Dopo il corona-virus cosa ci aspetta ?

Dopo il corona-virus cosa ci aspetta ?

Tutti gli indicatori, i segnali dell’andamento della crisi epidemica ci dicono che alla fine di questo periodo oggettivo di restrizione della malattia, ci saranno conseguenze forti, epocali in diversi settori della società civile.

Il dramma della situazione sociale che avviene davanti ai nostri occhi ci dice, che adesso c’è un aggiornamento dei morti e dei contagiati addirittura ad ore alternate, mentre comunque in vari modi e con un po di fortuna da una parte e di abnegazione dall’altra (8.000 medici si dichiarano pronti a tornare in campo per emergenza) lo stato ci porterà fuori da questo spazio temporale e non mi pare salvo imprevisti ci siano numeri che giustifichino il panico “provocato” consapevolmente o no dai media se non per le condizioni critiche operative in certi ospedali

Voglio dire che chi capita in questa terribile influenza ha meno probabilità di guarire di quei 80.000 morti solo nel 2019 per inquinamento atmosferico, di qui 49.000 morti di infezione ospedaliera(entri per un controllo esci malato) semplicemente per un motivo:

chi ha il corona virus va ad aggiungersi a quelli citati e altri di patologie note

Si muore di malasanità gestita nel tempo, non solo per effetto del corona virus, ma per un indirizzo strategico dato alla sanità nazionale come merce di un mercato in cui “la merce” sono gli utenti stessi e le loro malattie.

Anzi in qualche modo, salvo chi ha diverse predisposizioni di altre patologie, in fondo questo stato col cuore o con l’anima degli operatori tutti, con la tecnologia scientifica esistente potrebbe salvarti. Quando non succede, salvo casi particolari, è la natura che ha scelto, soprattutto anziani come “capi espiatori” nel mondo assieme a soggetti deboli. Ma con numeri sempre inferiori ad altre malattie

La tecnologia ci ha portato sin qui a curare, analizzare e proporre soluzioni che erano impensabili anni fa, lo sviluppo sociale che ha tagliato molte risorse (non solo in Italia) è quello che riscuote la taglia sulla testa di ognuno di noi, senza differenze antropologiche o di nazionalità o di ceto.

Vuol dire che l’emergenza ha messo in evidenza possibilità di risolvere criticità e malattie , ma il PIL ha emesso sentenza: prima gli affari! No è solo gestione arruffata e poco lineare!

Quando finirà il periodo incerto di influenza del corona-virus, ci rimarranno uno in fila all’altro tutti i problemi di salute, organizzazione sanitaria, di stato sociale NON RISOLTI volutamente, ma dentro una crisi economica che come è facile capire taglia sempre in basso, verso chi ha meno strumenti e verranno tempi in cui il posto precario sarà una manna dal cielo.

Cioè mentre spariranno una quota di lavori “salvavita”, si continuerà nella pianura padana a morire di inquinamento atmosferico, negli ospedali a prendere infezioni e a fare le “code” in fila per visite e terapie, nella terra dei fuochi che ormai si estende non solo al sud ma ovunque nel nostro paese, a bere acqua con PFOAS da acquedotti che non l’hanno vista perché non la cercavano (vedi Brescia) oppure con discariche piazzate su enormi riserve d’acqua potabile, a tenere porti con navi che irrorano i loro malefici fumi nei porti, ecc, ecc .

Anche se non ci sono ancora (perché l’epidemia sta avvenendo solo ora) studi che mettano in parallelo epidemia e ambiente, pur con i miei limiti di competenza direi che c’è un sistema ambientale favorevole a che attecchiscano facendo danni questi virus.

Se hai la sanità stessa del medico di famiglia con le dovute eccezioni che pompa antibiotici spinto da Bigfarma, se te li fanno mangiare indirettamente tramite allevamenti intensivi, vivi in posti dove l’inquinamento è storico e accertato da generazioni non è colpa del virus, ma dell’impostazione sociale e produttiva che ti serve sul piatto del virus con contorno…

In questa fase delicata e difficile il governo ha dovuto (con tutti i suoi limiti) battersi con la Confindustria che non accetta chiusure di fabbriche e produzioni non indispensabili.

