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di Alberto Bradanini – 28/04/2026
Fonte: L’Antidiplomatico
1. Israele è uno stato governato da criminali sociopatici, che guidano un esercito di assassini che uccidono e uccidono, poi si riposano qualche giorno, invadono i media con le loro spudorate menzogne e quindi tornano a uccidere. Tralasciando le atrocità commesse in 80 anni di occupazione violenta della Palestina, solo nei tempi recenti, dopo aver massacrato 80/100.000 persone a Gaza – cui devono aggiungersi 200/300.000 feriti e mutilati nel corpo e nello spirito e chissà quante migliaia in Cisgiordania – il giorno 8 aprile 2026, inizio del cosiddetto cessate il fuoco tra Iran e Usa/Israele e tra Libano e Israele, racchiusi nelle loro fortezze volanti, un pugno di soldati israeliani, prodotti sperimentali dell’AI con spiccate caratteristiche disumanizzanti, hanno premuto un bottone e, senza rischiare nemmeno un graffio della loro preziosa epidermide, hanno massacrato centinaia di abitanti di Beirut, i più deceduti subito, altri sepolti vivi, tra cui tanti sventurati bambini.
Dal 2 marzo 2026 a oggi, l’esercito più crudele della galassia ha ucciso circa 2500 persone – e ogni giorno il numero sale – senza che qualcuno sul pianeta Terra ingiunga a cotanti assassini di farla finita.
Non si tratta nemmeno, ça va sans dire, di episodi di guerra, ma di massacri premeditati, che rimbalzano qualche ora sui prezzolati mezzi di comunicazione di massa, per essere archiviati a fine giornata, mentre i responsabili riprendono a pianificare altre, quotidiane atrocità.
Allo Stato Ebraico, guidato dal criminale di guerra Benjamin Netanyahu, su cui pende un mandato di cattura della Corte Penale Internazionale, e da altri suoi degni compagni di merende, sono consentiti orrori di ogni sorta: invadere, bombardare, sterminare, violentare, rubare terra e proprietà a palestinesi, mussulmani, cristiani, libanesi, siriani, iraniani, senza distinzione tra combattenti, uomini, donne e bambini.
Solo alle acciughe del mar Cantabrico sfugge tuttavia che il cagnolino da passeggio israeliano può fare tutto ciò solo in virtù delle relazioni speciali che lo legano al Cerbero da cui è addestrato e nutrito, gli Stati Uniti d’America, governati oggi da una putrebonda oligarchia predatrice, incurante di Leggi o Etica, ma solo interessata ad accumulare ricchezze su ricchezze, senza fine.
Secondo una certa ermeneutica, la decisione di aggredire l’Iran, calpestando la Carta delle Nazioni Unite, il diritto internazionale, i principi di convivenza tra nazioni, l’etica delle Genti e via dicendo, troverebbe spiegazione nella pervasività delle lobby pro-Israele che imperversano nella politica statunitense, cui si aggiungerebbe il ricatto dei documenti Epstein che incombe sulla testa dell’attuale inquilino della Casa Bianca in declino cognitivo, a sua volta interessato a distrarre l’opinione pubblica dalle inclinazioni pedofiliche a cui – dicono le malelingue – aveva l’abitudine di cedere.
A tutto ciò si aggiungerebbe l’eloquenza persuasiva del citato criminale israeliano, secondo il quale questa scriteriata avventura sarebbe stata una distensiva passeggiata pomeridiana nei giardini del quartiere.
Di tutta evidenza, appare poco plausibile che un paese di 345 milioni di abitanti, prima economia mondiale e massima potenza militare del pianeta, che dispone di 800 basi sparse ovunque, accetti di sottomettere la propria agenda ai capricci messianico-espansionisti di uno staterello di sette milioni di abitanti, pur mettendo sulla bilancia la tossicità ricattatoria delle lobby menzionate e la putrescenza morale e materiale che imperversa nel principale stato canaglia del pianeta Terra.
Ora, anche quando le agende dei due paesi guerrafondenti non si sovrappongono (sulla carta, il colonialismo israeliano non dovrebbe interessare l’agenda Usa), in realtà anche qui i benefici imperiali di ritorno sono giganteschi: instabilità diffusa, caos geopolitico, destabilizzazione energetica, frantumazione delle economie ostili, direzionamento dei capitali verso Wall Street, vendita di armi e conflitti altrimenti destinati a un equilibrio, contenimento delle nazioni ostili e via dicendo.
Le brutalità di Israele nascondono dunque l’iceberg dell’imperialismo statunitense, quel mostro dalle fauci insaziabili che minaccia, aggredisce, saccheggia le nazioni che non si piegano, e che oggi, intuendo il proprio declino, agisce con ferocia ancor più disumana, senza badare ai rischi di escalation o distinguere alleati, paese neutrali e nemici, avendo a mente null’altro che gli interessi di una cerchia privilegiata di disturbati mentali.
