Nuovo modello di sviluppo?

Dal blog https://www.ariannaeditrice.it/

di Guido Dalla Casa – 16/01/2020

Fonte: Arianna editrice

Crescita e sviluppo

  Si sente parlare molto spesso di cambiamento, svolta epocale, green economy, “nuovo modello di sviluppo”, e simili. Ma in realtà non si vuole cambiare niente: infatti in queste espressioni è sottinteso che ogni modifica dovrà avvenire mantenendo ben saldi i principi e i valori della civiltà industriale, che non si vogliono assolutamente toccare.  Non si rinuncia mai a quella parola magica: “sviluppo”.

  Anni fa, ai tempi della pubblicazione del famoso rapporto del Club di Roma “The Limits to Growth” (1971-72), ci furono diverse polemiche sulla traduzione del vocabolo inglese growth, reso nel titolo italiano come “sviluppo” anziché  “crescita”. Comunque in séguito i due termini furono di fatto usati come sinonimi. Da alcuni anni i mezzi di comunicazione (in particolare la TV) usano sempre la parola “crescita”, così fanno capire senza ambiguità che il sistema non propone uno sviluppo spirituale o conoscitivo ma vuole un aumento dei consumi, un aumento del fluire materiale-energetico nel processo produrre-vendere-consumare, con conseguenti  rifiuti finali. Cioè vuole far aumentare all’infinito quel maxiprocesso che sostituisce materia inerte a sostanza vivente: città, fabbriche, impianti, macchine, strade, “grandi opere”, al posto di foreste, praterie, paludi, savane, barriere coralline. E’ il processo che sta divorando la Terra e distruggendo la Vita, con la pretesa di rifare il mondo. Oltre che immorale (non consente una vita degna agli altri esseri senzienti), è anche impossibile, se non per tempi brevissimi, che stanno per scadere.

  Che cos’è un processo “sostenibile”? E’ un processo “che può durare a tempo indefinito senza alterare in modo apprezzabile il funzionamento (o la Vita) del sistema più grande di cui fa parte”. Il Sistema molto più grande è il Sistema biologico terrestre, o meglio la Terra stessa, cioè l’Organismo di cui facciamo parte. Nessun processo della civiltà industriale rientra in questa definizione di sostenibilità.

Verso nuovi modelli culturali

  Per manifestare un vero cambiamento, si dovrebbe dire che dobbiamo gestire il transitorio non verso “un nuovo tipo di sviluppo”, ma verso nuovi modelli culturali: sulla Terra ce ne sono stati circa cinquemila. La civiltà industriale deve finire in toto e trascinare nella sua fine tutta l’economia, che sta distruggendo il Complesso degli esseri senzienti e la bellezza del mondo. Forse la fine in toto della civiltà industriale e dell’economia non sarebbe una disgrazia, dato che “lo sviluppo” ha portato con sé anche l’aumento di psicopatie, depressioni, infelicità, disagio sociale. Quindi la fine dello sviluppo economico non va vista come una “rinuncia”. Occorrono modelli con una non-economia, come erano gran parte delle 5000 culture di un tempo, spesso battezzate come “primitive” dall’Occidente, anche se molte erano di matrice “orientale” più che “primitiva”. In realtà la fine della civiltà industriale sarebbe la fine di una forma di pensiero, scambiata ancora una volta per una fine del mondo, dato che nessun modello culturale umano è capace di concepire la propria fine. Ma si può vivere senza i concetti di ricchezza e povertà e anche senza il denaro.

  Bisognerà modificare profondamente anche il concetto di lavoro, probabilmente abolire le distinzioni fra lavoro pagato e lavoro volontario e fra lavoro e tempo libero. Anche queste distinzioni non esistevano in moltissime culture umane.

