Banda larga e 5G, ecco norme e strumenti Ue

Dal blog https://www.startmag.it/

Nota di R : Solo a titolo di informazione: in un momento dove la tecnologia del 5G ad uso controllo capillare e di spinta tecnologica militare, è quasi sparita dai radar dei media, ma va avanti anche se il governo Draghi non ha ancora deciso cose esplicite in merito,giusto per riposizionare in un ottica questo progetto di dominio mercantile e finanziario sui dati soprattutto con l’alleanza atlantica e con una Eu serva sciocca ..Il convegno di cui si parla è fatto dai fascisti di Fd’I, ma offre spunti utili . (Gianni Gatti) #

di Maurizio Mensi

Tutte le indicazioni dell’Ue su regole e strumenti per infrastrutture digitali sicure e resilienti. L’intervento del professore Maurizio Mensi tenuto nel corso del convegno organizzato d Fratelli d’Italia sulle reti tlc

UN APPROCCIO INTEGRATO: RETI, SISTEMI, DATI

Per gli operatori di telecomunicazioni diventa necessario gestire al tempo stesso infrastrutture e servizi per la gestione dati necessari al funzionamento della rete.

L’infrastruttura digitale oggi comprende anche intelligenza artificiale, Cloud, capacità computazionale distribuita, elementi che sono sempre più, soprattutto grazie al 5G, al cuore dello sviluppo della rete.

Il confronto fra i vari sistemi nazionali in seguito all’emergenza ha evidenziato come il successo o l’insuccesso sia dipeso dalla connettività, dalla qualità e integrità dell’infrastruttura trasmissiva e dalla strategia in tema di dati.

Il che chiama in causa non solo scelte aziendali ma le politiche pubbliche in tema di sviluppo e infrastrutture digitali, la governance, la geometria dei poteri, il rapporto pubblico-privato.

Qui entra in gioco il tema delle regole. L’UE negli ultimi anni ha contribuito ad elaborare un sistema di norme e procedure ben congegnate e allineate agli strumenti più avanzati dell’innovazione tecnologica.

Ha infatti compreso che la solidità del proprio mercato interno e la sua stessa sovranità, vale a dire la capacità di autodeterminarsi in modo indipendente, si fonda su un sistema normativo efficiente e aggiornato, sull’innovazione e lo sviluppo tecnologico, su infrastrutture critiche adeguate e sicure.

Il Regolamento (UE) 2021/241 del 12 febbraio 2021 che istituisce il dispositivo per la ripresa e la resilienza, lo strumento cardine del pacchetto Next Generation EU indica che “Garantire un alto livello di sicurezza informatica e di fiducia nelle tecnologie è un prerequisito per una trasformazione digitale europea di successo”.

Quindi, sono essenziali infrastrutture di comunicazione affidabili e resilienti.

A ciò si aggiunga che in questa fase di emergenza è peraltro emersa la consapevolezza che occorra un nuovo, ritrovato ruolo dello Stato e del potere pubblico, in grado di promuovere e trarre profitto dall’innovazione e dalla ricerca, al servizio del benessere collettivo.

IL CASO DEL 5G. AUTONOMIA STRATEGICA VERSUS ALLEANZA STRATEGICA

Si tratta della piattaforma tecnologica portante della società e dell’economia del futuro.

Tuttavia le sue vulnerabilità potrebbero essere sfruttate per compromettere infrastrutture critiche, sottrarre dati sensibili e personali, incidere sugli stessi processi democratici ormai sempre più basati sulle infrastrutture digitali.

In una dimensione in cui si scontrano colossi come Stati Uniti e Cina, l’autonomia tecnologica dell’UE diventa condizione necessaria per consentire agli Stati membri di tutelare sicurezza e interesse nazionale fronteggiando il rischio di influenze estere e minacce cyber, ma pur sempre in linea con la propria collocazione atlantica e con i valori che ne sono a fondamento.

Ecco perché suona beffarda la sollecitazione rivolta ieri 7 aprile dal Presidente cinese ad Angela Merkel affinché l’Europa possa raggiungere presto un’autonomia strategica. Perché l’autonomia strategica non è alternativa e non deve indurci a mettere in discussione la nostra alleanza strategica con gli Stati Uniti.