È bene ricordare che il nemico principale della pace, della convivenza tra nazioni, del rispetto delle civiltà, del progresso etico e culturale, e finanche della sopravvivenza del genere umano, è costituito da un gruppo di oligarchi che disponendo di immense risorse, eserciti di spie, analisti d’intelligence, giornalisti al libro paga, operatori di algoritmi e de-formazioni mediatiche, venditori di armi e via dicendo, vogliono dominare su tutto e tutti, nell’illusione de-umanizzante che ciò possa guarire le incurabili patologie di cui sono affetti. Siffatti individui sono vittime di un infantile complesso di onnipotenza, nel patetico convincimento che la loro eccezionalità (la sola nazione indispensabile della terra: M. Albright, 1996, W. Clinton, 1999) li autorizzi a ogni genere di nefandezze.
Sappiamo che questo nemico principale assume lineamenti diversi a seconda di tempi e luoghi: sul piano economico esso s’incarna nel neoliberismo antisociale, globalista e bellicista, su quello dei valori nella mercificazione ontologica della società, su quello politico in una democrazia di forma, non di contenuti, su quello filosofico in un pervasivo nichilismo solipsista, nei rapporti economici sul cinismo della plutocrazia dominante, e su quello geopolitico sull’impero più violento del pianeta.
La pratica di occultamento di tali evidenze – deve rilevarsi – non è dovuta a disattenzione o scarsa memoria, ma a un sistematico lavaggio ideologico e mediatico del cervello. Va detto, per evitare fraintendimenti, che con Stati Uniti non s’intende il popolo americano – quei 345 milioni di abitanti anch’essi sfruttati e sottomessi, oltre che in gran parte politicamente analfabeti – ma quell’0,1% che, come una piovra, proietta ovunque la sua ombra vorace. Il citato lavaggio di cervelli aiuta anche a capire l’oscura ragione che impedisce ai cittadini europei di prendere coscienza della penosa qualità delle loro classi deprimenti, reclutate – come ben sanno persino i barracuda dell’Amazzonia – sulla scorta di un solo criterio: saper indossare con dignità la livrea del maggiordomo.
2. Alla luce di quanto esposto, si proverà dunque a decifrare le tragiche vicissitudini in corso in Asia occidentale. Nelle mire malate dei padroni del mondo, dopo aver aggredito, destabilizzato, sbriciolato quasi tutti i paesi della regione (Iraq, Egitto, Siria, Libia, Sudan, Afganistan, Yemen, seppure con risultati alterni) e dopo aver colonizzato le monarchie del Golfo con il famigerato petrodollaro, è ora il turno dell’Iran, che si ostina a non lasciarsi depredare, mentre dietro le quinte fa capolino persino un paese Nato, la Turchia, che Israele ha già sfrontatamente minacciato per bocca dell’ex PM N. Bennett1.
I paesi presi di mira dal duo mortifero americano-sionista appartengono a due categorie: a) possiedono gas e petrolio in quantità rilevante (e questo interessa gli Usa); b) oppure sono paesi islamici, e come tali si oppongono all’espansionismo biblico-coloniale di Israele, ovvero (come si permettono!) difendono la causa palestinese.
Rebus sic stantibus, la guerra di Trump/Netanyahu è persa. La rabbia spinge il primo a minacciare la distruzione della civiltà persiana, fors’anche con la Bomba, un’ipotesi questa che il monarca del sistema solare avrebbe accarezzato quando, più fuori di testa del solito, è stato informato che la presunta operazione di recupero del pilota disperso – in realtà dissennatamente volta a trafugare dal sito di Isfahan i famigerati 430 kg di uranio arricchito al 60% – si era risolta in un’amara perdita di uomini, aerei ed elicotteri2!
Quanto ai presunti negoziati in corso, in verità le notizie diffuse sono, come sempre, null’altro che inganni. Gli Usa fingono di trattare, mentre intendono solo dettare le condizioni della resa (quella iraniana, beninteso), ipotesi che ha un senso quando si vince una guerra, e non è questo il caso. Per Teheran infatti le condizioni poste sono inaccettabili: niente arricchimento dell’uranio (consentito invece dal Trattato di Non Proliferazione, sotto vigilanza dell’Aiea3, come avveniva fino all’aggressione israeliana del giugno 2023), niente missili in grado di raggiungere Israele e interruzione dei legami con Hezbollah/Houthi (alleati politici e religiosi) e Hamas (finanziato soprattutto dagli arabi sunniti e in passato dalla stessa Israele, in funzione divisiva).
In definitiva, una lista di aberrazioni che solo ai due negoziatori sionisti (Kushner e Witkoff) ha punto vaghezza di proporre.
