La bufera germanica scende sull’Europa

Dal blog https://paolodarpini.blogspot.com/

VENERDÌ 22 NOVEMBRE 2019 Di Paolo D’Arpini

«Non voglio un’Europa germanizzata ma una Germania europea» (Thomas Mann)

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Sull’Europa sta arrivando la bufera. E come al solito viene dalla Germania. La seconda volta in meno di 80 anni. Ne sono convinti euro-entusiasti come Giampaolo Galli ed euro-scettici come Alberto Bagnai: la proposta riforma del MES è un disastro. Ma il disastro europeo è ormai tale che approvarla o non approvarla non cambia nulla. Perché quel che conta sono i rapporti di forza politici, non i meccanismi tecnici. E l’Europa si è auto-intrappolata in questi rapporti di forza.

Tutti ormai hanno capito che il problema sul tavolo è il salvataggio delle banche tedesche e in subordine quelle francesi. L’enorme Deutsche Bank in primo luogo.

Per anni Berlino ha frantumato gli zebedei di tutta Europa dicendo che i Paesi PIIGS (Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia e Spagna) “vivevano sopra i loro mezzi”, che loro non volevano pagare i nostri debiti e imponendoci una austerità devastante.

La realtà è che tutta l’Europa ha pagato la riunificazione tedesca (che adesso economicamente appare per ciò che è: una conquista coloniale della Germania Est da parte della Germania Ovest – chiedetelo ai Tedeschi, chiedetelo ad Est dove il nazismo sta ritornando in spolvero, sintomo storico infallibile che lì le cose stanno andando a catafascio).

La realtà è che il massacro della Grecia è servito solo a mettere in sicurezza l’esposizione delle banche tedesche e poi francesi.

La realtà è che i PIIGS hanno sempre pagato i “virtuosi” del Nord (in una vera unione non ci sono i “prodighi” e i “virtuosi”, ma meccanismi di ribilanciamento, vedi gli USA).

Leggete questa testimonianza di Tremonti. (https://www.ilsussidiario.net/news/mes-tremonti-germania-in-crisi-come-grecia-juncker-chiese-di-salvare-loro-banche/1952010/)

In piena crisi della Grecia, l’allora presidente della Commissione Ue, Jean Claude Juncker, chiese al Ministro del Tesoro italiano «di utilizzare il Fondo Salva-Stati per salvare le banche francesi e tedesche esposte sulla Grecia. Loro erano a rischio per 200 miliardi, noi per 20. La risposta fu: sì, ma pesando la contribuzione dei singoli Stati in base al rischio delle banche e non al Pil. Lì si arrivò allo scontro, lì partirono gli spread. Volevano i nostri soldi e non volevano si parlasse di crisi bancaria. Oggi, al posto della Grecia, ci sono di nuovo banche tedesche. Allora avevano la quinta colonna al Quirinale, e Mario Monti a Palazzo Chigi».

«Ci fu la crisi del 2011, che non fu una crisi causata dai bilanci pubblici (e certo non dal bilancio italiano, come certificato da Bankitalia nelle sue considerazioni annuali), ma una crisi bancaria tedesca e francese. Cosa che poi – dopo aver straziato la Grecia – venne riconosciuta da due componenti della Troika: Fmi e Commissione. Il terzo, la Bce, non si è ancora pronunciato.»

La Germania potrebbe salvare, almeno in parte, le sue banche con il suo enorme surplus commerciale (illegale quello nei confronti degli altri Paesi UE, ma tant’è). Ma ha un problema politico: non saprebbe come spiegarlo a Tedeschi. Poi ha un problema economico: potrebbe incominciare a rimontare il suo debito pubblico. Infine, e questo per l’Europa è il punto centrale, finché si riterrà in grado di ricattare gli altri Paesi europei lo farà.

Come ho sempre sostenuto, la Germania si fingerà “europeizzata” finché le farà comodo, cioè finché l’Europa accetterà di essere “germanizzata”. Poi à la guerre comme à la guerre.
(Piotr)

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