Giornalisti comprati

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Markus 17 Ottobre 2019 

Udo Ulfkotte
off-guardian.org

Sottotitoli e trascrizione a cura di Terje Maloy

Nel 2014, il giornalista e scrittore tedesco Udo Ulfkotte aveva pubblicato un libro che aveva suscitato grande scalpore su come la professione del giornalista sia totalmente corrotta ed infiltrata dai servizi di intelligence.

Anche se attesa con entusiasmo da molti, la traduzione inglese del suo libro, Bought Journalists, non sembra sarà disponibile a breve.[Ne avevamo già parlato allora – Ed.]

Quindi ho curato i sottotitoli in inglese e la trascrizione di questa sua conferenza del 2015, ancora molto importante per chi voglia saperne di più sul lavoro di Ulfkotte, dato che copre molti degli argomenti descritti nel libro.

Udo Ulfkotte è morto di infarto nel gennaio 2017, con ogni probabilità conseguente alle gravi complicazioni mediche dovute alla sua esposizione alle armi chimiche di fabbricazione tedesca fornite a Saddam Hussein durante la guerra Iran-Iraq degli anni ’80.

Trascrizione[Sono trascritti solo i primi 49 minuti; la seconda metà della conferenza tratta principalmente di questioni locali]

Oliver: Sono molto orgoglioso di avere tra noi una persona così coraggiosa: Udo Ulfkotte

Udo Ulfkotte: Grazie … Grazie per l’invito … Grazie Oliver. Ho saputo, con mia grande sorpresa, che Oliver non sapeva se qualcuno dei servizi di intelligence (VVS) oggi sarebbe stato presente. Gli do comunque un caloroso benvenuto. Non lo dico per scherzo, l’ho sentito dire prima, ma so che Oliver non ne è al corrente. Se vuole, se è un uomo, può alzare la mano. In caso contrario? … No? … [risate dal pubblico]

Per me va bene. Può scrivere tutto quello che vuole o registrare, nessun problema.

Iniziamo. Stiamo parlando di media, stiamo parlando di verità. Non voglio vendervi libri o cose del genere. Ognuno di noi si chiede: perché le cose si sviluppano in un certo modo, anche se la maggioranza o molti sembrano essere contrari?

La maggior parte della gente in Germania non vuole armi nucleari sul proprio territorio. Ma qui abbiamo armi nucleari. La maggior parte non vuole interventi all’estero che coinvolgano soldati tedeschi. Ma lo facciamo.

Ciò che i media raccontano e i politici dicono e ciò in cui crede la maggioranza della popolazione, spesso sembrano proprio cose diverse.

Posso dirvelo io stesso, per esperienza pluriennale. Inizierò con episodi molto personali, vi racconterò le mie esperienze con “i media bugiardi,” bugiardi nel vero senso della parola.

Sono nato in una famiglia abbastanza povera. Sono figlio unico. Sono cresciuto nella zona orientale della Ruhr. Ho studiato giurisprudenza, scienze politiche e studi islamici. Già nei miei anni da studente ero stato contattato dal servizio di intelligence tedesco, la BND. Ci torneremo più tardi.

Dal 1986 al 2003, ho lavorato per un importante giornale tedesco, la Frankfurter Allgemeine Zeitung (FAZ), tra le altre cose come giornalista di guerra. Ho trascorso molto tempo nei paesi orientali e africani.

Ora parliamo dei media bugiardi. Quando ero stato inviato per la prima volta sul teatro della guerra Iran-Iraq, era stato dal 1980 al luglio 1986. Ero andato come reporter della FAZ. Gli Iracheni, all’epoca, erano i “buoni.”

Avevo un po’ di paura. Non avevo alcuna esperienza come reporter di guerra. Poi ero arrivato a Baghdad. Ero stato fatto salire in fretta su un autobus dell’esercito iracheno, l’autobus era pieno di giornalisti di guerra, ciarlieri e già con esperienza, inviati da media prestigiosi, come la BBC, diverse emittenti televisive e quotidiani stranieri e poi c’ero io, un povero principiante, mandato per la prima volta al fronte senza alcun tipo di preparazione. La prima cosa che avevo notato era che tutti portavano lattine di benzina. E subito avevo avuto un cattivo presentimento, perché avevo pensato: “oops, se l’autobus si blocca lontano da una stazione di rifornimento, allora bisogna che tutti aggiungano un po’ di carburante.”

Così, mi ero ripromesso, per il futuro, di portare anch’io una lattina prima di andare da qualche parte, perché, ovviamente, era una cosa necessaria.

Avevamo viaggiato per ore attraverso il deserto, verso il confine iracheno. Circa. A 20-30 chilometri dal confine non c’era veramente nulla. Prima di tutto, niente guerra. C’erano veicoli blindati e carri armati distrutti ormai da parecchio tempo. I giornalisti erano usciti dall’autobus e avevano sparso il contenuto delle lattine sui mezzi corazzati. Avevamo con noi, come scorta, soldati iracheni in uniforme e armati di mitragliatrici. Avreste dovuto vedere: carri armati nel deserto, bruciati molto tempo fa ed ora nuovamente in fiamme. Nuvole di fumo. E tutti i giornalisti indaffarati con le loro telecamere.
È stata la mia prima esperienza con i media, con il giornalismo verità.

