Negazionismo, scetticismo o resistenze: dove va l’ecologia politica?

(doc a cura di S. Palidda condiviso con alcuni ricercatori del progetto CREMED – Collective Resilience Experiences facing risks of sanitary, environmental and economic disasters in the MEDiterranean)
http://effimera.org/negazionismo-scetticismo-o-resistenze-dove-va-lecologia-politica-di-turi-palidda/

È indiscutibile che la posta in gioco maggiore del XXI secolo riguardi la previsione o
la negazione dei rischi per il futuro dell’umanità e del pianeta, rischi certamente percepiti
come ben più seri della fine del mondo profetizzata da diversi ciarlatani del passato. Nel corso
di questi ultimi anni la maggioranza dell’opinione pubblica mondiale sembra seguire i diversi
punti di vista riguardanti tali rischi. Ma i popoli del mondo sono consapevoli di tali rischi o al
contrario sono piuttosto dalla parte dei negazionisti e ancor di più degli scettici?
Per cercare di capire la portata della posta in gioco è utile passare in rassegna i diversi
punti di vista o prospettive interpretative o riflessioni critiche nel campo dell’ecologia politica
così come si sono espressi dagli anni Settanta e soprattutto dal 2010. A questi punti di vista
corrispondono diverse pratiche che sono determinanti se non decisive rispetto al futuro.
Proveremo quindi a mostrare che le reazioni dei dominanti e dei dominati di fronte
all’allarme sul destino dell’umanità e del pianeta Terra si configurino come IL fatto politico
totale1 per eccellenza. Che lo si neghi o che si pretenda controllarlo o trovarvi rimedio o che
si dica che «non c’è nulla da fare», intellettuali, esperti, autorità internazionali e nazionali,
lobby e buona parte della popolazione mondiale, tutti sono costretti a confrontarvisi, ancor di
più di quanto avvenne rispetto alle due guerre mondiali del XX s. e rispetto al rischio di
guerra nucleare (che di fatto si pensava poco probabile ma assai utile alla competizione tra le
due superpotenze dopo il 1945). Fatto politico totale perché vi si intrecciano aspetti
riguardanti tutti e tutto: i mondi animale, vegetale, minerale e l’atmosfera, quindi gli aspetti
economici, sociali, culturali e politici (secondo alcuni in particolare religiosi). Ne consegue
che le reazioni a tale fatto siano disparate e rivelatrici dell’attuale geografia politica, e dunque
del rapporto tra dominanti e dominati, tra le loro culture e i loro comportamenti.
Nel confronto tra i diversi punti di vista che descriverò ci sono due aspetti che d’emblée possono
essere considerati i più sorprendenti o sconcertanti:

1) l’opinione pubblica è sollecitata soprattutto
sul rischio del cosiddetto «riscaldamento climatico» e non sui rischi dei diversi disastri sanitari-
ambientali ed economici e sulle vittime;

2) praticamente nessuno identifica tali rischi come
insicurezze (ignorate) che dovrebbero essere prese in carico come prioritarie da tutti i dispositivi e
le forze del governo perché riguardanti la tutela della vita stessa del mondo animale e vegetale e
quindi nel campo della prevenzione e della sicurezza. Le risorse finanziarie e materiali allocate a
dispositivi e in generale alla cosiddetta sicurezza interna e di difesa nazionale in tutti i paesi e in
tutte le alleanze militari (fra cui la NATO) hanno avuto un aumento enorme, ma non per occuparsi
di queste insicurezze che rimangono ignorate, cioè non considerate tali. Queste sono così relegate a un trattamento marginale da parte di agenzie di prevenzione e controllo (ASL, ARPA, protezione
civile e una piccola parte delle forze di polizie), con risorse spesso risibili oltre che con sabotaggi da
parte delle autorità colluse con i principali inquinatori e anche alla mercé di corruzione2. Così il
terrorismo o la criminalità sono i soli crimini per i quali lo Stato si impegna strumentalmente o
quantomeno a parole (spesso in violazione delle sue stesse leggi); invece, le attività che provocano
disastri e catastrofi non sono considerati crimini sebbene si tratti della vita di tutta la popolazione.
Secondo le statistiche ufficiali3, ogni anno in tutto il mondo muoiono oltre 53 milioni di persone
1 Il concetto di fatto politico totale qui proposto fa riferimento a quello di fatto sociale totale suggerito da Marcel Mauss che lo elabora in un momento storico in cui le scienze sociali avevano bisogno di affermarsi e evitavano il lemma «politico» anche perché Mauss pensa a dei fatti
economici, sociali e culturali che non potevano essere ridotti al semplice fatto sociale come l’aveva definito Durkheim. Peraltro ricordo che anche Weber separa le riflessioni sul politico da quelle nel campo delle scienze sociali e Simmel non parla di aspetti politici sebbene li affronta nelle sue
riflessioni particolarmente rilevanti sulle interazioni, sulle cerchie sociali, sul danaro, sulla metropoli.
