Una noia pagata a caro prezzo

Ecco nella noia agostana impazza il retrò sull’Afganistan .Adesso sappiamo tutto, prima no..o mi sono perso qualcosa?La portata emblematica di una cultura occidentale che fa del commercio di merci e del profitto una religione laica ha davvero dell’incredibile in queste ore fra talebani che fremono per non far fuggire dal proprio stato e chi lo ha occupato che vuole accelerare.

Mi piace la definizione che dice: gli Americani (e ovvio i suoi satelliti Nato)non hanno occupato militarmente l’Afganistan per conquistarlo, ma secondo un ormai consolidato metodo preciso, ne hanno usato la “proprietà” per riciclare all’interno dell’impero USA soldi ripuliti attraverso vendita di servizi.

Hanno partecipato gruppi finanziari, banche, grandi imprese private.

Non c’entra nulla la lotta al terrorismo che è fallita palesemente, come quella contro la droga.

Pensate ai costi che lo stato americano da solo non poteva (neanche loro) permettersi, per esempio per la sicurezza che per anni ha mantenuto centinaia di migliaia di contractor (quelli di Cheney) in sostituzione dei militari pubblici con tutto il supporto tecnico dei loro servizi.

Soldi che spendeva lo stato ma arrivavano comunque ai privati che gestivano. Un esercito privato attrezzato e con ogni moderna diavoleria militare, satelliti x ricerca compresi!

Le prigioni di Abugraib dove migliaia di afgani sono stati torturati ed incarcerati erano solo l’appendice sadica per lo sfogo di militari diventati padri padroni senza nessun sentimento, la paghetta del macho-militarismo americano ai suoi fedeli esecutori, estesa per buon peso a donne militari in sgargiante uniforme per parità di genere.

Pensate alla gestione dell’acqua, che lì era ed è poca, con lavori per deviare corsi e bagnare le enormi piantagioni di oppio dove lavorano oggi circa 120.000 persone. Pensate che hanno persino usato terreni demaniali dello stato per quelle piantagioni e se al tempo dei russi vi erano 8.000 ettari coltivati oggi sono cresciuti in vent’anni di occupazione a 230.000 ettarix oppiacei.

Sono numeri che fanno riflettere sull’esportazione della democrazia con le armi . Non c’è sacrificio che umanizzi questa narrazione.

Certo hanno coinvolto una parte delle istituzioni traballanti afgane esistenti nei comuni e nel governo centrale con corruzione e formando elite di professionisti che oggi scappano perchè coinvolti e collaborativi (anche se non credo avessero altre scelte)Hanno rifatto quello che da sempre queste occupazioni militari di popoli hanno sperimentato, dall’Iraq, alla Siria (in parte), a paesi vari africani, come la Libia.

Sono rapine e lasciano macerie che ovviamente hanno un costo mai pagato da loro. Ecco l’uso degli alleati, della NATO e soprattutto i migranti come conseguenza oggettiva che sono di per se, per l’entità numerica, una destabilizzazione di aree geopolitiche, mentre chi gestisce aumenta profitto e spalma sul mondo i costi.

La miseria dei lacchè alla Di Maio (ogni governo ne ha avuto anche prima) e ogni stato europeo ha un rappresentante, nonostante i distinguo cercati,con una ha una sola funzione : quella di spazzare i “rotti” e caricarli sul resto del mondo. E’ il capitalismo imperiale ragazzi, nulla di nuovo.

O meglio qualcosa di diverso c’è: adesso è chiaro questo percorso a ognuno il compito di trarne conseguenze.

La prima cosa da chiedere a gran voce è ahimè antica:

FUORI L’ITALIA DALLA NATO, FUORI LA NATO DALL’ITALIA.

Siamo un popolo cui serve solo autonomia e indipendenza per curare i propri problemi interni, la concorrenza internazionale della globalizzazione finanziaria sta pestando di netto sui nostri territori e ogni debito acquistato direttamente o indirettamente sul piano internazionale di fatto ricade sulla mancanza di risorse interne, sul sociale.

Paghiamo noi, la forbice fra ricchi e poveri si allarga e si estende, altro che discutere del green pass o dei rimborsi ai parlamentari.

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