“Tutto, subito, attraverso il fuoco, in cenere”

Dal blog https://www.apocalottimismo.it/

by Miguel Martinez | Mar 17, 2020 |

Della Questione delle Questioni, quella che chiamiamo ambientale.

Noi la guardiamo sempre per frammenti: la tartaruga porina soffocata dalle bustine di plastica, il sito di Flixbus che mi offre la possibilità di “compensare” i  miei peccati al prezzo di 0,27 centesimi,  le incomprensibili faccende del clima (“1873 scienziati hanno dichiarato che finiremo  tutti arrostiti il 23 di febbraio del 2082 se non facciamo Qualcosa Subito“)…

Ciascuno di questi singoli problemi richiederebbe, ci dicono, una soluzione, una “New Deal for Nature“.

Ambiente deriva da un’antica radice indoeuropea, che indica semplicemente tutto ciò che c’è attorno a noi.

L’ambiente, per noi, è la biosfera.

Una pellicina sottilissima – una decina di chilometri sopra la superficie della terra per alcuni uccelli molto avventurosi, altrettanto sotto il livello del mare per alcune strane forme di vita acquatica, per noi terrestri, qualche decina di centimetri.

Non abbiamo alcuna prova che esista da qualunque altra parte di questo terrificante universo qualcosa di analogo.

La biosfera è un essere vivente costituito da miliardi di anni di interazioni  tra miliardi di miliardi di miliardi di creature, di cui solo un’infinitesima parte sono vivi e studiabili oggi.

Della biosfera, noi con tutti i nostri strumenti, potremo quindi soltanto capire minuscoli frammenti, per cui ogni tentativo di aggiustarla, di dominarla, è condannato al fallimento.

Tutte le specie approfittano a più non posso della biosfera, ma trovano sempre qualche ostacolo che le ferma, e ciò crea una sorta di equilibrio nelle stesse trasformazioni.

L’eccezione è la specie umana, e siccome la maggior parte dei lettori di questo blog vi appartengono, questo fatto crea non pochi problemi nel prenderne il giusto distacco.

Diciamo che la specie umana si è specializzata in un’attività: trasformare risorse non rinnovabili, attraverso il fuoco, in rifiuti, in tempi sempre più veloci.

“Rifiuti” è  un concetto molto ampio.

Immaginiamo degli alberi che crescono con tempi dettati dal sole e con grande diversità tra di loro.

Vengono tagliati dagli uomini che li usano per accendere un fuoco e riscaldarsi.

Questo è il dono di Prometeo.

Ma di tutto ciò, restano, un calore che non scompare, ma che non riacchiappiamo nemmeno più; e un mucchio di cenere grigia, inutile, o almeno  molto meno utile degli alberi originali.

Se cogliamo questa immagine – gli alberi secolari, il nostro breve e comprensibilissimo piacere nel riscaldarci al fuoco, il calore che se ne va, la cenere uniforme – avremo capito la parte fondamentale della questione ambientale.

Che vale praticamente per tutto: i carburanti fossili si sono creati in milioni di anni e scompaiono in un istante, lasciando necessariamente dietro di sé una “cenere” così inutile da essere invisibile.

Potremmo tradurre tutto ciò come un passaggio dalla Qualità – i tanti aspetti e colori e specie di alberi – alla Quantità – il semplice peso della cenere uniforme.

L’aspetto cruciale della Questione Ambientale è il Tempo.

Il Tempo misura le trasformazioni – la crescita di un albero ad esempio.

Se il consumo di legna è proporzionale a quel tempo, abbiamo un sistema sostenibile.

Ma con l’umanità, le trasformazioni si accelerano.

Il re di Spagna mandava un ordine alla Nuova Spagna, la nave partiva, e se tutto andava bene, arrivava mesi dopo; poi doveva attendere i venti favorevoli per riportare l’esito al re.

Adesso siamo arrivati al “tempo reale”: nel 2014, sei lunghissimi anni fa, Michael Lewis documentò come certi speculatori di Wall Street fecero costruire un cavo il  più rettilineo possibile per collegare Chicago alla loro base a New Jersey, in modo che i loro computer potessero ottenere informazioni con qualche millisecondo di anticipo sui concorrenti.

Pensiamo a tutti i piccoli imprenditori che vorrebbero offrire un servizio un attimo primo dei loro concorrenti, e un filino migliore, e cosa significa:

il progetto, condiviso da innumerevoli milioni di esseri umani, di trasformare tutta la biosfera, subito, attraverso il fuoco, in cenere.

Da ciò deriva anche il fatto che nessuna politica che si basi sui problemi/sintomi – bustine di plastica in bocca alla tartarughe, emissioni di CO2, raccolta differenziata –potrà incidere realmente sulla Questione Ambientale.

Queste affermazioni non sono né ottimiste né pessimiste, non sono di Destra o di Sinistra.

Sono semplicemente la definizione del Fatto da cui tutte le nostre esistenze dipendono.

Dopo, possiamo fare delle scelte basate sul nostro carattere personale, sulle nostre idee politiche, sui nostri interessi personali.

Possiamo scegliere di opporci al processo in corso – per quel che contano le nostre forze.

Possiamo aspettarci che la natura faccia il suo corso, come è già successo tante altre volte.

Oppure al contrario possiamo sposare il processo fino in fondo: dopo aver sterminato i mammut, in fondo, gli esseri umani se la sono cavata passando all’agricoltura; e dopo aver distrutto la biosfera, c’è comunque una galassia intera da sbucaltare, così enorme da poter assorbire per molto tempo la crescita esponenziale che caratterizza la nostra specie.

Ed esistono forse già adesso i mezzi per trasformare gli esseri umani stessi in esseri artificiali, che potranno non avere nemmeno più bisogno di una biosfera.

L’unica scelta da escludere è proprio quella basata sui problemi, sull’emergenza contro cui bisogna lanciare investimenti miliardari: perché è esattamente questo modo di fare che ci ha portati nella situazione in cui ci troviamo.

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