Dal blog https://giuseppesalamone.substack.com
Giuseppe Salamone 21 luglio 26
Parlatemi ancora di Zelensky come del difensore dell’Europa. Continuate pure a raccontarci che armare senza sosta l’Ucraina serva a proteggere i cittadini europei. I fatti che stanno emergendo, però, impongono domande molto serie su una strategia che rischia di produrre conseguenze opposte rispetto a quelle proclamate.
Secondo quanto riportato dal Fatto Quotidiano, dall’inizio della guerra sarebbero state denunciate come smarrite, sottratte o scomparse in Ucraina quasi 800 mila armi. Soltanto nei primi cinque mesi del 2026, il numero avrebbe raggiunto quasi 150 mila unità.
Si tratta di cifre inquietanti, che richiedono verifiche approfondite e spiegazioni immediate. Ancora più grave è l’allarme relativo al possibile interesse delle organizzazioni criminali europee per le armi provenienti dal mercato nero sviluppatosi attorno al conflitto russo-ucraino, compresi droni e altri strumenti militari particolarmente pericolosi.
Ecco cosa può accadere quando si inviano armamenti per anni senza pretendere sistemi di tracciamento rigorosi, controlli trasparenti e garanzie reali sulla loro destinazione. L’Ucraina è da tempo alle prese con seri problemi di corruzione e con evidenti difficoltà nel controllo del materiale bellico. Nonostante ciò, i governi europei hanno continuato a spedire armi e miliardi, spesso senza fornire ai propri cittadini informazioni sufficienti.
Ci hanno detto che tutto questo serviva alla sicurezza dell’Europa. Ma quale sicurezza può esserci se una parte delle armi inviate rischia di scomparire, di alimentare il mercato nero o di finire nelle mani della criminalità organizzata?
Prima ci hanno esposto al pericolo di un confronto sempre più diretto con la Russia. Adesso scopriamo che gli stessi armamenti consegnati per “difendere” l’Ucraina potrebbero trasformarsi in una minaccia per le nostre città e per i cittadini europei.
Non si può continuare a liquidare ogni dubbio come propaganda russa. Non si può bollare come “spia del Cremlino” chi chiede trasparenza, controlli e responsabilità. Le domande che ponevamo ieri sono oggi ancora più urgenti.
Chi ha autorizzato questi invii deve spiegare quali controlli siano stati realmente effettuati, quante armi risultino disperse e quali misure siano state adottate per impedire che finiscano nei circuiti criminali.
Perché, alla fine, il conto di una politica irresponsabile non lo pagano i governanti che l’hanno decisa. Lo pagano, come sempre, i cittadini europei.