2 Con i passati governi e ancor di più con il ministro Salvini la distrazione delle forze di polizia verso false insicurezze è sfacciata: i feudi leghisti sono i territori più martoriati da inquinamenti tossici ed economie sommerse (che si nutrono di neo-schiavitù in particolare di immigrati, frode fiscale
e anche connessioni con la criminalità organizzata).
3 vedi https://ourworldindata.org/causes-of-death; per quanto riguarda l’UE (https://ec.europa.eu/eurostat/web/products-eurostat-news/-/DDN-


(probabilmente 60 milioni) di cui 115.449 in guerre, 34.871 per terrorismo, 390.794 per omicidi e 52.675.000 (il 99%) per malattie da contaminazioni, malnutrizione, assenza cure, incidenti sul lavoro, disastri o catastrofi ambientali ecc.
Nei paesi dell’Europa occidentale non si hanno morti per guerre, pochi per terrorismo, pochissimi per omicidi; si ha più o meno lo stesso tasso di mortalità annuo che è di oltre 1000 per 100 mila abitanti, mentre nei paesi dell’Est si arriva a 1500. È vero che si vive più a lungo, ma sempre più da malati come fa comodo alle lobby farmaceutiche e della sanità
privata. E anche nei vecchi paesi dell’Europa occidentale la maggioranza dei decessi è dovuta a malattie da contaminazioni o incidenti sul lavoro. Anzi, per certi versi, in questi paesi c’è un aumento delle fonti di nuove contaminazioni (per esempio le onde elettromagnetiche).
Ogni anno nel mondo la maggioranza dei decessi sono quindi dovuti a malattie da
contaminazioni tossiche, a incidenti sul lavoro, a disastri industriali, inondazioni, terremoti o
catastrofi dette naturali oltre che a guerre e proibizionismo delle migrazioni. Perché tali
vittime non meritano lo stesso riconoscimento che quelle provocate dal terrorismo? Bisogna
pensare che le morti delle insicurezze ignorate sono benvenute secondo la logica che si è
troppi su questo pianeta e che anzi è bene visto che tale genere di disastri o catastrofi o
epidemie colpisce soprattutto la popolazione considerata “in eccesso” o “minaccia
demografica” (una nuova categoria di minaccia dal punto di vista della sicurezza liberista che
punta alla tanatopolitica -cfr. infra). Come dice anche Latour: “… la crisi climatica è una
questione di guerra. Non è la stessa cosa (del terrorismo). Ma la gerarchia stabilita dallo Stato
fa l’inverso, perché una minaccia terrorista è ideale per lo Stato … si mostra che si fa
qualcosa per difendere la gente! Il vuoto della politica è materializzato dal fatto che lo Stato
s’interessa solo alla questione sicurezza” (aggiungo, nel senso sicuritario-reazionario). Il
sicuritarismo è orientato solo rispetto alle insicurezze di comodo o persino fasulle e sempre a
discapito di quelle che riguardano la maggioranza della popolazione, delle morti e delle
vittime; tale orientamento ha quindi avuto l’esito di una potente distrazione di massa che è
anche distrazione di forze, risorse e competenze4 (sin dall’antichità i dominanti usavano
questa pratica per occultare i veri problemi e malesseri economici, sociali e ambientali e le
loro responsabilità).
Da notare anche che, sebbene tanti ecologisti sono impegnati anche nel movimento per
la pace, si constata che le mobilitazioni per l’ambiente sono quasi sempre separate da quelle
contro le guerre e contro la produzione e il commercio d’armamenti, e viceversa. Ed è anche
raro che degli ecologisti s’interessino all’inquinamento provocato dai siti militari e dall’uranio
impoverito (la vicenda Raimbow Warrior è stata un’eccezione merito di Greenpeace che in
questo è l’ONG con più attenzione alle conseguenze ecologiche del militare, cfr. infra).
Se i disastri sanitari-ambientali ed economici (fra i quali le migrazioni “disperate” a
causa delle devastazioni dei territori di partenza o delle neoschiavitù che esistono anche nei
paesi ricchi sempre a beneficio di dominanti, grandi marchi sino al caporalato) non fossero
ignorati la loro prevenzione dovrebbe essere considerata la prioritaria da tutto il gigantesco
dispositivo di sicurezza in tutti i paesi. Ma gli illegalismi dei dominanti e quelli di una parte
dei dominati -complementari ai primi- sono tollerati perché assai redditizi anche se a sprezzo
delle morti che provocano (è il “prezzo del progresso” si diceva a proposito dei morti sul
lavoro). E ciò è coperto anche dalla pervasività del discorso sulla sicurezza che quindi di fatto
esclude la protezione della vita della maggioranza della popolazione. E da notare anche che
pure quelli allarmati per l’antropocene o il capitalocene (cfr. infra) non sembrano rendersi
conto che l’ignoranza dei rischi dei disastri perpetualmente correnti nel mondo intero è di
fatto un crimine contro l’umanità poiché ne muore la maggioranza dei circa 60 milioni di
morti ogni anno su scala mondiale. Si tratta di vittime di scelte criminali di inquinatori o dei
padroni delle economie sommerse (spesso ben connesse con la criminalità organizzata) che le
agenzie di prevenzione e controllo e le numerose forze di polizia e in generale le autorità
locali e nazionali “non vedono” perché distratte dalla caccia a sospetti terroristi o a immigrati
4 Su tale esasperazione del sicuritarismo e le sue conseguenze fra altri vedi
https://www.academia.edu/35552034 extract_of_Governance_of_Security_and_Ignored_Insecurities.pdf;
https://www.academia.edu/37459094/Guerra_alle_migrazioni_sussunzione_dei_disastri_della_deriva_neo_liberista_il_fatto_politico_totale;
http://revistes.ub.edu/index.php/CriticaPenalPoder/article/download/20385/225043
irregolari, o complici degli inquinatori. A tali crimini si aggiunge anche quello delle autorità
che si accaniscono anche sulle vittime e chi reclama lo stop delle attività delle lobby e
multinazionali inquinanti o che provocano disastri5.
