Bombe atomiche, e cervelli all’ammasso a gogò

Dal blog https://carlobertani.blogspot.com/

06 agosto 2020 Di Carlo Bertani

Una devastante esplosione ha sventrato il “cuore” di un Paese devastato, ossia il porto di Beirut. Un Paese veramente alla frutta per capacità politiche ed amministrative, che ha visto recentemente una svalutazione dell’85% della moneta, che vede – spesso – i jet israeliani che sorvolano il territorio di confine per colpire o tracciare le mosse del “nemico alle porte”, ossia Hezbollah. Questo è il quadro libanese.

Un governo del genere ha lasciato negligentemente sulle banchine 2.750 tonnellate di Nitrato d’Ammonio da circa tre anni, dopo che era stato sequestrato da una nave che batteva bandiera moldava (?) ed era diretta in Madagascar. Se l’area in oggetto era l’area della merce sequestrata, possibilissimo che ci fossero anche fuochi pirotecnici a loro volte sequestrati, o magari armi, altri esplosivi…in una nazione disastrata come il Libano, puoi trovare qualsiasi cosa in qualunque strada.

Ciò che dimostrerò, però, è che nessun ordigno nucleare è stato usato in quel frangente, né che missili o bombe sono state lanciate sul porto di Beirut.

Andiamo con ordine.

Gli esplosivi non sono tutti uguali e, la loro potenza, si sprigiona principalmente nella capacità di svolgere reazioni chimiche (in genere, ossidazioni con successiva combustione) nel minor tempo possibile.

La principale (ed essenziale) qualità di un esplosivo è quindi quella di generare un’onda d’urto la quale, maggiore è la velocità con la quale si distanzia dal punto d’origine, maggiori sono i danni che crea.

Possiamo renderci facilmente conto di questo fenomeno se incendiamo – a terra, in un luogo aperto – un bicchiere di gasolio: il gasolio brucerà, abbastanza velocemente. Se, invece, usiamo della benzina l’incendio sarà più subitaneo ed assomiglierà più ad una modesta esplosione la quale, non trovando ostacoli, si esaurirà in una manciata di secondi.

Il Nitrato d’Ammonio, invece, è un esplosivo più subdolo perché necessita di due fasi: la prima, nella quale riscaldandosi genererà una nuvola di Ossigeno la quale, in un secondo tempo, “assalirà” il combustibile (tipicamente polvere di carbone o gasolio assorbito su un substrato inerte) provocando l’esplosione, che porterà il Carbonio prima a CO (ossido di Carbonio) poi a CO2 (anidride carbonica) e sarà proprio qui il maggior “salto energetico”, con conseguente fiamme ed una consistente onda d’urto.

Difatti, se usato in ambito civile o militare, il Nitrato d’Ammonio richiede un duplice innesco, a distanza di una manciata di secondi.

Siamo, però, molto distanti dal C3, C4 o T4 che sono esplosivi plastici – usati nelle testate dei missili ad esempio – e che generano un’onda d’urto che viaggia a velocità dell’ordine del Km al secondo a migliaia di gradi centigradi: uno di questi esplosivi, ad esempio, fu usato nella strage di Bologna del 1980.

Nulla di tutto ciò è stato notato a Beirut, laddove i grattacieli che si vedono in lontananza non sono stati interessati dell’esplosione, se non per aspetti secondari. Nemmeno a pensare ad un’esplosione nucleare, la quale in pochi secondi avrebbe ridotto tutto in briciole, grattacieli compresi, con una velocità impressionante.

