L’emergenza coronavirus mostra i limiti del modello neoliberista

Dal blog http://www.civg.it/

Scritto da Osservatorio Italiano sulla Nuova Via della Seta

Ringraziamo Fabio Massimo Parenti, Professore Associato di Politica Economica Internazionale presso la China Foreign Affairs University di Pechino e autore di numerosi articoli e saggi dedicati alla Cina, per averci concesso una lunga intervista sull’emergenza coronavirus. Ne abbiamo estratto i passaggi più importanti, che proponiamo ai nostri lettori.

1) Professore, in Italia abbiamo assistito ad una gestione molto confusa della crisi COVID-19. Le dispute fra gli specialisti sono state numerose, sia per quanto concerne gli aspetti strettamente bio-medici della faccenda sia per ciò che riguarda la riorganizzazione dei servizi, delle attività economiche del Paese e della vita quotidiana dei cittadini. Come è stata gestita la crisi in Cina?

FMP) Al momento attuale ho un’esperienza indiretta, ma quotidiana, di quanto sta avvenendo in Cina. Il governo cinese ha reagito in modo efficace, mostrando un’eccezionale capacità di mobilitazione di persone e mezzi. Giusto per darvi un’idea, sin dalla fine di gennaio le mie condizioni di salute sono quotidianamente monitorate, in remoto, dai responsabili medici dell’Università di Pechino, per la quale lavoro. Un approccio centralizzato e ben coordinato, da cui il resto del mondo avrebbe dovuto prendere esempio, come ha recentemente confermato l’Organizzazione Mondiale della Sanità elogiando l’approccio cinese al COVID-19.

2) Tuttavia, sembra che la ‘lezione cinese’ non sia stata recepita…
FMP) Sfortunatamente no. Quando i nostri paesi sono stati investiti da questa grave emergenza, il modus operandi dei vari governi non è apparso né centralizzato né tantomeno coordinato. Purtroppo è questo il dato oggettivo che emerge dall’esperienza delle ultime settimane.

3) Quali sono stati i principali errori dei governi occidentali?
FMP) Fino a poche settimane fa, nei paesi occidentali si è speso tempo a criticare la Cina, a evidenziare i punti deboli delle prime misure adottate dal governo cinese per il contenimento dell’epidemia, a speculare sulla tenuta della leadership di Xi Jinping e del Partito Comunista. Una volta investiti dalla crisi poi, i governi occidentali hanno reagito in modo timido, evitando un controllo sistematico dei flussi di persone in entrata e in uscita dai rispettivi paesi. Ora la situazione si è completamente capovolta, in Cina la situazione migliora e mentre il governo della Repubblica Popolare mantiene ed estende il suo consenso fra la popolazione e a livello internazionale, il quesito che ci si pone è se le leadership occidentali sapranno evitare il collasso.

4) Ora però, almeno in Italia, sembra esserci stato un deciso cambio di passo, non crede?

FMP) L’Italia si trova in una situazione intermedia fra la Cina e le altre nazioni occidentali. Sin dalla fine di febbraio ha iniziato a monitorare seriamente i contagi, effettuando ad oggi all’incirca 80.000 tamponi. La gestione dell’emergenza nel nostro paese è quindi migliore rispetto per esempio a quella di Germania, Francia o Stati Uniti. In quest’ultimo caso la situazione che si profila è veramente drammatica per l’assenza di un sistema sanitario nazionale supportato da investimenti statali; d’altronde fino pochi giorni fa negli USA sono stati effettuati appena 500 test. Per quanto riguarda il resto d’Europa, la situazione negli altri paesi è ancora poco chiara per mancanza di dati certi. Viene da chiedersi se non si stiano forse nascondendo i numeri reali di questa crisi. In tal caso, vale la pena ricordare che era proprio questa l’accusa (infondata) che veniva inizialmente mossa alla Cina. Tornando all’Italia, possiamo dire senza timore di smentita che le misure preventive inizialmente messe in campo non sono state sufficienti.

5) Nello specifico, cosa non ha funzionato?

FMP) Solo dopo il 20-23 febbraio sono state poste in essere delle serie misure di contenimento dell’epidemia. Mi riferisco all’isolamento di alcune aree del Nord Italia e alla sospensione dell’erogazione di alcuni servizi pubblici (scuole, università) e attività economiche, fino alla decisione di estendere la zona rossa all’intero territorio nazionale e prolungare la sospensione di eventi pubblici. Un intervento corretto ma probabilmente arrivato troppo tardi. In alcuni casi, la fuga di persone dalle zone rosse è stato un lampante esempio di debolezza da parte di chi doveva gestire la situazione. Un altro esempio di gestione contraddittoria della crisi è stato il blocco dei voli da e per la Cina; una misura di per sé corretta ma insufficiente, perché non associata al blocco dei voli diretti e provenienti, con scalo, anche da altri paesi asiatici in cui potenzialmente il virus si era già diffuso. D’altro canto, prima che il Governo nazionale annunciasse le recenti restrizioni, fino all’ultimo i governatori locali hanno intrapreso campagne volte a scongiurare la sospensione delle attività economiche (ricordiamo tutti l’hashtag ‘#milanononsiferma’). Seppure in ritardo, tali iniziative sono state giustamente sospese, perché ci si è resi conto della loro pericolosità. Questi comportamenti irresponsabili, da parte di alcuni politici, giornalisti e scienziati, andrebbero sanzionati severamente.