Mentre mi stavo chiedendo che cosa diavolo avrei dovuto riferire al mio giornale, si erano messi tutti in fila e avevano iniziato: dietro di loro c’erano fiamme e pennacchi di fumo e, per tutto il tempo, gli Iracheni avevano continuato a correre davanti alle telecamere con le loro mitragliatrici, casualmente, ma con l’aria di feroci guerrieri. E i giornalisti, mentre parlavano, si chinavano in continuazione.

Così, mi ero fatto coraggio e avevo chiesto ad uno di loro: “Capisco una cosa, sono delle belle riprese, ma perché si chinano in continuazione?” “Semplicemente perché sulla traccia audio ci sono i colpi delle mitragliatrici e a casa fa una bella impressione.

Era successo diversi decenni fa. Ed era stato il mio primo contatto con la guerra. Per tutto il tempo del ritorno avevo continuato a pensare: “Ragazzo mio, tu non hai visto nessuna guerra. Eri in un posto dove c’era solo un falò. Che cosa hai intenzione di raccontare?

Ero ritornato a Baghdad. Allora non c’erano i telefoni cellulari. Aspettavamo all’Hotel Rashid e negli altri hotel dove alloggiavano gli stranieri, a volte per ore, una linea telefonica internazionale. Avevo contattato prima mia madre, non il mio giornale. Ero disperato, non sapevo cosa fare e volevo ricevere consigli da una persona più matura.

Ma mia madre aveva gridato al telefono: “Ragazzo mio, sei vivo!

Avevo pensato: “Come? Ma se va tutto bene?

Ragazzo mio, avevamo pensato …”

Qual è il problema, mamma?

Abbiamo visto in TV cosa succedeva intorno a te.”

La TV aveva già trasmesso servizi sensazionali e così avevo cercato di calmare mia madre, dicendole che non era andata proprio così. Lei pensava che avessi perso la testa per tutte le cose che mi erano successe in guerra, lo aveva visto con i suoi occhi!

La finirò qui, perché oggi non sono venuto per fare dell’umorismo. Voglio solo dire che questa è stata la mia prima esperienza con la verità giornalistica e i reportage di guerra.

Il fatto è, ero rimasto molto scioccato da quel primo contatto, era completamente diverso da quello che mi sarei aspettato. Ma non è stato un caso eccezionale.

All’inizio, ho detto che provengo da una famiglia abbastanza povera. Ho dovuto lavorare duro per ogni cosa. Ero figlio unico, mio padre è morto quando ero giovane. Tutto questo non aveva comunque più importanza perchè avevo un lavoro, avevo una laurea, un obiettivo nella vita.

Ora però dovevo scegliere: avrei dovuto dire che erano tutte balle, quei reportage? Io non ero nulla, solo un novizio uscito dall’università al suo primo lavoro. Oppure, se volevo far soldi, avrei dovuto continuare, far finta di nulla. Ho scelto la seconda opzione. Ho continuato, e questo per molti anni.

In quegli anni ho acquisito molta esperienza. Questo succede quando si passa dall’università ad un grande giornale tedesco, tutto ciò che dico non si riferisce solo alla FAZ, vale anche per gli altri media tedeschi o europei. Ho avuto contatti con altri giornalisti europei, di media importanti. In seguito ho lavorato per altri quotidiani. Posso dirvi che ho scoperto che questa esperienza è veramente molto comune.

Qual’è stata questa esperienza? Se tu, come reporter, lavori nei media statali finanziati con canoni di abbonamento obbligatorio o nelle grandi società mediatiche private, allora non puoi scrivere quello che vuoi tu, quello che provi. Esistono determinate linee guida.

In parole povere: tutti sanno che, su giornali come SpringerBilddie Welt, non potrai pubblicare articoli troppo critici nei confronti di Israele. Su quelle testate non c’è alcuna possibilità, perché si deve prima firmare una dichiarazione che si è pro-Israele, che non si mette in dubbio l’esistenza dello stato di Israele o dei punti di vista israeliani, ecc.

In tutte le organizzazioni mediatiche esistono certe linee guida. Ma non è tutto, ho imparato molto velocemente che se uno (non lo intendo in senso negativo) non vuole rimanere bloccato nei ranghi più bassi del giornalismo, se vuole far carriera (per me questa promozione era stata la possibilità di viaggiare con il Cancelliere, i ministri, il presidente e i politici, su aerei di proprietà dello stato) allora deve limitarsi a determinati argomenti. L’ho imparato in fretta.

Cioè, tutto questo se si arriva a seguire un uomo politico e, a tutt’oggi, non è cambiato nulla. Me ne ero subito reso conto quando avevo seguito il presidente o il cancelliere Helmut Kohl; non si è invitati solo perché il tuo nome è Udo Ulfkotte, ma perché lavori per il quotidiano Frankfurter Allgemeine.

