La brutta Italia che si arma e fa le guerre…

Dal blog https://www.labottegadelbarbieri.org

La Bottega del Barbieri

… ma c’è chi si oppone.

Testi di «Rete italiana pace e disarmo», Angelo Baracca, Giorgio Beretta, Giuseppe Bruzzone, Davide Conti (su due libri curati da Franco Corleone), Alessandro Di Battista, Gregorio Piccin, Arnaldo Scarpa e Daniele Taurino

NOTA INTRODUTTIVA DELLA “BOTTEGA”

Ecco un altro piccolo dossier intorno all’Italia armata e guerrafondaia. Fra le tante bugie e censure dei media (tranne il quotidiano «il manifesto» che noi saccheggiamo) quella che riguarda i traffici di armi è una delle peggiori e più pericolose. E angoscia sempre più l’assenza di iniziativa in Italia (con rare eccezioni) da parte di quel che resta delle sinistre e del movimento pacifista.

L’Italia alla guida della NATO in Iraq? Meglio di no


Comunicato di Rete Italiana Pace e Disarmo

L’ormai prossima assunzione italiana del comando della missione della Nato in Iraq desta molte perplessità e preoccupa che non vi sia stata fino a oggi una adeguata discussione pubblica su questo fatto. L’Italia alla guida della NATO in Iraq? Meglio di no.

La missione verrebbe ampliata da 500 a 4.000 uomini trasformandola di fatto in missione di combattimento da quella che, almeno sulla carta, era solamente funzionale all’addestramento dell’esercito iracheno. La recente decisione di dotare le Forze Armate italiane di una flotta di Hero-30, i cosiddetti Droni Kamikaze dichiaratamente finalizzati all’utilizzo nel “mutato scenario operativo in Iraq”, come scritto nella relazione del Ministero della Difesa resa nota dall’Osservatorio Mil€x, non può che aggravare questa nostra preoccupazione.

La missione italiana in Iraq, con 280 militari impegnati nella forza Nato e 900 militari nella missione Prima Parthica che nella Nato sarà integrata, diventa così la più grande missione italiana all’estero. Se prima la presenza militare italiana era interna alla Coalition of the Willing per la lotta contro Daesh da ora in poi acquisisce di fatto ben altra funzione. 

Mosul è stata liberata a ottobre 2016 e la campagna militare contro Daesh è stata dichiarata conclusa dal governo iracheno alla fine del 2017. Lo sporadico ripresentarsi di attentati di quest’origine e la permanenza di sacche di estremismo violento non giustificano la presenza di una forza della Nato così consistente, con tanto di robot assassini e aerei da combattimento.

L’Iraq è un paese nel quale si combatte da tempo una parte del conflitto che oppone Stati Uniti e Iran. Un conflitto combattuto tramite terze parti e giocato con cinismo sulla pelle di donne e uomini iracheni e che tiene in ostaggio il Paese da anni. Compito degli europei dovrebbe essere di favorire la liberazione del Paese da questa morsa e sostenere lo sviluppo economico, la democrazia e i diritti umani e questo non si fa con gli eserciti, ma collaborando con l’attivo sostegno alla società civile irachena. 

La sconfitta definitiva di Daesh va affidata alla politica, alle riforme sociali e lo possono e devono fare gli iracheni. La stessa missione di addestramento, dopo quanto successo in Afghanistan su cui non si è nemmeno fatta una seria analisi, dovrebbe almeno essere rivalutata. Il rischio concreto è che l’Italia rimanga invischiata nella lotta per il controllo dell’Iraq, per conto di altri Paesi, senza nemmeno un dibattito pubblico e senza che ne abbia nemmeno un diretto interesse con la conseguenza, tra l’altro, di nuovi gravi rischi anche per la sicurezza delle organizzazioni umanitarie italiane che operano in Iraq, dovuti alla confusione tra presenza civile e militare.

