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Miguel Martinez 06 Maggio 2026

Qualche sera fa torno a casa, insolitamente, quasi all’una di notte. Dopo l’assemblea di quartiere (Santo Spirito di Firenze), iniziata alle nove di sera. Questa volta, c’è una sala piena, è il popolo dei Comitati, ce ne sono ben sedici. C’è il Presidente del Quartiere a cui sono affezionato, c’è anche l’Assessore alla Mobilità, che abita nel nostro rione e ha l’ingrato compito di gestire l’impossibile. I temi sono due – il Vigile di Quartiere e la Ztl: temi piccoli e locali, ma a un certo punto mi rendo conto che hanno implicazioni universali, riguardano l’essenza stessa della società in cui viviamo.
Nove anni fa, un funzionario del Comune, Marco Lensi, aveva messo in pratica il “vigile di quartiere“, un esperimento che fu poi stroncato dall’alto. Non vi annoio con i dettagli, ma il Vigile di Quartiere doveva vegliare sulla qualità della vita, girando a piedi un quartiere che conosceva bene, facendosi segnalare tutte le problematiche, aiutando i cittadini che conosceva di persona a risolverle. La funzione della polizia municipale non è quella di garantire la sicurezza, di combattere la delinquenza: sono competenze dello Stato. Ma il Comune di Firenze, incalzato dal panico securitario della Destra, sta cercando sempre di più a usare i vigili come cacciatori di spacciatori. Ho sentito addirittura parlare di vigili cinofili, che non credo che dovrebbero fare le multe ai padroni dei cani che non raccolgono le cacche.
Il secondo punto all’ordine del giorno, o della notte, era la ZTL. Con i residenti che segnalavano i mille buchi attraverso cui innumerevoli auto potevano penetrare in ogni momento, togliendo i posti macchina ai residenti, che quindi non potevano permettersi mai di uscire di casa la sera, perché al ritorno avrebbero trovato ogni angolo occupato da automobilisti di fuori venuti per godersi la movida in centro. Certi di non venire mai multati.
I cittadini che intervengono sono toscani, e quindi parlano con foga, ironia, aneddoti: sanno raccontare molto bene ciò che vivono realmente. Ed essendo toscani, sono anche provocatori più del necessario, verso l’assessore e il presidente del Quartiere, che subiscono pazientemente tre ore di critiche.
Alla fine, l’Assessore risponde. E in sostanza dice, “ascoltiamo voi dei Comitati, ma ascoltiamo anche tanti altri, e decidiamo noi. E quando decidiamo, qualcuno ci mette la firma. E se lo fa, vuol dire che si è informato e sa come stanno le cose, perché se no sa che finirà in galera”.
In quel momento, colgo l’essenza della dialettica tra cittadini attivi e istituzioni. I cittadini hanno il diritto di lamentarsi, di sfogarsi, di esprimere la loro vita emotiva. Le Istituzioni hanno dalla loro, invece, la ragione. Hanno gli esperti e la scienza. E quindi vincono sempre contro i cittadini attivi. Metti una fruttivendola in pensione che parla delle buche nella strada sotto casa sua, contro un funzionario che in quella strada non ci è mai passato, ma è laureato in ingegneria.
Eppure ci sarebbe una soluzione rivoluzionaria, che mi immaginò tempo fa un amico, ricercatore universitario in Architettura. In breve: l’Università, secondo la cosiddetta Legge Gelmini ha tre “missioni”. Insegnamento, ricerca, e “generare impatto sociale, culturale ed economico, trasformando la conoscenza accademica in benefici concreti per la società”. Ora, immaginiamo che l’Università istituisca un centro di prossimità attiva, a disposizione della cittadinanza, nel nostro quartiere.
Per dire… Un cittadino nota una buca nella strada, e chiama il Comune. Il Comune manda la ditta sotto-appaltata con sede a Napoli, che ricopre la buca con catrame (non ho mai capito come facciano le ditte con sede a Napoli a vincere sempre gli appalti, ma dove fanno dormire gli operai nella città dove nemmeno chi ci è nato riesce a pagarsi casa?). Problema risolto, burocrazia sistemata. Poi un mese dopo, sbuca un’altra buca… Invece, immaginiamo un centro di prossimità attiva. La fruttivendola in pensione racconta della buca. Un ricercatore di chimica spiega, scienza alla mano, che la colata di catrame non è la soluzione. E chiama uno studente di ingegneria, che dice che il problema è il carico di mezzi troppo pesanti che passano tutto il giorno su un antico fondo stradale. E lì chiamano il professore di archeologia, che dice che in effetti quella strada ha ottocento anni. E quindi tocca deviare il traffico dei mezzi pesanti, e lo studente di urbanistica ci fa la tesi su dove mandare i camion (toscano singolare: i’ccàmio, plurale, i hàmi). E quando il funzionario del Comune dice, “eh ma non si può”, arriva lo studente di Legge che ci fa la tesi da 110 e lode per dire, “rilàssati,si può!”.
Il Centro di Prossimità Attiva non darà sempre ragione alla fruttivendola, spesso avrà torto marcio anche lei. Ma ci sarà la separazione dei poteri: chi ha in mano il governo non avrà anche il monopolio della scienza. Tra cittadini e istituzioni ci sarà un terzo neutrale.
Pubblicato su Kelebek Blog
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Commenti
alberto dice 7 Maggio 2026 alle 18:58 bravo Miguel!
bella idea.
porterebbe anche un bel arricchimento in socialità e cultura: tra Accademia e cittadini Rispondi
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