LE LUCI DI SETTEMBRE di Carlos Luiz Zafon

La Lettrice Assorta

“Non ci sono libri morali o immorali. Ci sono libri scritti bene e scritti male” (Oscar Wilde)

LE LUCI DI SETTEMBRE di Carlos Luiz Zafon

Salve a tutti amici! Questa settimana sono stata per la maggior parte del tempo rinchiusa in casa a causa del maltempo e  di un piccoloincidente domestico che, a parte qualche livido e il grande spavento, per fortuna mi ha lasciata incolume. Questa inaspettata clausura mi ha regalato molto tempo da dedicare alla lettura, accoccolata sul mio divano preferito davanti al fuoco scoppiettante del camino. Parola d’ordine relax! Il libro che ho scelto di leggere in questi giorni s’intitola Le Luci di Settembre di Carlos Luiz Zafon.

La lettura di questo libro è stata una sorpresa,  mi sono trovata di fronte a una tipologia narrativa vertente su magia, avventura e mistero. Inizialmente creata dall’autore per  i ragazzi, credo possa essere di sicuro impatto anche per un pubblico  più maturo.

Il libro si apre  con la descrizione di una fredda mattina invernale in una Parigi del 1936, quando tragicamente si spegne la fiamma di Armand Sauvelle. La sua famiglia, composta dalla moglie Simone, il solitario Dorian e la quindicenne Irene, si trova disorientata da un’ improvvisa indigenza e schiacciata dai debiti contratti dall’uomo senza che nessuno  ne fosse a conoscenza. A causa di ciò, Simone è costretta ad accettare l’incarico di governante presso un piccolo paese sulla costa, Baia Azzurra, lontano dalla cappa grigia della città di Parigi e dai tristi ricordi.  Tutta la famiglia si trasferisce  nella modesta residenza, messa loro a disposizione dal nuovo datore di lavoro, l’ingegnere Lazarus Jann, costruita sulle scogliere di Punta del Capo e situata all’altro lato del bosco rispetto alla sua dimora. Fin da subito Simone, Dorian e Irene si ritrovano in un contesto molto differente rispetto a quello a cui erano abituati. Baia Azzurra sembra sospesa nel tempo e i suoi usi e costumi  sono scanditi da ritmi di vita regolati da proprie consuetudini: il calendario si distingue solo in due periodi, l’estate e il resto dell’anno. Riescono comunque piuttosto rapidamente ad inserirsi ed Irene diventa amica della coetanea Hannah, anche ella impiegata presso Lazarus nella gigantesca dimora  denominata Cravenmoore. La  misteriosa scomparsa di Hannah e il successivo ritrovamento del suo cadavere scandiscono l’inizio di una successione di inquietanti avvenimenti che si ripercuotono sui personaggi e le loro vite, sconvolgendole.

Il romanzo trae il suo titolo da una leggenda che racconta di una donna  scomparsa tra i flutti nel tentativo di raggiungere il faro dove si trovava il suo amato. Proprio lo stesso faro che troneggia su Baia Azzurra e si staglia come una torre slanciata coronata da una lanterna caleidoscopica, la quale sormonta una piccola casa di un solo piano. La storia narrata è finemente avviluppata da una coltre di descrizioni ambientali molto impattanti ed evocative: il mare, i tramonti, i boschi, sono rappresentati in nella loro variegata magia e  nei colori, talvolta cangianti, luminosi e a volte a tinte fosche. La dimora di Lazarus, Cravenmoore, costituisce una sorta di cattedrale persa nelle profondità di un bosco maledetto che si staglia in tutta la sua maestosità e inquietante stranezza, a partire dagli abitanti e dagli strani oggetti che la popolano.

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La storia, come ho già affermato, sembra rivolta ad un pubblico di giovani  adulti. E’ scritta molto bene anche se pare che lo stile di Zafon non abbia ancora raggiunto la piena maturità. Alcune scelte lessicali le ho trovate vagamente monotone. La parola acquerello ricorre più volte, utilizzata in contestualità differenti. Si parla di acquerelli di fumo, di spettrali acquerelli della città disegnati nelle tenebre dorate, acquerello danzante nella caligine che sale dal molo dei pescatori, di luci del paese al centro della baia che disegnano acquerelli di luce sull’acqua… insomma come parola mi piace, funziona, ma il suo ricorrente utilizzo ha disturbato il fluire della lettura, così come la frequente definizione di occhi come piatti  e  il termine ossidiana ciclicamente contestualizzato prima agli occhi e poi alle labbra e così via. La lingua italiana mette a disposizioni innumerevoli combinazioni di parole, usiamole! Nella sua globalità una storia interessante, intrisa di buoni sentimenti quali l’amicizia e l’amore, che impera e vince su tutto, perfino sul tempo e lo spazio. I personaggi sono raffigurati quasi esclusivamente per le loro caratteristiche psicologiche. Poco o nessun accenno alla loro fisicità. Una considerazione a parte merita la presenza, nella narrazione, di un’ombra incombente. Tutta la storia ne sembra pervasa. Un’ ombra inquietante, che da oscura presenza impalpabile, diviene via via minacciosa e concreta. Le paure infantili inconscie di Lazarus, a lungo represse, troveranno tutta la loro ridondanza all’interno di Cravenmoore, simbolo di un’infanzia negata, recondite paure e incapacità di affrontare la realtà. Non ho potuto non pensare a Jung, secondo il quale  la personalità umana è caratterizzata da una parte di Luce e una di Ombra, che corrispondono al bene e al male e che andrebbero integrate. E’ proprio  questa dualità, questa duplice valenza umana, che nel finale toccherà l’apice. 

Consigliato ai sognatori, agli amanti dell’avventura e dei buoni sentimenti, agli eterni ragazzi.

Buona lettura

La Lettrice Assorta

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