Vedremo dopo anche che ci sono tanti rinvii tra i diversi punti di vista prima evocati e
delle contraddizioni evidenti oltre che derive singolari o assai ambigue o persino inquietanti.
Ricordiamo prima qualche dato indispensabile.
L’età della Terra è stimata a circa 4.570 milioni d’anni e quella del genere Homo a
circa 2,3-2,4 milioni d’anni mentre quella dell’homo sapiens a circa 200 mila anni. La
successione delle diverse ere geologiche6 e di quelle che vanno dalla preistoria allo sviluppo
dell’homo sapiens e sino ai nostri giorni permettono di pensare che il pianeta Terra e il mondo
vivente hanno avuto una grande capacità d’adattamento, ma anche che il pianeta possa
continuare a sopravvivere senza il mondo vivente e senza atmosfera (Baracca, 2019).
La constatazione scientifica dell’adattamento alimenta anche l’idea che “non c’è nulla
da fare” e le sue diverse derive (pseudo-esistenzialiste o pseudo-nichiliste o ancora che
“meglio godersi la vita sin quando si può e che è stupido perdere tempo con i tentativi di
rimediare al peggio”).
L’evoluzione planetaria del consumo di energia mostra il forte aumento dal 1945 e
soprattutto dopo l’emergenza e il trionfo dell’attuale liberismo dagli anni Settanta e di più
negli anni 2000. Constatiamo in particolare che la stragrande maggioranza di questa energia è
prodotta col carbone, il petrolio, il gas e in parte l’uranio, cioè i minerali più inquinanti,
sebbene il pericolo dello sfruttamento di tali fonti fosse ben attestato da lungo tempo. Ma,
come suggerisce la teoria del capitalocene7, l’estrazione et l’abuso di tali minerali (così come
dell’acqua e ora dei cosiddetti «minerali strategici» -cfr. infra) è assai redditizia innanzitutto
perché si appropria di un bene che non si paga o costa poco per trarne enormi profitti. La
trasformazione dei beni gratuiti presenti in natura in beni di mercato8, è l’attività connessa a
una enorme quantità di crimini della colonizzazione e del dopo da parte delle superpotenze e
delle multinazionali, vedi per ultimo la guerra neocoloniale in Libia attraverso le bande
criminali sostenute dalle diverse potenze mondiali e da alcune transnazionali dell’energia.
Si constata anche che c’è stata un’accelerazione continua di questo aumento:
dal 1990 al 2017 in Europa, CIS (Confederazione Stati Indipendenti/Russia), America del Nord, America Latina, Asia, Africa e Medio Oriente sono passati da 8,457 MT a 13,376 (+ 4,919, + 58%), di cui petrolio 32%; carbone 27; gas 22%; biomasse 10; elettricità 9 (da diverse fonti naturali); il consumo d’energia è triplicato nei paesi asiatici (da 2,109 a 5,755, cioè 74% dell’aumento globale; il consumo di Europa, CIS, America del Nord, America Latina è rimasto quasi lo stesso (leggera flessione per i paesi CIS e leggero aumento in America Latine;
un leggero aumento in Africa e in Medio Oriente (leggero rispetto a quello asiatico) fonte
https://yearbook.enerdata.net/total-energy/world-consumption-statistics.html.
5 Cfr Governance of security and Ignored insecurities in Contemporay Europe, 2016 e anche Resistenze ai disastri sanitari-ambientali ed economici
in Mediterraneo, 2018
6 https://fr.wikipedia.org/wiki/%C3%89chelle_des_temps_g%C3%A9ologiques


7 Jason Moore, Anthropocene or Capitalocene? Nature, History, and the Crisis of Capitalism, PM Press/Kairos, 2016 (anche in italiano). Si vedano anche i diversi commenti a un’intervista a Moore pubblicati su effimera.org nel mese di settembre 2019
8 Il dibattito su questi aspetti risale ad Adam Smith e a Marx, cfr. anche Razmig Keucheyan, La nature è un champ de bataille. Essai d’ecologia
politique, La Découverte, 2014 (anche in italiano); E. Leonardi, Lavoro, Natura, Valore. André Gorz tra marxismo e decrescita, Orthotes, 2017;4
Scenari dell’Intergouvernemental Panel on Climate Change (IPCC)
Le ultime stime dello scenario “tendenze attuali” sono ben al di sopra della soglia di
aumento di 2°C previsto dagli accordi COP21 di Parigi per il 2100. Secondo il rapporto SR155
dell’IPCC, dal 1950 la temperatura media della superficie della terra e degli oceani è
aumentata ogni decennio di 0,17 gradi centigradi e, nonostante le promesse della COP21 (del
2015), questo trend porterà ad arrivare alla previsione per il 2100 già nel 2030 o nel 2040,
quindi alla fine del XXI s. avremo 3°C, il che secondo tanti esperti è un disastro totale.