6) Ma il danno è stato fatto…

FMP) Questa confusione a livello operativo ha avuto un riflesso nel dibattito pubblico, che ha condotto a numerosi fraintendimenti sulla pericolosità di COVID-19, con ricadute sulla nostra vita quotidiana. Era ancora diffusa, fino a pochi giorni fa, l’idea che il coronavirus fosse poco più che una semplice influenza e che l’emergenza fosse stata in qualche modo esagerata…

7) Quali sono i fattori strutturali che ci hanno penalizzato?

FMP) Come ho evidenziato prima, in Italia non è certamente facile ottenere un livello di coordinamento elevato fra governo centrale e autorità locali. Questo è sicuramente un aspetto del problema, ma ce n’è un altro, legato alla sostanziale carenza di spazi e risorse per la cura dei pazienti contagiati, che come sappiamo in molti casi richiedono terapie speciali. Sappiamo bene che negli ultimi decenni il numero di posti letto in terapia intensiva nei nostri ospedali è costantemente diminuito. Per ovviare a questa situazione e bloccare l’epidemia, si sta ora cercando di rivedere alcuni investimenti pubblici, aumentare i posti letto disponibili da 5000 ad almeno 7/8000 attraverso l’impiego di ospedali militari e strutture riadattate per l’emergenza, etc. Da questo punto di vista stiamo conducendo un buon lavoro, ma va compresa la ragione profonda per cui siamo arrivati a questo punto. Questo è infatti il tragico risultato delle politiche neoliberiste che hanno sottratto alla gestione pubblica quote sostanziali del sistema sanitario nazionale, cedendole ai privati. La sanità italiana, che era una delle migliori al mondo per i servizi offerti ai cittadini, rischia di collassare perché nell’ultimo decennio lo stato non ha investito adeguatamente in mezzi e personale, consentendo al business privato di farsi spazio nel campo assai redditizio delle cure mediche.

8) Torniamo agli scenari internazionali. Chi e come ha cercato di sfruttare a suo vantaggio il momento di debolezza del gigante asiatico?

FMP) Vi è stata sin dall’inizio un’inaccettabile strumentalizzazione politica della faccenda. Da questo punto di vista l’uscita più emblematica è stata quella del Segretario di Stato USA Mike Pompeo, che a fronte della dichiarazione di emergenza sanitaria globale da parte dell’OMS ha accusato la Cina di essere la più grande minaccia del nostro tempo. E ancora oggi Fox News e altri media occidentali continuano ad accusare la Cina per questa situazione. È totalmente assurdo: siamo di fronte ad una crisi internazionale, legata alla diffusione imprevedibile e in numerosi paesi di un virus che non ha ‘nazionalità’ e che non può essere collegato a uno specifico gruppo etnico! Si noti che questo atteggiamento nei confronti della Cina è lo stesso che ha poi condotto la CNN a rappresentare l’Italia come il secondo ‘untore’ del pianeta, in modo semplicistico e totalmente fuorviante, soprattutto se si pensa al fatto che sono emersi studi che dimostrerebbero come il primo caso di contagio in Europa sia avvenuto in Germania e non in Italia. Lo sciocco tentativo di attribuire una nazionalità al virus ha inoltre prodotto casi di discriminazione nei confronti sia dei cinesi che degli italiani. Va ribadito in modo chiaro che siamo di fronte ad una strategia aggressiva, messa in atto in modo arrogante e disumano durante una situazione di emergenza e finalizzata a ottenere un vantaggio nella competizione internazionale.

9) Crisi sanitaria o crisi strutturale del modello neoliberista? Chi ne uscirà indebolito?

FMP) Dobbiamo porci una domanda: perché la Cina è stata in grado di mobilitare in modo così efficiente personale e mezzi, costruendo tempestivamente nuove strutture ospedaliere per curare in modo idoneo i suoi cittadini, e noi no? L’approccio cinese si è dimostrato molto più performante rispetto a quello occidentale in una situazione così critica perché i principi che ispirano il socialismo con caratteristiche cinesi garantiscono la persistenza di un modello ‘ibrido’, che pur consentendo l’iniziativa privata la affianca ad un forte controllo statale, specialmente nei settori economici strategici. Un modello antitetico a quello statunitense, che invece temo avrà degli esiti drammatici. Credo pertanto che questa esperienza rafforzerà la Repubblica Popolare. L’Europa può provare a ripensare le sue politiche sanitarie, memore del ruolo giocato in passato dallo stato in questo settore così cruciale. Chi perderà consenso quindi? La leadership comunista cinese o quelle neoliberiste occidentali? Sembrerebbe proprio che siano i nostri leader a correre il rischio maggiore. È probabile che la discussione sugli effetti più deleteri della globalizzazione neoliberista acquisirà molto più spazio nel dibattito pubblico dei nostri paesi. Mi auguro che i vari problemi saranno affrontati in un clima costruttivo e pacifico, in netto contrasto con l’aggressività che ha caratterizzato quest’ultimo periodo.

Per ora, il mio suggerimento è di essere più prudenti nei giudizi, rispettosi e umili, collaborando a livello internazionale e supportandoci vicendevolmente in questo difficile momento.

Fabio Massimo Parenti è Associate Professor di International Political Economy presso la China Foreign Affairs University di Pechino. In Italia insegna all’Istituto Internazionale Lorenzo de’ Medici a Firenze. È anche membro del think tank CCERRI, Zhengzhou, EURISPES, Laboratorio BRICS, Roma. Su twitter @fabiomassimos.

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