Congresso CUB: No all’istruzione in mano alle aziende

Dal blog https://www.pressenza.com/

29.11.22 – Torino – Natale Salvo

Una due giorni di dibattito e di vere e proprie denunce sugli “orrori” della gestione della scuola da parte della politica, ma anche di proposte. E’ quella che si è svolta a Torino, sabato e domenica, in occasione del congresso nazionale del sindacato di base della scuola CUB SUR.

L’apertura del congresso è toccata ad un prestigioso ospite, Camille Rességuier del sindacato francese “Sud Education”.

La compagna Camille Rességuier, in particolare, ha denunciato un « disegno politico sovranazionale sul settore dell’educazione » a cui occorre rispondere con « l’unità intersindacale e l’internazionalismo delle lotte » .

Ha quindi spiegato come sia chiara, tanto in Francia come in Italia, la volontà politica di « esternalizzare l’istruzione in mano alle imprese, anche regionalizzandola per rispondere alle necessità delle imprese locali ».

In tal senso, in Italia, anche il sistema della formazione post scuola dell’obbligo individuata negli ITFS [1] – è stato denunciato dalla portavoce uscente Giovanna Lo Presti – si risolve in un uso di risorse pubbliche a favore delle aziende private.

Quindi, dopo l’introduzione del coordinatore uscente, Natale Alfonso, si sono succeduti numerosi interventi dei delegati, circa sessanta, provenienti da quasi tutta Italia.

Pur se « riconosciuti utili da molti genitori », questi rappresentano « un sistema di sfruttamento dei minori a favore delle aziende » ha detto dei PCTO ( la cosiddetta alternanza scuola-lavoro ) [2], Elisabetta Daina, della CUB di Milano.

Daina – per fornire un quadro delle risorse che servirebbero alla scuola pubblica – ha poi ricordato come, dati della fondazione Agnelli [3] alla mano, occorrerebbero 200 miliardi (11% del PIL) per rinnovare i circa 40mila edifici scolastici oggi attivi – due terzi dei quali costruiti prima del 1976 – e che, d’altro canto, sono circa 200mila, il 23%, i docenti precari [4].

Anna Cascioli della CUB Roma ha denunciato la condizione dei dipendenti delle Coop che forniscono alla scuola lavoratori quali gli “assistenti studenti non abili”: pagati 8 euro lordi l’ora solo nei mesi di apertura della scuola perché assunti con contratti part-time verticale e non pagati nei giorni di sciopero, o comunque di assenza dello studente beneficiario della propria opera.

La richiesta della sindacalista è chiara: occorre « internalizzare » tali lavoratori.

La richiesta di « lotta contro l’aziendalizzazione della scuola » è giunta da parte di Barbara Battista pure lei della CUB Roma.

La sindacalista romana ha poi denunciato la « selezione di censo » del personale scolastico per effetto dell’aumento dei crediti (64 CFU ora) necessari dopo la laurea per accedere alla professione: « solo chi ha dietro una famiglia che può investire dei soldi », si può permettere ulteriori anni di studio.

L’abolizione della 196/90, la legge anti-scioperi, è stata richiesta da Fabiana Stefanoni della CUB di Modena che si è poi soffermata sul numero illegale degli alunni per classe che può raggiungere anche cifre « super drammatiche » quali i 27-28.

« Una mancetta », ha definito quindi Giulia Bertelli della CUB Torino il rinnovo contrattuale ottenuto dai sindacati concertativi. Più che un contratto, è stata firmata una « capitolazione », secondo ancora la Stefanoni poiché la firma del CCNL è avvenuta « senza un’ora di sciopero ».

« Si sta proletarizzando il corpo insegnanti », ha sostenuto in proposito Marco Meotto della CUB Torino.

Il congresso si è infine concluso col rinnovo delle cariche per il prossimo triennio e, in particolare, con l’elezione a maggioranza del nuovo Coordinatore, il torinese Cosimo Scarinzi.

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