Secondo diversi scienziati, il processo di deriva verso il “collasso” dell’umanità è in
atto dal 1950, ma secondo altri sin dal diciannovesimo secolo. Siamo quindi passati
dall’Olocene che durava da 11.700 anni all’Antropocene (Crutzen, 2000; Latour, 2015), cioè
nell’era segnata dall’“impronta umana” sulla Terra. Altri autori (Moore in particolare9)
sottolineano che questa definizione è fuorviante perché non è l’umanità responsabile della
deriva verso il disastro bensì le attività capitaliste che puntano al profitto a tutti i costi e quindi
anche a sprezzo della vita stessa dell’umanità e di tutti i mondi viventi.
Come suggeriscono alcuni scienziati (fra i quali A. Baracca, 2019), ci sono pianeti
senza acqua e senza atmosfera e quindi senza alcun vivente. Ma non si sa se una delle loro ere
geologiche possa essere stata simile a quella che viviamo sulla Terra.
Al di là delle elucubrazioni neo-esistenzialiste sulla fine del genere umano, vedremo
dopo che l’adattamento è anche oggetto d’importanti riflessioni scientifiche, anziché alle
fantasie sul cosiddetto post-umano. Come suggerisce Laura Centemeri, la cosiddetta
“collassologia” va però presa sul serio10. Appare anche significativa la ricerca di chi pensa che
lo sviluppo del cosiddetto General Intellect da parte di soggetti anti-profitto e in posture di
comune possa portare a credibili e praticabili alternative al capitalocene11.
I principali punti di vista che descrivo qui di seguito insieme alle loro diverse
declinazioni, possono essere considerati i seguenti.
1) Il fronte negazionista
2) Lo “spettro” del XXI secolo.
3) La reazione dei dominanti terrorizzati da tale “spettro”.
4) L’opzione non esplicita della lobby militare, delle nuove tecnologie, della geo-ingegneria e
altre che si specializzano nel governo delle catastrofi.
5) La scelta delle lobby che pretendono guidare la “conversione alla crescita sostenibile” o
“verde”
6) La tesi degli scienziati allarmati per il riscaldamento climatico ma che puntano sulle
capacità d’adattamento e della trasformazione (con qualche miliardo di umani “scomparsi”)
passando all’era del post-umano grazie anche al nucleare che non inquinerebbe e forse anche
a periodi di regimi autoritari.
7) L’appello degli oltre 15 mila scienziati allarmati per il riscaldamento climatico
8) La teoria della decrescita, le controverse, i tentativi di sua traduzione pratica e le
convergenze con quella dei gorziani e marxisti
9) La proposta “ecumenica” di Bruno Latour
10) La tesi della tendenza a una tanatopolitica liberista e le resistenze radicali senza alcuna
illusione
11) La perspettiva ecofemminista
* * *
1) Il fronte negazionista di ogni sorta di rischio per l’umanità e il pianeta
9 https://www.mediapart.fr/journal/culture-idees/131015/jason-w-moore-nous-vivons-l-effondrement-du-capitalisme
10 L. Centemeri “Perché i “collassologi” vanno presi sul serio”: http://gliasinirivista.org/2019/06/perche-collassologi-vanno-presi-sul-serio/
11 Attraverso un’analisi critica dei cambiamenti tecnologici Graziotti propose la definizione del neurocapitalismo e la descrizione delle sue
conseguenze nefaste. Tuttavia secondo lui, “il ruolo crescente della produzione autonoma e cooperativa del General Intellect può portare a delle
nuove idee per l’organizzazione delle moltitudini del nuovo millennio”. voir G. Graziotti, Neurocapitalism. Technological Mediation and Vanishing
Lines, Los Angeles: Minor Composition, 2019.6
Il suo leader è notoriamente Trump spalleggiato da alcuni pseudo-scienziati e da
diversi governanti di diversi paesi. Secondo questi negazionisti i rischi non sarebbero che
delle false elucubrazioni; al contrario si possono ben continuare le attività estrattive e il
consumo di carbone, petrolio, gas12, uranio per il nucleare civile e militare, l’uso dei pesticidi
e altri prodotti e procedure produttive chimiche, fisiche ecc. che -dicono loro- hanno garantito
il progresso e persino la possibilità di far vivere bene miliardi di umani (è questa anche la
pubblicità di Bayer-Monsanto e degli intellettuali di destra che si pretendono éclairés -in Italia
gli accaniti catto-liberisti del foglio). È importante osservare che la forza di questo fronte
risiede innanzitutto in un consenso popolare assai largo alimentato dal discorso demagogico
di Trump e dei sovranisti-populisti dei vari continenti, ma soprattutto dalla profonda adesione
– inconsapevole e consapevole- al modello di vita “lavoro e consumo”, come felicità (reale o
auspicata o del tutto illusoria).
