Piccole guerre crescono: ucraini in Libia contro i mercantili russi

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  • 14 Aprile 2026 Remocontro

Navi mercantili russe nel Mediterraneo e recentemente nel Canale di Sicilia bersaglio di droni marini gestiti da personale militare o dei servizi segreti ucraini operativi in nazioni appartenenti alla NATO come Francia o Grecia. Ieri il sospetto. Ora, la certezza della loro presenza in Libia.

Arctic Metagaz

Un mese dopo l’attacco alla metaniera russa Arctic Metagaz del 4 marzo al largo delle coste libiche, Radio France Internationale, RFI, rivela una presenza stabile di circa 200 militari ucraini in una base sulla costa occidentale libica. Oltre 200 ufficiali e tecnici militari ucraini schierati nel paese con l’accordo del governo di Tripoli guidato da Abdul-Hamid Dbeibah. I militari ucraini sono operativi in tre siti principali: l’accademia dell’aeronautica a Misurata, in una base attrezzata per il lancio di droni aerei e navali nella città di Zawiya, 50 chilometri a ovest di Tripoli. Base vicina al grande complesso petrolifero di Melitah, dove si trova il terminal del gasdotto Greenstream gestito da ENI che porta in Sicilia il gas libico.  Una terza base utilizzata dagli ucraini si troverebbe nella sede della 111a brigata dell’esercito libico sulla strada per l’aeroporto di Tripoli, utilizzata per riunioni di coordinamento tra ucraini e autorità libiche.

Arctic Metagaz bersaglio

La Arctic Metagaz, carica di 60mila tonnellate di GNL è stata colpita da un drone navale di superficie Magura V5, già utilizzato nel Mar Nero contro le navi militari russe. Secondo le stesse fonti francesi, l’imbarcazione colpita faceva parte della cosiddetta ‘flotta fantasma’ impiegata da Mosca per eludere le sanzioni. Il drone ha centrato la sala macchine, col blocco della nave carica di gas naturale liquefatto, in navigazione verso Port Said in Egitto. L’equipaggio della Arctic Metagaz è stato evacuato, mentre la nave è rimasta per settimane alla deriva tra le aree tra Malta, Lampedusa, Linosa e poi nell’area di soccorso libica. Un primo tentativo di rimorchio verso la costa libica è fallito. La vicenda ha sollevato timori ambientali e di sicurezza marittima. Nonostante le accurate ricostruzioni di RFI, né Kiev né Tripoli hanno confermato ufficialmente la presenza militare ucraina nel Paese.

Commandos ucraini nel Mediterraneo

Già il 19 dicembre 2025 i servizi di sicurezza ucraini avevano rivendicato l’attacco contro la petroliera russa Kendil, colpita a 250 km dalle coste libiche. Le fonti di RFI indicano che anche in quel caso il drone sarebbe partito dalla base di Misurata. Secondo RFI, a bordo si trovava un importante funzionario russo, che sarebbe rimasto ucciso: Valeri Averianov, indicato come uno dei due vertici di Africa Corps, il Corpo di spedizione africano del ministero della Difesa russo, che ha assorbito parte di uomini, contratti e strutture del Gruppo Wagner. L’attacco avrebbe causato due morti, tra cui Averianov, e sette feriti. Quell’attacco ha scatenato una dura reazione di Mosca, con un’escalation attacchi –denuncia Analisi Difesa-, omicidi mirati in Libia, morti e dubbi incidenti aerei di una vendetta russa.

L’accordo tra Kiev e Tripoli sarebbe stato formalizzato a ottobre 2025 su richiesta dell’addetto militare ucraino ad Algeri, il generale Andriy Bayuk. In cambio del dispiegamento sul terreno, il governo di Tripoli riceverebbe per le sue forze armate droni e addestramento al loro impiego e forse anche investimenti ucraini nel settore petrolifero.

Gli alleati di Kiev e le due Libia

Mosca aveva ha già accusato il premier di Tripoli – sempre nell’ottobre 2025 – di sostenere ‘gruppi ucraini’ e di garantire la loro gestione logistica «con il supporto diretto dei servizi segreti britannici». Del resto l’intelligence russo ha da tempo una presenza in Libia e un accordo di cooperazione militare con l’LNA di Haftar in Cirenaica. Le basi utilizzate dagli ucraini a Zawya e Misurata accanto a molta Nato: una presenza militare turca ormai consolidata, forze italiane e del Comando Africa degli Stati Uniti, oltre a un centro di intelligence britannico. Difficile credere che queste nazioni non siano informate dell’esistenza di questi punti di appoggio utilizzati dagli ucraini, specie se in ogni base vi sono molte decine di militari di Kiev.

Rischio altri ‘teatri operativi’

Il rischio che la guerra tra Russia e Ucraina si allarghi a teatri operativi lontani dal Donbass non è certo nuovo considerato che forze ucraine dotate di droni sono intervenute nel conflitto sudanese e supportano le milizie jihadiste nelle nazioni del Sahel alleate di Mosca quali Mali, Burkina Faso e Niger. Ambientalisti e politici libici denunciano il rischio di una catastrofe ecologica sulle coste nazionali qualora un altro attacco dovesse provocare l’affondamento di una petroliera o di una metaniera carico di idrocarburi. Gli interrogativi aperti da queste notizie riguardano direttamente l’Italia e i futuri equilibri in Libia, anch’essi di profondo interesse per Roma. Le autorità italiane sono al corrente delle attività di incursione e sabotaggio condotte dagli ucraini di fatto nel nostro ‘cortile di casa’?

Roma che certo sa, accondiscende?

Situazione approvata da Roma o iniziative di ‘altri “alleati”? I militari italiani schierati in Libia cooperano o coabitano con gli ucraini che attaccano le navi russe? In caso affermativo –sempre Analisi Difesa-, «questo porterebbe l’Italia molto vicina ai limiti della belligeranza contro Mosca». I rischi ambientali insiti negli attacchi a petroliere e tanker di carburante nel Canale di Sicilia non riguardano solo la Libia ma direttamente anche l’Italia. Che interesse ha Roma a sostenere/tollerare la pericolosa presenza ucraina in Libia Occidentale? Guerra in espansione geografica ora che c’è la conferma che i droni aerei ucraini per attaccare i porti e le raffinerie nella regione di Leningrado, utilizzano lo spazio aereo delle Repubbliche Baltiche

Libia quarta sponda

La certezza di basi segrete ucraine potrebbe influenzare certamente il difficile cammino verso la riunificazione nazionale libica. Proprio in questi giorni unità dell’Esercito Nazionale Libico si sono spostate da Bengasi a Sirte per partecipare alle esercitazioni militari internazionali organizzate dal Comando militare statunitense Africom, e contingenti di eserciti africani e partner della NATO. Sirte, scelta come sede delle manovre, assume un valore simbolico e operativo. Situata al centro della Libia, la città rappresenta una linea di contatto tra est e ovest ed è sede del ‘Comitato militare congiunto 5+5’, uno dei pochi organismi ad aver funzionato nel dialogo inter-libico.

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