Perché le società collassano ?

Dal blog https://ugobardi.blogspot.com/

Tradotto da “Rosanna” con qualche piccolo ritocco da parte di UB:

Rosanna 8 Marzo 2019 , 6:15 DI UGO BARDI

cassandralegacy.blogspot.com

Secondo un nuovo studio, i rendimenti decrescenti sono un fattore chiave.

Nel 1988, Joseph Tainter pubblicò uno studio fondamentale sul collasso delle società, proponendo l’esistenza di un fattore comune, i rendimenti decrescenti, dato che tutti gli imperi e le civiltà del passato alla fine erano collassati. Recentemente con i miei colleghi Sara Falsini e Ilaria Perissi, abbiamo realizzato uno studio sulla dinamica dei sistemi che conferma le idee di Tainter e approfondisce le origini dei rendimenti decrescenti delle civiltà. È stato pubblicato da poco su “Biophysical Economics and Resource Quality “.

Perché crollano le civiltà è una questione che tormenta l’entità nebulosa che noi chiamiamo “Occidente” fin dal tempo in cui Edward Gibbon pubblicò nel 1776 il suo “Declino e caduta dell’Impero Romano”. La questione sottintesa nello studio gigantesco di Gibbon era: “Stiamo per fare la fine dei romani?” Una domanda alla quale generazioni di storici hanno cercato di rispondere, fino ad ora senza pervenire ad una risposta sulla quale possano essere d’accordo tutti. Ci sono letteralmente centinaia di spiegazioni sul declino e la caduta degli imperi, e la stessa confusione regna a proposito della caduta delle civiltà passate che hanno toccato vertici di gloria e poi morso la polvere, diventando poco più che macerie e note a piè di pagina nei libri di storia. C’è una causa unica a questi collassi? Oppure il collasso è il risultato di numerosi piccoli eventi che in un modo o nell’altro si uniscono per spingere la grande bestia verso il precipizio della “Scogliera di Seneca”?.

Una delle interpretazioni più affascinanti riguardante il collasso della civiltà è l’idea di Joseph Tainter che sia dovuta a dei “rendimenti decrescenti”. È questo un concetto ben conosciuto in economia che Tainter adatta al ciclo storico delle civiltà, concentrandosi sulle strutture di controllo ideate per mantenere in funzione tutto il sistema, per esempio la burocrazia. Tainter attribuisce a questi rendimenti decrescenti una proprietà intrinseca delle strutture di controllo che diventano meno efficaci via via che diventano più grandi. Qui sotto potete vedere un grafico molto noto ricavato dal libro di Tainter, “Il collasso delle società complesse” edito nel 1988.

L’idea di Tainter è affascinante per molte ragioni, una è che genera un certo ordine nell’incredibile confusione di ipotesi e di contro ipotesi che si fanno nella discussione circa il collasso sociale. Se Tainter ha ragione, allora i numerosi fenomeni che noi osserviamo durante il collasso non sono che il riflesso di una malattia interiore di cui è affetta la società. Le invasioni barbariche, per esempio, non sono la ragione per la quale è caduto l’Impero Romano, i barbari hanno semplicemente sfruttato l’opportunità che vedevano di invadere un impero indebolito.

Un problema con l’idea di Tainter è che è qualitativa: è basata sui dati storici disponibili come per esempio la perdita di valore della moneta romana, ma la curva dei rendimenti decrescenti è disegnata manualmente. Una domanda che potreste porre è la seguente: d’accordo i “rendimenti decrescenti” esistono, ma dov’è che questa curva precipita? Un’altra domanda potrebbe essere la seguente: se il sistema subisce dei “rendimenti decrescenti”, perché la curva non traccia semplicemente una traiettoria per tornare là dove era all’inizio?

Queste domande e altre sono esaminate nello studio della dinamica dei sistemi che io e le mie colleghe Ilaria Perissi e Sara Falsini abbiamo realizzato utilizzando la dinamica dei sistemi. L’idea è che se una civiltà è un sistema complesso, dovrebbe essere possibile descriverla con un modello che utilizzi la dinamica dei sistemi, un metodo espressamente concepito per questo scopo. Dunque ci abbiamo lavorato sopra costruendo una serie di modelli ispirati dal concetto dei modelli a “dimensione di mente” ovvero dei modelli che non pretendono di essere una descrizione dettagliata del sistema, ma che tentano di interpretare i meccanismi di base che lo fanno muovere e che a volte passano in condizioni di squilibrio e collassano. Abbiamo constatato che, sulla base di una ipotesi semplice, è possibile produrre una curva che assomiglia qualitativamente a quella di Tainter .

Nella figura 6  si confrontano i risultati del modello “two stocks” (2) riportato qui e quelli del modello di Tainter, come descritto nel suo libro del 1988. Le due curve non sono uguali ma la somiglianza è evidente.

