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18 Aprile 2026 Gian Paolo Caprettini
Sono fortunatamente molto note le considerazioni, le teorie e gli esperimenti dello scienziato giapponese Masaru Emoto, sull’acqua che registra persino atteggiamenti ed emozioni. La permeabilità assoluta dell’acqua, la sua forza attrattiva, il suo modo di trattenere come una memoria le tracce della realtà e perfino dell’immaginario. I suoi cristalli che esprimono geometrie simboliche, termini di un essere che costella ogni esperienza vitale. L’acqua che non dimentica e che non perdona.
L’acqua registra e registrando agisce: la sua chiarità e dolcezza di cui scriveva Petrarca, la sua umiltà di cui cantava san Francesco, la sua musica e le nuove parole parlate dalle gocce di pioggia, secondo D’Annunzio, l’acqua insegnata dalla sete di Emily Dickinson…
L’acqua poi con i suoi rumori e i suoi poteri, evocatrice di uno scorrere che si dissolve nel divenire, capace di accompagnare i riti più sacri dell’antichità, di contenere ed esprimere la purezza, di raffigurare il sorgere come un altro sole, quel sorgere e quello svelarsi sorgivo che produce etimologicamente molti termini, dallo spruzzare in italiano, spring in inglese, ursprung in tedesco… L’acqua allora tra origini e destino, dalla polla alla foce secondo una marcia, rapida o lenta, da sempre figura del tempo.
Il dinamismo dell’acqua ha origini divine, veicola melodie musicali perenni, si combina con i riti lustrali di purificazione, l’acqua va raccolta perché il suo destino è disperdersi. Scriveva James G. Frazer ne Il ramo d’oro che il mago per il benessere della tribù doveva provvedere al fabbisogno di pioggia e con questo governare il tempo, il tempo atmosferico e il tempo come durata, come persistenza di vita: «Se vogliono far venire la pioggia la simulano spruzzando dell’acqua o imitando le nuvole; se vogliono farla cessare ricorrono al calore e al fuoco».
Ho avuto il piacere di scrivere la prefazione a un magnifico libro fotografico di Stefano Lotumolo, Sorella Acqua/ Maji Dada (Cartman edizioni). Dieci anni di vita con i Maasai di Mkuru condivisi dal fotografo nell’azione ad esempio di scavare nuovi pozzi, di costruire amicizia profonda con quel popolo mettendo l’acqua, le sue ragioni essenziali, al centro di una azione fisica e simbolica. Le foto registrano la gioia dei bambini che si innaffiano con la nuova acqua, del villaggio che festeggia il ripartire di nuove speranze.
Le acque sono oracolari, notava Anita Seppilli nel suo incantevole volume Sacralità dell’acqua e sacrilegio dei ponti (Sellerio editore), le acque mantengono e raccolgono informazioni, lo sapevano gli Antichi: la ninfa Egeria avrebbe spiegato a Numa Pompilio, re di Roma, il suo responso nell’acqua del bosco sacro, trasformandosi in fonte alla morte di lui.
Se poi passiamo al mondo fiabesco, sappiamo che uno dei suoi motori principali è la mancanza, per cui in una infinità di racconti il bisogno d’acqua ha i contorni inquietanti della sete: è una sete devastante, mortale che soltanto l’eroe, seguendo i consigli di qualche saggio, è in grado di sconfiggere.
L’età moderna, secondo lo storico Daniel Roche, è il tempo della penuria dell’acqua mentre oggi la presenza dell’acqua nella vita quotidiana è diventato un fatto abituale, e questo beneficio è continuo, regolare, abbondante. Ma è proprio questo automatismo, unito all’immenso fabbisogno della produzione industriale ad avere intaccato, inquinato non soltanto la sua identità simbolica, il suo prestigio assoluto ma l’acqua stessa nei suoi valori di base, imponendole fatalmente di registrare le nostre contraddizioni devastanti. Dalle quali possiamo tentare di uscire riconoscendo sempre e ogni volta le effettive responsabilità. Senza temere che tutto questo potrebbe anche portare a una forte diminuzione della disponibilità dell’acqua, in linea con il suo essere preziosa, come esprimeva il Cantico di Francesco d’Assisi.

Gian Paolo Caprettini
Ha insegnato all’Università di Torino dal 1975 al 2013, dove è stato professore ordinario di Semiotica e Semiologia del Cinema, ha diretto Extracampus, la TV dell’Università, e il Master di Giornalismo. I suoi libri più recenti: Scrivere come sognare (Cartman), Vertigini dell’immaginario (con A. Bálzola, Meltemi), Complice la poesia (L’Indipendente), Dizionario della fiaba italiana (Meltemi).