Il lago in cui nuotare

Dal blog https://jacobinitalia.it/

Alex N. Press 28 Giugno 2022

In occasione della conferenza della rivista Labor Notes, oltre quattromila militanti sindacali di base si sono radunati a Rosemont, Illinois per costruire forme di mutuo appoggio. Uno spaccato della working class radicale

Verso mezzanotte di sabato 18 giugno, la musica è esplosa nella hall dell’Hyatt Regency O’Hare a Rosemont, Illinois. Seduto al pianoforte vicino all’ingresso principale dell’hotel c’era Otis Price, un membro dell’Amalgamated Transit Union (Atu) Local 689. Tra i classici – Lean on Me è risultata particolarmente popolare tra i militanti sindacali che hanno cominciato a radunarsi intorno al pianoforte – Price ha suonato una canzone che aveva scritto nel 2019, quando lui e 120 dei suoi colleghi avevano scioperato al Cinder Bed Bus Garage a Washington, DC.

Mentre Price suonava la sua Don’t Play With My Money, canzone intrigante e contagiosa, i passanti si sono fermati per unirsi alla cerimonia spontanea. Gli scioperanti di John Deere, quelli della General Motors e i membri della Chicago Teachers Union (Ctu) hanno cantato a squarciagola il ritornello di Price. A un certo punto, un lavoratore Amazon di Bessemer, in Alabama, ha fatto freestyle sulla musica. In seguito, i membri dell’Amazon Labour Union (Alu) di Staten Island si sono fermati, con il presidente dell’Alu Chris Smalls che lanciava un canto sincronizzato con la canzone di Price («Who shuts shit down? / We shut shit down / Who runs this town? / We run this town»).

Era una scena che avrebbe potuto svolgersi solo alla conferenza di Labor Notes di quest’anno. Non c’era alcuna garanzia che la conferenza sarebbe diventata una casa per i lavoratori e le lavoratrici che hanno formato nuovi sindacati in aziende come Amazon o Starbucks. Ma che persone del genere si siano presentate in gran numero in un complesso alberghiero vicino all’aeroporto internazionale O’Hare di Chicago è la testimonianza delle relazioni che Labor Notes ha costruito e una conferma della sua riluttanza a piegare la sua visione di base, militante, del sindacalismo democratico ai decenni duri e pieni di concessioni del costante declino del lavoro organizzato che sono seguiti alla sua fondazione nel 1979. Per molti di coloro che erano nuovi al movimento operaio e per coloro che vi sono stati per decenni, semplicemente non c’era posto più importante in cui essere.

Costruire il potere del lavoro

Labor Notes nasce da militanti sindacali di base. È in parte un progetto editoriale, in parte organizzativo. Come recita il suo slogan, Labor Notes è «la voce degli attivisti sindacali che vogliono riportare il movimento nel movimento operaio». Pubblica sia materiali cartacei che articoli online, nonché libri e opuscoli, con un’enfasi sui resoconti degli stessi lavoratori sulle lotte in cui sono coinvolti.

L’obiettivo è rafforzare la capacità dei lavoratori e delle lavoratrici di acquisire potere sul lavoro – si veda, ad esempio, l’ampia rubrica Steward’s Corner di Labor Notes, che offre consigli pratici su come trasformare la gestione delle lamentele in uno strumento per costruire piattaforme di lotta sindacali.

La rivista alimenta l’organizzazione, il collegamento e la costruzione di relazioni con i lavoratori di base che stanno conducendo lotte – per sindacalizzare, scioperare, riformare i loro sindacati – nella speranza di una migliore coesione dell’ala militante e democratica del movimento operaio.