Quindi ci si aspetta un certo tipo di giornalismo. Quale? Dimenticate il mio giornale, questo vale in generale. All’inizio del viaggio, il giornalista riceve un promemoria, oggi è elettronico. Se si viaggia all’estero, sono informazioni sul paese di destinazione o sui discorsi che si terranno. Questo file contiene all’incirca tutto quello accadrà durante il viaggio. Poi ci sono brevi riunioni, briefing con l’addetto stampa del politico. Ti spiega come lui considera questo viaggio. Naturalmente, dovresti vederlo anche tu allo stesso modo. Nessuno lo dice apertamente. Ma è come, più o meno, ci si aspetta che le cose vengano riferite.

Per tutto il tempo, nessuno ti dice di scrivere in questo o quel modo, ma sai che se NON  scriverai esattamente in questo o quel modo, allora non verrai invitato la prossima volta. Il tuo giornale sarà invitato, ma diranno “lui non lo vogliamo.” Allora sarai fuori.

Naturalmente vuoi essere invitato. Ovviamente è meraviglioso viaggiare all’estero e puoi anche comportarti come un maiale, non importa a nessuno. Puoi acquistare quello che vuoi, perché sai che al ritorno non sarai controllato. Puoi portare quello che vuoi. Avevo dei colleghi che erano andati in viaggio negli Stati Uniti e avevano portato con loro (era un aereo dell’aeronautica) una Harley Davidson smontata nei vari pezzi. L’avevano venduta quando erano tornati in Germania, ovviamente guadagnandoci. Ad ogni modo, proprio come la storia dell’intrallazzo con quel ministro dello sviluppo, non si tratta, ovviamente, di un singolo episodio. Solo che nessuno ne parla.

Si viene invitati se si vedono le cose in un certo modo. Quale modo di vedere le cose? Dove e come si forma questa visione del mondo? Molto spesso mi viene chiesto: “Dove sono queste persone dietro le quinte che tirano i fili, in modo che tutto venga detto in un modo abbastanza simile?

Nei grandi media tedeschi, potete controllare da soli, sono tutti quelli che siedono nei grandi think-tank internazionali e nelle fondazioni transatlantiche, tipo The Atlantic Bridge, in tutte queste organizzazioni, e come si viene influenzati? Posso dirvelo per esperienza personale.

Non dobbiamo parlare solo in modo teorico. Ero stato invitato dal think-tank statunitense The German Marshall Fund. Avevo girato gli Stati Uniti per sei settimane. Era tutto interamente pagato. Durante quelle sei settimane ho potuto … questo think-tank ha, a tutt’oggi, legami molto stretti con la CIA, mi avevano fatto avere dei contatti alla CIA che mi avevano permesso di intervistare i politici americani, tutti quelli che desideravo. Soprattutto, mi avevano riempito di regali.

Già prima del viaggio con The German Marshall Fund, avevo sperimentato un sacco di giornalismo comprato. Questo non ha a che fare con qualche particolare organizzazione mediatica. Vedete, ero stato invitato e non ci avevo fatto particolarmente caso, da alcuni miliardari, ad esempio dal sultano Quabboos dell’Oman, nella penisola arabica.

Quando il sultano Qabboos mi aveva invitato, un povero ragazzo come me aveva potuto viaggiare in un paese di pochi abitanti ma di immensa ricchezza, dove il capo di stato possedeva i più grandi yacht del mondo, un’orchestra sinfonica personale che suonava solo per lui e che, tra l’altro, aveva comprato un pub vicino a Garmisch-Patenkirchen, perché era un mussulmano praticante e qualcuno avrebbe potuto vederlo se avesse bevuto nel suo paese, quindi preferiva andare lì. Nel locale che aveva comprato faceva arrivare ogni giorno agnello fresco dall’Irlanda e dalla Scozia con il suo jet privato. Era anche a capo di una fondazione per l’ambiente.

Ma questa è una digressione. Se una persona del genere, così incredibilmente ricca, invita qualcuno come me, allora viaggi in prima classe. Non avevo mai viaggiato in prima classe. Arrivi e un autista ti sta aspettando. Ti porta la valigia e lo zaino. Hai una suite in hotel. E, fin dall’inizio, ti riempiono di regali. Ti danno una moneta di platino o d’oro. Un tappeto tessuto a mano o quant’altro.

Avevo intervistato il sultano, diverse volte. Mi aveva chiesto che cosa desiderassi. Avevo risposto, tra le altre cose, un corso di immersione. Volevo imparare a fare le immersioni. Aveva fatto arrivare dalla Grecia un istruttore certificato PADI. Sono stato lì per due settimane e ho conseguito il mio primo brevetto di immersione. In occasioni successive, il sultano mi aveva pagato più volte il volo e anche l’istruttore subacqueo. Ho ottenuto un brevetto di operatore subacqueo di salvataggio, tutto pagato dal sultano. Vedete, quando sei sottoposto a tutte quelle attenzioni, allora sai di essere comprato. Per un certo tipo di giornalismo. Nel paese del sultano non c’è libertà di stampa.

