Quando si vuol fare il passo più lungo della gamba

Dal blog https://carlobertani.blogspot.com/

21 gennaio 2020 di Carlo Bertani

Quando si vuol fare il passo più lungo della gamba

Come saprete, ho abbandonato Comedonchisciotte al suo destino perché troppo compressi dalla teoria che gli ebrei siano i veri padroni dell’economia del Pianeta: siccome nessuno li schiodava da lì – ben corroborati da leghisti, Casa Pound e neofascismi vari – ho deciso di fare un passo indietro.Questo non significa che io non legga CDC, perché ha il pregio di raccogliere dal Web una serie di contributi: a volte interessanti, altre un po’ meno. Si prende il buono e non si perde tempo con il resto.
Mi ha colpito un articolo di Pepe Escobar, addirittura intitolato “Le radici della demonizzazione dell’Islam sciita da parte dell’America”, ossia come se esistesse una differenza incolmabile di tipo filosofico/religioso che impedisse all’America di Trump di colmare, e calmare, i dissidi che esistono fra le due Nazioni.Ohibò – mi son detto – leggiamo cosa vuol dire Escobar, perché – essendo una materia che richiederebbe più volumi per essere esposta – se ci è riuscito, tanto di cappello.Purtroppo, la frittata non è proprio caduta bene nel piatto: anzi, diciamo che nel momento di voltarla, durante la cottura è scivolata via, obbligando i commensali a raccogliere i pezzi da terra. D’altro canto, il tentativo di spiegare, anche in un’ottica geopolitica, la vicenda persiana/iraniana degli ultimi 2 millenni e passa, va oltre le possibilità di un articolo, anche abbastanza corposo. Non se la prenda Escobar: nel “manico” era già insita la sconfitta, inutile piangerci sopra, sarebbe come descrivere l’intera storia Romana, decadenza compresa, in due paginette.Non sono mai stato in Iran ed in Iraq – le terre degli sciiti – però da molti anni sono un corrispondente di IRIB, la radio iraniana in lingua italiana. Ciò mi consente almeno di provarci evitando, però, d’avviarmi senza pensarci prima su chine così impegnative.Perciò, ho attuato una suddivisione per epoche, cercando di rispettare le loro epoche.
L’epoca pre-islamicaL’area persica in epoca pre-islamica fu un confine ben presente negli atti militari dell’antichità: più volte i persiani giunsero in Grecia, più volte Romani e Greci s’avvicinarono alla Persia.L’unico a conquistarla fu Alessandro il Macedone: il quale, però, non aveva alle spalle una nazione coesa e decisa nell’appoggiarlo, ed Alessandro lo sapeva. Le mille rivalità fra le polis greche lo aiutarono col contagocce nel conquistare, ma nulla dopo nel mantenere le conquiste fatte: fu, in sintesi, una lunga corsa per raggiungere il mitico fiume Indo e nulla più. Alessandro lasciò un’eredità che durò secoli nel Mediterraneo, ma non in Asia.I Romani si resero conto che la potenza persiana doveva essere attenuata e disillusa dal venire in Occidente, e ci riuscirono, ma mai – neppure Traiano che espugnò Ctesifonte (l’allora capitale) – meditarono di conquistarla e di fare della Persia una provincia romana.Sull’altro versante – nell’odierno Afghanistan – i persiani dovettero controllare per secoli l’incontro/scontro con la civiltà cinese: un po’ con la guerra, ma molto con la diplomazia.