«Era necessaria una pubblicazione che, sebbene critica nei confronti della leadership sindacale contemporanea, vedesse il suo compito principale nel formare, collegare e animare una leva di attivisti sindacali il cui compito principale era costruire sindacati efficaci in grado di combattere i padroni su basi solide», ha scritto lo storico del lavoro Nelson Lichtenstein in una riflessione su Labor Notes. Mike Parker, uno dei fondatori del progetto, recentemente scomparso, ha ricordato che lui e i suoi compagni sentivano che se i socialisti volevano avere qualche influenza «dovevamo creare un lago in cui nuotare».

A questo scopo, oltre a organizzare corsi di formazione, Labor Notes ospita una conferenza biennale (sebbene, a causa della pandemia, la conferenza di quest’anno sia stata la prima dal 2018). Mentre l’ultima conferenza aveva una sua sensazione di speranza, piena com’era di insegnanti che si erano recentemente impegnati negli scioperi della «rivolta negli stati repubblicani» e di altri che presto l’avrebbero fatto, la conferenza di questo fine settimana ha portato quell’energia a un livello febbrile.

I cambiamenti più evidenti sono stati la dimensione della riunione di quest’anno – il personale ha limitato la registrazione a quattromila persone, il limite massimo della capienza dell’hotel – e l’età media dei partecipanti, che sembrava essere diminuita di un decennio o due dall’ultima conferenza, un riflesso del crescente interesse per l’organizzazione del lavoro tra i giovani, in particolare quelli di Starbucks e Amazon.

Riguardo a queste due categorie, si sono presentati in forza i principali organizzatori dei lavoratori. Erano presenti una cinquantina di membri di Starbucks Workers United, che ora vanta 164 negozi di proprietà aziendale sindacalizzati negli Stati uniti (il numero aumenta quasi ogni giorno). Molti di questi lavoratori si erano incontrati solo su Zoom, durante le sessioni in cui i lavoratori dei negozi sindacalizzati insegnavano a coloro che si preparavano a organizzarsi in sindacato, il che ha reso il raduno di Chicago fondamentale per costruire il tipo di solidarietà necessario per resistere all’aggressiva campagna di Starbucks contro i sindacati.

Anche i lavoratori di Amazon erano a Labor Notes, dove hanno trascorso ore a condividere esperienze e dibattere strategie, su cui ci sono reali differenze tra le organizzazioni. Tra i partecipanti c’erano i lavoratori di JFK8, che si è unito all’Alu; BHM1, il centro logistico di Bessemer che si sta organizzando con la Retail, Wholesale and Department Store Union; i lavoratori delle stazioni di consegna di Amazon, molti dei quali membri di Amazonians United, una rete di organizzatori di negozi impegnati in una sorta di sindacalismo minoritario; e RDU1, un centro di evasione ordini a Garner, nella Carolina del Nord, dove i lavoratori hanno iniziato una campagna organizzativa come Carolina Amazonians United for Solidarity and Empowerment (Cause).

Erano presenti anche altri lavoratori Amazon che non hanno ancora lanciato iniziative di organizzazione pubblica, così come lavoratori e lavoratrici Amazon provenienti da Canada, Germania e Polonia; la delegazione di quest’ultimo paese includeva Magda Malinowska, licenziata da Amazon l’anno scorso dopo che aveva parlato delle preoccupazioni per la morte di un collega nel suo magazzino.

Il focus sul sindacato di Amazon non ha potuto evitare di parlare della scadenza del contratto della prossima estate allo United Parcel Service (Ups). Circa 340.000 Teamster sono coperti da questo accordo, il che lo rende il più grande contratto del settore privato del paese. Il neoeletto presidente internazionale di Teamsters Sean O’Brien ha rotto il regime di James P. Hoffa per la gestione dei negoziati da parte dell’ex presidente nel 2018. O’Brien si è candidato alla presidenza su una piattaforma che includeva l’annullamento delle concessioni all’Ups che erano state forzate in modo antidemocratico da Hoffa, impegnandosi a portare i conducenti in sciopero se necessario. Se ciò accadesse – e i dibattiti accesi ed eccitati durante il fine settimana suggeriscono che c’è una reale possibilità che accada – sarebbe il più grande sciopero del paese dall’ultimo all’Ups nel 1997.