È lì la principale ragione dell’adesione popolare concreta, materiale alla fede e
all’accanimento per la crescita, percepita come speranza di più risorse, di beni da comprare, di
possibilità di far crescere i figli con tutti i confort e gadgets che hanno sognato loro da piccoli
e per soddisfare tutti i desideri (per ciò la parola decrescita appare inaccettabile, così come
l’idea di frugalità, di parsimonia, di risparmio energetico ecc., tutte proposte considerate come
impoverimento). In una discussione tra un ecologista e un operaio, questi gli dice: «tu non
capisci che la tua decrescita impedirebbe che i nostri figli crescano e non nella miseria come
noi». L’altro sostegno potente a tale posizione risiede nel fatto che sia quelli che si sono
convinti «che non c’è nulla da fare», sia soprattutto quelli che pensano che l’eventuale
ecatombe dell’umanità non riguarderà né i viventi d’oggi, né i loro figli e forse neanche i loro
nipoti. Non deve sorprendere quindi l’idea dominante: “chi se ne frega, perché dobbiamo fare
sacrifici e rinunciare a vivere meglio guadagnando di più?” (di fatto questo è il messaggio
implicito e anche esplicito dei Trump). Non è un caso che quasi tutti i sindacati sono
totalmente d’accordo con le “Grandi Opere” e tutto ciò che è sviluppo economico così come
approvano la produzione militare.
Una delle critiche al negazionismo, di fatto poco efficace, è quella di accusarlo di
esaurire le risorse del pianeta già in avanzata estinzione. A parte il fatto che il consenso di
tanti al negazionismo gioca implicitamente sull’idea “dopo di me il diluvio”, ammesso che sia
vero del tutto che le risorse naturali dannose si stiano esaurendo, perché ce ne si dovrebbe
preoccupare? La preoccupazione sta nell’uso e abuso di petrolio, carbone, gas e uranio perché
distruggono i “mondi” animale e vegetale e modificano anche quello minerale e in particolare
le acque salate e dolci. Come insegnano biologi e altri scienziati della terra, sin quando c’è
sole, aria e acqua i mondi animale e vegetale potranno riprodursi ma a condizione di non
inquinare al punto che la riproduzione non può più avvenire.
2) Lo spettro del XXI sec.
Il punto di vista poco esplicitato ma che si può considerare il più influente su tutti gli
altri punti di vista è quello che si configura come lo spettro del XXI sec.: l’aumento
insostenibile della sovrappopolazione mondiale13 che si sovrapporrebbe al riscaldamento
climatico conducendo a migrazioni che diventerebbero pericolose invasioni di folle fameliche
disperate e in preda alle più orribili violenze. Questa idea é espresse sia da Lovelock (il
12 Sui danni derivanti dall’uso e abuso di petrolio, carbone, gas e uranio, vedi : https://www.informazioneambiente.it/fonti-non-rinnovabili/;
13 Secondo le le nuove previsioni della popolazione del Mondo pubblicata dalla Population Division delle Nazioni Unite per il periodo 2020-2100
(World Population Prospects. The 2019 Revision), si confermano i risultati delle ultime previsioni del 2017, con qualche aggiustamento al ribasso.
Secondo la cosiddetta “variante media”, la popolazione del mondo raggiungerebbe 9,7 miliardi nel 2050 e 10,9 nel 2100. Da notare anche che
secondo l’agronomo Marc Dufumier, «L’agroecologia può perfettamente nutrire 10 miliardi di umani» con un’agricoltura che tenga conto del
funzionamento dell’ecosistema nella sua globalità :
https://www.lemonde.fr/sciences/article/2019/06/17/l-agroecologie-peut-parfaitement-nourrir-10-milliards-d-humains_5477403_1650684.html7
teorico di Gaia)14, sia da demografi e anche da ecologisti (fra altri vedi qui15). Fra essi,
Massimo Livi-Bacci, il più celebre demografo italiano considerato progressista e antirazzista,
ha scritto due articoli nei quali sostiene che Malthus aveva ragione e che ci sono ben 4
argomenti più che convincenti per temere l’aumento della popolazione mondiale16. Questi 4
argomenti sarebbero: la deforestazione delle grandi aree non contaminate e quindi il rischio
d’estinzione dell’equilibrio bio-naturale; l’aumento dell’urbanizzazione in habitat siti in
luoghi sempre più precari e a rischio catastrofi naturali; l’esplosione urbana (e qui allude di
fatto a troppi gravi conflitti sociali) e il riscaldamento globale. Tuttavia, per compensare il
declino demografico ed economico di tanti paesi europei, questo stesso autore auspica in
particolare migrazioni intraeuropee17 (si suppone selezionate).