La finanza ha i suoi riti e il prezzo è lo stare sul mercato globale, mentre i Berlusconi miliardari vanno in luoghi protetti, Renzi se ne va a fare conferenze nel Nord Europa col suo slang d’eccezione e il 95% degli abitanti rimane a presidiare il luogo di abitazione subendone tutte le penalità…Le banche e i grandi fondi privati e bancari dettano la loro legge : non fermate le merci ! Si parla di danni per 100 miliardi solo in Italia persi ogni mese di fermo, se ne fregano i Lumbard” dei morti e del collasso sanitario, ovvio quelli delle Grandi Aziende e della politica “legaiola”confindustriale

Ma il punto rimane essere: quale tipologia di “sviluppo” dobbiamo prendere come modello ?

La risposta varia a seconda se stai da una parte o dall’altra della bilancia tematica.

Dalla parte del potere che qui ci ha condotti attraverso la politica dei partiti (tutti) o dalla parte della massa della popolazione che subisce.

Non c’è una forbice fra sviluppo sociale e sanità ma una unica linea costruita apposta per pochi contro la maggioranza con il mercato globale a governare scelte con la finanza.

Allora anche nel dibattito che dovrebbe essere rilanciato sul piano politico direi a prescindere come nota di “base” dovrebbe esserci il tema dato dal dilemma: concentrare o diffondere ?

Mi spiego .

La sanità centralizzata o diffusa sul territorio ?

Che poi spesso la centralizzazione ha significato dismissioni di unità sanitarie e privatizzazione di ospedali, laboratori.

Oggi ci dicono meglio concentrare per economia di scala delle strutture esistenti.

Ma è davvero stata così l’operazione?

La famosa siringa che costava al sud 10 euro e 3 euro al nord ha avuto un prezzo unificato ?

La ricerca serve concentrarla perché i progetti devono avere ampiezza di tempi, strutture adeguate e fondi per terminare, non chiudere a metà come oggi succede (non solo nella sanità), deve essere pervasa da università e aprire luoghi di eccellenza con reali possibilità giovanili di professionalità.

La sanità deve essere sui territori magari anche con specializzazioni diverse.

In Germania che conosco un po’, se hai problemi alle articolazioni per es. vai in una clinica dove ci sono tutti quelli che conoscono meglio quelle tipologie e sono attrezzati per analisi e terapie, uscendone certo del percorso.

In Italia fai il giro delle sette chiese e non ne esci sano se non per incontri fortuiti.

Fare grandi strutture può essere un fatto di risparmio oggettivo al momento della costruzione, ma tutti i problemi di concentrazione messi in evidenza dall’epidemia si amplificano ed alla fine costano molto di più oltre a impedire un servizio al cittadino

La sanità non può essere un affare di mercato, deve essere un servizio.

Lo stesso discorso mi pare ci “azzecchi” con l’energia.

Innanzi a tutto serve un piano di investimenti agevolati ed incentivi non solo per le fossili(che nel 2019 hanno incamerato in vari modi solo in Italia circa 19 miliardi di euro) ma per il risparmio energetico, dato che la maggioranza degli immobili è di classe F, cioè butta via il 70% dell’energia prodotta.

Personalmente oltre a favorire le energie sostenibili, con sistemi integrati oggi già possibili, penso abbia senso un PNEC centralizzato, però fatto da tante diverse applicazioni territoriali federali.

La democrazia citata a parole nella direttiva Europea 20.20.20 o è democrazia di proprietà diffusa o non è, dato che energia e sanità sono elementi primari indispensabili assieme all’acqua.

La dimensione concentrata nazionale è foriera di impatti ambientali negativi, di interessi privatistici di grandi aziende attrezzate con possibilità corruttiva e deviante.

L’aspetto invece di una energia costruita su misura sulle necessità oggettive territoriali, dopo aver recuperato efficienza urbanistica ha meno impatto ambientale sulla biosfera su cui agisce, rispetta le eventuali risorse naturali locali (vento, geotermia, ecc) e non provoca grandi opere con elettrodotti o altro compresi impatti ambientali.

Portarsi avanti col lavoro è bene,in giorni di chiusura forzata

Per capire cosa succede e se abbiamo imparato la lezione del dopo corona-virus ho posto alcuni elementi di riflessione senza pretesa di esaurire o chiudere l’argomento

Gianni Gatti Savona, 24/3/2020

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