Coulibaly, l’Africa che cammina

Dal blog https://comune-info.net/

Mauro Armanino

07 Febbraio 2022

Anche a molti di coloro che, a nord del Mediterraneo, sostengono l’affermazione dei diritti dei migranti capita probabilmente spesso di conoscerli poco. Oppure di pensarne l’esistenza solo da quando diventano immigrati. Il rischio di vederli perciò in modo astratto, una delle frecce più acuminate e velenose per chi invece ne decreta il tormento, è dunque sempre in agguato. Per quel che riguarda l’immaginario che associamo a quelle e a quelli che restano in Africa, poi, le poche eclatanti testimonianze dai lager libici rischiano di occupare interamente l’immaginario di chi guarda da lontano. Tutto questo limita, restringe e schiaccia la soggettività di un mondo molto più complesso e ricco di diversità su alcuni stereotipi. Per questo pensiamo siano così importanti le storie di persone comuni che racconta Mauro Armanino dal Niger. Ci aiutano a capire che il cosiddetto “fenomeno” delle migrazioni non nasce e finisce in relazione con le sponde europee. La storia di Coulibaly, una come tante, ci restituisce un’altra realtà, quella dell’Africa che cammina, come dice Mauro. Il viaggio di andata e ritorno da Abidjan, capitale della Costa d’Avorio, dura sette anni, comincia con il sogno infantile di diventare una campione del calcio tunisino e termina con il desiderio di imparare a scrivere, da adulto, la sua storia. Non è una storia spettacolare e non farebbe “notizia” perché diventa tragedia. Dobbiamo parlare solo di tragedie? La sua forza narrativa è quella di raccontare in modo essenziale una vita e non un fenomeno

Foto Pixabay

Torna da sua madre dopo sette anni con quattro valigie e due borse altrettanto pesanti. Coulibaly, dopo aver rubato i soldi del viaggio proprio alla mamma, era partito, con una dozzina d’amici, per diventare un campione di calcio in Tunisia. Aveva giusto 13 anni quando gli avevano presentato una coppia di adulti che, dietro compenso, potevano dargli un futuro come calciatore in Nord Africa.

Sul retro di un Toyota ‘pick-up’ si ritrova, senza saperlo, con i compagni di gioco nella citta di Sebha, in Libia. Scorrono un paio di mesi, attorno a casa, giocando a pallone e attendendo istruzioni per la tappa seguente. Arrivati a Tripoli, gli amici scoprono di trovarsi in Libia e si accorgono della scomparsa della coppia, dileguatasi coi loro soldi e le speranze. Imprigionati in una casa della città, dopo qualche tempo riescono a fuggire ognuno per conto suo. Coulibaly trova lavoro in un ristorante per migranti, come lavapiatti, presso alcuni nigerini di lingua hausa. Non ha alcun desiderio di tentare di attaversare il mare e, aiutato da un ‘passeur’ egiziano a cui ha versato 130 euro, raggiunge l’Algeria. Dopo qualche peripezia, raggiunge la periferia della capitale, dove lavora per un paio d’anni come manovale. Decide infine di cercare lavoro ad Algeri e impara il mestiere di imbianchino.

Coulibaly rimane in Algeria dal 2016 fino all’anno in corso. Stanco di nascondersi alla vista dei poliziotti e militari che deportano i migranti, e con il pensiero fisso d’aver tradito la fiducia di sua madre Aicha, decide infine di tornare a casa. Tramite un amico incontra un’associazione umanitaria che aiuta i migranti a fare la strada di ritorno. Sul cammino di Tamanrasset viene fermato e derubato di quanto aveva messo da parte per rimborsare quanto sottratto a suo tempo alla madre da alcuni militari algerini. Gli hanno portato via i suoi 300 euro e la somma che l’associazione aveva offerto per il viaggio. Arrivato a Tamanraset trova alcuni nigerini coi quali può conversare nella stessa lingua imparata a Tripoli e farsi passare per qualcuno originario del loro stesso Paese. Lo portano con loro fino alla città di Tahoua, nord del Niger. Per continuare il viaggio fino a Niamey, si trova però costretto a vendere alcune preziose paia di scarpe che aveva comprato in Algeria e poi messe da parte per la madre e la sorella maggiore. Ottiene così i soldi sufficienti per pagarsi il biglietto fino alla capitale e chiede aiuto per continuare il viaggio a ritroso fino ad Abidjan, la capitale economica dell Costa d’Avorio. L’aveva abbandonata da sette anni, quando era ancora bambino.

Le frontiere da attraversare per raggiungere il suo Paese sono chiuse a causa del recente colpo di stato nel vicino Burkina Faso. Dovrà pagare un triciclo che trasporti i suoi bagagli, nei quali ha stipato scarpe, vestiti e sette anni della sua vita, da una parte all’altra delle frontiere. Dice di aver portato tutte queste mercanzie per farsi perdonare da sua madre che ancora l’aspetta, sa di averle procurato angosce e sofferenze con la sua partenza tenuta nascosta.

Partito a tredici anni, Coulibaly torna più che ventenne a casa e dice di non rimpiangere nulla del suo vissuto, a parte il furto iniziale alla madre. Sa leggere ma non scrivere e dice che, dopo un po’ di tempo di riposo, cercherà lavoro come imbianchino e andrà a scuola per imparare a scrivere la sua storia. Afferma di essere contento perché, dopo quanto vissuto, è ancora vivo. Una metà delle sue borse contengono scarpe per ogni misura e occasione. Giura che le ha portate per andare lontano.

                                                                                    Niamey, 30 gennaio 2022

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.