Non ci sono diritti umani. È illegale importare certe opere letterarie, perché il sultano non lo vuole. C’erano notizie di violazioni dei diritti umani, ma i miei occhi erano ciechi. Avevo riferito, come fanno tuttora i media tedeschi quando parlano del Sultanato dell’Oman, solo cose positive. Il grande, meraviglioso sultano. Il fantastico paese del principe delle fiabe, tacendo su tutto il resto, perché ero stato comprato.

Oltre al sultano dell’Oman, molti altri mi hanno comprato. Hanno comprato anche i miei colleghi. Ho ricevuto molti inviti per la sezione viaggi del mio grande giornale. Tutti a 5 stelle. Negli articoli non menzionavo mai che ero stato pagato dal paese A o B o C. Yemenia, la compagnia aerea statale yemenita, mi aveva invitato ad un viaggio del genere.

Non avevo parlato della sporcizia e della fatiscenza del paese, ero stato influenzato da questo trattamento, avevo riferito solo cose positive, perché volevo ritornarci. Gli Yemeniti mi avevano chiesto che cosa desiderassi al mio ritorno a  Francoforte. Per scherzo, avevo risposto “i vostri spettacolari gamberoni, del Mar Rosso, dell’Oceano Indiano, di Mocha” (il caffè Moka prende il nome da quel porto). Due giorni dopo, la Yemenia aveva fatto arrivare per via aerea un buffet per tutta la redazione, con gamberi e quant’altro.

Ovviamente, ci avevano comprato. Siamo stati comprati in diversi modi. Nella vostra situazione, quando acquistate un’auto o un’altra cosa, ovviamente vi fidate dei test dei consumatori. Controllate meglio. Quanto bene è stata testata la vostra macchina? Non conosco colleghi, né giornalisti, di quelli che fanno i test delle auto, che non prendano la mazzetta, chissà, forse però ne esistono.

Questi hanno l’uso gratuito e illimitato di auto delle migliori marche, con benzina gratis e tutto il resto. Avevo un’auto aziendale del mio giornale, in caso contrario, avrei potuto fare anch’io una cosa del genere. Avevo una BMW o una Mercedes, quando lavoravo per il giornale. Ma c’erano, in altri settori, molti colleghi che utilizzavano solo quel tipo di veicolo [offerto dalle aziende], tutto l’anno. Erano invitati in Sudafrica, Malesia, Stati Uniti, nei posti più lontani, quando veniva presentata un’auto nuova.

Perché? Perchè potessero scrivere cose positive su quella macchina. Ma in quegli articoli non si specificava che era “pubblicità di giornalisti comprati.”

Ma questa è la realtà. Dovreste anche sapere, visto che siamo in tema di test, chi è il proprietario delle riviste di test. Chi possiede la rivista Eco-test? È di proprietà dei Socialdemocratici. Più di cento riviste appartengono ai Socialdemocratici. Questo non succede per un solo partito, molti editori sono allineati politicamente. Dietro di loro ci sono interessi politici di partito.

Ho citato il sultano dell’Oman e il corso di immersione, e ho citato il German Marshall Fund. Ritorniamo negli Stati Uniti e al German Marshall Fund. Lì sapevano tutto, una persona mi aveva detto: “ciao, so che hai fatto un corso di immersione in Oman.” La CIA lo sapeva fin nei minimi particolari. E anche la CIA mi aveva dato qualcosa: l’attrezzatura da immersione. Avevo ricevuto l’attrezzatura da immersione negli Stati Uniti e, sempre negli Stati Uniti, durante il mio soggiorno di sei settimane, avevo ricevuto un invito dello stato dell’Oklahoma, dal governatore in persona. C’ero andato. Era stata una piccola cerimonia e avevo ricevuto la cittadinanza onoraria.

Ora sono cittadino onorario di uno stato americano. E in questo attestato c’è scritto che parlerò degli Stati Uniti solo in modo positivo. Avevo accettato questa cittadinanza onoraria e ne ero abbastanza fiero. Ne avevo parlato con orgoglio ad un collega che lavorava negli Stati Uniti e lui mi aveva risposto “Ah, io ne ho già 31 di queste cittadinanze onorarie!

Non lo dico per fare lo spiritoso, oggi me ne vergogno veramente.

Ero avido. Avevo accettato molti vantaggi che un normale cittadino della mia età e con il mio lavoro non ha e non dovrebbe avere. Ma lo consideravo, e non è una scusa, del tutto normale, perché i  colleghi intorno a me facevano tutti la stessa cosa. Ma questa non è la normalità. Quando i giornalisti vengono invitati dai think-tank americani, come il German Marshall Fund o l’Atlantic Bridge, è per “metterli in riga,” in per renderli complici in maniera amichevole, per comprarli, ovviamente per ungerli con i soldi.

Questa prassi ha alcuni aspetti di cui normalmente non si parla. Quando mi ero recato per la prima volta in Africa meridionale, negli anni ’80, in Sudafrica esisteva ancora l’apartheid, aree segregate per neri e bianchi. Non avevamo problemi con l’apartheid nel mio giornale, avevamo viaggi completamente pagati dal regime dell’apartheid per svolgere attività di propaganda.