La prima epoca islamica L’Islam ereditò un mondo in disfacimento, soprattutto nella parte occidentale: per alcuni versi fu un vantaggio per la nascente cultura islamica senza dimenticare, però, che l’Impero Romano d’Oriente – i Bizantini – durarono fino al 1500.Le vicende dinastiche delle classi dirigenti islamiche seguirono un percorso che è abbastanza simile a quello che abbiamo avuto in quei secoli in Occidente: una sequela infinita di lotte intestine per il potere, a tutti i livelli ed a tutte le latitudini. Cosa si poteva creare, dopo la disfatta del mondo greco-romano che aveva dipinto la civiltà per quasi un millennio?Mi chiedo – dall’articolo di Escobar – come si possa citare il martirio di Alì come “la storia di Karbala e Imam Hussein e lo sforzo sciita nel proteggere e difendere gli oppressi e lottare contro l’oppressore.” Siamo al 680d.C.: qualcosa di quel mondo esiste ancora? Certo, come la battaglia di Legnano-Pontida (1167) viene celebrata dalla Lega come la “liberazione” dei lombardi…dimenticando completamente il contesto storico, ossia che il nemico non era “Roma ladrona”, bensì l’Imperatore Federico Barbarossa. Una delle mille battaglie medievali.Insomma, non prendiamo a prestito pessime citazioni di pessimi politici per cercare nella Storia delle giustificazioni per il presente: ne viene ancora a Bossi od a Trump, di aizzare qualcuno nel nome di faccende accadute nella fossa del tempo per giustificare le loro sporche mire.
Ciò che invece bisogna notare è il “picco” della cultura islamica contemporaneo ai califfati abbasidi di Baghdad (900 d.C.) i quali, liberi dalla prevaricazione teologica cattolica, condussero la scienza e la tecnologia a livelli impensabili per l’epoca: dagli interventi chirurgici con anestesia totale (oppiacei), che rimasero nei testi di medicina inglese fino al 1700 alle prime cartiere, importate dal sapere cinese.Dai numeri cosiddetti “arabi”, che giunsero in verità dall’India, all’algoritmo, che fu inventato in Persia da un dimenticato matematico chiamato Al-Kwarizmi (De Al-Kwarizmi de numero indorum). Anche il pensiero fece molti progressi: da “solo la logica (kalam) può riconciliare in pieno ragione e fede” (scuola filosofica dei Mutaziliti) a “dal mondo minerale a quello vegetale, dal vegetale all’animale, e da quest’ultimo all’uomo” (Alì al-Masudi), laddove si cercava d’ipotizzare l’evoluzionismo.Per favore, Escobar: lasciamo da parte Cartesio, che ancora doveva nascere molti secoli dopo.
La seconda epoca islamicaFinite le Crociate e tutti gli sconquassi che ne derivarono, agli albori del Settecento si verificarono alcuni mutamenti: purtroppo, di segno opposto rispetto alle aspettative od alle speranze di una conciliazione.Paradossalmente, laddove gli islamici avevano scoperto la logica nel 900 d.C., la dimenticarono mentre in Europa con l’Illuminismo stava affermandosi: questo è uno dei punti chiave delle rispettive evoluzioni. Gli Illuministi cozzarono violentemente contro il potere cattolico, mentre gli islamici – segregati nella Umma e nei versetti del Corano – non poterono accedervi.Vi fu un luogo dove le rispettive tradizioni tentarono l’incontro: da un lato i Gesuiti, dall’altro i Dervisci – da non confondere con i Dervisci Danzanti, che erano per una via più legata all’ascetismo – mentre i Dervisci Ottomani erano il vero contraltare dei Gesuiti cattolici.Anche il luogo è noto e suffragato da prove storiche: l’eremo di Blagaj, alle sorgenti della Buna, presso Mostar, in Bosnia.In quel luogo (che visitai) per secoli le tradizioni vennero confrontate, i “sacri testi” letti collettivamente, le discussioni fiorirono, vi nacquero amicizie. Purtroppo, fu tutto inutile: l’Europa marciava a passo lesto verso qualcosa che gli islamici non potevano cambiare così in fretta, e già s’intravedeva l’ombra di un Corso che avrebbe significato il crollo definitivo dell’Europa medievale, dei suoi riti, delle sue monarchie assolute, delle nobiltà intangibili.Dall’altra parte, e più precisamente nel deserto saudita, un oscuro teologo islamico – Al-Wahabi – sosteneva proprio la tesi opposta, ossia l’aderenza totale – letterale – con il Corano, scritto più di mille anni prima (!). Incontrò un giovane emiro – tale Al-Saud – e, insieme, giurarono fedeltà alla nuova (?) visione del Corano: era nato l’imperituro legame fra  quello che 200 anni dopo sarebbe diventato il regno degli Al-Saud e la visione di una civiltà islamica rigida e conservatrice.E l’Iran?