Questa «diagnosi» la si ritrova anche in diversi ragionamenti di ecologisti e scienziati
che -probabilmente- sostenendo tale tesi pensano di sollecitare più efficacemente l’allarme per
il rischio catastrofe. Come vedremo dopo tale spettro che minaccerebbe il pianeta ispira le
diverse “soluzioni” che di fatto tendono a una tanatopolitica liberista.
3) Il rifiuto dei dominanti di far parte dell’umanità
Terrorizzati da tale “spettro” i dominanti non intendono condividere la sorte
dell’umanità e una parte di loro ha già fatto la scelta di crearsi dei luoghi iper sicuri, delle
nuove gates communities, dei bunkers e d’investire nelle navette spaziali (vedi reportage18),
un fenomeno che rinnova le “soluzioni” o rifugi o rimedi del passato e che loro pensano di
rendere adeguati al contesto attuale approfittando delle nuove tecnologie. Non si tratta di
fantapolitica o deliri dei ricchi, ma di scelte politiche che di fatto si articolano con altre
palesemente caratterizzate in senso reazionario. Questa reazione dei ricchi fa pensare a una
rottura d’epoca all’interno dell’umanità nel senso che i dominanti di oggi non pensano solo a
una prosperità hic et nunc a sprezzo della posterità e quindi al futuro da dare a loro stessi e ai
dominati (secondo la biopolitica che mirava al lasciar vivere per la riproduzione del
dominio19). Insomma, la logica triviale del mors tua via mea spinge alla tanatopolitica, cioè al
lasciar morire apparentemente a causa di catastrofi “naturali” che nascondono la scelta che
tende a configurarsi come il genocidio del XXI s. Un genocidio in cui non ci sarà un esercito
che stermina delle popolazioni; queste soccombono par effetto di azioni apparentemente
indirette (cioè le attività inquinanti o altre che provocano disastri -vedi punto seguente).
Ovviamente questo non esclude che i dominanti continuino a cercare ogni possibilità di
massimizzare i profitti, estendendo le logiche liberiste anche nei campi sinora impensati a tale
proposito.
Rispetto alla scelta di rottura dei dominanti nasce anche quella che si può chiamare la
proposta “ecumenica” di Bruno Latour (vedi infra).
4) L’opzione delle guerre climatiche
Si tratta dell’opzione alquanto nascosta di una parte delle lobby militari, delle nuove
tecnologie e della geo-ingegneria che nel post-nucleare mira alla messa a punto della “guerra
climatica” per reagire anche allo “spettro” prima evocato. Secondo Rosalie Bertell (nel suo
14 Francesca de Benedetti, James Lovelock : “Dieci anni fa ero certo che le emissioni di CO2 e il global warming non ci avrebbero dato scampo” Rebubblica, 02/10/2016; en français ici: http://terredecompassion.com/2016/11/04/rechauffement-climatica-james-lovelock-nest-più-
incheet/#_ftn2
15 https://www.lemonde.fr/planete/article/2019/02/16/trop-d-umans-pour-la-planete_5424231_3244.html
16 http://www.neodemos.info/articoli/four-compelling-reasons-to-fear-popolazion-growth/
17 http://www.neodemos.info/articoli/la-mobilita-e-un-valore-ma-leuropa-non-ne-approfitta/
18 Fra i diversi reportages su tale fenomeno cfr: https://www.newyorker.com/magazine/2017/01/30/doomsday-prep-for-the-super-
rich?mbid=synd_digg; https://www.lemonde.fr/sciences/video/2019/02/16/espace-quand-les-milliardaires-s-envoient-en-l-
air_5424411_1650684.html; https://www.ilfoglio.it/societa/2018/03/13/news/i-ricchi-e-la-democrazia-diretta-nel-pianeta-rosso-183650/;
https://it.blastingnews.com/curiosita/2018/09/il-mistero-dietro-ai-bunker-di-sopravvivenza-dei-miliardari-in-nuova-zelanda-002717651.html
19 Come mostrava Foucault sin dalla sua ricerca sulla storia della follia, in altri suoi scritti e poi nelle sue lezioni al collège de France, con lo stato moderno si crea una certa coesistenza fra tanatopolitica e biopolitica ma è questa che prevale proprio perché il potere ha bisogno di popolazione (vedi oltre).8 celebre Planet Earth: The Newest Weapon of War, 2010) e nei suoi successivi interventi20, la distruzione del pianeta è già in corso attraverso lo sviluppo e l’utilizzazione delle nuove tecnologie militari. Purtroppo -scrive- non si tratta di elucubrazioni da teorie complottiste, ma del risultato di decenni di ricerche in particolare sugli esperimenti della neo-ingegneria che datano dalla guerra degli Stati Uniti contro il Vietnam e soprattutto dalle guerre permanenti di questi ultimi venti anni (compresa quella perpetua di Israele contro i Palestinesi). Gli esperimenti sulla meteorologia hanno provocato fenomeni meteorologi violenti con l’impiego di prodotti chimici letali; il primo fu il terribilmente noto “Agente Arancio”, cioè il defoliante usato già in Vietnam (della Monsanto, ora fusa con Bayer diventando la più grande lobby del pianeta). A ciò si aggiunge l’installazione di strutture sempre più grandi per manipolare strati d’atmosfera con delle onde elettromagnetiche. Desta giustificato allarme il cosiddetto HAARP
