OPERAI SENZA PATRIA

Dal blog https://www.labottegadelbarbieri.org/

ennaio 2022 di Umberto Franchi (*)

GLI OPERAI NON HANNO PATRIA: LA MOBILITA’ E LO SFRUTTAMENTO DELLA CLASSE LAVORATRICE  IN EUROPA E LA MANCANZA DI UN SINDACATO ALL’ALTEZZA.

Nel 2019 (prima della pandemia Covid) un report della Commissione Europea verificò la mobilità europea del lavoro fra i 28 Paesi della Comunità, con tabelle pubblicate da Eurostat, evidenziando come fra i 230 milioni di lavoratori occupati, di cui circa 200 milioni salariati, esiste una forte mobilità del lavoro in questi termini:

  • Sono 9,5 milioni i lavoratori che risiedono da più di un anno in un Paese diverso da quello di cittadinanza;
  • 1,4 milioni di lavoratori lavorano in un Paese diverso da quello di provenienza, muovendosi liberamente attraverso i confini;
  • 1,8 milioni di lavoratori sono “distaccati”, cioè inviati dalla propria aziende a lavorare in un altro Paese d’Europa per periodi discontinui… per un totale di 12,7 milioni di persone;
  • Vi sono inoltre 9 milioni di occupati con cittadinanza esterna a quella dell’EU regolarizzati e divenuti cittadini europei  e diversi milioni non quantificabili  di migranti irregolari senza permessi di soggiorno.
  • Questi dati evidenziano come  oltre il 10% della popolazione che lavora in Europa sia di fatto composta da “Operai Europei” solo di nome…  se aggiungiamo a questi anche alcuni milioni di lavoratori che lavorano in aziende multinazionali provenienti da Cina, America, Usa, India (naturalmente non tutti stranieri) vediamo che per decine di milioni di salariati la nazionalità di origine è superata a causa di uno sviluppo capitalistico globale … e per loro vale “il grido” di Marx ed Engels i quali sostenevano già nel Manifesto del 1848 «gli operai non hanno patria»;
  • Se consideriamo quanto sopra diventa anacronistica la teoria dei sovranismi o del «Prima gli italiani»; in prospettiva non c’è alcun dubbio che aumenterà fra chi lavora la coscienza di essere classe mondiale… ma anche se verrà meno il “fardello” nazionale ne crescerà un altro: quello dell’imperialismo continentale su cui identificarsi, riconoscersi e difendersi.
  • In questo contesto quello che meno emerge (o almeno non se ne parla) riguarda lo sfruttamento dei salariati. Ad esempio:
  1. molti lavoratori, provenienti dai Paesi dell’Est (o da altri) distaccati in aziende locate in Paesi a alto reddito e diritti del lavoro soddisfacenti, vengono sfruttati per 10/12 ore al giorno, con bassi salari e condizioni di vita indecorose ; in nome della “competitività” fa molto comodo anche ai padroni delle aziende  che accolgono sfruttare  i lavoratori dell’Est, gli iberici … 
  2. molti lavoratori, qualificati nella propria nazione di origine, vengono richiesti dai Paesi Europei più tecnologicamente avanzati  – “per carenza di forza lavoro” – che per rispettare i limiti di legge imposti nei propri Paesi li fanno lavorare in modo precario alcuni mesi l’anno, dopo li rimpatriano per due mesi per riassumerli successivamente, senza mai consentire loro di maturare i salari e i diritti garantiti agli altri lavoratori locali…
  3. in Italia manca una legge sulla rappresentanza e rappresentatività delle organizzazioni sindacali, per cui su iniziativa dei padroni sono nati sindacati con pochissimi iscritti e nessuna rappresentatività, ma con essi i datori di lavoro hanno firmato ben 300 contratti pirata dove le paghe dei lavoratori non superano i 5 euro orari;
  4. in base alla nuova legge sugli appalti voluta dal governo Draghi viene abolito il codice degli appalti dando la possibilità di appaltare senza gare e anche di subappaltare liberamente con un meccanismo che modifica solo il nome: da gare «al massimo ribasso» a gare «alla massima convenienza»… continuando nella deleteria pratica della riduzione di tutti i costi a partire da quello del lavoro e della sicurezza.

Quello che realmente manca è un Sindacato Europeo e Mondiale che sia all’altezza di governare questi processi e difendere gli interessi della classe lavoratrice.

Ricordo che verso la fine degli anni 90 partecipai, in qualità di Segretario dei Chimici della Toscana, a un convegno sulla “Qualità della contrattazione in Europa” indetto a Dusseldorf  dalla CES (ovvereo la Confederazione dei Sindacati Europei)  nel quale mi resi conto di quanto sia difficile passare dall’attuale situazione di sindacato consultivo alla costruzione di un sindacato che abbia una reale capacità di contrattazione europea…

Senza un sindacato davvero in grado di contrattare a livello europeo, anche le indicazioni sul salario minimo europeo che la Commissione UE sta elaborando saranno soltanto “aria fritta”. I salari, le pensioni, i diritti del lavoro e umani, quelli sociali, quelli economici… dovrebbero essere il frutto di un nuovo Progetto Europeo contrattato sviluppando il conflitto. Cioè si fa sempre più urgente la necessità di costruire un modello sociale con al centro il lavoro in tutta Europa.

(*) Umberto Franchi già dirigente sindacale della CGIL

Le vignette – scelte dalla “bottega” – sono di Mauro Biani

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