Fino all’anno 1000 governato dai califfati abbasidi, se ne staccò quando gli abbasidi andarono in rovina, occupati dagli Ottomani. Fino al 1500 la regione subì invasioni dal grande Nord, dalle steppe asiatiche, e fu governata da sovrani di derivazione mongola: nel 1500 – attenzione, secoli prima del regno saudita – con la dinastia Safavide stabiliva confini abbastanza definiti e corrispondenti grosso modo all’antico regno persiano. Nel 1600, infine, iniziava la sua azione diplomatica, prendendo accordi con le nazioni europee sempre nell’ottica di proteggersi dal pericolo ottomano (che era, comunque, in caduta dopo l’ascesa dell’Impero Britannico).Si può ben dire che l’inizio dell’Era Moderna trovò un Iran già “strutturato” per entrarvi a pieno titolo: a parte la breve occupazione del 1941 – ad opera di britannici e sovietici – ricordiamo che l’Iran non è mai stato colonizzato.
La religione sciita come differenziazione sociale, oltre che teologica?Francamente, la “teoria” di Escobar mi lascia un po’ freddo.Le differenze fra i due sistemi teologici, mentre non sono in discussione gli aspetti coranici, sono soprattutto nella scelta e soprattutto nella genesi del clero, che è molto diversa.Nel mondo sunnita si trova ancora un’eco molto presente di derivazione genealogica: il Re del Marocco s’ostina a difendere la sua (pretesa) discendenza per via diretta dal Profeta Maometto. Inoltre, le figure eminenti dell’universo sunnita (come l’imam di Al-Azhar al Cairo) sono sì ascoltate per quanto riguarda gli aspetti dottrinali, ma non hanno ruoli sociali né, soprattutto, politici.Invece l’Iran – piaccia o non piaccia, e nemmeno vi sto a raccontare se sia più o meno giusto – è una repubblica islamica, nella quale la figura principale – come se noi avessimo come Presidente il Papa – è il prodotto di una gerarchia ecclesiastica, anche se fare raffronti è difficile e carico di tranelli ideologici.
L’Iran, fra i Paesi del Medio Oriente, è il più orientale: non mi stupisce che una gerarchia religiosa esprima il “migliore” a guida della nazione: se vogliamo, è molto orientale questo tipo di scelta, paragonabile ai santoni indiani, tibetani, birmani, cinesi, ecc. Ossia, devi dimostrare le tue capacità e che il tuo pensiero è ben saldo e determinato: tutte doti richieste a qualsiasi capo religioso in Oriente. C’è poi il caso, tutto iraniano, che la guida religiosa sia anche colui che indica, a grandi linee, il percorso politico della Nazione, anche se la gestione è completamente in mani civili.La Religione Sciita, allora, in sé racchiude tutto questo sistema: nelle città sante – in Iran ed Iraq – cresce un clero dal quale escono le alte cariche. Ovvio che questo modo di procedere entra in conflitto con tutto l’universo sunnita, dove troviamo soprattutto reami, reami fasulli, presidenti che sono dei padri-padroni e dittatori che vengono chiamati presidenti.In altre parole – migliore o peggiore, giusto o sbagliato che sia – l’Iran possiede una struttura costituzionale che nessuno ha in quell’area: una solidità che dura, come Stato indipendente, dal 1500.Ed è questo, se vogliamo, che potrebbe spaventare un presidente americano: sapere d’avere di fronte una struttura composita – certo, c’è anche la religione sciita – ma estremamente moderna.Di una strana modernità, che non è misurabile con i nostri “metri”: una modernità islamica.

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