La velocità è il secondo fattore: più l’onda d’urto è veloce e più disgrega le opere murarie. Se l’onda d’urto è simile a quella di Bologna è in grado di sollevare addirittura treni e scagliarli per aria, ma si esaurisce presto. La dinamica nucleare, invece, è molto diversa: velocità e temperature sono di grado superiore e provocano danni ben più gravi ed a maggiori distanze: però, mentre un’esplosione di Nitrato d’Ammonio genera molti incendi a breve/media distanza, difficili da domare, un’esplosione nucleare si sviluppa nell’arco di pochi secondi e giunge, con la sua potenza, a lasciare un panorama di distruzione totale, soffocando quasi i possibili incendi, che possono sussistere solo a grande distanza dall’esplosione.

E veniamo al “fungo”.

Il “fungo” è generato dalla veloce risalita di polveri nel luogo dell’esplosione il quale, successivamente, giunto ad una certa altezza perde la forza iniziale adagiandosi in posizioni periferiche per poi ricadere: questa è la dinamica del “fungo”. Che non necessariamente deve essere atomico.

Si creò, ad esempio, sopra Dresda dopo il bombardamento del 1945, ma anche in situazioni più comuni: tutto dipende dall’esplosione, maggiore essa è, maggiore sarà il “fungo”. Che non indica, assolutamente, un’esplosione atomica.

In definitiva, l’esplosione di Beirut ricorda molto le esplosioni di esplosivi a non altissimo potenziale, bensì generatrici di gravi danni per la quantità d’esplosivo usato: dato che non è così facile ottenere del T4, ecco che molti terroristi hanno usato il Nitrato d’Ammonio. Altre esplosioni, sono avvenute negli impianti di produzione.

Si sono verificate, solo dal 1916 ad oggi, ben 30 esplosioni per errore nei siti di produzione del nitrato d’ammonio con migliaia di morti: elenco in nota (1).

Anche i terroristi lo hanno usato per la sua facilità di reperimento: ricordiamo Oklahoma City, Bali e la Norvegia.

Qualcuno ha indicato la possibilità che sia stata usata una micro carica nucleare.

La presenza di radioattività viene, generalmente, misurata in Sievert, più precisamente in mSievert, ossia milliSievert (1Sievert/1000 ), giacché un valore di 1 Sievert ha già effetti sulla salute umana: che io sappia, non sono state fatte misurazioni con questa unità di misura che abbiano mostrato pericolo nell’ambiente.

Poi, la cosa ha poco senso: perché “metterci una firma” quando potevano dar fuoco a quel po’ po’ di disastro ambientale che c’era nel porto di Beirut con una semplice, modesta bombetta da usare come un detonatore? Non era nemmeno necessario usare un missile, che viene tracciato – oramai – anche da Cozzalandia.  

La domanda che oggi si pone è, allora, chi può aver avuto interesse a destabilizzare il Libano e tutta l’area medio orientale?

Francamente, non trovo risposte plausibili: un conto è fare il galletto come Trump…accusare la Cina di questo e di quello…l’Iran di quello e quell’altro…ad usuum stultorum si fa questo ed altro, compreso commenti su Twitter e battute su Facebook.

Un altro conto è, invece, mettersi in una situazione nella quale si devono rischiare le portaerei a portata dei missili iraniani che giungono fino al Mediterraneo Centrale i quali, oltretutto, sono anche in dotazione ad Hezbollah. E poi: vogliamo proprio combinare un casino del genere a portata delle basi russo-siriane di Tartus e di Hmeimin?

Difatti, Trump ha fatto la sua “sparata” ma è subito stato smentito dal Pentagono. Negli USA, oggi, gli schieramenti fra isolazionisti ed interventisti non sono più fra Repubblicani e Democratici, mentre anche l’ala più dura dei Repubblicani, i neocon, sono passati in seconda linea rispetto agli anni dei Bush quando parevano spadroneggiare nel partito repubblicano. D’altro canto, anche i democratici hanno, con una manovra concertata dai vertici, allontanato gli avventurismi neo-rooseveltiani di Bernie Sanders.

Ciò che rimane è un “grande centro” che è la maggioranza nel Paese e che oggi, a causa della pessima gestione della pandemia da parte di Trump, sta accettando come nuovo presidente quel Biden il quale – a dirla tutta – non canta molto di più di un pappagallo impagliato.

