El Koudri: quando la propaganda offusca i dati disastrosi sui servizi al disagio mentale

Dal blog https://www.lindipendente.online/

20 Maggio 2026 Valeria Casolaro

«Italianissimo, laureato e perfettamente integrato, non vi pare?»: usa queste parole il vicepremier Matteo Salvini per parlare del caso di Salim El Koudri, il trentunenne che nel pomeriggio di sabato 16 maggio ha fatto irruzione con l’auto nella zona pedonale di Modena, ferendo gravemente diverse persone. Chissà se qualcuno tenterà ancora di minimizzare quanto successo, si chiede il ministro. E rilancia il proprio cavallo di battaglia: la proposta di legge della Lega per revocare la cittadinanza a chi commette reati gravi. Scegliere di soffermarsi sulle origini di El Koudri può funzionare in termini elettorali, ma elimina dal discorso una vicenda decisamente più complessa e che chiama in causa il governo attuale e quelli precedenti in una dinamica in atto da tempo: il taglio inesorabile dei servizi sociali e sanitari, inclusi quelli psichiatrici. Mentre, infatti, in Italia il numero di persone cui vengono diagnosticati disturbi psichiatrici cresce inesorabilmente (sono 141 mila le nuove diagnosi solo nel 2024), soprattutto a seguito della pandemia da Covid-19, il personale del settore è ampiamente sottodimensionato, con almeno il 30% degli operatori e 2 miliardi di euro che mancano all’appello.

Lo stato delle cose

Secondo gli ultimi dati del SISM (Sistema Informativo sulla Salute Mentale), nel 2024 in Italia sono stati complessivamente 636.113 gli accessi al pronto soccorso per patologie psichiatriche, pari al 3,3% del totale nazionale degli ingressi in pronto soccorso e in crescita del 10% rispetto all’anno precedente. Di questi, 130.738 hanno riguardato patologie psichiatriche gravi, ovvero disturbi della personalità e del comportamento, psicosi funzionali come la schizofrenia, manie e i disturbi bipolari e depressione. Solamente il 12,1% degli accessi complessivi (76.902) si è concluso con un ricovero, oltre la metà dei quali in un reparto psichiatrico. Il 75%, invece, è stato rimandato a casa per assenza di alternative territoriali valide. In totale, sono 141.317 le dimissioni con diagnosi di disturbo mentale.

Il primo punto di riferimento per i cittadini con disagio mentale sono i CSM, i Centri di Salute Mentale. Sono questi che coordinano gli interventi di prevenzione, cura e riabilitazione. Nel 2024, sono state oltre 760 mila le persone che hanno avuto almeno un contatto in uno dei 1.263 CSM sul territorio – il 5,6% dei quali erano utenti stranieri. Di queste, quasi 76 mila sono nuovi utenti che hanno ricevuto una diagnosi di patologia psichiatrica grave. Tra le opzioni cui il CSM può fare ricorso vi sono le strutture residenziali (1.962) e semi-residenziali (800). Nel 2024, complessivamente, le strutture residenziali hanno ospitato 29.258 pazienti (l’84% dei quali si trovava in strutture ad elevata intensità di assistenza sanitaria), mentre le strutture semi-residenziali hanno gestito 22.325 ricoveri. I reparti ospedalieri (SPDC), invece, sono 307, con 3.762 posti per i ricoveri di lunga durata e 298 posti letto per il day hospital. Sono 19 le strutture ospedaliere pubbliche in tutta Italia che erogano attività di assistenza psichiatrica, con un totale di 543 posti, 13 per il day hospital. Complessivamente, sottolinea l’ISS, il numero dei posti letto per pazienti psichiatrici acuti in Italia è tra i più bassi al mondo, con una media di 0,1 per mille abitanti a fronte dello 0,64 dei Paesi OCSE.

