Siccità in Madagascar: l’isola verde diventa rossa

dal blog https://dorsogna.substack.com

Maria Rita D’Orsogna

17 hr ago

La superficie forestale e’ calata dell’80% in alcune aree del paese, e la sabbia rossa copre e uccide tutto.

La storia poteva essere piu’ generosa con il Madagascar. Un paese ricco di risorse naturali, bellezza e foreste tropicali dove adesso il 70% della gente vive sotto la soglia di poverta’.

E’ questa la quarta isola piu’ grande del mondo, ed un tempo regina della biodiversita’ con migliaia di specie animali e vegetali autoctone che non si vedono altrove.

Ma i problemi sono tanti, dalla deforestazione alla corruzione, dalla perdita di habitat, all’erosione del suolo, dallo sfruttamento selvaggio delle risorse naturali, all’agricoltura intensiva. Il corollario di tutto e’ la fame.

Nel 1960 ci abitavano 5 milioni di persone, oggi siamo arrivati a 28 milioni.

La nazione diventa indipendente nel 1960, ma i legami con la Francia, di cui era una ex-colonia, restano forti fino al 1972. Molti espatriati da Parigi tornano ad Antananarivo e aiutano la nazione con scuole, industrie, conoscenze. Tutto questo finisce nel 1972 a causa dei risentimenti popolari per quello che venne visto, nel bene o nel male, come neo-colonialismo e troppa influenza francese sul paese.

Arrivano governi militari di vario stampo e colore, ma soprattutto il Madagascar decide di allinearsi con il blocco comunista dell’Europa dell’Est. La crisi petrolifera del 1973, la mancanza di investimenti privati, il supposto collettivismo, la nazionalizzazione di varie industrie, la cattiva gestione di queste, e la corruzione, portano in breve tempo al collasso dell’economia.

Nel 1979 il paese va in bancarotta.

Pian piano arrivano interventi del fondo monetario internazionale, nuovi governi, una nuova costituzione, diritti umani e maggiori scambi economici con il resto del mondo. La corruzione resta, ma e’ un po meno apparente.

Nel frattempo la popolazione e’ aumentata a dismisura e cosi pure la rincorsa alla deforestazione.

Per fare un solo esempio, nel 2000 c’erano 4.8 milioni di ettari coperti dalla foresta. Nel 2020 si e’ arrivati a 3.9 milioni di ettari, una perdita del 20% in 20 anni.

Ma questo e’ solo dal 2000. In alcune zone si parla dell’80% delle foreste originarie del Madagascar che sono state abbattute nel corso dei decenni, portando invece polvere e tempeste di sabbia che qui chiamano Tiomena, vento rosso, vento che distrugge tutto.

Queste Tiomena arrivano tre o quattro volte al mese, e quando arrivano, tutto viene sepolto dal rosso. Ci vogliono settimane per ripulire e la rimozione della sabbia deve essere fatta manualmente. A volte non accade e il rosso resta, ad imbarazzare la bellezza di un tempo.

Ed arriviamo ad oggi.

Quelli che un tempo erano angoli fertili del paese sono diventate enormi distese di sabbia rossa con la Tiomena che soffia su case e persone. Persone che invece di gestirsi una agricoltura locale aspettano aiuti internazionali perche’ la terra non e’ piu’ coltivabile.

Da quattro anni c’e’ la siccita’.

La gente continua a tagliare alberi per bruciare la legna o per trovare altri spazi disperati per l’agricoltura.

Non cresce niente.

C’e’ la malnutrizione. I cambiamenti climatici hanno inasprito tutto. I piu’ colpiti sono ovviamente i bambini, che muoiono di malattie respiratorie, di diarrea, di fame.

Un tempo il Madagascar era chiamata isola verde. Ora e’ una isola rossa, il colore della sabbia.

Non e’ piu’ facile prevedere il corso delle stagioni, e non e’ piu’ facile capire quale possa essere il tempo giusto per piantare ortaggi vari, la terra e’ arida e povera.

Il cibo manca e in molti mangiano cactus. In alcune zone invece arrivano cicloni e tempeste, del tutto imprevedibili, che rendono ancora piu’ devastante la situazione perche’ nulla e’ naturale e si passa dall’aridita’ alle inondazioni.

Le Nazioni Unite dicono che l’aumento dell’aridita’ in Madagascar continuera’ e la fame da cambiamenti climatici diventera’ realta’ qui.

Cosa fare?

Domanda impossibile. Ci sarebbe da riavvolgere il filo di sessant’anni ed avere piu’ cura del territorio, capire che ogni albero sradicato e’ un albero in meno per la nostra sopravvivenza.

E questo vale non solo per il Madagascar ma per il mondo intero.

Forse un po’ ci siamo arrivati a questa consapevolezza: nel 2020, sessanta anni dopo l’indipendenza del Madagascar e’ stata lanciata una iniziativa per piantare 60 milioni di alberi in tutta l’isola.

Non e’ mai tardi, e voglio essere ottimista, ma sara’ lunga e difficile e in tanti soffriranno.

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