O’Brien ha parlato al Labor Notes di quest’anno, uno sviluppo notevole visti i legami del progetto con i Teamsters for a Democratic Union (Tdu), uno sforzo di riforma di lunga data per democratizzare il sindacato di 1,2 milioni di membri. Tdu si è alleato con la lista di O’Brien e continua a lavorare a stretto contatto con lui mentre il sindacato si prepara a lanciare la sua campagna di contratti Ups. Parlando al fianco di gente del calibro di Bernie Sanders, Smalls dell’Alu, il presidente del Cty Stacy Davis Gates e Michelle Eisen – una lavoratrice Starbucks del negozio Elmwood di Buffalo, New York, che è stata la prima a organizzare il sindacato – O’Brien ha sottolineato l’importanza dello sciopero Ups.

«Metteremo in ginocchio quell’azienda se è ciò che deve accadere – ha detto O’Brien alla plenaria di venerdì sera – Giocheremo sporco e diventeremo grintosi. Dobbiamo sacrificarci – dovranno esserci dei sacrifici – e dovremo essere un po’ creativi e un po’ potenti, e alcune persone, come le aziende americane e i politici, devono essere colpite».

La retorica di O’Brien ha fatto alzare in piedi più di una volta il pubblico di Labor Notes. Il che ha reso quella che è seguita una scena ancora più surreale: Smalls di Alu ha terminato il suo discorso con un «Fuck Jeff Bezos!» (con tanto di dito medio in aria); poi, il senatore Bernie Sanders è salito sul palco. La sala si è infervorata «Corri, Bernie, corri!» hanno urlato.

L’apparizione di Sanders è stata significativa sia perché la conferenza presenta raramente funzionari eletti, sottolineando invece l’organizzazione dal basso verso l’alto come il percorso per trasformare la società (sebbene lo stesso Sanders abbia parlato alla conferenza del 1993), sia perché alcuni dei principali sindacalisti citano la corsa presidenziale 2020 di Sanders come un momento cruciale di politicizzazione. Quando quella campagna si è conclusa, hanno indirizzato le loro energie verso l’organizzazione dei loro luoghi di lavoro.

Prendersi del tempo

Come organizzare Amazon? Come vincere un contratto in Ups che elimini il livello di autisti meno retribuito? Come basarsi sugli sforzi di riforma non solo all’interno dei Teamsters, ma negli United Auto Workers (Uaw), dove il movimento Unite All Workers for Democracy (Uawd) ha ottenuto la riforma «un membro, un voto» l’anno scorso? In che modo i membri e i lavoratori delle ferrovie dell’International Longshore and Warehouse Union (Ilwu) si organizzano con Teamsters e i dipendenti Amazon come addetti alla logistica e cosa serve per portare avanti un programma politico sul cambiamento climatico, che sta già interessando i rispettivi luoghi di lavoro?

Non c’è nulla di meglio che passare del tempo nello stesso posto per costruire la solidarietà necessaria a questo livello di organizzazione, e non c’è altro che Labor Notes per fornire quell’opportunità su così larga scala.

Che dire del settore pubblico, dove gli insegnanti stanno costruendo organizzazione dopo la loro recente ondata di scioperi ma l’insegnamento è stato trasformato dalla pandemia? E i lavoratori a basso salario del settore dei servizi, non solo a Starbucks, ma anche nei ristoranti e anche i lavoratori delle consegne (Los Deliveristas Unidos, un’organizzazione di addetti alle consegne basati su app di New York City, era ben rappresentata a Chicago): come fanno a combattere la gig-economy e organizzare i luoghi di lavoro ancora largamente visti come inorganizzabili?

