“Cosi l’Europa delle banche soffoca l’Italia”. Le rivelazioni dell’analista finanziario

di paolopolitiblog

Guido Ruotolo, editorialista Tiscali.it 5 giugno 2018

«La regolamentazione bancaria che è internazionale – prosegue l’analista finanziario – favorisce grandi banche che fanno finanza, come le tedesche, le francesi e le olandesi a scapito di chi fa intermediazione tradizionale come le italiane o le spagnole. I tedeschi hanno investito 150-200 miliardi circa nelle loro banche, poi hanno guidato il cambio delle regole che rende impossibile a qualsiasi governo tirare fuori dai guai le proprie»

Dobbiamo difenderla, ci mancherebbe altro. Ma che ipocrisia si respira in Europa. Sempre di più solo un simbolo che fa fatica a diventare realtà, tanto che nelle Cancellerie che contano il tema delle due Europa viene sussurrato senza impaccio.
Lasciamo stare il professore Savona e l’uscita dall’Euro, che nulla c’entra con questo clima. È che i padri costituenti che pensarono all’Europa, i nostri Spinelli, si staranno rivoltando nella tomba.

E il nuovo governo leghista e Cinque Stelle fa fatica a lasciare gli slogan della campagna elettorale a casa e a fare i conti con la realtà. Facile prendersela con Bruxelles, quando invece gli attacchi all’Italia arrivano dai poteri forti di alcuni stati europei. Partiamo dalle banche e dalla finanza europea. Nei giorni della crisi quasi istituzionale, con le minacce di impeachment contro il Capo dello Stato e di elezioni anticipate, lo spread è volato superando 320 punti. Una possibile spiegazione sta nel fatto che chiaramente i mercati temono molto il caos in Italia al punto di preferire in governo Conte-Salvini-Di Maio al salto nel buio di nuove elezioni. «Il Presidente Mattarella – commenta l’analista finanziario – e i due leader politici sono stati bravi a fare un passo indietro di fronte all’abisso, ma se verranno lasciati soli dai partners europei potrebbero tornare ad affacciarsi sul vuoto e allora chissà…».

Il picco in ascesa vertiginosa dello spread ha ricordato a molti la crisi del 2011 (quando nel novembre raggiunse la cifra record di 574 punti). Insomma rischiavamo di ripetere il 2011 solo che questa volta la Bce di Draghi non avrebbe potuto aiutarci. «Lo spread è salito – ragiona l’analista – perché di fronte alla possibilità di elezioni con una nettissima vittoria della Lega e dei Cinque Stelle erano tutti pronti a vendere pacchetti di azioni».

«La regolamentazione bancaria che è internazionale – prosegue l’analista finanziario – favorisce grandi banche che fanno finanza, come le tedesche, le francesi e le olandesi a scapito di chi fa intermediazione tradizionale come le italiane o le spagnole. I tedeschi hanno investito 150-200 miliardi circa nelle loro banche, poi hanno guidato il  cambio delle regole che rende impossibile a qualsiasi governo tirare fuori dai guai le proprie».

C’è un recente passato che dimostra questa strategia: «Il modo in cui sono state trattate la Grecia e l’Irlanda – commenta  un analista finanziario di una grande banca europea – mostra che si è preferito salvare le grandi banche tedesche e francesi coi soldi dei contribuenti greci e irlandesi, e di tutti gli altri (il governo italiano, in molti lo hanno dimenticato, ha quasi 30 miliardi di titoli greci e le banche italiane erano esposte per 4 miliardi)».
Insomma, solidarietà dai poveri ai ricchi è stato il motto dell’Europa.

I grandi burocrati dell’Europa politica riconoscono le responsabilità delle capitali dei paesi “forti”: «La vera questione non è Bruxelles, ma le capitali del rigore economico. Berlino, innanzitutto, ma anche e soprattutto L’Aja, ed Helsinki, tra le altre. Mettono pressione forte su Bruxelles, perchè smottamenti finanziari in Italia hanno ripercussioni a casa loro».
Nelle prime dichiarazioni del governo Di Maio-Salvini (il presidente del Consiglio Conte per il momento è silente), Roma intende porsi in maniera conflittuale con Bruxelles. Anzi, di rottura. Lasciando intendere che l’Italia rivendicherà fondi e risorse per l’occupazione e per affrontare il tema della immigrazione.

Da Bruxelles, il burocrate della Ue riflette sul cortocircuito: «L’Italia deve migliorare l’uso dei fondi strutturali europei per il Mezzogiorno. È assurdo che la Sicilia perda ancora quasi la metà di queste risorse perchè non le utilizza. Con il risultato che quei fondi inutilizzati  rientrano nel calderone e finiscono nelle regione virtuose del Nord Europa».
Detto questo, nelle capitali del Nord, ma anche a Parigi, esiste un pregiudizio atavico nei confronti della Italia, ritenuta incapace di avere una politica estera, di tenere i conti in ordine, di avere regioni del Mezzogiorno ancora sotto lo schiaffo della mafia.

Riusciranno Matteo Salvini e Luigi Di Maio a far vedere ai diffidenti europei quanto di buono si fa in Italia?
Una Europa a cui fa comodo di tenere nell’angolo un paese, il nostro, che avrebbe diritto a più posti di potere delegando Roma ad esercitare meno potere e meno controllo su ciò che avviene a Bruxelles e non solo.

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