Il rapporto Invalsi è una fotografia disarmante dell’Italia divisa in due

Dal blog https://www.internazionale.it/

Christian Raimo, giornalista e scrittore10 luglio 2019 

Il 10 luglio alla camera dei deputati sono stati presentati i risultati del rapporto Invalsi 2019. Al netto delle discussioni sul valore e sull’opportunità di queste prove (il punto è sempre chi ha la possibilità di utilizzare questi dati, ovviamente molto sensibili), il quadro che disegnano è il più ampio di cui disponiamo per conoscere in che condizioni si trova la scuola italiana, e quindi il paese rispetto alle conoscenze di base.

La relazione mostra una sostanziale omogeneità rispetto ai dati del 2018. Il miglioramento delle prestazioni alle prove è minimo. Nei vari gradi del ciclo scolastico, le ragazze e i ragazzi che ottengono risultati “adeguati” o “più elevati” in relazione agli standard indicati a livello nazionale sono il 65,4 per cento in italiano, il 58,3 per cento in matematica, il 51,8 per cento in inglese-reading (B2) e il 35 per cento in inglese-listening.

Questo vuol dire che un numero elevato di studenti non ha di fatto i suoi diritti minimi per diventare un cittadino adulto e consapevole. Ogni ragionamento sui ritardi della scuola italiana, sugli “anelli deboli”, sulle difficoltà di aggiornamento, sembra marginale rispetto alla constatazione che uno studente su tre in terza media ha problemi di comprensione del testo, in Calabria uno su due. L’articolo 3 della costituzione italiana – quello che prevede che sia compito della repubblica provvedere al pieno sviluppo della persona umana – è evidentemente fantascienza.

Nord e sud
Ma il dato più impressionante è quello che riguarda le differenze tra nord e sud Italia. In quattro regioni italiane – Campania, Calabria, Sicilia e Sardegna – gli allievi con risultati molto bassi arrivano al 20 per cento, se non al 25 per cento, anche in italiano. Sono ragazzi che non saprebbero scrivere un’email per comprare un prodotto online, o compilare un semplice modulo alla posta.

Roberto Ricci, direttore generale dell’Invalsi, l’anno scorso sintetizzava questa situazione con una dichiarazione da brividi: “Un anno di scuola in Veneto vale come due anni di scuola in Calabria”. Quest’anno ha potuto essere più specifico ma non meno tragico: “Possiamo dire che in larga parte del sud ci sono ragazzi che affrontano l’esame di terza media avendo competenze da quinta elementare”.

Di fronte a questa macroscopica disuguaglianza, il progetto di legge sull’autonomia differenziata – il sito Roars ha svelato i documenti che si stanno discutendo – si rivela una mostruosità, un disegno di distruzione di una infrastruttura educativa e democratica già fragilissima.

Bisogna immaginare un’Italia in grado di far diventare eccellente la scuola

Il ministro Marco Bussetti, intervenendo come l’anno scorso solo all’inizio della presentazione, ha glissato sulla gravità della situazione, ha elogiato senza ombre l’operato del suo ministero, e ha lasciato la sala. Solo nell’intervento di Carmela Palumbo, a capo del dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione, sono state nominate alcune delle questioni emergenziali.

Ha ammesso che i finanziamenti del Programma operativo nazionale (Pon) non hanno funzionato come si pensava per contrastare le disuguaglianze. Ha evidenziato quella che sembra essere una generale crisi della didattica per la materia inglese: risultati così clamorosamente bassi – sia nella lettura sia nell’ascolto – non possono che indicare anche la mancanza di un’adeguata classe docente. Non è un mistero, per chi sta a scuola, che spesso a insegnare inglese sono maestri e professori che non padroneggiano bene la didattica della materia, ma nemmeno la lingua in modo corretto.

Infine, per le quattro regioni critiche del sud – la cui popolazione è di circa 15 milioni di persone – ha ventilato l’ipotesi che si possano creare delle “conferenze dei servizi” per discutere con le istituzioni territoriali una strategia comune per aggredire una situazione drammatica. Proposta che ovviamente accostata a quella sull’autonomia differenziata per Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna, fa ancora più specie.

Bisogna immaginare un’Italia in grado di far diventare eccellente la scuola, un paese dove trattarla come una questione sociale. Perché è facile ipotizzare che in un futuro non remoto la migrazione interna verso il nord o verso le aree urbane cominci a coinvolgere non solo chi frequenta l’università, ma anche le ragazze e i ragazzi delle scuole superiori. Perché – se si hanno possibilità economiche – far studiare i propri figli in una scuola del sud, se vale molto meno di una del nord?

2 Comments

  1. Mi scuso se in mezzo a tanta posta ho preso tempo . Non essendo del mestiere non ho molta competenza al riguardo sul piano tecnico. Posso dirvi della mia esperienza da “pensionato” sia perchè frequento il corso di Comunicazione al campus di Savona, sia perchè come volontario del “circolo della decrescita felice di Savona” attraverso un accordo con alcune istituzioni scolastiche sono andato in forma volontaria a tenere alcune lezioni sui temi ambientali ed ecocompatibili agli studenti di istituti tecnici. Ho toccato con mano il declino della scuola italiana di cui il degrado strutturale degli edifici e delle strutture sono quasi secondari . Mi spiego .
    Università: come figli di un dio minore gli studenti hanno solo 50 posti in loco abitativi su 1750 ed i professori (sempre meno ordinari e sempre più a contratto) senza alcun contrasto in realtà, di sei mesi più sei mesi di scuola ne fanno circa quattro in tutto .Per es inizio invece che ad ottobre a metà novembre per 36 ore totali ad ogni corso. Quasi tutti i prof abitano a Ge o altrove e per parlargli devi prenotarti due settimane prima e se un treno ritarda sei finito. Nel campus sono presenti solo due ore ogni 15 gg fissi. Se gli mandi email non rispondono a parte alcuni. La laurea presa qui ha lo stesso valore che a Milano ?
    Scuole professionali : gli studenti 16/17 anni sono un libro bianco, molto ricettivi sui temi ambientali soprattutto su video e storie su slide raccontate di sicuro effetto .Cosa ne viene fuori ? Nessuno parla loro di Storia recente(non è prevista, fermi alla seconda GM), di educazione civica in modo moderno, nel programma del MEF nulla di concreto è inserito per chiarire concetti base sul cibo, sull’uso di sostanze chimiche, anche solo di informazione sull’agricoltura, di geografia politica aggiornata .
    Però parlavo in aule con lavagne digitali e computer che erano usate per disegnini senza costrutto ad un obiettivo. La scuola è il terminale di un concetto di sviluppo, se prepari i ragazzi ad essere disoccupati meravigliosamente acculturati o come braccia antagoniste a migranti e stranieri a basso costo, si questo risultato è stato raggiunto.

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