Al riguardo da Bruxelles è giunta da tempo una risposta molto convincente, con la costruzione di un assetto normativo articolato che completa quello a suo tempo previsto nel 2002 in tema di comunicazioni elettroniche, a protezione di quel complesso di reti, sistemi e dati di cui parlavo.

LE REGOLE EU. IL CANTIERE NORMATIVO IN CORSO

Si tratta in primis del regolamento del marzo 2019 sul controllo degli investimenti diretti esteri in Europa e la raccomandazione del 26 marzo 2019, che affronta il tema della sicurezza delle reti 5G.

Integra tale quadro anche il codice europeo delle comunicazioni elettroniche, la direttiva 1972 del 2018, con una parte importante dedicata alla sicurezza (Titolo V).

A questo si aggiunge un cantiere normativo tuttora in corso, avviato 16 dicembre 2021 con due nuove proposte di direttiva: le cosiddette NIS 2 (sulla sicurezza della rete e dei sistemi informativi, destinata a sostituire la NIS) e CER (sulla resilienza dei soggetti critici), che cercano di integrare cybersicurezza e sicurezza fisica con riferimento particolare alle infrastrutture critiche. Si tratta di due tasselli importanti di un mosaico in corso di composizione, che comprende anche le inziative legislative in tema di digitale e IA.

Certo, sono pur sempre gli Stati membri ad essere responsabili delle scelte strategiche in tema di reti e sicurezza nazionale, ma è la natura interconnessa delle infrastrutture digitali a giustificare un’azione integrata a livello UE.

Ecco perché rivolgere costantemente lo sguardo a Bruxelles è essenziale.

Una volta adottate le due direttive, questo comporterà la ridefinizione del quadro normativo a livello nazionale, che si sta poco a poco completando con l’adozione dei vari regolamenti attuativi della legge n. 133 del 2019 sul perimetro di sicurezza cibernetico.

QUALI STRUMENTI PER PROTEGGERE RETI E INFRASTRUTTURE CRITICHE

Il Golden Power

L’articolo 1 bis del decreto legge n. 22/2019 del 25 marzo 2019, convertito in legge n. 41/2019, ha qualificato tutti i servizi di comunicazione elettronica a banda larga basati sulla tecnologia 5G, da chiunque forniti, come “attività di rilevanza strategica per il sistema di difesa e sicurezza nazionale”.

Alla luce di tale previsione il governo è abilitato a utilizzare i poteri previsti per fronteggiare i rischi di un uso improprio dei dati “con implicazioni sulla sicurezza nazionale”.

In tal modo l’ombrello protettivo del Golden Power non si applica più soltanto ai mutamenti proprietari (secondo l’impostazione originaria della legge n. 56 del 2012) bensì anche a questioni eminentemente operative, come per esempio l’acquisto di apparati per accendere la rete 5G, gli appalti e le forniture commerciali di beni o servizi relativi alla progettazione, realizzazione, manutenzione e gestione delle reti.

In concreto, l’impresa che stipula, a qualsiasi titolo, contratti o accordi aventi ad oggetto l’acquisizione di beni o servizi relativi alla progettazione, alla realizzazione, alla manutenzione e alla gestione delle reti relative ai servizi di comunicazione elettronica a banda larga basati sulla tecnologia 5G, ovvero acquisisca, a qualsiasi titolo, componenti ad alta intensità tecnologica funzionali alla predetta realizzazione o gestione, quando posti in essere con soggetti esterni all’Unione europea, deve pertanto presentare una notifica ai sensi della normativa sul Golden Power.

La possibilità di intervenire sui contratti già conclusi

Il decreto-legge 21 settembre 2019, n. 105, convertito in legge n. 133 del 2019 sul perimetro di sicurezza nazionale cibernetica ha esteso l’ambito operativo delle norme in tema di poteri speciali esercitabili dal Governo nei settori strategici, coordinandolo con l’attuazione del regolamento 2019/452 in materia di controllo degli investimenti esteri diretti.

In particolare l’articolo 3 raccorda le previsioni della legge sul perimetro di sicurezza nazionale cibernetica con quelle relative ai poteri speciali in tema di 5G. Si prevede infatti che le norme della legge citata si applichino ai soggetti inclusi nel perimetro di sicurezza nazionale cibernetica anche per i contratti o gli accordi, ove conclusi con soggetti esterni all’Unione europea, relativi ai servizi di comunicazione elettronica a banda larga basati sulla tecnologia 5G.

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