L’economia statunitense è come noto in declino, il dollaro si svaluta, domina la finanza, la produzione di beni materiali è stata delocalizzata, la società è sempre più violenta, l’ingiustizia sociale è immensa, i ricchi diminuiscono ma le loro ricchezze aumentano. La re-industrializzazione dovrebbe avvenire ampliando la produzione di armi (e dunque promuovendo altre guerre) e controllando le energie fossili. Fortuna vuole che, secondo la legge dei contrappesi, ciò spinge ancor più la Cina, per sottrarsi ai ricatti, verso le rinnovabili.
Quanto a Israele, ancora peggio. Il perverso capo del governo israeliano – lo stesso che ha resuscitato quei sentimenti antisemitici che sembravano sepolti per sempre con il sacrificio di milioni di ebrei ad opera dei nazisti tedeschi – intende radere al suolo l’Iran, colpevole di sostenere la causa palestinese, di essere rimasto una nazione sovrana, trasformarlo (se fosse possibile) in una gigantesca Gaza, incurante persino delle immense conseguenze (inflazione, recessione) per il pianeta intero e dunque per gli stessi Stati Uniti.
Ma la civiltà persiana mai accetterà di essere distrutta. Anzi, la sua reazione potrebbe infliggere qualche serio dispiacere allo Stato Ebraico (nessuno è in grado di anticipare, ad esempio, cosa avverrebbe se il sito nucleare di Dimona fosse colpito da un missile balistico iraniano), e in tal caso Israele potrebbe decidere di ricorrere alla Bomba, rimanendo dubbio che l’attuale instabile e ricattato inquilino della Casa Bianca sarebbe in grado di opporsi. Solo Russia e Cina, a quel punto, avrebbero qualche chance di far rinsavire tale cerchia di svalvolati.
Alla luce di tutto ciò, occorre trovar modo che contenere i deliri di un individuo e invero di un paese intero (il 93% degli ebrei israeliani, a marzo 2026, approvava l’aggressione all’Iran4), consentendo all’umanità di proteggere la convivenza pacifica tra i popoli, che seppur diversi hanno diritto di respirare e prosperare a modo loro, secondo il buon senso, la Carta delle Nazioni Unite e quel minimo di Diritto Internazionale che l’umanità era riuscita a edificare dopo la carneficina della Seconda guerra mondiale.
Per far questo, poiché nelle cosiddette democrazie occidentali (i cui governi sono tutti dalla parte di Israele) il punto di vista delle popolazioni è considerato solo un fastidioso mormorio di fondo – così come le ricorrenti manifestazioni dei 25 aprili del mondo intero, eventi fondamentalmente distrattivi, sui quali si concentrano infinitesimali spaccature di capelli, mentre lassù il potere dorme sonni beati – coloro che possono sono chiamati a dar segni di vita.
In queste ore, le scommesse oscillano. L’ammasso di marines nelle vicinanze di Hormuz suggerisce che il confuso presidente biondochiomato e il crociato Pete Hegseth stiano pianificando la ripresa delle ostilità.
I mercati, invece, sembrano propendere per un possibile compromesso, che equivarrebbe a una sconfitta cocente per l’impero che rappresentano.
Saremmo sulla strada giusta se Israele fosse espulso da ogni consesso internazionale, commerci, investimenti e legami di ogni genere, boicottando i suoi prodotti e via dicendo, affinché quel popolo sia indotto a riflettere, e dopo aver recuperato resipiscenza torni a dialogare con umana moderazione sulla strada della convivenza, tenendo a mente che alle sue frontiere vivono e crescono 500 milioni di mussulmani, arabi, turchi, persiani e altre etnie e religioni, con cui dovrà fare i conti, sempreché in futuro ci sia ancora un mondo.
Quanto agli Stati Uniti, in attesa che possa avverarsi la profezia di Jack London, la rivoluzione socialista nella tana del lupo, diamoci da fare per accelerare il sorgere di un mondo plurale, in grado di contenere i capricci e la cupidigia dell’impero. Sappiamo di contare poco, ma non cesseremo per questo di elevare la voce al dio della pace e del senno recuperato. Breve è l’umana esistenza, non v’è necessità di accelerarne il passo. Uniamo le forze ed entriamo nelle praterie del sogno, spazi eterei, i soli che vale la pena frequentare, perché non saremo certo in grado di costruire una società migliore se prima non l’avremo immaginata nella nostra mente.
1 https://www.maurizioblondet.it/il-genocida-minaccia-la-turchia/
2 Tre aerei caccia F-15E, un C-130 o MC-130J, un A-10 Thunderbolt, 4 elicotteri: due Black Hawk (HH-60), un MH-6 Little Bird e un AH-6 o un HC-130J
3 Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica