Plastica: fondali italiani come discariche, ecco i dati Ispra. L’Italia nella lista dei maggiori paesi esportatori di plastica

Dal blog https://www.ambientebio.it/

Scritto da Gino Favola il 10 Ottobre 2019.

produzione di plastica e il consumo, nei paesi industrializzati, è molto più alta di quanto in effetti si riesca a riciclare e smaltire.

Mari Italiani

Ogni anno 570 mila tonnellate di plastica finiscono nelle acque del Mediterraneo, più del 70% dei rifiuti marini e depositato nei fondali e il 77% è composto da plastica. I dati arrivano dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) e da il Sistema per la protezione dell’Ambiente (Snpa). Dai numeri emerge che la Sicilia è tra le discariche sottomarine più grandi del Paese seguita a ruota dalla Sardegna.

Lista paesi esportatori plastica: come viene gestita

Non sapendo come gestirla, fino al 2017, veniva girata in Cina, poi dal 2018 Pechino ha chiuso le proprie frontiere a 24 tipologie di rifiuti fra cui la plastica.

La reazione è stata quella i cercare altri porti dove smaltire questo rifiuto scomodo, tant’è che Indonesia e Turchia sono diventati i maggiori importatori emergenti, seguiti da alcuni Paesi europei.

Italia 11 posto

L’Italia è uno dei maggiori esportatori di plastica, in un anno manda a smaltire oltre 197 mila tonnellate di plastica, una quota tale che la porta ad essere nell’11 esima posizione della classifica mondiale, secondo il nuovo Report diramato da Greenpeace in questi giorni.

Relativamente ai dati del 2018 (da gennaio e novembre), i principali esportatori risultano, nell’ordine, Stati Uniti (16,5 per cento delle esportazioni totali), Giappone (15,3 per cento), Germania (15,6 per cento), Regno Unito (9,4 per cento) e Belgio (6,9 per cento). In questa speciale classifica l’Italia si colloca all’undicesimo posto con un contributo pari al 2,25 per cento di tutti i rifiuti in plastica esportati. Riguardo lo stesso periodo i primi 5 Paesi importatori sono risultati: Malesia (15,7 per cento delle importazioni totali), Thailandia (8,1 per cento), Vietnam (7,6 per cento), Hong Kong (6,8 per cento) e Stati Uniti (6,1 per cento).

Apparentemente potrebbe sembrare una pratica virtuosa quella della raccolta differenziata, se non fosse che nel caso specifico della plastica, si tratta spesso di bassa qualità. Non tutta la plastica è uguale e non tutta la plastica può essere riciclata.  La normativa comunitaria prevede, ad esempio, che i processi di smaltimento dei rifiuti seguano un procedimento che tutela le persone e l’ambiente. Quando avveniva il riciclo in Cina, ad esempio non si potevano verificare i processi di smaltimento e riciclo, di conseguenza potevano essere immessi nel mercato nuovi prodotti a basso costo con plastica contaminata, e quindi oltre al danno la beffa.

La soluzione per eliminare tutta questa plastica sta alla base, secondo Greenpeace, combattendo l’usa e getta e favorendo il riuso di alcuni prodotti.

Cina: stop import rifiuti di plastica stranieri

Finalmente una nuova porta in faccia sbattuta alle nazioni occidentali che pensano di scaricare la loro spazzatura all’estero, basta rifiuti di plastica.

La Cina è stata la prima nazione a vietare l’importazione di rifiuti di plastica stranieri, ad ora è passato circa un anno da questo fatto e l’India sta seguendo le sue orme, infatti a partire dal 1 ° marzo, tutte le importazioni di rifiuti e rottami di plastica solidi estranei sono state vietate.

Stop plastiche monouso entro il 2020

L’obiettivo è di eliminare gradualmente tutte le materie plastiche monouso entro il 2020 e questo primo passo permette di colmare il divario tra la produzione di rifiuti e la capacità di riciclaggio.

L’India produce quasi 26.000 tonnellate di rifiuti plastici al giorno il 40 percento stimato di ciò rimane non raccolto, a causa di strutture di riciclaggio inadeguate, quindi ha senso che il paese non abbia bisogno di più input.

Esistevano già alcuni divieti, che limitavano le importazioni di plastica alle società nelle zone economiche speciali (SEZ), consentendo tuttavia a determinate imprese di procurarsi risorse dall’estero. Ma come ha riferito l’ Economic Times , “La fornitura di divieti parziali è stata usata impropriamente da molte aziende con il pretesto di essere in una SEZ”.

L’India aveva iniziato a importare maggiori quantità di plastica in seguito al divieto della Cina, ma ora passerà ad altri paesi meno regolamentati dell’Asia sud-orientale, tra cui Thailandia, Vietnam e Malesia. Tutti questi hanno registrato un drastico aumento delle importazioni di materie plastiche nell’ultimo anno. L’Independent ha detto che la Malesia ora sta ricevendo tre volte la spazzatura che produce, le importazioni del Vietnam sono aumentate del 50% e la quantità della Thailandia è aumentata di cinquanta volte.

La soluzione sarebbe che tutti gli stati smaltissero personalmente i loro rifiuti a casa, senza andare a contaminare altre zone, forse ciò consentirebbe una maggiore consapevolezza di quello che stiamo facendo, ridimensionando l’uso di determinati materiali. Finchè si troveranno paesi disposti ad accettare i nostri rifiuti la situazione avrà un cambiamento molto più lento rispetto al drastico che invece dovrebbe avere.

Foto Reuters

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