Chiediamo dunque la sospensione della decisione di assumere la guida della Nato in Iraq e del processo di acquisizione di questi armamenti e l’apertura di un dibattito pubblico o almeno parlamentare su modelli, obiettivi, strumenti della attuale presenza italiana in Iraq.


  • Rete Italiana Pace e Disarmo AOI – Associazione ONG Italiane
  • Accademia Apuana della Pace
  • ARCI
  • Associazione CITTA’ PLURALE – Matera
  • Associazione culturale-ambientale “La Città degli Alberi
  • Associazione Nazionale per la Pace
  • Associazione per il rinnovamento della sinistra
  • Associazione per la pace di Padova
  • Associazione solidarietà internazionale
  • Associazione Taiapaia Valsugana
  • Associazione Trentina Accoglienza Stranieri
  • AssoPace Palestina
  • Attac Italia
  • Casa della Pace Milano
  • Casa per la Pace Modena
  • Centro di Documentazione del Manifesto Pacifista
  • Centro don Lorenzo Milani
  • Centro Studi Sereno Regis
  • CGIL CISS – Cooperazione Internazionale Sud-Sud
  • Cittadinanzattiva/Tribunale dei Diritti del Malato di Rieti
  • Commissione globalizzazione e ambiente della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia (Fcei)
  • Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza
  • Coordinamento toscano del CDC
  • Cultura è Libertà
  • Donne in Nero di Napoli
  • Donne in nero di Torino e Alba
  • Emmaus Italia
  • Forum permanente delle donne – Certaldo
  • La Società della Cura – Padova
  • Laboratorio Decoloniale Femminista e Queer
  • Medicina Democratica Livorno
  • MIR- Movimento Internazionale della Riconciliazione
  • Movimento di lotta per la salute Maccacaro
  • OPAL – Osservatorio Permanente sulle Armi Leggere e le Politiche di Sicurezza e Difesa
  • Pax Christi
  • Rete NoWar-Roma Rete Romana Palestina
  • Reti di Pace – Monteverde Roma
  • Rifondazione Comunista
  • Sinistra anticapitalista
  • Sinistra Italiana
  • U.S. Citizens for Peace & Justice – Rome
  • Un Ponte Per
  • Wilpf Italia – Lega Internazionale Donne per la Pace

Cattolici, pacifisti varie tendenze, uniti per obiettivi, nel rispetto delle idee proprie e altrui.

Un appello di Giuseppe Bruzzone

Apprendo, da un’ encomiabile rassegna stampa gestita da Elio Pagani, che il Centro Pax Christi di Cecina ha scritto una lettera aperta al Ministro della Difesa. Lettera molto “forte” che coinvolge anche il governo di cui lo stesso fa parte, che fotografa una situazione di scelte che non tengono conto di determinate realtà. Nucleare, climatica, sanitaria e sociale, perché no, in cui siamo inseriti come Paesi abitanti in una casa comune che è la nostra, di tutti, la Terra, palla rotante nello Spazio in cui ci sono miliardi di altri corpi, che regolarmente dimentichiamo, quasi sentendoci padroni dell’ Universo. Anche se qualche Nazione sostiene e afferma pubblicamente che loro,con le 800 e più basi militari, in tutte le sue espressioni,nel mondo, compreso il nostro Paese, “sovranista”(!), sono di una “pasta” diversa e quindi faresti meglio a seguire le loro regole e non farti tante domande. Eppure, ad esempio, in quella nazione (che cos’è la vita…) è nato uno scienziato, Sabin, che con i suoi studi sulla poliomelite e rifiutandone la brevettibilità,ha permesso il sorriso a tanti bambini e ai loro genitori, con l’ utilizzo del suo vaccino, in “tutto” il mondo. Concetto che dovrebbe estendersi in tutti i Paesi, senza rinnegare la propria origine particolare, italiana o altro, ma che gli studi compiuti da una parte di noi certificano nella comune appartenenza alla razza umana (Einstein). In una situazione, per cui ci fosse una guerra nucleare, questa riguarderebbe tutti gli Stati e non solo i belligeranti ( troppo abnorme questo aspetto per non continuare a parlarne). Sarebbe giusto ? Politici, militari con fior di lauree, medaglie e attestati vari non hanno nulla da dire ? Siamo arrivati a questo ? Il coraggio ,umano, semplice, naturale, di chi magari ha figli, nipoti, o amori in atto, non dovrebbe interrompere quella corsa al conflitto dei “forti”,” che tu non sai chi sono io” con alle spalle milioni e milioni di persone di cui non ti rendi conto che porti alla morte ? Se il comportamento dei gruppi è questo, il gruppo stesso non è composto dai singoli ? Certo questo dovrebbe riguardare tutti, cittadini compresi……

