionati della materia. La Storia si ripete.

Se anche la Storia non dovesse seguire un percorso perfettamente circolare, come predica la cosmologia taoista sulla base del concetto dello yin e dello yang, come sostengono anche quasi tutte le altre religioni orientali nella loro concezione ciclica dell’esistenza, e come ipotizza Nietzsche nella teoria dell’Eterno Ritorno citata all’inizio di questo pezzo, sicuramente non ha uno sviluppo lineare, come insegnano nell’Occidente ossessionato dal falso mito del progresso.

Magari il paragone più calzante è quello con una spirale tridimensionale, dove tutto quello che è successo nel passato si ripete e si perpetua nel futuro, seppur su piani diversi.

Questo per spiegare che le lezioni del passato vanno sempre tenute bene a mente quando si cerca di capire il presente e di prevedere il futuro.

Il 3 Ottobre 1990 la Germania Occidentale, annettendosi di fatto la Germania Orientale [10], realizzò la riunificazione tedesca.

Sarebbe sbagliato osservare questo evento in modo separato dagli altri, senza analizzarlo nel quadro dei fatti che lo hanno preceduto e che lo hanno seguito negli stessi anni.

Al ricompattamento dello spazio germanico seguirono immediatamente la frammentazione di quello balcanico (progressiva disgregazione della Jugoslavia tra il 1991 e il 1999) , e di quello dell’Europa Orientale (dissoluzione dell’URSS, 1991, e della Cecoslovacchia, 1992) e forti spinte secessioniste nella stessa Italia (dove l’anima separatista della Lega Nord non fu mai tanto forte come negli Anni Novanta).

Vale la pena di soffermarsi sul ruolo attivo, e sotto tutti i punti di vista esecrabile, che la Germania stessa ebbe nei processi di smembramento della Jugoslavia e dell’URSS, con l’appoggio (e addirittura lo stimolo) alle spinte secessioniste in Slovenia, Croazia e Paesi Baltici.

Ancora nel 2014 la Germania di Angela Merkel [11] sostenne e aiutò le fazioni neo-naziste e banderiste Ucraine responsabili del colpo di stato cosiddetto di Maidan e della successiva sanguinosa Guerra Civile nell’Est del Paese.

È bastato dunque un solo Secolo (1914 – 2014) e la Storia ha compiuto un giro completo, per ritrovarsi al punto di partenza.

Si potrebbe convenire che siamo in presenza di leggi immutabili della Fisica applicabili ai percorsi tortuosi e incostanti della Storia e alla Politica: da sempre uno spazio geopolitico Tedesco forte e unito agisce come un magnete e attira verso di sè le regioni storicamente ad esso più prossime (Slovenia, Croazia, Boemia, Galizia, Paesi Baltici) dei Paesi vicini, provocando la loro disgregazione.

Così fu ai tempi del Sacro Romano Impero Germanico. Così fu ai tempi della Monarchia Asburgica. Così è oggi nell’epoca dell’Unione Europea (o sarebbe meglio chiamarla Unione Euro-Germanica?)

Penso che sia anche superfluo aggiungere quali pericoli per noi comporti questa situazione, visto che tra le regioni storicamente a rischio di vassallaggio rispetto ad un forte nucleo teutonico egemone è sempre figurato anche il Nord della nostra Penisola.

La Confederazione Germanica nel 1815. Il “Lebensraum” (spazio vitale) tedesco presuppone una costante spinta espansiva verso Est in direzione della Polonia, della Boemia, dei Paesi Baltici e dell’Ucraina, e verso Sud, in direzione dell’Ex Jugoslavia e dell’Italia del Nord. Da Secoli la Storia si ripete, e la UE segue lo stesso schema germanocentrico.

E COSÌ PARLÒ HELMUT KOHL

In politica è importante aver sempre ben chiaro chi sono gli amici e chi sono i nemici.