In questa situazione di debolezza politica, gli USA non hanno certo velleità imperiali: la situazione economica, dopo la pandemia, sarà molto “scura” e con poche speranze di miglioramento. La Cina, pur accusata di tutto il male possibile, si comporta già oggi da grande potenza: non ancora egemone, ma in procinto di diventarlo.

Israele poteva avere interesse a colpire il Libano? L’aviazione israeliana colpiva già le basi di Hezbollah nel Sud del Paese, ma non ha mai mostrato – dopo la batosta del 2006 – di voler ritentare l’azzardo, e non sono le tonnellate di nitrato d’ammonio andate in fumo a modificare la situazione. Fra l’altro, Israele generalmente ha sempre dichiarato le azioni militari che intraprende, perché è una “merce” facilmente spendibile sul fronte interno, quando vanno bene. Con la situazione politica interna dello stato israeliano, con un Netanyahu che sta in sella per miracolo, non mi sembrerebbe il momento di dar inizio a danze così pericolose per gli equilibri internazionali.

In quest’ottica, se vogliamo trovare un possibile bandolo per spiegare quel che è successo, dobbiamo tenere presente che la Cina sta modificando il suo commercio estero, nel senso che – da quando Rotterdam era l’unico porto di partenza/arrivo delle merci – è arrivato Cherbourg, quindi Il Pireo, poi Vado Ligure (quando gli insipienti amministratori locali s’accorgeranno che dove c’è un porto sono necessarie strade e ferrovie) e Trieste, già compresa nell’accordo siglato con l’Italia per la “Via della Seta”.

La Cina, dopo il rifiuto di Israele, aveva messo l’occhio su Beirut come porto sul Mediterraneo orientale, ma non è questo disastro che può spaventare i cinesi: al più, risparmieranno i costi di demolizione. La situazione è cambiata da quando è entrato in servizio il nuovo sistema Maerks per lo stivaggio e lo scarico delle merci: completamente automatico (non ci sono più gruisti) ed informatizzato, può facilmente “pescare” i container da scaricare in una data area. Da immense spedizioni in un unico punto, a più punti di raccolta delle merci destinate ad aree più ristrette.

Di certo, la situazione libanese – con Hezbollah al potere – non è di facile soluzione: ma Cina ed Iran sono entrambi nello SCO e l’esperienza degli ultimi 20 anni c’insegna che, all’interno dell’ex Patto di Shangai, le soluzioni – tempo al tempo – si trovano sempre. In questo senso, Macron poteva risparmiarsi la visita a Beirut se aveva intenti diplomatici: fuori tempo massimo, dai tempi del dominio francese su quelle terre.

Concludendo, se qualcuno ha tirato un missile, oggi, mezzo mondo ne è al corrente e servono a poco i tanti galletti che strombazzano teorie complottiste: il complottismo è di facile intuizione per le masse, ma spesso non spiega nulla della diplomazia internazionale, che è mille volte più complessa rispetto agli assatanati della tastiera uber alles.

Il potenziale esplosivo era là da anni, ammucchiato alla belle e meglio in un Paese che definire allo sbando è solo far un complimento a curve e tornanti: qualcuno ha dato inizio alle danze con una tanica di benzina? Può essere.

Nessuno, di certo, ha sprecato un missile per così poco: in pochi giorni la situazione s’acquieterà ed a Beirut tornerà la solita, sonnacchiosa, ricerca di mettere insieme il pranzo con la cena. Di certo, nelle cancellerie di tutto il Pianeta, ciascuno cercherà di trarre il massimo vantaggio dalla nuova situazione che si è creata.

Ed è solo questo che conta, per chi vuole analizzare la politica internazionale.

1) https://it.qwe.wiki/wiki/Ammonium_nitrate_disasters

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