Quale progetto per l’Italia?

Mi piace pensare che questo lungo articolo pubblicato da La Fionda on line ( https://www.lafionda.org/2024/06/15/il-limite-di-limes-e-il-nostro/#_ftn2 )sia un tentativo lanciato da Limes giornale atlantico critico della sinistra che funziona da think thank sul tema “dove collocare l’Italia nel mondo”, nei salotti buoni di questa destra sinistrorsa come trait d’union della politica dominante. Sembrano cose nuove, ma non lo sono, secondo me.

Chi avrà il coraggio di leggere questo documento vedrà che alla fine è certamente un elemento di turbamento dell’equilibrio attuale trumpiano, ma sta perfettamente “dentro” alla logica del capitalismo finanziario globale, ne accetta le linee di fondo. Descrivere questo SISTEMA complesso ed evoluto nel tempo, inizia con il considerare una struttura in parte formale, in parte sotterranea sia nella collocazione economica, sia nella collocazione politico-militare.

In breve il riferimento è alla funzione concreta dei fondi di investimento, delle banche d’affari e in alcuni termini anche da alcuni stati trasformati in aziende operative.

In quel testo Limes non mette in discussione in alcun modo la struttura, il fine di questa piovra gigante mondiale, cioè fare profitto e consolidare un potere ma pensa a come collocarsi al fianco, la discussione in nessun punto parla di progettualità per i miliardi di persone (circa 3) che hanno bassissimi livelli di sussistenza, per gli 800 milioni di persone senza acqua per le centinaia di mioni costretti a lasciare la propria casa e trovare rifugio, ecc.

Anche adesso, a guerra in corso, con l’Iran, attraverso giochi di dumping sulle borse per vantaggi solo ed esclusivamente di pochi, del club dei miliardari americani, ma non solo, facendo sussurri mediatici su apertura e chiusura del golfo di Hormuz e balle varie.

Ma non voglio dire ciò che dicono già questi salottieri inquilini spesso ospiti anche della destra occidentale, lo fanno da soli attraverso media di cui hanno le chiavi come editor

Se uno parte dalla domanda : cosa deve fare l’Italia oggi ?

Deve prima scegliere se inserirsi in quella struttura multipolare globale dominata da altri attori, anche con riarmo come propone la VON DER o cercare al suo interno gli elementi negativi che hanno formato buchi sociali immensi per rattoppare una vera autonomia, una sovranità basata sul principio prima le persone e le necessità oggettive e soggettive. Questa cosa che, dato il cancro inserito nel tessuto economico-politico-economico- ambientale sta assorbendo ogni elemento sociale per liberare l’anima consumista e dipendente di ogni gruppo e finanche di ogni individuo. Per non parlare dei partiti che ormai, pur con scontri a parole non hanno un progetto veramente alternativo e a cui va bene solo strappare miglioramenti e piccole modifiche.

Ma l’impero non lascia spazi. Lo dicono i fatti ed i numeri che in quanto tali, dati dai media senza commento, non fanno capire che stiamo in una crisi epocale non sindacalizzabile.: o si cambia il sistema o il sistema ci opprime.

In pochi anni siamo arrivati ad un radicalismo nefasto dettato da alcune potenze (Israele, USA, Russia, ecc) dove le guerre sono l’interesse principale, il colonialismo 2.0 Non a caso si è partiti prima da un Ucraina fra i paesi più corrotti e permeabili, poi da Israele che nonostante alcune manifestazioni contro la guerra ha dato vita ad un genocidio epocale e continua, poiché infine la loro capacità è quella di dare sfogo ad un idea di paese messianico affarista in cui l’80 % della popolazione approva o non si oppone, ma anche ne ottiene vantaggi concreti e Netaniahu rimane il capo assassino dell’orchestra

Poi hanno trascinato tutto l’Epstein file americano in una follia contro l’Iran che se nell’immediato avvantaggia Trump e i suoi sodali ariani, nel breve perderanno tutti gli altri attorno a questo Mediterraneo.

Molto in sintesi, il mio è un suggerimento politico a chi vuole intendere: entrare con qualunque proposta dentro la follia bellicista e suprematista di Trump e dei fondi finanziari che ne finanziano le mosse è come mettersi in un tritacarne. Accettarne le direttive è da Tafazzi.

Vale per la Destra che ha i suoi perché di vantaggi personali, vale per chi apre discorsi a sinistra senza avere poi alternative concrete e finendo inesorabilmente dentro al sistema approfittandone.

Però se non ora, quando ci si ribella a questa EU senza democrazia, al disegno dello scontro finale fra USA e CINA-Russia come sottofondo geopolitico?

Soprattutto quando, a partire dai territori, si inizierà a lavorare su un progetto di società da costruire nel tempo con al centro le persone ed i loro bisogni su un modello diverso dalla competitività e dal mercato ragionando su aggregazione e solidarietà collettiva?

Chiunque entri nei dettagli dei grandi temi attuali può vedere che non c’è nulla di buono per la massa della popolazione (6 milioni dentro la soglia di povertà ed altri 6 al limite di equilibrio).

Per esempio la stessa menata della riconversione produttiva dell’industria a favore di armi e sistemi militari, certamente c’è un tentativo in corso, ma non ci sarà nessun aumento del lavoro, dei salari e della ricchezza distribuita ma solo una riconfigurazione dominata dalla A.I.

Chiunque ragioni sul modo di “fare energia” in Italia capisce che in quegli organigrammi governativi, nelle proposte parziali e dentro al sistema della sinistra istituzionale ci sono ancora grandi aziende e dipendenze di fatto dalle fossili. Il cittadino comune è di default una vittima sacrificale e nessuno lavora per dare energia pulita e rendere padrone l’utente che la usa.

Allora perché non c’è un luogo dove parlarne, perché i media depistano inondandoci di notizie inutili e deprimenti, perché gli intellettuali del salotto buono socialista di Limes parlano di soluzioni che non sono soluzioni, ma accorgimenti furbi dando per scontato che non possiamo liberarcene?

Se non ora quando potremo sostenere di uscire dalla Nato e di dire al parruccone che si porti via pure tutte le sue basi sul nostro territorio (non di metterle a nostro carico economico), in un momento in cui ogni regola o diritto nazionale ed internazionale è fatta a pezzi e cambiata?

Avranno a che fare con questa teorica immutabilità di sistema le migliaia di gruppi, lobbi, massonerie che chi scava un po’ sotto la cenere trova ovunque e non parlo solo dei Vannacci, ma di quel legame certo e molto liberal fra affari, criminalità organizzata, servizi fuori controllo e sette religiose varie in Italia e nel mondo?

Non sono affatto sostenitore degli Ayatollah iraniani, ma mi stupisco della forza di un popolo che nella tragedia, senza dimenticare la grave crisi interna, tiene testa all’imperatore, che è un incentivo a credere nella possibilità di un popolo di ritrovare forme di collaborazione costruttiva.

E’ possibile, si può fare, è necessario!

Troviamo i modi di parlarne uscendo dagli schemi dell’emergenza continua.

Gianni Gatti

Alessandria , 23/04/26

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