Ero stato invitato dal settore aurifero sudafricano, dall’industria carbonifera, dall’ente del turismo. Nel primo invito, il viaggio si era svolto in Namibia: ero arrivato stanchissimo nella camera d’albergo a Windhoek e avevo trovato una donna di colore nel mio letto. Ero immediatamente uscito dalla stanza, ero sceso alla reception e avevo detto “mi scusi, ma la stanza è già occupata” [risate da parte del pubblico]

Senza alcun problema, avevo avuto un’altra stanza.

Il giorno successivo, al tavolo della colazione (era un viaggio dove partecipavano altri giornalisti) i miei colleghi mi avevano chiesto: “com’era la tua?” Solo allora avevo capito cos’era successo. Fino a quel momento avevo creduto che  fosse stata una banale coincidenza.

Con questo voglio descrivere quali metodi vengono usati, magari per filmare i giornalisti in tali situazioni, per poi comprarli, renderli dipendenti. In parole povere, per portarli dalla propria parte con i metodi più brutali, in modo che siano “messi in riga.”

Questo non succede a tutti i giornalisti. Sarebbe una teoria della cospirazione se dicessi che dietro ad ogni giornalista c’è qualcuno che tira i fili.

No. Non tutti hanno influenza sulle masse. Quando tu, e non lo intendo in modo negativo, scrivi articoli sul folclore popolare o sulle politiche agricole, perché qualcuno delle alte sfere dovrebbe avere interesse a controllare quello che pubblichi? Per quanto ne so, qui non succede.

Ma se lavori in uno dei grandi media, se vuoi far carriera in questo mondo, se vuoi viaggiare con i politici, con i capi di stato, con gli amministratori delegati (che viaggiano anch’essi su quegli aerei), allora succede. Quindi sei regolarmente comprato, sei regolarmente tenuto d’occhio.

Ho detto in precedenza che, già da studente, avevo avuto contatti con i servizi di intelligence. Lo spiegherò rapidamente, perché è molto importante per questa relazione.

Ho studiato giurisprudenza, scienze politiche e islamologia, tra l’altro, a Friburgo. All’inizio dei miei studi, appena prima della fine dell’anno scolastico, un professore mi aveva avvicinato. I professori allora erano ancora delle figure autoritarie.
Era arrivato con una brochure e mi aveva chiesto: “Sig. Ulfkotte, quali sono i suoi progetti per queste vacanze?
Non potevo certo dirgli che avevo programmato di lavorare un po’ in un cantiere, per poi prendere lo zaino e vedere per la prima volta nella mia vita il mare, in Italia, “la dolce vita,” flirtare con le ragazze, stare sulla spiaggia e fare quello che fanno tutti i ragazzi.

Mi chiedevo come avrei fatto a dirglielo. Poi è arrivato con un opuscolo [Ulfkotte imita il professore]: “Ho qualcosa per lei … un seminario, Introduzione agli Studi sui Conflitti, due settimane a Bonn … Sono sicuro che vorrà parteciparvi!
Mi chiedevo come avrei potuto dire a questo anziano gentiluomo che volevo invece flirtare con le ragazze sulla spiaggia. Poi aveva aggiunto “Riceverà 20 marchi al giorno come rimborso spese, viaggio in treno pagato, soldi per i libri, 150 marchi … naturalmente vitto e alloggio.” Continuava a ripetermi tutto quello che avrei ricevuto.
Mi ero già reso conto che [nella vita] dovevo farcela da solo, lavorare sodo, e così avevo pensato “In fondo hai sempre desiderato partecipare ad un seminario di Introduzione agli Studi sui Conflitti!

Così da Friburgo ero andato a Bonn e avevo incontrato altri studenti che avevano provato il bisogno di partecipare a questo seminario. C’erano anche ragazze con cui si poteva flirtare, una ventina di persone. Tutta la cosa era molto strana, perché stavamo seduti in una stanza come questa, c’erano scrivanie e un leggio, e c’erano alcuni uomini più anziani ed una donna, sempre impegnati a scrivere qualcosa. Ci chiedevano di tutto, quello che pensavamo della Germania dell’Est, alle volte dovevamo scambiarci i ruoli.

Il tutto era un po ‘strano, ma era ben pagato. Non ci abbiamo riflettuto ulteriormente. Era molto strano che in quella casa, in Ubierstraße 88 a Bonn, non ci fosse permesso di andare al secondo piano. C’era una catena sopra le scale, era tabù.
C’era permesso andare nel seminterrato, dove arrivavano costantemente rifornimenti di libri nuovi, che potevamo prendere liberamente. Ebay non esisteva allora, ma potevamo tuttavia venderli usati. Comunque, era curioso, ma, alla fine della quindicina, c’era stato consentito di salire quelle scale ed eravamo stati invitati ad un corso supplementare in Studi sui Conflitti.

Dopo quattro seminari di questo tipo, cioè dopo due anni, qualcuno mi aveva domandato “probabilmente ti sarai chiesto che cosa stiamo facendo qui.