– High Frequency Active Auroral Research Program, il Programma di Ricerca Attiva
Aurorale con Alta Frequenza che le forze armate USA portano avanti dal 1994 a Gakona, in
Alaska. Se pur il Pentagono afferma che l’HAARP ha la funzione di studiare la ionosfera per
migliorare i sistemi di telecomunicazione ed evitare gravi fenomeni atmosferici, più di uno
studioso ipotizza che i test e le attività della stazione in Alaska siano serviti invece a creare
enormi perturbazioni ambientali e climatiche e creare finanche terremoti o altri gravi
fenomeni come siccità, uragani, tzunami, inondazioni, ecc., indirizzando le emissioni sul
nucleo della terra e sulla ionosfera. Desta altresì allarme tra i NoWar il fatto che le centinaia
di antenne HAARP trasmettano nella banda bassa da 2,8 a 7 MHz e, nella banda alta, da 7
fino 10 MHz, cioè un range delle frequenze poco inferiore a quelle del nuovo sistema di
telecomunicazioni satellitari MUOS, un terminale terrestre del quale è già operativo nella
stazione di US Navy a Niscemi (Sicilia) – in proposito vedi libro di Mazzeo, 2012).
Il bombardamento ionosferico o il riscaldamento possono essere provocati
simultaneamente, separatamente o in opposizione l’un all’altro (vedi “SuperDARNS” in
Bertell 2013). Infine, Bertell afferma:
Ciò che è previsto adesso sono le “guerre climatiche” e meteorologiche, le guerre in cui sarà possibile l’impiego di terremoti ed eruzioni vulcaniche, inondazioni e siccità, uragani e piogge torrenziali mai viste (Bertell 2013, p.57).
Questa “passione” per la geo-ingegneria nel cercare di configurare le guerre liberiste del
futuro non è solo un affare della lobby militare, ma ovviamente anche di gruppi finanziari legati a
lobby tecnologiche. Si spiega così il nuovo rilancio degli investimenti da parte dell’amministrazione
USA ma anche della Russia e della Cina nelle cosiddette “guerre spaziali” così come la
competizione accanita per accaparrarsi dei minerali strategici in particolare in Africa21. Più
recentemente, nell’oceano Artico, utilizzando il progressivo scongelamento dei ghiacciai –la prima
sperimentazione operativa del sistema MUOS è avvenuta nella primavera del 2014 con l’esercitazione ICEX condotta dal Comando per le forze subacquee COMSUBFOR di US Navy nel Mar Glaciale Artico (vedi Mazzeo – Il MUOS per ipermilitarizzare e depredare l’Artico,
http://antoniomazzeoblog.blogspot.com/2015/01/il-muos-per-ipermilitarizzare-e.html).
Come scrive Ben Cramer, tutte le guerre hanno provocato sempre dei danni enormi
all’umanità e all’ambiente, milioni di vittime. Da sempre lo sviluppo del potere si nutre di saperi,
averi ed armamenti e inevitabilmente adotta una concezione cremastica che impone la
moltiplicazione dell’accumulazione di ricchezza a sprezzo della sua distribuzione. Ne consegue la
continua necessità di guerre di conquista e quindi un nesso inscindibile fra finanza, affari militari e
industria.
Ricordiamo anche, che la diffusione dell’impiego di munizioni all’uranio impoverito
durante le recenti guerre permanenti ha provocato già migliaia di morti tra i militari (di tutti i paesi
coinvolti) e i civili presenti in tali teatri di guerra o d’esercitazioni militari come a Quirra in
Sardegna (vedi Mazzeo, Manunza e Palidda in Resistenze …, 2018).
20 Cfr. https://www.mondialisation.ca/la-terre-une-arme-la-geo-ingenierie-une-guerre/5621597
21 Ben Cramer, “L’Afrique des minerais stratégiches. Du détournement des richesses à la culture de la guerre”, Bruxelles, Les Rapports du GRIP,
2018/089
Nel processo di adeguamento del pensiero, dei dispositivi, del personale e delle pratiche
dell’apparato militare al nuovo contesto liberista sin dagli anni Novanta c’è stato un importante
impegno nelle missioni che pretendono essere sia “di pace” che “umanitarie”22. Evidentemente ciò
serve a legittimare meglio la loro esistenza e quindi le risorse che rivendicano, ma anche a
sviluppare il nuovo terreno del business delle catastrofi. Così, una componente della lobby militare
punta sempre più sulle catastrofi per dispiegare sia grandi operazioni di soccorso dette umanitarie,
sia la gestione della ricostruzione successiva23. Spesso in intesa negoziata con le grandi ONG e le
istituzioni internazionali (quali l’UNEP) che s’occupano anche di catastrofi, i militari sono ormai
sempre più attivi non solo nell’influenza se non la direzione sulla protezione civile (in diversi paesi
spesso assoggettata al ministero degli interni o della difesa nazionale, cioè al settore della
“sicurezza nazionale”) ma anche con il loro diretto impegno operativo.
