Ma il trumpismo non è stato sconfitto

Dal blog https://jacobinitalia.it/

Barry Eidlin 6 Novembre 2020

Trump pare destinato a una sconfitta che non comporterà il ritorno alla «normalità» promesso da Biden. Chi ha sostenuto senza convinzione il candidato democratico ha il compito di creare un’alternativa al neoliberismo

I risultati sono ancora in fase di conteggio, ma la competizione elettorale tra Donald Trump e Joe Biden è molto più serrata di quanto avessero previsto i sondaggi. Si stima che siano stati espressi 160 milioni di voti, con un’affluenza alle urne del 67%, un livello di partecipazione al voto mai visto dalle elezioni del 1900.

Al momento, stiamo ancora aspettando i risultati finali in alcuni stati chiave. Ma a prescindere da come andrà a finire, quello che sappiamo per certo è che le elezioni del 2020 non segneranno la fine del trumpismo, anche se, come pare ormai probabile, Trump finirà per perdere le elezioni. Nonostante la sua rara incompetenza e insensibilità di fronte alla crisi pandemica ed economica abbiano eroso un po’ del suo consenso, Trump continua ad avere il sostegno di una significativa minoranza di elettori americani.

Grazie a un sistema elettorale selvaggiamente antidemocratico, è improbabile ma ancora possibile che questa minoranza gli permetta di rimanere al potere (non c’è scenario a questo punto in cui Trump vinca nel voto popolare nazionale). Ma anche con una vittoria di Biden, la base di Trump non andrà da nessun altra parte. Anzi, possiamo aspettarci che alcuni dei sostenitori di estrema destra di Trump, incoraggiati dalla sua retorica razzista e xenofoba, intensifichino la loro attività all’indomani delle elezioni.

Inoltre, con il senato che probabilmente rimarrà sotto il controllo repubblicano e una magistratura piena da cima a fondo di persone nominate da Trump (non solo la Corte suprema), i sostenitori di Trump hanno ancora molte possibilità di esercitare il potere. Quanto allo stesso Trump, non possiamo escludere la possibilità che continuerà a fare campagna in modo da potersi candidare di nuovo nel 2024. In ogni caso, è probabile che il Partito repubblicano rimanga il partito di Trump per il futuro prossimo.

Per quanto riguarda i democratici, mancano di qualsiasi tipo di visione politica coerente per contrastare il trumpismo. Il messaggio principale di Biden – in realtà, l’unico – durante la campagna elettorale è stato che lui era diverso da Trump. Si è rifiutato con fermezza di promuovere qualsiasi tipo di visione globale e progressista per rispondere alle questioni scottanti di oggi, come il cambiamento climatico, la crisi economica, la giustizia razziale, l’assistenza sanitaria e altro ancora. Biden si è persino vantato in diversi momenti di aver battuto candidati come Bernie Sanders che stavano portando avanti quel tipo di approccio proprio perché ha rifiutato quella visione.

Ma rifiutando una visione più ampia, e facendo poco più che promettere un ritorno alla «normalità», Biden da presidente rischierebbe di tornare allo stesso tipo di politica che ha gettato le basi per Trump. Il fenomeno Trump è il sintomo di una profonda crisi della rappresentanza politica negli Stati uniti. Nessuno dei due principali partiti può affrontare le preoccupazioni che affliggono la stragrande maggioranza degli statunitensi: sicurezza economica, assistenza sanitaria, lavoro. Trump può aver fallito miseramente nel garantire ciascuno di questi punti né aver mai avuto alcuna intenzione di farlo, ma almeno ha parlato di questi problemi in un modo che ha avuto eco in una fetta significativa e disperata della popolazione.

Nel frattempo, il Partito democratico, che dovrebbe rappresentare gli interessi degli elettori della classe lavoratrice e della classe media, ha promosso, almeno dall’era di Bill Clinton, politiche che hanno trascurato la loro apparente base sociale a favore dell’alleanza con Wall Street. Nel 2016, il partito ha pagato il prezzo di queste politiche, poiché alcuni elettori bianchi della classe operaia nel Midwest sono passati a Trump, mentre molti elettori di colore disillusi sono rimasti a casa, aprendo la strada stretta di Trump alla vittoria. In assenza di una visione politica progressista convincente da parte di Biden, è probabile che tra quattro anni assisteremo al ritorno di una forma amplificata di trumpismo.

Ovviamente nessuno dovrebbe illudersi che Biden o il Partito democratico siano in grado di portare avanti il tipo di visione politica di cui questa fase necessita. Ciò dipenderà interamente dal tipo di pressione che la sinistra può generare nelle strade per forzare l’agenda politica su temi come Medicare for All, il Green New Deal, il defunding della polizia e altro.

Gli elettori di sinistra che hanno appoggiato con riluttanza Biden nel 2020 lo hanno fatto sostenendo che avrebbe creato un terreno organizzativo più favorevole. Con Biden probabile vincitore, è ora di mettersi al lavoro per dare forma a quel nuovo terreno.

*Barry Eidlin è professore di sociologia alla McGill University ed è stato rappresentante sindacale per il Local 2865 della Uaw. Questo testo è apparso su JacobinMag. La traduzione è a cura della redazione.

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