Bombe made in Italy sui civili in Yemen. Pure il New York Times se ne accorge e i “giornaloni” italiani rilanciano quello che La Notizia scrive

di paolopolitiblog

Yemen

(La Notizia)

Le bombe prodotte in Sardegna utilizzate dalla coalizione saudita anche contro i civili in Yemen, Paese martoriato dalla guerra civile. La denuncia arriva in un video-inchiesta del New York Times ed è ripresa dai giornali italiani. Fatti che La Notizia denuncia da almeno due anni fa, con numerosi articoli sulla vendita di armi all’Arabia Saudita nonostante esistano normative che proibiscono queste forniture ai Paesi coinvolti in conflitti.

Il video documenta il viaggio delle armi dalla Sardegna; da anni Mauro Pili, ex presidente della regione Sardegna ed ex sindaco di Iglesias, denuncia questi viaggi a dir poco sospetti. Il quotidiano americano spiega, altresì, che l’Italia non è l’unico Paese a vendere armi ai sauditi. Per il governo italiano però è tutto legale.

Bomba con fusibile illuminato in fiamme scintille fealing il calore come un avvertimento pericoloso di una scadenza urgente con un avviso di imminente esplosione su uno sfondo bianco. Archivio Fotografico - 11840306
LEGGI LA NOSTRA INCHIESTA DEL 24 MARZO 2017 (di CARMINE GAZZANNI)

In Yemen si muore. Ormai da due anni. Una tragedia ininterrotta che pare non scalfire le coscienze della politica e dell’industria armata. Perché c’è da restare allibiti dinanzi a continui carichi di bombe senza che nessuno, dal fronte delle istituzioni, dica o faccia qualcosa. Eppure i dati sono drammatici. Secondo quanto denunciato in questi giorni da Amnesty International, dal marzo 2015, quando sono iniziati gli attacchi aerei da parte della coalizione guidata dall’Arabia Saudita, sono stati uccisi almeno 4600 civili e ne sono stati feriti più di 8mila. Come se non bastasse, quasi 19 milioni di persone sono in estrema indigenza, tanto da dipendere solo e soltanto dall’assistenza umanitaria. Una guerra ingiusta e criminale.

illustrazione 3d astratto della bomba rosso con segno in vendita, su sfondo bianco Archivio Fotografico - 8534463

Denunce inascoltate – E a denunciarlo non sono le “solite” associazioni umanitarie. A dirlo chiaramente è stato, lo scorso 27 gennaio, il “Rapporto finale del gruppo di esperti sullo Yemen”, presentato al Consiglio di Sicurezza dell’Onu, in cui si evidenzia come “i bombardamenti aerei condotti dalla coalizione guidata dall’Arabia Saudita hanno devastato le infrastrutture civili in Yemen”. Ma c’è di più: “il gruppo di esperti  – si legge nel report – ha condotto indagini dettagliate su questi fatti ed ha motivi sufficienti per affermare che la coalizione guidata dall’Arabia Saudita non ha rispettato il diritto umanitario internazionale in almeno 10 attacchi aerei diretti su abitazioni, mercati, fabbriche e su un ospedale”. Non è un caso che già un anno fa anche il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione sullo Yemen affinché si ponga fine alla guerra in corso, con un esplicito emendamento (359 parlamentari favorevoli e 212 voti contrari) che richiama la necessità di fermare il flusso di armi.  Tutto inutile dato che l’export continua.

Traffico di morte – E da dove parte questo flusso? Anche dall’Italia. Il rapporto dell’Onu, infatti, come ci spiega Giorgio Beretta, analista dell’Osservatorio Permanente sulle Armi Leggere e le Politiche di Sicurezza e Difesa (OPAL) di Brescia, “documenta il ritrovamento, a seguito di due bombardamenti a Sana’a nel settembre 2016, di più di cinque ‘bombe inerti’ sganciate dall’aviazione saudita” contrassegnate dalla sigla “Commercial and Government Entity (CAGE) Code A4447”, riconducibile all’azienda Rwm Italia, che ha sede a Domusnovs, in Sardegna. Gli esperti Onu spiegano inoltre che “una bomba inerte del tipo Mk 82 ha un impatto pari a quello di 56 veicoli da una tonnellata lanciati a una velocità di circa 160 km all’ora”. Tanto per capire.

Fila di pesanti missili nucleari contro il cielo blu con nuvole Archivio Fotografico - 11907276

yemen

“Non è quindi più accettabile – commenta Giorgio Beretta, analista dell’Osservatorio Permanente sulle Armi Leggere e le Politiche di Sicurezza e Difesa (OPAL) di Brescia – che l’Italia continui ad inviare sistemi militari e munizionamento alle forze armate dell’Arabia Saudita. Non solo le associazioni internazionali, ma le stesse Nazioni Unite certificano ormai con chiarezza che numerosi bombardamenti effettuati dalla coalizione a guida saudita, ed in particolare quelli sulle zone abitate da civili, sono in palese violazione delle leggi internazionali. Si tratta di bombardamenti effettuati anche con bombe prodotte ed esportate dall’Italia: lo avevamo già fatto rilevare come Osservatorio OPAL, ma adesso è lo stesso gruppo di esperti dell’Onu che lo documenta”.