Questa serie di domande rende Labour Notes meno simile a una conferenza unificata rispetto a una serie di dibattiti sovrapposti, con i lavoratori di settori particolari che dedicano gran parte del loro tempo a risolvere le questioni che si pongono loro davanti. Alcuni sono problemi di ampio respiro: cosa faranno i lavoratori e le lavoratrici dell’istruzione superiore per invertire il processo di precarizzazione? Altri sono più piccoli: come fanno i leader di ogni sezione sindacale a rimanere in contatto dopo aver lasciato questa conferenza? Come faccio a parlare con il mio collega che è nel livello più pagato del nostro contratto del motivo per cui dovremmo scioperare per sbarazzarci del livello meno retribuito? Sono tutti temi intrecciati.

È un grande passo avanti per portare lavoratrici e lavoratori a Labor Notes. Bisogna prendersi del tempo, l’uso delle risorse deve essere giustificato. In quanto tale, la conferenza enfatizza i seminari sulle abilità pratiche e le conoscenze relative all’organizzazione del posto di lavoro e alla democrazia sindacale, anche se più panel storici sarebbero stati utili, data l’importanza di far conoscere ai lavoratori e alle lavoratrici appena arrivati la storia del movimento operaio.

Ma al di là dei dadi e dei bulloni, c’è il ruolo della conferenza come spazio fisico in cui i lavoratori possono connettersi tra loro in tutto il paese e in tutto il mondo, ricevendo nuove energie per riprendere il duro lavoro in un movimento sindacale che è fratturato, indebolito e ancora sotto attacco.

«Non sarà il delegato»

Sabato sera in una delle sale conferenze dell’Hyatt, l’Emergency Workplace Organizing Committee (Ewoc), un progetto congiunto di Democratic Socialists of America (Dsa) e United Electrical, Radio, and Machine Workers of America (Ue), ha organizzato una raccolta fondi. Il progetto è nato durante la pandemia e sta diventando una vera forza che aiuta i lavoratori e le lavoratrici a organizzare le prime fasi necessarie per resistere alle intimidazioni del management; l’Ewoc ha già preso parte ad alcune delle nuove campagne sindacali che hanno vinto le elezioni della Nlrb nell’ultimo anno.

Alla raccolta fondi, il direttore dell’organizzazione dell’Ue Mark Meinster ha delineato il contesto che ha plasmato la conferenza. «Come trasformiamo il momento in cui ci troviamo in un’insorgenza sindacale in questo paese?» ha chiesto:

Non saranno i delegati sindacali a farlo; non c’è abbastanza personale retribuito. Rimarranno solo persone di sinistra, politiche e impegnate che vogliono vedere il sindacalismo militante, che vogliono vedere una vera organizzazione dei lavoratori, che vogliono vedere i lavoratori combattere sul posto di lavoro.

La domanda di Meinster – come tradurre un’impennata di energia in un aumento della sindacalizzazione, come trasformare sindacati seri in forze combattenti per il potere della classe operaia, come cambiare il mondo – è rimasta appesa durante il fine settimana. La posta in gioco non potrebbe essere più alta e la sobrietà tra i partecipanti, molti dei quali hanno subito più sconfitte che vittorie, suggerisce la consapevolezza che, se vogliamo raggiungere questi obiettivi, la conferenza di quest’anno sarà stata una parte della storia.

Mentre stavo lasciando l’Hyatt domenica, ho notato alcuni membri del comitato organizzatore dell’Alu seduti al sole. La maggior parte di loro sarebbe tornata in aereo a New York quella sera, ma hanno detto che presto avrebbero potuto dirigersi in un altro stato. Un magazzino Amazon era pronto a intraprendere un’azione sindacale e uno dei suoi dipendenti era stato alla conferenza e aveva chiesto il loro sostegno. Uno dei sindacalisti dell’Alu ha spiegato: «Sono pronti».

*Alex N. Press è staff writer per Jacobin. Ha collaborato conWashington Post, Vox, The Nation e n+1. Questo articolo è uscito su JacobinMag. La traduzione è a cura della redazione.

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