Nel 2024 c’erano 33.142 dipendenti delle unità operative psichiatriche pubbliche, 56 ogni 100 mila abitanti (su una popolazione di 59 milioni di persone, come risulta da ultimo censimento). Un numero in aumento rispetto al 2023, ma ben lontano dagli 83 previsti dalla Conferenza Stato-Regioni. Migliaia di professionisti in meno, la cui assenza incide profondamente sull’esito del percorso terapeutico dei pazienti. Basta considerare il seguente dato: a prescindere dal tipo di struttura in cui si trovano in carico, la tempestività degli interventi una volta che il paziente viene dimesso indica la capacità di un determinato territorio di garantire una continuità delle cure efficace (ovvero ininterrotta e coordinata tra varie figure professionali). Eppure, sono poco più di un terzo del totale (il 38,6%) i pazienti che riescono a ricevere una visita psichiatrica entro le due settimane successive alle dimissioni. Il 45% dovrà aspettare fino a 30 giorni.

Non stupisce, dunque, che nell’82,2% dei casi la chiusura dei trattamenti effettuati nelle strutture territoriali è stata di tipo amministrativo, dopo che per 180 giorni non sono state registrate prestazioni. La stragrande maggioranza dei pazienti psichiatrici, insomma, abbandona il percorso terapeutico, che viene dunque automaticamente chiuso dopo tre mesi dall’ultimo contatto. Di questi, nel 2024, lo 0,89% (4.295) del totale sono pazienti con diagnosi psichiatriche gravi.

I Trattamenti Sanitari Obbligatori

A spiegarlo è il ministero stesso: «l’analisi dei tassi di ricovero per TSO può costituire una misura indiretta dell’efficacia terapeutica dei programmi riabilitativi messi a punto dai Dipartimenti di Salute Mentale». Se tutto funzionasse come dovrebbe, insomma, non dovrebbe essere necessario farvi ricorso, perchè il sistema sarebbe già in grado di farsi carico e di tutelare le persone con disturbi di entità più o meno grave. Il Trattamento Sanitario Obbligatorio (TSO) è un istituto che autorizza al ricorso di interventi sanitari di ricovero ospedaliero contro la volontà di un cittadino, unicamente nel caso in cui «esistano alterazioni psichiatriche tali da richiedere urgenti interventi terapeutici, se gli stessi non vengono accettati dall’infermo e se non vi siano le condizioni e le circostanze che consentano di adottare tempestive e idonee misure sanitarie extraospedaliere». È regolato dagli artt. 33, 34 e 35 della legge 833/1978. Si tratta di un intervento coercitivo e quindi violento, al punto che, nel 2025, la Corte Costituzionale ha parzialmente rivisto la normativa che lo regola e stabilito nuovi limiti per tutelare i cittadini. In più occasioni è stato applicato in maniera del tutto arbitraria e illegittima, come nel caso dello studente che si era rifiutato di mettere la mascherina in classe durante la pandemia da Covid-19. In altri, ha portato alla morte dei soggetti fermati, come capitò ad Andrea Soldi e a Giuseppe Casu – o a Mauro Guerra, morto per un colpo di arma da fuoco esploso dal maresciallo Marco Pegoraro durante il tentativo di contenimento dell’uomo.

Fonte: rapporto SISM 2024

Secondo i dati forniti dal ministero, negli ultimi dieci anni il numero di TSO realizzati in Italia è pressochè dimezzato, passando dagli 8.289 del 2015 ai 4.586 del 2024. Su territorio nazionale, i ricoveri che seguono un Trattamento Sanitario Obbligatorio rappresentano, nel 2024, il 5% del totale dei ricoveri in reparti psichiatrici pubblici. La media, tuttavia, è il frutto di differenze profonde tra Regione e Regione. Mentre alcune di esse registrano un calo più o meno costante negli anni, altre hanno visto un incremento drastico nell’impiego di questo istituto nel giro di appena un anno (dal 2023 al 2024).

