Cosa c’è nel piano casa approvato dal governo Meloni

Dal blog https://www.lindipendente.online

4 Maggio 2026 Salvatore Toscano

Ristrutturazione di case popolari inagibili, nuovi alloggi a prezzi calmierati e sburocratizzazione degli investimenti privati. Sono questi i pilastri del piano casa approvato in Consiglio dei ministri, dopo mesi di smentite e ipotesi di sospensione. Il governo Meloni prevede uno stanziamento di risorse pubbliche pari a 10 miliardi di euro, cui si aggiungeranno gli investimenti privati.

L’obiettivo è «rendere disponibili 100mila tra alloggi popolari e alloggi a prezzi calmierati nei prossimi 10 anni», ha detto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni in conferenza stampa. Alle case popolari già costruite e in attesa di ristrutturazione si aggiungeranno nuovi alloggi realizzati in concerto coi privati, riproponendo il modello adottato per gli studentati tra non poche polemiche. «Si danno finanziamenti e agevolazioni fiscali ai grandi fondi, e poi gli stessi grandi fondi fanno profitti, non mettendo gli alloggi a prezzi effettivamente calmierati», ha denunciato Giulia Scuderi, europarlamentare di Alleanza Verdi-Sinistra.

Il ripristino delle case popolari

Il primo pilastro del piano casa — si legge nel comunicato stampa di Palazzo Chigi — «prevede un programma straordinario di interventi per il recupero e la manutenzione del patrimonio attuale di edilizia residenziale pubblica e sovvenzionata (ERP)».

La ristrutturazione di circa 60mila case popolari oggi inagibili sarà finanziata con una base minima di 1,7 miliardi di euro, in parte stanziati nell’ultima legge di Bilancio e in parte provenienti dal PNRR, che potrebbero salire a 4,8 miliardi con l’integrazione dei fondi per la rigenerazione urbana.

L’esecutivo ha fissato un obiettivo ambizioso: concludere i lavori di ristrutturazione a un anno esatto dall’approvazione del decreto-legge. «Inoltre — sottolinea il governo Meloni — si realizzerà un programma di riscatto di immobili ERP da parte degli assegnatari e la realizzazione di nuove case popolari, senza consumo di suolo, per la locazione a lunga durata con la facoltà di riscatto predefinita».

Case popolari nel quartiere Spinaceto a Roma.

I dettagli, come il numero preciso di alloggi a riscatto e le risorse stanziate per le nuove abitazioni, saranno chiariti nei prossimi mesi con l’approvazione dei decreti attuativi. Nel frattempo, ciò che è certo è che l’implementazione del piano casa passerà per l’ennesimo commissariamento, rinnovando la particolare tradizione italiana che affida i piani più articolati non agli eletti organi democratici ma a figure speciali.

Il piano casa e l’occasione per i privati

La logica del ricorrere al commissario speciale, quindi a semplificazioni burocratiche, è la stessa che sostiene il coinvolgimento dei privati nella realizzazione del piano casa, a cui sono dedicati il secondo e il terzo pilastro.

Il governo Meloni prevede di stanziare 3,6 miliardi di euro per la creazione di nuovi alloggi sociali, categoria introdotta nel 2008 per indicare le soluzioni abitative a canone calmierato, rivolte quindi al ceto medio escluso dalle assegnazioni delle case popolari.

Le risorse pubbliche sono «di derivazione europea e nazionale», drenate dagli attuali fondi «destinati agli alloggi sociali e all’emergenza abitativa». I restanti fondi necessari alla realizzazione delle unità abitative saranno a carico dei privati, che in cambio godranno di semplificazioni burocratiche e procedure rapide.

«Si prevede, tra l’altro, per gli investimenti superiori al miliardo di euro, la nomina di un commissario straordinario che dovrà rilasciare un provvedimento unico di autorizzazione», scrive il governo, sottolineando che «a fronte di tali semplificazioni, il privato dovrà in cambio garantire, su 100 alloggi realizzati, almeno 70 alloggi in edilizia convenzionata, da vendere o affittare a un prezzo scontato di almeno il 33% rispetto a quello di mercato», stabilito dagli enti locali.

Anche in questo caso i decreti attuativi aiuteranno a sciogliere i nodi, come quello relativo all’eventuale limite temporale imposto al vincolo degli affitti calmierati. Quest’ultimo aspetto caratterizza infatti la realizzazione degli alloggi calmierati, o “sociali”, in Italia. Si pensi ad esempio al caso degli studentati di nuova costruzione, a cui si ispira la partnership pubblico-privata del piano casa.

A Napoli, l’ente pubblico ha imposto agli investitori privati del Campus CX di riservare 84 dei 540 posti letto a delle tariffe agevolate, ma soltanto per 3 anni.

In tutta Italia si registrano denunce per gli alti prezzi delle camere, nonostante i vincoli formali. «La partnership pubblico-privata, per come sta andando finora soprattutto in Italia, è fallimentare.

Il caso più eclatante è quello degli studentati: si danno finanziamenti e agevolazioni fiscali ai grandi fondi, e poi gli stessi grandi fondi fanno profitti, non mettendo gli alloggi a prezzi effettivamente calmierati», ha dichiarato Giulia Scuderi, europarlamentare di Alleanza Verdi-Sinistra Italiana.

La stretta sugli sgomberi

In parallelo all’approvazione del decreto-legge sul piano casa, il Consiglio dei ministri ha dato il via libera al nuovo disegno di legge sugli sgomberi. «Il provvedimento introduce misure per rendere più efficace e più rapida la liberazione degli immobili occupati abusivamente, compresi i casi di scadenza del contratto di affitto o di morosità dell’affittuario», dichiara Palazzo Chigi.

La stretta, in continuità coi recenti decreti sicurezza, «interviene sulle procedure di notifica e di esecuzione dello sfratto». Nello specifico i tempi dello sfratto vengono ridotti a un massimo di 15 giorni dalla presentazione del ricorso da parte del proprietario, comprimendo la fase di risposta legale degli affittuari.

Nel comunicato stampa non si accenna a misure di accompagnamento per gli ex inquilini, soprattutto per quelli sgomberati a causa dei ritardi nei pagamenti — una casistica che copre circa l’80% degli sfratti.

Da un lato il governo annuncia dunque un piano da 100mila alloggi nei prossimi 10 anni, dall’altro vara un disegno di legge che, se approvato nei prossimi mesi, aggraverà l’emergenza casa.

Il tutto in un Paese dove una famiglia su 7 vive una condizione di disagio abitativo, che si rivela grave o acuto per un milione e mezzo di nuclei, a fronte di 8,5 milioni di “case dormienti”, non utilizzate o sotto-utilizzate. 

Stando agli ultimi dati disponibili, in Italia vengono assegnati mediamente tra i 15mila e i 20mila alloggi popolari l’anno, ma le famiglie in graduatoria sono circa 650mila: solo il 3% di chi è in lista riesce a ottenere una casa.

Nel settore in edilizia privata, tra il 2020 e il 2024, sono state invece costruite circa 280-300mila nuove abitazioni e messe in vendita a prezzi di mercato sempre più elevati.

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Salvatore Toscano

Laureato in Scienze della Politica con una tesi sui beni comuni, per L’Indipendente si occupa di politica, diritti e movimenti. Si dedica al giornalismo dopo aver compreso l’importanza della penna come strumento di denuncia sociale.

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