Le telecamere di Genova e Project Hafnia: documenti alla mano

Dal una email di eunoturi (sociologo ligure)

Le telecamere di Genova e Project Hafnia: documenti alla mano
A Genova le telecamere comunali, installate per garantire la sicurezza urbana, sono state utilizzate per fornire registrazioni a un’azienda privata che sviluppa sistemi di AI. Il progetto si chiama Hafnia, l’azienda è la danese Milestone Systems.

Secondo la documentazione raccolta da Alice Salvatore nella sua inchiesta civica https://www.inchiestacivica.it/hafnia/, sono state selezionate circa 6.000 ore di riprese provenienti da 80 telecamere comunali. I cittadini finanziano un’infrastruttura pubblica di videosorveglianza, vengono ripresi mentre attraversano una strada, aspettano un autobus, e quelle immagini diventano una risorsa per sviluppare una tecnologia destinata anche al mercato.

L’azienda dichiara che le registrazioni sono state anonimizzate e che il progetto non è finalizzato a identificare o seguire le persone, ma, secondo i documenti esaminati nell’inchiesta, l’anonimizzazione avviene dopo il trasferimento delle immagini in un ambiente controllato dall’azienda.

Il Comune ha dichiarato di non aver redatto una valutazione d’impatto specifica per Hafnia, ritenendo sufficiente quella generale sulla videosorveglianza. Alcune clausole contrattuali, comprese quelle relative alla licenza sui dati e ai costi, sono state trasmesse con ampie parti oscurate.

Alice Salvatore ha avviato iniziative davanti al TAR e al Garante della privacy per ottenere trasparenza e verifiche.Il progetto nasce sotto la precedente amministrazione, ma la trasparenza degli atti e la responsabilità di spiegare ai cittadini che cosa sia stato fatto con le loro immagini riguardano anche quella attuale.

Il problema politico, del resto, va ben oltre Genova.Stiamo costruendo città nelle quali la presenza delle persone nello spazio pubblico alimenta infrastrutture digitali sempre più sofisticate, mentre la conoscenza prodotta da quelle infrastrutture tende a concentrarsi nelle mani di chi possiede i sistemi di elaborazione e le licenze commerciali

.È una delle contraddizioni della cosiddetta smart city, promettere servizi migliori attraverso la raccolta dei dati senza affrontare la questione di chi controlla quei dati, chi decide come utilizzarli e chi trae beneficio economico dalla loro elaborazione.

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