Mi aveva spiegato che faceva parte del seminario un comitato di reclutamento dei servizi di intelligence. Ma io non avevo idea che il seminario di Introduzione agli Studi sui Conflitti fosse organizzato dalle forze della difesa e gestito dal servizio di intelligence per l’estero, il BND, per dare un’occhiata più da vicino ai potenziali candidati tra gli studenti, non per impegnarli. Mi avevano solo chiesto se, dopo quattro seminari di questo tipo, avrebbero potuto contattarmi in seguito, durante la mia attività lavorativa.

Mi avevano dato un sacco di soldi. Mia madre mi aveva sempre insegnato ad essere educato. Quindi avevo risposto “certamente,” e infatti erano poi venuti da me. Allora lavoravo per la Frankfurter Allgemeine Zeitung, dal 1986, subito dopo aver finito gli studi.

Così, i servizi di intelligence erano arrivati da me, abbastanza rapidamente. Perché ve lo sto dicendo?
Il mio giornale lo aveva saputo subito. È anche scritto nel mio curriculum, quindi posso dirlo forte e chiaro. Ho avuto un contatto molto stretto con il servizio di intelligence BND.

Due persone del BND venivano regolarmente al giornale, in una saletta per le visite. E ci sono state occasioni in cui non solo ci venivano date istruzioni, ma anche articoli già scritti dal BND, quasi tutti pronti per la pubblicazione, che uscivano sul giornale a nome mio.

Metto in evidenza alcune cose per spiegarle. Se mi fossi limitato a dire: “Ci sono media influenzati da BND,” avreste potuto giustamente obiettare che “queste sono teorie della cospirazione, puoi provarlo?”

Posso provarlo. Posso dire che questo e quell’articolo, con sotto la mia firma, sono stati scritti dai servizi di intelligence, perché ciò che vi è riportato, io non avrei mai potuto saperlo. Non avrei mai potuto sapere che cosa esisteva in qualche grotta della Libia, che cosa di segreto ci fosse lì, o che cosa vi si costruisse. Queste erano tutte notizie che voleva pubblicare il BND. Non era così solo alla FAZ.

Era così anche su altri media. Ne ho già parlato. Se fossimo in uno stato di diritto, ora ci sarebbe una commissione investigativa. Perchè i partiti politici sarebbero insorti, indipendentemente dal fatto che siano di sinistra, di centro o di destra, e avrebbero detto: “che cosa dice questo Ulfkotte e cosa afferma di poter provare? Una cosa del genere dovrebbe essere indagata. È capitato in altri posti? Sta ancora succedendo?

Posso dirvi: Sì, succede ancora. Conosco colleghi che hanno ancora questi stretti contatti [con i servizi di intelligence]. Probabilmente la cosa è documentabile abbastanza bene, almeno fino a qualche anno fa. Ma sarebbe meraviglioso se esistesse una qualche commissione investigativa.

Ovviamente, questo non accadrà, perché nessuno ha interesse a farlo. Perché allora il pubblico si renderebbe conto di quanto, in questo paese, politica, media e servizi segreti siano strettamente integrati.[Questa manipolazione dei fatti] si vede assai spesso nei vari reportage, dei quotidiani locali, di quelli regionali, dei canali TV, dei tabloid nazionali e dei cosiddetti giornali seri. Confrontateli l’uno con l’altro e scoprirete che oltre il 90% sembra dire le stesse cose. Molti argomenti e notizie, o non vengono affatto segnalati o, se lo sono, vengono riportati in modo unilaterale. Questo si spiega solo se si conoscono le strutture in background, come i media siano circuiti, comprati e “portati a bordo” dalla politica e dai servizi di intelligence, dove politica e servizi di intelligence formano un’unica unità.

C’è un coordinatore dell’intelligence alla Cancelleria. Posso dirvi che sotto l’ex coordinatore Bernd Schmidbauer, ai tempi di Kohl, entravo e uscivo dalla Cancelleria e mi davano pile di documenti segreti e confidenziali che non avrei dovuto ricevere. Erano così numerosi che al giornale avevamo degli schedari appositamente dedicati. Non solo ho ricevuto questi documenti, ma Schmidbauer avrebbe dovuto essere in prigione, se fossimo in uno stato di diritto. O avrebbe dovuto esserci una commissione parlamentare o un’indagine, perché non gli era permesso fare una cosa del genere.

Ad esempio, se non potevo portar via i documenti perchè il caso era troppo scottante, c’era un altro trucco. Mi chiudevano in una stanza. In questa stanza c’erano i documenti che potevo esaminare. Potevo registrare tutto su nastro, fotografarli o copiarli. Quando avevo finito, chiamavo sull’interfono, in modo che mi potessero aprire. C’erano migliaia di questi trucchi. I documenti anonimi di cui io e i miei colleghi avevamo bisogno me li mettevano anche nella buca delle lettere.

Queste sono ovviamente cose illegali. MA, quei documenti li ottieni SOLO se “sei in linea” con la politica.

Se avessi scritto che il cancelliere Helmut Kohl è uno stupido, un idiota o su ciò che aveva fatto Schmidbauer, non avrei ovviamente avuto più nulla. Cioè, se oggi sui giornali si legge “a breve una notizia sensazionale: pubblicheremo un’importante storia basata su materiale proveniente dai servizi segreti,” non vuol dire che qualcuno di questi media ha scavato un tunnel sotto la sede dei servizi di sicurezza e, in qualche modo, si è impadronito di qualche documento compromettente. Al contrario, lavorano talmente bene con i servizi di intelligence, con il controspionaggio militare, con l’intelligence per l’estero, con i servizi segreti della polizia ecc. che, se hanno acquisito documenti interni, è perché cooperano al meglio e li hanno ricevuti come ricompensa per i servizi resi.