Ritornando all’ inizio dello scritto e alla lettera al ministro Guerini da parte del gruppo Pace di Cecina aggiungo che anche chi scrive, ne ha indirizzata una allo stesso Ministro. Angelo Baracca, invece ne ha commentato le affermazioni in un articolo apparso su Pressenza, tempi addietro. Mi domando se non è il caso, come recita il titolo di questo scritto, possa Avvenire (giornale compreso) un ritrovarsi fra tante realtà per perseguire obiettivi comuni, quale adesso preponderante, il Trattato di Proibizione delle Armi Nucleari che l’Italia non ha firmato e ratificato. Certo sono informato che Rete Pace e Disarmo, di cui fa parte la stessa Pax Christi, sta scrivendo ai nostri parlamentari per la sua approvazione. Ma ho quasi l’ impressione che sia un lavaggio della propria coscienza e non un punto d’ arrivo determinato, per contrastare questa politica economica delle armi e della “voglia” quasi di conflitto per mostrarsi forti “prima”.” Dopo” è meglio non pensarci, che abbiamo tante vite da vivere. E poi, non siamo un grande Paese che, nelle sue missioni di Pace all’ estero, può mostrare i propri droni da guerra ? La nostra Costituzione dice questo, anche nel suo spirito ?

Milano 28 novembre 2021 Giuseppe Bruzzone

La “bottega” aveva segnalato ad Angelo Baracca che, dopo La mostra dei mostri in Egitto, preparavamo un piccolo dossier intorno all’Italia armata e guerrafondaia: «fra le censure dei media quella che riguarda i traffici di armi è una delle peggiori e più pericolose anche perchè quel che resta delle sinistre dice poco e nulla fa».

Angelo ha risposto così.

Sinistra? Quale? Non se ne vede traccia, il ministro “Guerrino” è più guerrafondaio del Kaiser Guglielmo 1.

Ieri era stata diffusa una lettera di parlamentari a Biden perché adotti la posizione di no-first-use nucleare firmata da alcuni (pochi) parlamentari di Paesi europei della Nato, c’era perfino un ungherese e un turco, NEMMENO UNA/O ITALIANO!

Siamo lo scendiletto degli USA quando accedono alla  Nato. A proposito ti segnalo, elaborato con un certo sforzo pensando esplicitamente alle/i giovani

https://www.pressenza.com/it/2021/11/lalleanza-atlantica-nato-crimini-e-misfatti-sudditanza-e-complotti-abc-ad-uso-delle-i-giovani/

Ercolano non è un fatto isolato

Armi. La legittima difesa e i due giovani uccisi

di GIORGIO BERETTA (*)

Non erano ladri e non stavano rubando. E, anche se stavano rubando, nessuna norma di legge permette di sparare ad un ladro che non stia minacciando qualcuno. Ma è successo l’altra notte a Ercolano (Napoli). Vincenzo Palumbo, camionista di 53 anni, vedendo un’automobile sospetta non lontano da casa è sceso in strada con la sua pistola, legalmente detenuta, ed ha esploso sei colpi contro la vettura, una Panda, centrando alla testa due giovani, Tullio Pagliaro (27 anni) e Giuseppe Fusella (26 anni), uccidendoli all’istante. Il camionista avrebbe poi telefonato ai Carabinieri dicendo di aver «ucciso due ladri» e, scoprendo che i due giovani non erano malviventi e si erano fermati per caso in quella strada, si sarebbe giustificato dicendo di aver subito di recente il furto dell’auto e un furto in casa di una ingente somma.

