Fight Impunity, cosa fa e chi c’è nell’associazione di Panzeri travolta dallo scandalo dei fondi del Qatar

10 Dicembre 2022 di Michelangelo Colombo

Tra i membri onorari dell’associazione presieduta dall’ex eurodeputato Pd e Articolo 1, Antonio Panzeri, ci sono anche Emma Bonino e Federica Mogherini. Tutto su Fight Impunity e il caso dei fondi del Qatar svelato dai quotidiani belgi

Bufera giudiziaria al Parlamento europeo: coinvolti eurodeputati socialisti.

Sono stati fermati ieri mattina dalla polizia belga – sintetizza Repubblica – l’ex eurodeputato del Pd Antonio Panzeri, poi passato ad Articolo Uno, il suo assistente nella passata legislatura Francesco Giorgi, Luca Visentini che è da poco stato eletto segretario generale della Confederazione internazionale dei sindacati (Ituc) e Niccolò Figà-Talamanca direttore della Ong No Peace Without Justice che opera a Bruxelles. La notizia è stata anticipata dai giornali belgi Le Soir e Knack, che in serata hanno allungato la lista dei fermati aggiungendo Eva Kaili, compagna di Giorgi, socialista greca e una dei quattordici vicepresidenti del Parlamento europeo.

LE NOTIZIE DEI QUOTIDIANI BELGI SU PANZERI E FIGHT IMPUNITY

I primi a dare la notizia dell’inchiesta che ha innescato la valanga che rischia di travolgere tutto il gruppo dei Socialisti e democratici, come detto, sono stati i giornali belgi Le Soir e Knack. L’indagine, ora nelle mani del Gip Michel Claise che nelle prossime 48 ore dovrà decidere se convalidare i fermi, è per un presunto caso di corruzione, organizzazione criminale e riciclaggio di denaro.

COSA DICE LA PROCURA

“Da diversi mesi gli investigatori della polizia giudiziaria sospettano che uno Stato del Golfo abbia cercato di influenzare le decisioni economiche e politiche del Parlamento europeo”, ha confermato la procura federale di Bruxelles senza fornire tuttavia né il nome del Paese né tantomeno le identità delle persone coinvolte. La corruzione sarebbe avvenuta “versando ingenti somme di denaro e offrendo regali importanti a terzi con una posizione politica o strategica importante all’interno del Parlamento europeo”, ha spiegato la Procura.

LE INDAGINI SULLA CORRUZIONE DEL QATAR

Secondo fonti informate, riporta l’agenzia Agi, le indagini si focalizzano sul Qatar e in particolare sull’organizzazione dei Mondiali in corso. Nell’ambito dell’operazione, condotta dalla Squadra anticorruzione della polizia giudiziaria, sono state perquisite sedici abitazioni (tra cui quella della vice presidente Kaili) e sono stati sequestrati circa 600 mila euro in contanti, di cui 500 mila trovati – sempre secondo i media citati – in casa di Panzeri, presidente dell’associazione Fight Impunity, dedita alla lotta all’impunità per gravi violazioni dei diritti umani o crimini contro l’umanità.

ACCUSE E PERQUISIZIONI: IL RUOLO DI PANZERI

Tra le 16 perquisizioni c’è anche Fight Impunity, la ong fondata nel settembre 2019 da Antonio Panzeri, una volta terminata la sua esperienza al Parlamento Ue, per combattere le violazioni dei diritti umani. Alla ong era legato anche Visentini,  chiosa il Corriere della sera: “L’ex segretario della Camera del Lavoro di Milano ha comunque sempre mantenuto i legami e una certa influenza soprattutto nella componente più a sinistra del gruppo S&D. Il gruppo dei socialisti è «sconvolto dalle accuse» e fa sapere di avere chiesto «la sospensione dei lavori su eventuali fascicoli e votazioni in plenaria riguardanti gli Stati del Golfo, in particolare la liberalizzazione dei visti e le visite programmate». A Strasburgo, alla Plenaria dello scorso novembre, si è tenuto un dibattito sulla situazione dei diritti umani e dei lavoratori in Qatar dopo le polemiche sul trattamento dei dipendenti stranieri che hanno contribuito alla costruzione degli stadi per il Mondiale e per diversi parlamentari avrebbe potuto essere più severa. La Lega va all’attacco: «Dopo anni di accuse ai rivali, il Pd che deve chiarire immediatamente agli italiani»”.

IL RUOLO DELLA ONG FIGHT IMPUNITY DI PANZERI

Dunque al centro dello scandalo – sottolinea il Giornale – c’è la Ong Fight Impunity, presieduta proprio da Panzeri: venerdì la sede è stata perquisita dalla polizia belga. Sul suo sito internet, Fight Impunity si presenta sottolineando che lo scopo dell’associazione senza fini di lucro si basa sulla “necessità di promuovere la lotta contro l’impunità per gravi violazioni dei diritti umani e crimini contro l’umanità avendo il principio di responsabilità come pilastro centrale dell’architettura della giustizia internazionale”. Nonostante l’esistenza di meccanismi a livello nazionale e regionale per vigilare sulle responsabilità dei Paesi e degli individui interessati, l’organizzazione guidata da Panzeri – ex segretario della Camera del Lavoro a Milano dal 1995 al 2003 e poi parlamentare Ue fino al 2019 – ha acceso i riflettori sulla necessità di “rafforzare le azioni e le misure esistenti al fine di aumentarne l’efficacia”.

I FINI DELL’ASSOCIAZIONE DI PANZERI

Al fine di colmare il divario dell’impunità, la fondazione di Panzeri si propone come mezzo per affrontare le questioni più delicate nel contesto del diritto internazionale dei diritti umani, a partire dalle esecuzioni extragiudiziali e dalle sparizioni forzate, senza dimenticare i gruppi più vulnerabili (bambini, giovani, donne, minoranze e sfollati). E ancora: “Ciò include la definizione di soluzioni per eliminare i possibili ostacoli per le vittime all’accesso alla giustizia e per promuovere i sistemi giudiziari internazionali, compresa la giustizia di transizione dove la responsabilità è maggiormente a rischio”.

I MEMBRI ONORARI DI FIGHT IMPUNITY

Fondata nel settembre del 2019, Fight Impunity ha sede a Bruxelles, in Rue Ducale – nei pressi dell’ambasciata statunitense – e il consiglio dei membri onorari vede volti noti della politica italiana ed europea, come Emma Bonino (ex commissaria europea e leader di Più Europa con Benedetto Della Vedova) e Federica Mogherini (già Alta rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza). Presenti anche il premio Nobel per la Pace 2018 Denis Mukwege, l’ex commissario europeo Dimitris Avramopoulos e l’ex primo ministro francese Bernard Cazeneuve.

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