Ciò che ha descritto Naomi Klein in Shock Economy nel 2008 è ancora più accentuato:
la quantità di ONG e d’esperti specializzati in management delle catastrofi, del soccorso, degli
aiuti e della ricostruzione aumenta in proporzione alla frequenza dei cataclismi24. Per avere
un’idea basta notare che in neanche 20 anni il portafoglio dei Catastrophe Bonds (quotati in
borsa, e venduti dalle compagnie di assicurazione per coprire i disastri detti naturali) è passato
da 1 a più de 15 miliardi25. Come scrive qualche autore, oltre le forze militari, le ONG, la
schiera di esperti compresi psicologi delle catastrofi ecc., sono poi sempre le imprese delle
grandi opere che traggono benefici dai finanziamenti e raccolte fondi destinati alla
ricostruzione che come a New Orleans dopo Katrina diventa una grande operazione di
gentrification (si veda anche quella raccontata da Naomi Klein a proposito di Puerto Rico26).
A ciò si aggiunge lo sviluppo che l’economista Shoshana Zuboff chiama il «capitalismo della
sorveglianza»27, cioè sempre più controllo sociale attraverso le nuove tecnologie e il web,
ossia il panottico postmoderno (che Deleuze aveva ben intuito nel 1985 e poi nel 199028). Sin
dagli anni Ottanta, infatti, affari militari e affari di polizia interagiscono si si ibridano. Appare
qui opportuno ricordare l’intuizione di Gorz che qualsiasi soluzione tecnocratica (dei
problemi ambientali) porta all’ecofascismo.29
5) Il grande programma delle lobby per guidare la “conversione alla crescita verde”.
Come s’è visto in occasione del summit Finance Day dell’11 dic. 2017, l’appello dei
15 mila scienziati (cfr infra) così come, purtroppo quello di 350.org in occasione del COP21
del 2015, hanno adottato un approccio ben presto strumentalizzato da personaggi come il
presidente francese Macron che cita l’appello dei 15 mila scienziati:
«La soglia dell’irreversibile è stata oltrepassata … Gli avvertimenti si moltiplicano; non si rispettano gli impegni della COP21 (limitare l’aumento della temperatura a 1,5° nel 2100) mentre oggi si va verso i 3°C. Se noi continuiamo così è come se tacitamente e collettivamente accettassimo la scomparsa delle popolazioni qui rappresentate, tra l’innalzamento del livello dei mari, la siccità, la carestia, i conflitti, le epidemie, i rifugiati”.
Ma questa citazione è servita a Macron solo per legittimare e sponsorizzare e i
programmi delle lobby e multinazionali che hanno promesso d’investire centinaia di miliardi
22 Vedi articolo di Angelo Baracca e Marinella Correggia: http://www.labottegadelbarbieri.org/a-uccidere-il-clima-oltreche-i-popoli-sono-anche-le-guerre-e/
23 Tutti gli stati maggiori delle forze armate dei paesi NATO si sono impegnati in questo campo con anche importanti seminari, corsi di formazione ecc. con docenti esterni fra i quali esperti dell’ambiente, delle catastrofi ed ecologisti
24 Agier, M. «Espaces et temps du gouvernement humanitaire », Pouvoirs, 2013/1 n° 144 : 113-123; Sandrine Revet, Les coulisses du monde des catastrofi «naturali», Paris: Editions de la Maison des sciences de l’homme, 2018; questo lavoro di Revet è molto utile anche se l’autrice sembra
palesemente stare dalla parte dello stuolo degli operatori e tecnici dei soccorsi alle catastrofi.
25 La maggioranza dei catastrophes bonds sono emessi da società di assicurazione create ad hoc nelle isole Caiman, alle Bermude o in Irlanda. La rendita assicurata nel corso di questi ultimi 5 anni dal Schroder GAIA Cat Bond (lanciato il 21/10/2013 per il trasferimento degli azionari verso la
Schroder GAIA SICAV) è stato del 21,4%, un tasso particolarmente elevato !!!
26 Cfr. https://www.mediapart.fr/tools/print/790351
27 Cfr G. Delacroix, Le capitalisme de surveillance maître des marionnettes: https://www.mediapart.fr/tools/print/792963; Shoshana Zuboff, The Age
of Surveillance Capitalism: The Fight for a Human Future at the New Frontier of Power, Profile Books Ltd, 2019
28 Cfr “Postscriptum sur les sociétés de controll”: https://infokiosques.net/imprimersans2.fp3?id_article=214
29 Simone Benazzo in https://www.pandorarivista.it/articoli/ecologia-politica-di-andre-gorz/2

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