Sciopero 30 ottobre: un milione nelle piazze

Dal blog https://www.labottegadelbarbieri.org

Enrico Semprini

Interviste su Radio Onda d’Urto da Brescia e Genova. Un articolo di Manuela Foschi da Ravenna. E il comunicato di Ultima Generazione che rilancia la campagna “Non con i nostri soldi”.

SCIOPERO GENERALE – Almeno un milione di lavoratori e lavoratrici in piazza insieme al mondo della scuola e ai movimenti sociali nello sciopero generale indetto da Usb con l’adesione di quasi tutti i sindacati di base. Decine di manifestazioni che hanno attraversato lo Stivale, da nord a sud. Un bilancio dell’adesione allo sciopero con Francesco Staccioli, dell’esecutivo nazionale di Usb.

Alcune manifestazioni sono proseguite fino al pomeriggio inoltrato: A Roma sono scese in strada decine di migliaia di persone. Nel pomeriggio scontri e barricate in fiamme davanti al Colosseo. Poco distante, una parte dei manifestanti ha piantato le tende per una acampada ai Fori imperiali, mentre in questi istanti un altro corteo di studenti e studentesse sto dando l’assedio ai palazzi del governo: prima si è diretto verso il ministero dell’Istruzione, poi è stato bloccato dalla celere su Ponte Sisto quando ha virato verso il Parlamento. L’aggiornamento con Matteo, compagno di Roma, attorno alle 19,15

A Torino la manifestazione oceanica – con 100mila persone – è terminata nel primo pomeriggio dopo le cariche di polizia fuori dalla Prefettura in Piazza Castello; ci sarebbero due fermi. Da Torino Martina della redazione di Infoaut.

A Bologna il corteo ha bloccato la tangenziale fino a pomeriggio inoltrato. Anche a Milano è stata occupata la tangenziale. Nel capoluogo lombardo 100mila persone in corteo tra lavoratori e studenti, partiti con due cortei distinti che poi si sono uniti.

Le corrispondenze della giornata nazionale sulle frequenze di Radio Onda d’Urto, raccolte in un articolo.

A Brescia 10mila studenti e lavoratori hanno attraversato le vie del centro in corteo. In testa c’era il sindacalismo di base, poi un imponente spezzone studentesco e di movimento, aperto dallo striscione “Contro guerra e carovita, per casa, scuola e lavoro”. Al corteo erano state prescritte tutte le piazze del centro storico, ma i numeri hanno portato comunque la manifestazione a esondare in Piazza Loggia, gremita di manifestanti. Da qui, dopo mezzogiorno, è ripartito un altro corteo spontaneo di 2mila persone. Questo si è diretto prima verso piazzale Cesare Battisti, da dov’era partita la manifestazione, per poi imboccare Fossa Bagni in direzione galleria Tito Speri. All’imbocca del tunnel di via Mazzini, però, ha incontrato uno sbarramento di carabinieri in assetto anti-sommossa. I militari hanno sferrato manganellate e almeno 2 compagne-i sono rimasti feriti alla testa e sono stati soccorsi dalle brigate sanitarie.

A fine giornata abbiamo raccolto in studio le valutazioni da Isacco Boldini, insegnante e sindacalista di USB, e Gabriele Bernardi del centro sociale magazzino 47, con i quali abbiamo anche commentato alcune interviste raccolte alla partenza del corteo a studenti e studentesse. Ascolta o scarica

La giornata bresciana nella pagina dedicata sul sito di Radio Onda d’Urto

Cariche anche a Vicenza, dove la polizia ha azionato gli idranti contro i manifestanti diretti verso la Tangenziale Ovest. 3 i feriti. Manganellate anche a Mestre sul corteo che voleva imboccare il cavalcavia che porta a Venezia. A Parma il corteo ha raggiunto l’esterno dell’Università per contestare la ministra Bernini, presente per la cerimonia di conferimento di laurea ad honorem a Carlo Cimbri, presidente di Unipol, colosso delle assicurazioni private.

Bloccati dall’alba anche 110 porti in decine di Paesi nel mondo, soprattutto nell’area mediterranea ma non solo, sempre contro l’economia di guerra e il genocidio a Gaza, che non si ferma mai. Per quanto riguarda l’Italia blocchi a Livorno, Ravenna, Ancona, Genova, Carrara, Salerno, La Spezia e altri scali. Dal blocco di Genova Josè Nivoi, del Calp e di Usb Mari e Porti.

Ravenna, per esempio

di Manuela Foschi

Fra i 117 porti nel mondo in lotta anche Ravenna. Dopo una mattinata con 5000 tra studenti e lavoratori in piazza del Popolo, in corteo (a zig e zag) occupando con alcuni gommoni il canale nei pressi di una nave cargo in partenza per Israele.

Ai megafoni si informa, si discute, si danno nuovi appuntamenti: «Melbourne é stata la prima ad aprire la giornata di mobilitazione mondiale e l’ultima sarà Oakland in California. Hanno scioperato per due ore anche i portuali del porto marocchino di Tangeri, il più grande del Mediterraneo con il passaggio di 15 milioni di cargo annuali. No agli 800 miliardi per il riarmo. Vogliamo una vita con salari dignitosi, più cure e scuole pubbliche, servizi sociali …».

