Ma che modello è l’Emilia ?

Dopo il coronavirus l’attenzione è ancora polarizzata sul tema elezioni in Emilia.

Interessante riverbero.

Provo a spiegare. Se entriamo nel merito del dibattito che si trascina sui media cosa viene fuori?

In Emilia più che in altre parti c’è una certa efficienza nell’amministrazione in generale delle istituzioni, la sanità è quasi un modello, come altri aspetti …

Vi siete chiesti modello di che mondo ?

Perchè i problemi del lavoro, dei raiders o delle piccole imprese, dell’energia, dell’efficientamento energetico delle banche verso il territorio, della produzione industriale, dell’agricoltura imposta dalla Grande Distribuzione,la stessa sanità .come è considerata lì a caso la sanità? Rientra in un ottica del capitalismo finanziario,la sanità è un business, le cure una merce per quel mercato, uguale alle altre regioni, ma …con un margine maggiore di efficienza, così per gli altri temi appena accennati

Di quanto è cambiata lì in Emilia la vita reale dell’operaio, dell’agricoltore, dell’impresa artigiana, del giovane in cerca di lavoro, della definizione dell’efficienza energetica degli immobili, del dissesto idrogeologico, ecc Non voglio allungarmi qui, ma questo è il punto .

Lì c’è stata e permane l’illusione che il PD con i suoi satelliti civici abbiano tracciato esempi buoni alla radice ed esportabili, fatela un analisi sul posto e ragionateci, i numeri ISTAT parlano di benefici maggiori di altre regioni, ma sono sicurezze per sempre, sono segnali una possibilità di nuova vita?

C’è una via emiliana su qualunque tema da cui prendendola in prestito a modello potremmo dedurre una indicazione per tutta l’Italia ?

Mi pare difficile da sostenere a meno di non essere in corsa per aumentare il PIL. Chi aveva forse anche strumenti culturali per spiegare cos’è davvero la politica fatta in Emilia non lo ha fatto coscientemente e ha messo in campo ogni possibile facilitazione elettorale di voto disgiunto e cagate poco serie, smettendo da tempo di fare politica anche solo di opposizione vera.

Il M5S ha rinunciato lì, come altrove ad avere una identità propria, adottando non compromessi (Pizzarotti docet), ma proprio azioni di deprivazione di senso della propria azione . Il M5S ha favorito coscientemente la vittoria del PD che ora chiederà il conto incapace di ritornare ad agire politicamente sui territori, in Emilia come altrove e accettando senza contraltare, senza guadagnare nulla le posizioni di ricatto del PD, dove Calenda anche se transfugo è considerato ancora una meraviglia col suo capitalismo migliorato.

Questa è l’altra faccia della politica cui adesso solo chi ha filo può tessere ed il PD che era morto in catalessi è stato riesumato da un anno circa per la gioia di Beppe e dell’Srl ed ora è lui che detta l’agenda.

Nonostante a Roma abbia continuato a fare cose turche nei decenni precedenti il PD un radicamento ce l’ha e proprio in Emilia è evidente, con colossali reti grandi e piccole di cooperative, associazioni, radio locali, centri di studi universitari e non, con un sindacato molto dentro il tessuto, con un collegamento oggettivo fra associazioni di volontariato e istituzioni.

Quindi personalmente chi parla di alleanze a esclusivo fine elettorale ( non hanno altra soluzioni rimanendo inalterati i criteri di lotta politica), non ha fatto lo sforzo di ragionamento a tutto campo. Così davanti alla santa alleanza “indispensabile” senza neppure una discussione critica all’interno in attesa delle “IDI DI MARZO” significa portare avanti la faccia buonista del capitalismo senza aver cambiato un solo polo decisivo dei temi originari, ma di fronte all’incertezza fra la brutta copia e l’originale la massa preferirà sempre l’originale, con buona pace dei pochi rimasti a difendere la bandiera di Crimi e del cerchio magico. Così continuiamo a leggere sui social elenchi allungati di cose fatte per “merito del M5S” che alleandosi le ha rese possibili, poi leggiamo della disfatta del R di C con appena 180.000 posti di lavoro stabilizzati, leggiamo della riforma della prescrizione che ogni giorno è annunciata ed invece è ancora da passare nelle forche caudine delle commissioni parlamentari, così ci facciamo piacere come miglioramento della vita la defiscalizzazione di circa 100 euro in busta paga .

Gli altri erano e sono peggio, ma questi non hanno un idea politica di coerenza e autonomia, un vero progetto di costruzione di una nazione diversa dove lo sviluppo sia davvero un tutt’uno fra azioni parallele nell’ambiente, per l’energia sostenibile, per una socialità solidale

Gianni Gatti

Savona 29/01/2020

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