È vero che la tattica politica può prevedere anche momentanei giri di valzer [12], aggiustamenti temporanei delle alleanze e delle rivalità dettati dal pragmatismo e dalla realpolitik.

Ma è altrettanto vero che la strategia politica nel lungo periodo non può prescindere da precisi equilibri pressochè immutabili nel tempo, causati dalla condivisione forzata di determinati spazi, dalla divergenza insanabile di alcuni interessi primari, dalla stessa antropologia politica dei Popoli.

Ecco, da tale punto di vista Tedeschi e Francesi per noi Italiani sono antropologicamente nemici.

Non solo ci hanno invasi, occupati e schiacciati per oltre mille anni, a partire dal 754 d.C. [13], ma continuano a farlo tuttora.

Secondo la precisa ricostruzione di Nino Galloni [14], Helmut Kohl, che come abbiamo visto fu tra i responsabili della disgregazione della Jugoslavia e della penetrazione politica e commerciale della Germania unita nei territori ex-Sovietici, al momento di accettare la sostituzione del Marco Tedesco con l’Euro, si accordò con François Mitterrand per procedere alla deindustrializzazione dell’Italia, ai tempi concorrente sommamente temuta dal settore manifatturiero tedesco.

Ovviamente Kohl e Mitterrand da soli non sarebbero potuti riuscire nel loro intento, se non avessero trovato un’attiva collaborazione da una parte dei governanti Italiani di allora e degli anni successivi.

Ho già trattato in modo particolareggiato quella fase oscura della Storia della nostra Repubblica nel mio precedente pezzo “L’Italia tradita” [15]. Il risultato fu lo smantellamento e la svendita (attraverso privatizzazioni fraudolente e scandalose) di tutto l’allora fiorente settore industriale pubblico Italiano e il progressivo, deliberato, indebolimento dei nostri distretti industriali di piccola e media impresa privata.

Il più grande problema dell’Italia, e soprattutto dei suoi governanti, è quello che da troppo tempo non riusciamo, o più probabilmente non vogliamo, capire chi siano i nostri veri nemici. Anzi ci andiamo regolarmente a letto insieme.

Come ricordò il Professor Paolo Savona, attirandosi il rancore delle autorità tedesche (nonchè dei loro fedeli portavoce in Italia che, nel maggio 2018, ne hanno impedito l’incarico a Ministro dell’Economia) la UE sta realizzando oggi il piano che fu di Walther Funk, Ministro per gli affari economici della Germania Nazista dal 1937 al 1945 [16]. Tale piano prevedeva la deindustrializzazione di tutte le “periferie” Europee e la concentrazione dei distretti industriali nella sola Germania. Gli altri Paesi Europei, dediti all’agricoltura e serbatoi di forza lavoro, avrebbero dovuto essere legati alla locomotiva tedesca attraverso una moneta unica.

È proprio quello che sta accadendo. Ma l’Italia assiste impotente, per non dire complice, alla realizzazione di tale programma.

Sono innumerevoli gli altri casi in cui i nostri Governi (specialmente i Governi a guida PD, che si sono sempre distinti per la totale indifferenza verso gli interessi Nazionali, asserviti sempre a quelli dei nostri vicini) hanno deliberatamente agito a danno del nostro Paese.

A titolo di esempio basta citarne alcuni: dai vergognosi bombardamenti alla Jugoslavia nel 1999 a quelli altrettanto folli alla Libia del 2011, dalla riduzione alla fame del Popolo Greco (per salvare le banche francesi e tedesche) alle controproducenti sanzioni alla Russia [17], dalla assurda rinuncia al South Stream, fino al grottesco Caso Regeni.

In tutti questi casi, e in tanti altri analoghi, nell’interesse di chi hanno agito in nostri politici?

Walther Funk. Gerarca Nazista e Ministro per gli affari economici del Terzo Reich. Teorizzò la deindustrializzazione delle periferie Europee a favore della Germania e la creazione di una Moneta Unica Europea.

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.