Vedete, alla fine è in questo modo che si viene comprati. Si viene comprati a tal punto che non è più possibile uscire da questo sistema.

Così racconto come ti danno le prostitute, come ti corrompono con auto e soldi; ho provato a fare l’elenco di tutto ciò che ho ricevuto in regalo, di tutto ciò con cui sono stato corrotto. Ho smesso diversi anni fa, più di dieci anni fa.

Non migliora certo le cose, ma oggi mi pento di tutto. Ma so che funziona così per molti giornalisti.
Sarei molto felice se i giornalisti si alzassero in piedi e dicessero che non parteciperanno più ad una prassi del genere, che pensano sia sbagliata.

Ma non vedo alcuna possibilità, perché le aziende mediatiche stanno comunque andando male. Dove potrebbe trovare lavoro un giornalista il giorno dopo? Non è proprio che decine di migliaia di datori di lavoro ti stiano aspettando a braccia aperte. È il contrario. Decine di migliaia di giornalisti sono alla ricerca di un lavoro o di un incarico.

Voglio dire, per pura disperazione, uno è felice di essere comprato. Se dietro ad un articolo, che in realtà è solo pubblicità, non c’è un comitato di redazione, non importa, ci si adatta. Conosco alcuni giornalisti, anche rispettati, che vorrebbero abbandonare questo sistema.

Ma immaginate di stare lavorando in uno dei canali statali, vi alzate e raccontate di tutto ciò che vi hanno regalato. Cosa direbbero i vostri colleghi? Come minimo che lo fate per qualche motivo politico.

Il 30 settembre [2015], qualche giorno fa, la Cancelliera Merkel ha invitato alla Cancelleria tutti i registi dei canali televisivi statali. Posso affermare in tutta sicurezza che ha detto loro come si dovrebbe riportare la politica della Cancelleria. Chi di voi [tra il pubblico] ha sentito parlare di questo episodio? 3-4-5? Quindi una piccola minoranza. Ma questa è la realtà. La Merkel aveva iniziato già 6 anni fa, all’inizio della crisi finanziaria, ad invitare i caporedattori … … aveva invitato i caporedattori delle grandi società mediatiche, con l’esplicito desiderio che i media abbellissero la realtà, dal punto di vista politico. Queste potrebbero essere solo affermazioni, uno potrebbe credermi oppure no.
Ma c’erano un paio di giornalisti che ne avevano parlato. Pertanto lo ripeto, la Merkel ha invitato più volte i principali redattori e ha detto loro che non voleva che la popolazione fosse informata apertamente e con sincerità dei problemi del paese.

Ad esempio, la crisi finanziaria. Se i cittadini avessero saputo come stavano le cose, sarebbero corsi in banca e avrebbero ritirato i loro soldi. Quindi, bisogna indorare la pillola, è tutto sotto controllo, i vostri risparmi sono al sicuro, sorridete e datevi la mano, tutto andrà bene.

Così dovrebbero essere scritti gli articoli. Signore e signori, ciò che ho appena detto può essere provato. Questi sono fatti, non una teoria della cospirazione.

L’ho detto in modo leggermente umoristico, ma, mi chiedo quando vedo come stanno le cose in questo paese, è questa la democrazia descritta nella Costituzione? La libertà di parola? La libertà di stampa?

Una nazione dove uno deve avere paura, se non è d’accordo con la correttezza politica predominante, se non vuole mettersi nei guai. È questa la repubblica per cui hanno combattuto i nostri genitori e i nostri nonni, quella che hanno costruito?

Dico che sempre più, come cittadini, noi siamo dei codardi che fanno finta di non conoscere le regole, che non aprono la bocca.

Sarebbe così bello avere una pluralità e una diversità di opinioni. Ma ce lo impediscono, oggi anche abbastanza apertamente.

Della mia esperienza generale con il giornalismo posso dire, per i motivi citati, di aver ormai abbandonato tutti i media a pagamento. Quindi sorge la domanda “ma di quali media a pagamento posso fidarmi?

Naturalmente ci sono di quelli che sostengo. Sono decisamente di stampo politico, aggiungo. Ma sono tutti abbastanza piccoli. E non saranno grandi tanto presto. Ma ho abbandonato tutti i grandi media a cui ero abbonato, Der SpiegelFrankfurter Allgemeine, ecc. Mi piacerebbe non dover pagare il canone TV, senza essere arrestato, perché non pagherei le multe. Ma forse qualcuno, qui tra il pubblico, può dirmi come farlo senza tutti questi problemi?

Ad ogni modo, non voglio sostenere finanziariamente questo tipo di giornalismo. Posso solo darvi il ​consiglio di ottenere le informazioni dai media alternativi e indipendenti e dai vari forum esistenti.