Non è un episodio isolato. È invece, il frutto, certo indiretto ma avvelenato della propaganda politica delle destre di Salvini e Meloni che per anni hanno diffuso lo slogan «la difesa è sempre legittima». Lo hanno fatto soprattutto in occasione delle modifiche apportate nel 2019 all’articolo 52 del Codice Penale. Articolo che, pur modificato, prevede tuttora che per essere legittima, la difesa deve rispondere a criteri precisi («necessità di difendere un diritto proprio od altrui contro il pericolo attuale di un’offesa ingiusta»), ma la tenace propaganda politica ha lasciato intendere che quel «sempre» introdotto nella legge costituisse un viatico a farsi giustizia da soli.

Non è casuale, perciò, il silenzio dei due esponenti politici sempre pronti a chiedere condanne esemplari soprattutto quando a commettere furti e rapine sono immigrati o extra-comunitari. La responsabilità penale è sempre del singolo, certo. Ma non si può non notare la responsabilità morale di chi lancia slogan per fare incetta di voti senza considerare gli effetti nefasti delle proprie parole. Soprattutto in un Paese in cui, la voglia di farsi giustizia da sé pervade non solo i social, ma intere, barbare, trasmissioni televisive.

Se c’è un allarme oggi in Italia non è certo quello delle rapine nelle abitazioni. Lo certificano i dati Istat che riportano nel 2019 (ultimo dato disponibile e anno prima del lockdown per la pandemia Covid) un minimo storico degli ultimi venti anni di 1.818 rapine in abitazione. Se consideriamo tutte le rapine (banche, uffici postali, esercizi commerciali, abitazioni, in strada ecc.) nel 2019 ve ne sono state 24.276 meno della metà delle 51.210 del 2007. E nel 2019 sono stati 9 gli omicidi per «furti e rapine» in tutta Italia: fatti gravissimi, ma rappresentano un altro minimo storico degli ultimi venti anni.

Non si hanno, invece, dati ufficiali sugli omicidi con armi legalmente detenute perché né il Viminale né Istat li riportano. È una grave mancanza perché, come si evince dai dati resi pubblici dall’Osservatorio Opal, nel triennio 2017-19 sono stati almeno 131 gli omicidi perpetrati con armi regolarmente detenute a fronte di 91 omicidi di tipo mafioso e di 37 omicidi per furto o rapina. Oggi quindi in Italia è maggiore il rischio di essere uccisi da un legale detentore di armi che dalla mafia o dai rapinatori. È un dato impressionante e che dovrebbe far riflettere se si considera che meno di una persona su dieci o dodici tra la popolazione adulta ha una regolare licenza per armi. È ciò che, purtroppo, hanno sperimentato sulla loro pelle i due giovani di Ercolano.

Non vi è, pertanto, nessuna necessità di porre mano alle norme che regolamentano la legittima difesa: anche con le recenti modifiche non giustificano nessuna pretesa di farsi giustizia da soli e garantiscono il diritto a difendersi quando è minacciata la nostra incolumità. Sarebbe, urgente invece introdurre – come abbiamo ripetuto su questo giornale – norme più restrittive sulle licenze per armi e controlli più frequenti e rigorosi sui legali detentori. Ma, soprattutto, è necessaria un forte presa di posizione da parte delle forze politiche che davvero hanno a cuore la sicurezza pubblica. Soffiare sul fuoco della paura e del rancore per alimentare la corsa alle armi rischia di portarci ad una deriva di stampo giustizialista. Di cui, francamente, non abbiano alcun bisogno.

(*) dell’OPAL, l’Osservatorio permanente sulle armi leggere e le politiche di sicurezza e difesa; articolo pubblicato anche dal quotidiano “il manifesto” del 31 ottobre

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.