7 falsi miti sulle aziende italiane che vanno all’estero

di paolopolitiblog

di Antonio Carnevale wired.it 29 aprile 2018

Uno studio Hsbc dimostra che alcuni luoghi comuni sulle imprese italiane all’estero sono falsi. Dalla fuga dalla burocrazia alla delocalizzazione per costi

Dalla necessità di sfruttare il marchio made in Italy alla delocalizzazione selvaggia, fino alla troppa burocrazia. Quante volte abbiamo sentito parlare di queste tematiche in relazione alle aziende italiane e sui motivi per cui fanno le valigie e vanno all’estero? Talmente tante da aver generato, negli anni, dei veri e propri luoghi comuni. Per definizione, duri a morire.

Certo, la crisi economica che le imprese stanno fronteggiando da alcuni anni e la forte concorrenza internazionale, soprattutto in un tessuto come quello italiano composto prevalentemente da piccole e medie imprese, ha contribuito a far crescere l’interesse nei confronti dei mercati esteri. E non sempre le cose sono andate come avrebbero dovuto.

Perché, è indubbio, che l’internazionalizzazione porti con sé diversi vantaggi, a partire dal non dover dipendere economicamente da un solo mercato.

Ma, allo stesso tempo, si tratta di un percorso ricco di ostacoli. Tra cui, oltre alle variabili economiche e organizzative, incidono le differenze culturali e normative del mercato scelto. E dunque, non adatto a qualsiasi tipo di impresa.

In questo quadro, l’Italia è sempre stata raccontata come un paese in vendita, con aziende poco capaci di innovare e decise ad andare all’estero solo per risparmiare. Ora però, dalla ricerca Le aziende italiane alla conquista dei mercati esteri, commissionata dalla banca Hsbc e realizzata dai ricercatori dell’Università di Padova, emerge un quadro diverso. Inaspettatamente diverso. Attraverso le interviste realizzate con oltre 800 realtà italiane di medie e grandi dimensioni infatti,  lo studio ha è riuscito a sfatare diversi miti sull’internazionalizzazione delle aziende italiane.

1. L’Italia è un paese in vendita. Avete presente il luogo comune secondo il quale di imprese italiane non ne resteranno più, perché saranno acquistare da aziende straniere? Non è proprio così. I dati evidenziano che oltre il 40% delle medie e grandi imprese italiane ha fatto un’acquisizione e, nell’81% dei casi, è avvenuta all’estero. Solo il 13% delle grandi imprese italiane aziende è stato comprato da player stranieri. Il problema, semmai, è nelle dimensioni. Finora le aziende straniere hanno potuto acquisire gruppi più grandi rispetto a quanto abbiano fatto le nostre aziende all’estero.

2. L’esportazione aiuta le aziende a risolvere i loro problemi di produttività e redditività. Anche questa è una facile semplificazione. Chi decide di esportare ha già degli alti livelli di produttività. Questo gli consente di ammortizzare i costi legati all’internazionalizzazione. Come specifica lo studio però, non c’è relazione tra redditività, produttività e internazionalizzazione. “Il livello più alto di produttività e redditività – si legge – è registrato sia tra le aziende che esportano oltre il 75% del proprio fatturato, sia tra i player nazionali, a dimostrazione che la redditività e la produttività non appartengono solo ai forti esportatori”.

3. Le aziende italiane non innovano. Altro luogo comune particolarmente in voga negli ultimi tempi è quello relativo alla carenza di innovazione delle aziende italiane. Siamo vecchi e lo sono anche le nostre logiche di business. Secondo lo studio solo il 30% delle aziende italiane non innova, mentre quasi il 90% dei più grandi esportatori ha innovato sia prodotti che processi negli ultimi tre anni. Si può fare di più? Certamente. Intanto però, è chiara una cosa: le aziende che innovano hanno maggiori probabilità di aumentare il loro grado di internazionalizzazione.

4. L’Italia esporta solo manifattura. Il 95% delle più grandi imprese manifatturiere esporta soprattutto nei settori tessile, alimentare e metalmeccanico. Ma lo studio rivela come non sia solo il settore manifatturiero ad esportare. Esporta anche, ad esempio, più del 65% delle aziende italiane del terziario e dei servizi.

5. Le aziende italiane si recano all’estero per tagliare i costi. Risparmiare è sicuramente un obiettivo per ogni azienda ma, secondo la ricerca, solo il 22% delle aziende intervistate delocalizza per ridurre i costi. Principalmente, del personale. Il 58% delle multinazionali invece, cerca all’estero nuove opportunità di mercato. Il principale motivo che spinge oltre confine è “la presenza di clienti o fornitori chiave a livello locale” (39%). Inoltre, il 20% ha dichiarato di puntare all’internazionalizzazione per la possibilità di avvalersi di “partner locali qualificati”e il 18% per “avvicinarsi ai mercati di sbocco”.

6. La burocrazia e le questioni fiscali sono solo problemi italiani. Burocrazia, pressione fiscale e corruzione sono, inutile negarlo, tra i più grandi problemi del nostro Paese. Ma, senza eccedere nei festeggiamenti, possiamo dire che anche nel resto del mondo le cose non vanno poi così bene. Secondo la ricerca infatti, il 61% delle principali aziende italiane che esportano hanno dichiarato che burocrazia e normative fiscali sono i principali problemi che si incontrano nell’operare all’estero. Il 47% poi, registra la difficoltà nel reperire personale adeguato. Anche la corruzione rappresenta problema per un’azienda su cinque (19%). Secondo i ricercatori però, questo è dovuto al territorio in cui l’azienda opera.

7. Il marchio made in Italy è l’unico fattore che incrementa le esportazioni del Paese. Il made in Italy è importante, ma (per fortuna) non è l’unico motivo di successo delle nostre aziende all’estero. Secondo la ricerca, due imprese su tre non utilizzano il marchio made in Italy nel proprio business internazionale. Quelle che lo fanno, si trovano principalmente nel settore tessile e della moda (80%) e alimentare (59%). Chi lo impiega però, non ha dubbi: per il 90% infatti, il marchio ha un valore di per sé, in grado di incidere fortemente sulle vendite.

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...