L’euro parla tedesco

Dalla pg FB di Rossi Giustiniano

Il 2 dicembre 1992 il Bundestag approva, con 543 voti a favore e 17 contro, il Trattato di Maastricht, un documento che, dividendo l’est dall’ovest, il nord dal sud, i poveri dai ricchi, i cittadini dai governi, favorisce gli Stati più forti. Il ruolo dominante della Repubblica federale tedesca, che ha appena annesso la Repubblica democratica (DDR), è assicurato. I paesi del Mercato Comune Europeo (MEC) subiscono profonde trasformazioni nella politica interna ed estera, in quella della giustizia e della sicurezza. Dopo l’introduzione della moneta unica, l’euro, il MEC diventa Unione Europea (UE).

Bonn e Parigi ambiscono ad essere alla pari con Washington. Senza un equivalente del dollaro sarebbe impossibile. Il governo tedesco, geloso custode del marco, teme che da una fusione con gli Stati meridionali del MEC nasca una moneta debole. Nel 1990, la Francia approva l’annessione della DDR purchè la Germania dia il via libera all’introduzione dell’euro. La Germania accetta, imponendo pero’ le sue condizioni. E’ deciso che la sede della Banca Centrale Europea sia Francoforte sul Meno. L’euro è regolato dai criteri di Maastricht. La moneta unica “parla tedesco”, come dichiara orgoglioso il ministro delle Finanze di Berlino.

Sono criteri profondamente divisivi: i nuovi debiti non devono superare il 3% e l’indebitamento complessivo il 60% del PIL. La politica dell’austerità neoliberale diventa la regola. Lo strumento per lottare contro le diseguaglianze fra ricchi e poveri mediante programmi di spesa pubblici scompare. La distanza fra nord e sud dell’Europa cresce. Nell’UE, la possibilità per gli Stati meridionali del MEC di proteggere l’ economia svalutando le loro monete sparisce. Il sud è facile preda dell’offensiva scatenata dall’export tedesco. La Germania si arricchisce a spese dell’eurozona meridionale, che precipita nel baratro della deindustrializzazione e del debito pubblico. La Grecia è l’esempio più evidente.

L’unificazione della politica estera e della sicurezza è altrettanto divisiva. La zona d’influenza della Francia è nelle sue ex colonie africane, gli interessi espansivi tedeschi sono in Europa orientale e sud-orientale. Un denominatore comune è impossibile. Non è la Françafrique ma il “Drang nach Osten” ad avere la meglio. La guerra in Ukraina e il riarmo tedesco lo confermano. I criteri del Trattato valgono solo per i paesi “deboli”. Per gli altri saltano quando lo ritengono necessario. In Gran Bretagna, il Trattato non piace né ai sindacati né alla destra.

Il 3 settembre 1993, meno di un anno dopo l’entrata in vigore del Trattato, nasce l’UKIP (United Kingdom Independence Party) che spianerà la strada al Brexit…

Giustiniano

26 novembre 2022

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