Arabia Saudita nucleare la nuova mossa di Trump contro l’Iran

Dal blog https://www.remocontro.it

23 Luglio 2026 Piero Orteca

Trump si è deciso a firmare l’accordo che permetterà ai sauditi di avere centrali atomiche e di arricchire uranio “per scopi pacifici”. Uno schiaffo all’Iran e un altro bidone di benzina versato nella polveriera del Medio Oriente.

Buoni e cattivi per decreto

Mettiamola così: evidentemente ci sono atomi di uranio “buoni” (per decreto della Casa Bianca) e altri che, invece, sono destinati (sempre per decreto) a turbare i nostri sonni. Non si spiegherebbe, altrimenti, la spudorata disparità di trattamento, che Trump sta riservando sullo spinoso affaire dell’energia nucleare a due Paesi praticamente confinanti: Iran e Arabia Saudita. Il primo continua a essere riempito regolarmente di bombe e subisce attacchi missilistici mirati ormai da mesi.

E la causa scatenante di cotanta mattanza sarebbe la sua pervicace ostinazione a non demolire i siti di arricchimento nucleare. Per i sauditi, invece, il discorso si capovolge e gli americani adesso riconoscono, al Regno dei Feisal, la libertà di costruirsi tutte le centrali nucleari che desidera. Il re, si sa, “non fa corna”, e quello che vale per gli ayatollah, nel caso degli sceicchi amici (e finanziatori) degli americani passa in cavalleria.

Ma come è anche noto, “pecunia non olet”, il denaro non fa certo puzza. Così Trump, come il grande imperatore romano Vespasiano, che tirava soldi mettendo anche una tassa sulla raccolta delle urine (usate per sbiancare le pelli), si è deciso a superare gli inviti alla prudenza lanciatigli dai suoi adviser.

Come scrive il Wall Street Journal, “Trump ha approvato lo storico accordo sul nucleare con l’Arabia Saudita, che rappresenta una grande vittoria per il Regno. L’accordo potrebbe significare ingenti profitti per le aziende americane, ma solleva anche preoccupazioni sulla proliferazione nucleare in Medio Oriente” .

E così, nel suo report esclusivo, il giornale finanziario di New York lancia un macigno nello stagno: con una guerra aperta contro Teheran, ufficialmente per motivi legati al programma nucleare iraniano, come si può giustificare, di fronte alla comunità internazionale, una mossa di questo tipo, che continuerà ad alimentare uno scontro sanguinoso di cui non si vede l’epilogo?

I termini dell’accordo

Micheal Gordon e Stephen Kakin, i due corrispondenti del WSJ dal Medio Oriente, parlano di un accordo trentennale con una dotazione finanziaria “di decine di miliardi di dollari”. Dunque, prima di tutto, si tratta di un colpaccio per l’industria Usa, che fornirà know-how, impianti e tutto il resto.

Secondo ciò che scrive il Journal, gli americani dovrebbero avere il monopolio degli appalti, escludendo per iscritto “altre interferenze”. Una clausola riserverebbe agli esperti di Washington una sorta di “supervisione” sulle procedure di arricchimento dell’uranio. Una fonte anonima ha rivelato al WSJ che questa sarebbe una “opzione di garanzia”, per controllare che la soglia di arricchimento non superi confini pericolosi (quelli per la costruzione di una bomba atomica). Questo sulla carta, ovviamente.

Certo, con i tempi che corrono, portare davanti al Congresso (sarà fatto tra pochi giorni) la nuclearizzazione dell’Arabia Saudita provocherà un vero e proprio terremoto politico. Sicuramente, ci sarà una levata di scudi dei Democratici, anche se pure tra le file repubblicane qualche distinguo si è già sentito. In ogni caso, il piano sembra destinato a passare, perché anche se molti congressisti temono una corsa all’atomo nel Medio Oriente, non ci sono i numeri per bloccare la decisione di Trump,

Per il cosiddetto “overriding”, infatti, cioè lo scavalcamento del veto presidenziale, c’è bisogno di una maggioranza qualificata dei 2/3 del Congresso.

Firme, controfirme e rischi

Il Journal ricostruisce l’iter dell’intesa, sottolineando che Trump ha dato il via libera all’accordo solo alla fine della scorsa settimana. Esso sarà firmato dal Segretario all’Energia Chris Wright , “che ha discusso dell’accordo durante il suo primo viaggio all’estero nella regione nell’aprile 2025 con il principe Abdulaziz bin Salman , che firmerà anch’egli l’accordo”.

Ma quale potrebbe essere la portata geopolitica di un patto che, al di là dell’immediato significato economico, apre altri scenari nei quali si può leggere un più deciso allineamento tra le posizioni di Washington e di Riad? “L’accordo potrebbe contribuire a rivitalizzare l’industria nucleare statunitense , rafforzare i legami tra Stati Uniti e Arabia Saudita e impedire a Russia e Cina di ricoprire un ruolo strategicamente importante nel programma nucleare saudita”, sostiene il Wall Street Journal citando l’analisi di Robert Einhorn, ex alto funzionario del Dipartimento di Stato, che ha fornito consulenza sia ad Amministrazioni repubblicane che democratiche su questioni di non proliferazione.

“Ma a meno che non contenga vincoli adeguati, anche sull’arricchimento, potrebbe aumentare i rischi di proliferazione nucleare in Medio Oriente e altrove”, ha avvertito. Einhorn.

Il punto di vista saudita

Come è ovvio, le dichiarazioni del governo di Riad sul programma nucleare saudita mettono soprattutto in risalto un piano ambizioso, che mira allo sfruttamento economico dei giacimenti di uranio seppelliti sotto il deserto.

L’energia prodotta sarebbe così sfruttata per i bisogni nazionali, mentre si potrebbe esportare una quota più importante di petrolio. Sarebbe il meccanismo ideale per dotare finanziariamente un Paese che ha in programma una grande (e costosa) rivoluzione infrastrutturale. Un progetto già universalmente noto come “Vision 2030”.

Ma ricordando ciò che la saggezza dei latini diceva efficacemente alla fine di tutti i discorsi, “nella coda c’è il veleno”, riflettiamo sull’ultimo avvertimento che lancia il Wall Street Journal: “L’Arabia Saudita – scrive –  insiste sul fatto che le sue intenzioni siano pacifiche, sebbene il principe ereditario Mohammed bin Salman, guida di fatto del Paese, abbia dichiarato nel 2018 che se l’Iran dovesse mai sviluppare un’arma nucleare, la sua nazione farebbe lo stesso”. Dunque? Non prendiamoci in giro. Fare figli e figliastri è il viatico migliore verso il disastro. E Trump lo sa.

Tags:Arabia Saudita nucleareIranStati Uniti

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