È proprio il caso dell’Emilia-Romagna, che nel 2024 ha registrato un quinto di tutti i TSO effettuati in Italia (ben 887, con un aumento di 55 trattamenti rispetto al 2023). Qui, l’incidenza di Trattamenti Sanitari Obbligatori sul totale dei ricoveri in reparti psichiatrici pubblici è quasi del 15%, tre volte la media nazionale. In media, in Emilia-Romagna, si effettuano 2,3 TSO ogni 100 mila cittadini. Una media analoga a quella dell’Umbria (2,2), dove l’incidenza dei ricoveri da TSO sul totale di quelli psichiatrici è del 20%. Per quanto riguarda il resto del Paese, la Sicilia è la Regione che ha effettuato più TSO in termini assoluti nel 2024 – 620, con un tasso di 1,6 ogni 100 mila abitanti. Una media analoga è registrata poi in Valle d’Aosta e Sardegna. La Puglia, con un tasso di 1,2, ha registrato anch’essa un netto aumento dei TSO in un solo anno, passando dai 318 del 2023 ai 404 del 2024 (+86). L’unica regione con un tasso nullo di TSO è la Basilicata. Il Friuli Venezia Giulia è invece l’unica regione in cui il numero di Trattamenti Sanitari Obbligatori è più che raddoppiato negli anni, passando dai 45 del 2015 ai 110 del 2024 – con un tasso di 1,1 ogni 100 mila abitanti, a fronte di una media nazionale di 0,9.

Ricoveri ripetuti

Un altro indice dell’andamento del funzionamento del sistema di tutela e trattamento dei pazienti psichiatrici è dato dal tasso dei ricoveri ripetuti. Come spiegato dal ministero, «il ricovero ripetuto di pazienti con patologie mentali nel mese successivo alla dimissione è indice di scarsa integrazione tra servizi ospedalieri e territoriali ed evidenzia problematiche di presa in carico dei pazienti da parte della salute mentale territoriale». La media nazionale delle riammissioni non programmate, nel 2024, era del 14,3%, ma anche qui il dato varia enormemente da Regione a Regione. Nel Lazio, per esempio, quasi il 22% delle riammissioni è avvenuto entro 30 giorni, il 17% addirittura entro la settimana successiva. La situazione diventa ancora più seria nel momento in cui i ricoveri riguardano patologie psichiatriche gravi. Queste rappresentano, a livello nazionale, il 5% delle riammissioni non programmate a 30 giorni, il 3,6% di quelle a 7 giorni.

Nel 2024, pressochè in tutte le Regioni almeno l’85% dei pazienti ha registrato un solo accesso in pronto soccorso (la Liguria è l’unica dove questo dato si ferma poco oltre il 70%). I restanti si sono recati in pronto soccorso due volte o più – il 3% ha 3 ingressi e una piccola percentuale ne registra 4 o più.

Le criticità, secondo l’ISS

Sottofinanziamento e carenza di personale, in particolare, sono le principali criticità evidenziate dall’Istituto Superiore di Sanità. L’investimento pro-capite, in particolare, è tra i più bassi d’Italia ed è variato di poco negli anni, attestandosi sui 72 euro nel 2023 – tra i più bassi in Europa. Le cifre, anche qui, variano enormemente, da un minimo di 36 euro per la Campania a un massimo di 95,8 della Sicilia. I servizi, inoltre, assistono appena l’1,6-1,7% della popolazione con disagio psichiatrico, nonostante il numero di persone che avrebbero bisogno di assistenza sia di dieci volte superiore. Il numero di dimissioni, sottolinea l’Istituto, è costantemente sotto la media per le Regioni del Sud Italia e la Sardegna.

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Valeria Casolaro

Ha studiato giornalismo a Torino e Madrid. Dopo la laurea in Scienze della Comunicazione, frequenta la magistrale in Antropologia. Prima di iniziare l’attività di giornalista ha lavorato nel campo delle migrazioni e della violenza di genere. Si occupa di diritti, migrazioni e movimenti sociali.

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