Con il «Coordinamento popolare contro le armi», studenti e insegnanti, portuali e cittadinanza di ogni età c’è anche Cristina Guarda, eurodeputata dei «Verdi in Europa» che spiega perché un 5% del Pil al riarmo nei prossimi anni  è inammissibile anche a fronte dello 0,001 del Pil per iniziative di pace. C’è il collettivo Ferrovieri contro la guerra (FCG) dalla Toscana per chiedere trasparenza anche sui cargo trasportati dai treni come da aerei, tir e navi dato che la Mobilità militare ha ottenuto dall’Europa (il 17 dicembre di un anno fa) 17 miliardi per gli anni 2028-2034. Il rappresentante dei giovani palestinesi grida «voi sopravvivete sempre peggio mentre in Palestina si muore sotto le bombe che partono anche da qui». Ricorda che alcuni palestinesi sono rinchiusi ingiustamente nel carcere di Ferrara e invita alla solidarietà.

nota della bottega

LE FOTOGRAFIE SONO DI MANUELA FOSCHI. Sulla vicenda di Leonardo (cioè Leon’armo) e del polo militare che silenziosamente si allunga su Forlì abbiamo scritto in “bottega” ma sarà opportuno tornarci sopra.

ULTIMA GENERAZIONE GENOVA, IN SCIOPERO CON I PORTUALI: LORO FERMANO LE ARMI NEI PORTI, NOI TOGLIAMO I NOSTRI SOLDI ALLE BANCHE CHE LE FINANZIANO

La campagna “Non con i nostri soldi” in piazza nello sciopero generale contro carovita e riarmo: la non complicità con la guerra deve arrivare da ogni fronte, dai moli ai conti correnti

Genova, 30 ottobre 2026 – Oggi i portuali di Genova hanno bloccato gli scali per impedire che le armi passino dai loro moli, nella giornata dello sciopero generale nazionale che ha portato in piazza migliaia di persone in decine di città contro inflazione, carovita, militarizzazione e diseguaglianze.

Ultima Generazione, che ha aderito allo sciopero, è in piazza al fianco dei portuali per dire che quella stessa scelta riguarda tutte e tutti noi: le armi che i lavoratori si rifiutano di caricare vengono finanziate anche con i soldi dei nostri conti correnti. Mentre fare la spesa diventa ogni mese più difficile, il governo sceglie di spendere soldi pubblici in armi invece che nella vita delle persone.

Unicredit ha speso 9 miliardi di dollari tra gennaio 2023 e agosto 2025 in prestiti e sottoscrizioni a favore di aziende produttrici di armi per Israele. È uno degli istituti maggiormente coinvolti nel settore di armi. Per questo gli aderenti alla campagna “Non con i nostri soldi” hanno parlato con le persone in piazza della complicità delle banche con l’industria bellica e le hanno invitate a fare la loro parte: spostare il conto. Sono oltre 10.000 le persone che in pochi giorni hanno aderito a questa chiamata tramite questo appello.

LA VOCE DELLA PIAZZA

Beatrice, 33 anni, presente in piazza a Genova, ha dichiarato in un video: “Sono qui oggi per protestare contro il costo della vita e contro il riarmo. Ho 33 anni e lavoro, ma come tante persone giovani della mia età non riesco più ad arrivare a fine mese. Non parlo solo di non riuscire più a mangiare una pizza fuori senza avere il magone: anche fare la spesa sta diventando sempre più un’acrobazia per risparmiare il più possibile. E il punto non è solo la difficoltà di oggi, il punto è che all’orizzonte non c’è nessuna speranza di miglioramento. Per questo per me è demenziale e insopportabile che il governo scelga di spendere soldi pubblici in armi invece che nella vita e nel futuro dei suoi cittadini. È ora di smettere di collaborare con chi ci vuole sempre più poveri, sempre più disperati e pure in guerra. I portuali ci stanno mostrando cosa vuol dire smettere di collaborare: se le armi non passano dal porto, la macchina della guerra si inceppa. Ma prima di arrivare in porto, quelle armi sono state pagate. E una parte di quei soldi sono i nostri: stipendi, risparmi, conti correnti depositati nelle banche che finanziano chi le produce. Chi lavora nei porti può rifiutarsi di caricarle, chi ha un conto in banca può rifiutarsi di finanziarle. Basta complicità con questo governo che trova soldi solo per armi e non per il nostro benessere e dignità.”

LO SCIOPERO

Lo sciopero generale nazionale “Contro il carovita. No alla guerra. No al riarmo.” indetto da USB– affiancata da USI-CIT, USI Educazione e USIS – si è sommato allo sciopero della rete internazionale Ports in action composta da CGT Ports and Docks (Francia), ENEDEP (Grecia), LAB (Paesi Baschi), Liman-İş (Turchia), ODT (Marocco), USB e ORSA Porti (Italia), Water Transport Workers Federation of India (India). Diverse le città italiane in cui sono in corso presidi e manifestazioni. A Genova in particolare la rete dei lavoratori portuali si è mobilitata e ha bloccato i porti per protestare contro il commercio di armi e fermare il processo di militarizzazione e di automazione degli scali portuali. All’appello dei portuali di Genova di bloccare tutto hanno risposto più di 100 porti in contemporanea in tutto il mondo. Oltre a una decisa posizione antimilitarista, i portuali di Genova aderenti a USB protestano contro l’inflazione ormai insostenibile e chiedono maggiore sostegno agli agricoltori pugliesi messi in ginocchio dall’aumento esponenziale del costo del carburante.

Cartella stampa su tutte le azioni organizzate da dicembre 2021 qui

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Ultima Generazione è una coalizione di cittadini ed è membro del network A22.

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