Non sto facendo pubblicità a nessuno di essi. Alcuni di voi probabilmente sanno che scrivo per la casa editrice Kopp. Ma ci sono così tanti portali. Ogni persona è diversa dal punto di vista politico, culturale ecc. L’unica cosa che ci unisce, indipendentemente dal fatto di essere bianchi o neri, religiosi o non religiosi, di destra o di sinistra, o qualsiasi altra cosa è il fatto che vogliamo tutti sapere la verità. Vogliamo sapere che cosa succede realmente là fuori e proprio sulle questioni politiche più scottanti: richiedenti asilo, rifugiati, crisi finanziaria, cattive infrastrutture e uno non sa come continuare.

Proprio in questo contesto, è ancora più importante che le persone conoscano la verità. Ma nei media, così come in politica, esistono linee guida.

Gettare sempre più polvere negli occhi dei cittadini per calmarli. Qual è il senso di tutto ciò? Si possono avere opinioni totalmente diverse sul tema dei rifugiati e si può discuterne tranquillamente.

Ma i fatti sono importanti per voi, come cittadini, per decidere il futuro. Quanti rifugiati arriveranno? In che modo la cosa influenzerà il mio benessere personale? Influenzerà comunque il mio benessere? Le pensioni si ridurranno? ecc. Di questo si può parlare con la gente, abbastanza apertamente. Ma dire che dovremmo aprire completamente i confini e che ciò non avrà conseguenze negative, è molto strano. Quello che dico ora non è pubblicità per i miei libri. So che ce n’è qualcuno sul tavolo all’ingresso.

Non lo sto dicendo per farvi comprare i libri. Lo dico per un altro motivo che sarà presto chiaro. Ho iniziato a scrivere libri su determinati argomenti 18 anni fa. Ne ho venduti milioni di copie. Non si tratta più di comprare i miei libri. È importante che ne conosciate i titoli, allora vedrete una certa linea di pensiero che si è sviluppata negli ultimi dieci anni. Si possono avere opinioni diverse su questa linea, ma ho sempre cercato di descrivere le cose sulla base delle mie esperienze soggettive, formate da molti anni passati in Medio Oriente e in Africa.

Ci saranno flussi migratori da popolazioni provenienti da aree culturali simili; si può paragonare un’area culturale ad un motore, se si mette gasolio in un motore diesel, allora tutti sanno cosa accadrà, il motore è fantastico, il diesel è eccezionale, ma se c’è troppo gasolio, allora il motore inizia a scoppiettare e si ferma .

Ho cercato di rendervi consapevoli di questo, con parole drastiche e meno drastiche. Che cosa possiamo aspettarci e sempre più velocemente. I titoli dei libri sono SOS OccidenteAttenzione, guerra civileNiente nero, rosso, giallo [i colori nella bandiera tedesca], Guerra Santa in EuropaLa Mecca, Germania.

Voglio solo dire che quando oggi i politici e i media sostengono che nessuno avrebbe potuto prevederlo, che è stata una sorpresa completa, signore e signori, questo non è affatto sorprendente. Sui flussi migratori, sono anni che veniamo messi in guardia da organizzazioni internazionali, politici, esperti, esattamente su ciò che è accaduto e che prevedibilmente accadrà, se avessimo una mappa del Nord Africa e del Medio Oriente…

Se l’Occidente continua a destabilizzare paesi come la Libia, la Tunisia, l’Egitto, la Siria, paese dopo paese, l’Iraq quando abbiamo rovesciato Saddam Hussein, l’Afghanistan. Come Europei e come Tedeschi spendiamo decine di miliardi in una guerra in cui, presumibilmente, difendiamo la pace e la libertà sulla catena montuosa dell’Hindu Kush [in Afghanistan]. E qui, davanti alla porta di casa, avremo presto l’Hindu Kush.

Non abbiamo stabilizzato l’Afghanistan. Decine di soldati tedeschi hanno perso la vita per niente. Abbiamo una situazione più instabile che mai.

Potete avere le vostre opinioni. Sto solo dicendo che questi flussi di rifugiati non sono caduti dal cielo. È prevedibile che se bombardo e destabilizzo un paese sarà sempre così, non c’entrano nulla il Medio Oriente o il Nord Africa. Ho visto abbastanza guerre in Africa. Hanno sempre creato flussi di rifugiati.

Ma noi non abbiamo voluto vederlo. Non siamo stati preparati. Ora si sta reagendo in preda al panico e la cosa più sconcertante in questa situazione è quando i media e i politici, presumibilmente con una profonda convinzione interiore, dicono: “Questa è stata una sorpresa completa!

Sono ubriachi? Cosa si fumano? Che tipo di pillole prendono per comportarsi cosi?

Fine della Trascrizione a cura di Terje Maloy

Fonte: off-guardian.org
Link: https://off-guardian.org/2019/10/06/watch-udo-ulfkotte-bought-journalists/?fbclid=IwAR3ytfusLpB3zA42m6vlDgbj8TpFlDuFoy1P11e8zqS8IuUOFlbz_48QfnA
06.10.2019
Scelto e tradotto da Markus per comedonchisciotte.orgCondividi

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