  Tutto questo senza bisogno di “tornare” a vivere come “i primitivi” (tutti concetti dell’Occidente). Resta il fatto che oggi siamo comunque in grossi guai, per l’incompatibilità di questo modello con la Vita della Terra. Abbiamo solo il dubbio sui tempi, cioè possiamo pensare che i gravi problemi di oggi siano iniziati:

–    con il sorgere dell’agricoltura, 10.000 anni fa, come accennato nel “Manifesto per la Terra” di Mosquin e Rowe (www.ecospherics.net), dove si afferma che l’inizio dell’agricoltura è stato il momento in cui l’umanità ha cominciato a “vivere a spese della Natura” e quindi ha dato il via a quel modello che oggi possiamo dichiarare fallito;

–    con la nascita dell’Occidente, 2-3000 anni fa;

–    con l’inizio dell’éra industriale, 2-300 anni fa.

Siamo troppi

  C’è poi l’immane problema della mostruosa sovrappopolazione umana che affligge il Pianeta: quasi nessuno ne parla. Un piccolo esempio: si parla di Africa e Medio Oriente senza considerare minimamente che le popolazioni di quelle terre sono aumentate di 40 volte rispetto alla metà dell’Ottocento, per il madornale errore dell’Occidente di aver portato i medicinali senza i corrispondenti anticoncezionali. Si parla di “accoglienza” e “integrazione” senza mettere in evidenza che questo significa far diventare occidentali i nuovo arrivati e indirizzarli verso le ineffabili gioie delle periferie urbane e i piaceri del proletariato. Intanto l’80-90% della Natura  dell’Africa è già stata distrutta e si fa il possibile per continuare l’opera. Gli elefanti e tutti gli altri esseri senzienti vengono massacrati sempre per i dannati motivi economici. E’ il denaro che deve sparire, non bastano le modifiche delle fonti energetiche e dei mezzi di trasporto o qualche altro accorgimento di dettaglio.

  Alla radice, c’è l’errore di fondo della mentalità giudaico-cristiana-islamica, l’errore antropocentrico, l’aver considerato la nostra specie come al di fuori e al di sopra della Biosfera.

Conclusioni

  Se esaminiamo i problemi dal punto di vista quantitativo e sistemico, vediamo subito che andare avanti con le premesse della civiltà industriale solo cambiando le fonti energetiche, i mezzi di trasporto, il tipo di fitofarmaci, il riciclo e altri dettagli di questo genere è assolutamente impossibile. Spesso ci troviamo di fronte a ordini di grandezza 1000 volte più grandi rispetto a quelli realizzabili in pratica con le novità proposte dalla green economy.

  In conclusione, il modello culturale che ha invaso il mondo e si è autonominato “il progresso” deve essere integralmente sostituito da modelli completamente diversi, il cui andamento deve consentire a tempo indefinito la Vita del Sistema Complessivo, la Terra.   

…Non ci resta altro che il coraggio dell’utopia.

Citazioni

L’ideologia industriale è alle corde. Il tragico ecologico l’ha sconfitta.  (Guido Ceronetti, 1992)

La battaglia del futuro sarà la battaglia contro l’economia.                   (Tiziano Terzani)

….Vorrei un capo di governo o di azienda che facesse precedere da un purtroppo le frasi consuete: “dobbiamo aumentare la produzione”, “la ripresa è imminente”… Neppure questa libertà gli è data. Sono costretti anche ad adularlo, il Maligno: se aggiungono un purtroppo li scaraventa in basso come birilli. Questo non è più avere un potere, tanto meno corrisponde a qualcuno dei sensi profondi di comando. L’asservimento all’economia dello sviluppo, senza neppure un accenno di sgomento, dice l’immiserimento, la perdita di essenza e di centro, della politica. Se il fine unico è lo sviluppo, la politica è giudicata in base alla sua bravura (che è pura passività) nello spingerlo avanti a qualsiasi costo….

            Non c’è nessuna idea politica dietro, sopra o sotto: c’è il Dio dell’economia industriale geloso del suo culto monoteistico. (Guido Ceronetti – La Stampa del 9 marzo 1993)

Gennaio 2020

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