L'immagine di una strada a una bomba nucleare Archivio Fotografico - 36301776

L’ultima spedizione – E l’ultimo carico, come ci racconta il deputato di Unidos Mauro Pili, è partito la notte tra lunedì e martedì. Pili ha filmato e documentato quello che lui stesso ha definito “un carico di morte, l’ennesimo dal porto canale di Cagliari. Questa volta con palesi tentativi di nascondere la vergognosa gestione di questo traffico di bombe tedesche dalla Sardegna verso i paesi arabi”. La nave Bahri Jeddah battente bandiera saudita, come d’altronde risulta anche dal sito Marine Traffic che monitora appunto il traffico marittimo, è arrivata a Cagliari per poi ripartire nella notte dal porto di Cagliari diretta verso Port Said in Egitto. “Le operazioni di carico – racconta a La Notizia – sono state interrotte più volte durante tutta la notte per impedirmi di documentare quello che stava avvenendo in un porto civile”. Tanto che, in piena notte, è arrivata pure la Guardia di Finanza “per identificarmi e per intimarmi di lasciare l’area, ottenendo il netto rifiuto”. Alla fine, però, sono stati comunque caricati “duemila ordigni prodotti dalla Rwm tedesca a Domusnovas. Un carico da 18 container issati a bordo con la supervisione di tecnici, vigilanza e vigili del fuoco”. Ma non deve sorprendere. Secondo i dati reperibili dal registro del commercio estero dell’Istat e segnalati a La Notizia dall’Osservatorio OPAL, lo scorso anno dall’Italia sono state inviate all’Arabia Saudita bombe e munizionamento militare per un valore complessivo di oltre 40 milioni di euro, in netta crescita rispetto ai 37,6 milioni di euro del 2015. Spedizioni tutte effettuate dalla provincia di Cagliari. Insomma, il traffico di morte continua. Col beneplacito del Governo.

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Tutto tace – Eppure dal Governo non si muove una foglia. Questa la ragione per cui, continua Beretta, “è inammissibile che a seguito dei recenti incontri ufficiali della ministra della Difesa Roberta Pinotti, del ministro degli Esteri Angelino Alfano e dello stesso presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, con i ministri sauditi della difesa e degli Esteri non sia emersa una sola parola di condanna delle gravi violazioni dei diritti umani e del diritto umanitario da parte dell’Arabia Saudita”. “L’Italia deve farsi promotrice in sede europea – conclude Beretta – dell’attuazione della Risoluzione del Parlamento europeo che già dall’anno scorso chiede di avviare un’iniziativa finalizzata all’imposizione da parte dell’UE di un embargo sulle armi nei confronti dell’Arabia Saudita, tenuto conto delle gravi accuse di violazione del diritto umanitario internazionale da parte di tale paese nello Yemen e che il continuo rilascio di licenze di vendita di armi all’Arabia Saudita violerebbe la Posizione comune europea sulle esportazioni di sistemi militari”.

terrorismo di guerra mondiale terrorismo fuoco bruciare il testo della fiamma è esplodere Archivio Fotografico - 75158653

 

Parla Mauro Pili (Unidos): “Il Governo è complice”

Mauro Pili, deputato sardo di Unidos, non ha dubbi: “Il Governo è complice sulle bombe in Yemen”.

Insomma, condanna senza appello?
Le faccio un esempio: quando ci fu il primo carico, denunciai la cosa in Aula con un ordine del giorno per chiedere di bloccare la vendita all’Arabia. Ma la maggioranza lo bocciò. Il problema, peraltro, è ancora più grande..

piliIn che senso?
C’è un rapporto dei servizi segreti tedeschi in cui si definisce il ministro della Difesa arabo “compulsivo” nell’acquisto di armi. E infatti i suoi ordinativi sono spaventosi. L’Arabia sta creando un arsenale con cui potrebbe destabilizzare l’intera area.

Peraltro l’azienda che vende bombe è di proprietà tedesca…
Esatto. Non vendono in Germania  e lo fanno invece nel Sulcis, l’area più povera della Sardegna: lì i ragazzi sono costretti a produrre armi non avendo alternative. Non a caso c’è un progetto per quintuplicare la presenza dell’azienda qui.

E la Regione non dice nulla?
L’amministrazione regionale è totalmente inesistente. Non dice assolutamente nulla. Nonostante sia evidente ci sia una guerra tra ricchi e poveri…

Intende tra Arabia e Yemen?
Non solo. Il punto è questo: la Germania, nazione ricca, non vende direttamente armi, ma le fa vendere nell’area sarda più povera, il Sulcis, che poi rivende a una nazione ricca, l’Arabia, che sgancia quelle stesse bombe su un Paese povero come lo Yemen. Un circolo vizioso e drammatico che deve essere fermato, ma il nostro Governo preferisce non dice nulla.

 

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