Il modello della dinamica del sistema ci dice che l’origine della diminuzione dei rendimenti si trova nell’esaurimento graduale delle risorse che circolano nel sistema stesso. Non è tanto l’effetto di una complessità crescente in sé, il problema è assicurare il buon funzionamento di questa complessità.
Inoltre il modello ci dice anche quello che succede dall’altra parte della curva. Ovvero quello che succede se il sistema continua la sua traiettoria al di là del punto dove si ferma la curva di Tainter. La curva fa vedere chiaramente un’isteresi, ovvero non segue la traiettoria precedente, ma resta sempre su una traiettoria a scarso profitto. Questo significa che ridurre la burocrazia non rende più efficace il sistema.

Questi risultati non sono l’ultima parola sul problema del collasso della società. Ma io penso che forniscano un punto di vista fondamentale. Il fatto è che il sistema è “vivo” finché le sue risorse danno dei buoni rendimenti – in termini di risorse energetiche, questo significa che esse hanno un buon tasso di ritorno energetico. Se cade questo tasso, il sistema cade dallo “scoglio di Seneca”.
Certamente dato che la nostra società dipende dai combustibili fossili, siamo obbligati ad andare in questa direzione perché l’esaurimento delle risorse migliori fa diminuire progressivamente il tasso di ritorno energetico del sistema. Se vogliamo mantenere in vita una società complessa, non possiamo farlo grattando il fondo del barile, cercando disperatamente di bruciare tutto quello che possiamo ancora bruciare. Sfortunatamente, è esattamente questo che la maggior parte dei governanti del mondo cerca di fare. È un buon mezzo per accelerare il cammino verso il baratro.

Ciò che noi dovremmo fare piuttosto sarebbe passare il più rapidamente possibile ad una società fondata sulle energie rinnovabili. Abbiamo la fortuna di avere delle tecnologie energetiche sufficientemente efficaci in termini di ritorno energetico per sostenere una transizione verso un mondo migliore, più pulito e più prospero. Purtroppo sembra che non interessi a nessuno.
Deve esserci qualcosa nel concetto di mantenere lo status quo (“Business As Usual”) che fa sì che sia una delle attrattive più potenti che si possa introdurre in un modello della dinamica di sistema. Ci stiamo dirigendo quindi verso un avvenire incerto ma c’è una cosa di cui possiamo essere sicuri ed è che i combustibili fossili non ci accompagneranno fino a laggiù.

Ugo Bardi

Fontehttps://cassandralegacy.blogspot.com/
Linkhttps://cassandralegacy.blogspot.com/2019/01/why-do-societies-collapse-diminishing.html
21.01.2019

Scelto e tradotto dal francese per http://www.comedonchisciotte.org  da Giakki49

Nota del Saker Francophone l’analisi fatta dai tre autori, che conferma il lavoro di Tainter, spiega da sé l’interesse di seguire questo autore che lavora alacremente con i suoi metodi per spiegare il passato in base ai fatti reali. Potete leggere il libro di Tainter tradotto in francese nelle edizioni “Le retour aux sources”. Gli ultimi due paragrafi sono anch’essi molto interessanti soprattutto se seguite la serie di articoli di Ben Hunt su Epsilon Theory. Le fonti rinnovabili tanto sospirate da Ugo Bardi sono la sua risposta? Tuttavia ha senza dubbio ragione quando parla di un avvenire incerto, il quarto Cavaliere dell’Apocalisse

Note del Traduttore:

(1) Seneca – Lettere a Lucilio. n°91
Basta un solo giorno a disperdere e distruggere quello che è stato costruito a prezzo di dure fatiche col favore degli dèi in una lunga serie di anni. Dire un giorno è dare una scadenza troppo lunga ai mali che ci incalzano: basta un’ora, anzi, un istante per distruggere un impero. Sarebbe una consolazione per la nostra debolezza e per i nostri beni se tutto andasse in rovina con la stessa lentezza con cui si produce e, invece, l’incremento è graduale, la rovina precipitosa.
(2) – Two stocks model – Modello a due masse (di risorse)
Sebbene molto semplice, il modello a due masse fornisce una panoramica molto importante adatta alla comprensione di come una economia mondiale basata su risorse non rinnovabili (ad es. petrolio) possa funzionare. È, o dovrebbe essere, chiaro per chiunque che lo sfruttamento di una risorsa finita non può durare per sempre, ma non è chiara l’evoluzione che avrà il suo sfruttamento. Il modello fornisce una risposta ipotizzando che ciò avverrà attraverso una fase di “vacche grasse” e di “vacche magre” e che la fase delle vacche magre comincerà ben prima che siano state sfruttate tutte le risorse teoricamente disponibili – (Da un articolo di Ugo Bardi – Dipartimento di Scienze della Terra, Università di Firenze. C/o Dipartimento di Chimica, Polo Scientifico di Sesto Fiorentino, 50019, Sesto Fiorentino (Fi), Italy su Sustainability 2013)

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