Dipende da noi

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Alberto Zoratti 29 Marzo 2022

Il 26 marzo dei 30mila di Firenze segna un punto di svolta per molte e diverse ragioni. Dimostra, per esempio, che si può costruire qualcosa di nuovo e veramente importante anche senza il sostegno di grandi realtà organizzate. La Piattaforma che ha convocato quella Due-giorni per ampliare l’insorgenza contro il sistema predatorio non nasceva dall’alto ma da relazioni orizzontali, costruite in decine di incontri a livello territoriale, con vertenze, reti, organizzazioni, sindacati di base, ecc. La partecipazione di Fridays for Future e dell’area ecologista radicale, con la Società della Cura e la sua rete di relazioni, è stata naturalmente essenziale, ma ognuno ha svolto un ruolo nel costruire il mosaico della mobilitazione nazionale. Da parte sua, il Collettivo di Fabbrica ex Gkn ha scelto di condividere il patrimonio di credibilità, efficacia e trasparenza che ha caratterizzato questi quasi nove mesi di vertenza con un movimento ampio e articolato, che dovrà dimostrare di avere la capacità e la maturità per poterlo sostenere. Non saranno il numero delle mobilitazioni e campagne o quello dei pullman in certe date simbolo a fare la differenza. La sfida vera sarà procedere con un metodo veramente inclusivo, che non distingua tra chi è più movimentista, puro e radicale oppure tra chi è più efficace, realista e concreto. Non è più tempo di deleghe, l’esito dipenderà da ognuna e ognuno di noi

Foto di Andrea Sawyer

Ci sono momenti che vanno compresi nella loro immediatezza: quando un collettivo operaio decide di prendere in mano uno stabilimento a rischio predazione di un fondo finanziario, che come le locuste arriva, si nutre e se ne va lasciando carestie; quando un intero territorio insorge a sua difesa creando un’alleanza inedita negli obiettivi e nella radicalità; quando tutto questo va oltre la necessaria difesa dei posti di lavoro, ma arriva a definire nuove leggi, a creare connessioni con altri territori, a far sentire chi partecipa non solo come semplice comparsa, ma parte di una costruzione condivisa, questo significa che qualcosa di nuovo è nato sotto il cielo e che quel qualcosa va colto.

Il giorno dei 30mila di Firenze lo scorso sabato ci dice una cosa chiara: è possibile alimentare mobilitazione e radicalità sui temi del lavoro e della transizione ecologica in questo Paese senza necessariamente il sostegno delle grandi realtà organizzate.

Anzi, nonostante la distrazione che alcune di queste hanno avuto rispetto a quello che si stava costruendo al di fuori del tavolo della vertenza specifica. Interessa poco sapere e capire i motivi di tale distanza, quello che vale la pena sottolineare che tutto ciò non ha impedito la crescita dell’embrione di un movimento alimentato e facilitato dal Collettivo di Fabbrica ex Gkn e dal gruppo Insorgiamo e che è cresciuto grazie alla convergenza di decine di territori e di realtà.

Tutto ciò nasce, altra questione degna di nota, senza una chiamata all’azione sulla base di un appello general generico, ma facendo leva su una lotta concreta e vincente nata dai bisogni reali di persone in carne ed ossa, e che ha alimentato un conflitto reale tra interessi contrapposti, invertendo, per ora temporaneamente e per ciò che riguarda la vertenza, i rapporti di forza.

Foto di Andrea Sawyer

La piattaforma del 26 marzo non nasce dall’alto, ma dalla costruzione di relazioni orizzontali legate a decine e decine di incontri a livello territoriale, con altre vertenze, reti, organizzazioni, sindacati di base e non solo.

Dal rafforzamento di contatti e convergenze con i Fridays for Future, con l’area ecologista radicale, con la Società della Cura e la sua rete di relazioni. Ognuno ha svolto un ruolo nel costruire il mosaico della mobilitazione nazionale.

Ci si aspettava un passaggio di stato ed è accaduto. Ora, come avviene nella chimica per mantenere permanente il nuovo stato, bisogna alzare il livello di energia che si fornisce. Il che significa, più semplicemente, migliorare la qualità e la quantità dell’impegno, che andrà dosato in modo politicamente intelligente.

Il Collettivo di Fabbrica ex Gkn sta facendo una scommessa: condividere il patrimonio di credibilità, di efficacia, di trasparenza che ha caratterizzato questi quasi nove mesi di vertenza con un movimento più ampio e articolato, che dovrà dimostrare di avere la capacità e la maturità per poterlo sostenere.

E non saranno tanto il numero di mobilitazioni o di campagne che verranno lanciate o il numero di pullman che ognuno sarà capace di muovere in certe date simbolo a fare la differenza.

La sfida vera e reale sarà capire come procedere con un metodo veramente inclusivo, che non distingua tra chi è più movimentista, più puro e più radicale oppure tra chi è più efficace, realista e concreto.

Che sappia creare momenti di confronto e scambio reali, che paradossalmente parla persino della gestione delle riunioni e delle assemblee e su come si può partecipare, su come verranno prese le decisioni e su come queste lasceranno libertà per ogni componente per potersi esprimere nei linguaggi e nelle forme e lei più consone. E continuando a mantenere ferma la barra sull’opposizione a questo modello economico e di sviluppo, capitalista e predatorio.

Ci sono ottimi precedenti, a cominciare dal percorso che il gruppo di supporto Insorgiamo ha messo in piedi a Campi Bisenzio. O come quello che si è visto a livello nazionale e nelle loro articolazioni territoriali nelle assemblee della Società della Cura o dei Fridays for Future.

https://comune-info.net/ampliare-linsorgenza/embed/#?secret=sbLpNU9k1U

Il benessere del movimento non si misurerà più di tanto sul livello di radicalità, necessario ma non sufficiente. Ma sulla capacità interna di facilitare le relazioni tra le diverse realtà, sulla trasparenza e su una leadership diffusa e antinarcisistica. Nella consapevolezza che sono tutti processi umani e a rischio di inciampo, ma è proprio l’umanità che li contraddistingue che dovrebbe aiutarci a evitare gli errori del passato, costruendo le basi di qualcosa di radicalmente diverso.

E tutto questo dipende da ognuna e ognuno di noi. E non c’è nulla da demandare, niente da delegare, perchè tutto ciò abbia successo.

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