appunti per una visita a Limone del Garda

dal blog Bortocal15

Kennst du das Land, wo die Zitronen blühn?

 Conosci la terra dove fioriscono i limoni?
Nel fogliame cupo le arance d’oro brillano,
una brezza lieve dal cielo azzurro spira,
il mirto sta immobile e alto si leva l’alloro!
Lo conosci davvero tu? Laggiù! 
Laggiù! con te vorrei 
andare, innamorato mio.

Conosci la casa? Su colonne posa il suo tetto,
splende il salone, scintillano le stanze,
effigi di marmo si levano e mi guardano:
Che ti hanno fatto, povera bambina?
La conosci davvero? Laggiù! 
Laggiù! con te vorrei 
andare, o  protettore mio.

Conosci il monte e il suo nuvoloso sentiero?
Il mulo cerca nella nebbia la sua strada,
nelle grotte abita dei draghi l’antica stirpe;
la roccia precipita e l’onda sopra di lei:
La conosci davvero? Laggiù! 
Laggiù porta la nostra strada. 
O padre, lasciaci andare.

Wolfgang Goethe scrive Gli anni di formazione di Wilhelm Meister tra il 1795 e il 1796; e` un capolavoro che fonda un nuovo genere letterario europeo, quello del romanzo di formazione: qui Goethe traccia la storia delle esperienze di un giovane borghese che scopre la sua vocazione per il teatro, come momento di rottura con le convenzioni del suo ambiente; potremmo dire che Meister e` un Werther, ribelle come lui, ma che sfugge al suicidio attraverso la scoperta dell’irriducibile liberta` interiore data dall’arte.

In uno dei suoi incontri, Meister si imbatte in un gruppo di danzatori di strada; tra loro vi e` Mignon, una ragazzina di origini italiane e decide di prenderla sotto la sua protezione.

Questa poesia e` la canzone che Mignon gli dedica, e ed e` ispirata al viaggio in Italia che Goethe aveva compiuto per ben due anni, tra il 3 settembre 1786 e il 18 giugno 1788, abbandonando in incognito la corte di Weimar, con un passaporto falso. Lo descrivera` trent’anni dopo, cioe` vent’anni dopo il primo Meister e trenta dopo il viaggio, nella sua opera Viaggio in Italia.

La canzone di Mignon e` densa di nostalgia per il suo paese; e` la nostalgia stessa che sente Goethe, ancora anni dopo, e nella definizione dell’Italia come terra dei limoni o nella descrizione di un precipizio montuoso che sovrasta l’acqua non e` difficile riconoscere il paesaggio dell’alto lago di Garda e proprio anche Limone.

. . .

Il 12 settembre 1786 Goethe era arrivato a Torbole da Trento, da cui era partito il giorno prima, e il giorno 13 in barca si sposto` da Torbole a Malcesine: il viaggio per terra non era consigliabile, considerando le difficoltà` di collegamento.

Ecco come descrive la navigazione, che gli permette di descrivere questo luogo che gli appare magico:
13 settembre 1786
Il mattino era magnifico, un po’ nuvoloso, ma, al levar del sole, calmo. 

Passammo davanti a Limone, con i suoi giardini e terrazze su per il pendio dei monti; uno spettacolo di ricchezza e di grazia.
L’intero giardino consta di file di bianchi pilastri quadrangolari che sono collocati ad una certa distanza uno dall’altro, su per il declivio del monte, a gradini. Sopra questi pilastri sono collocate delle robuste pertiche per coprire, in inverno, gli alberi che crescono negli intervalli.
La lentezza della traversata favoriva l’osservazione e la contemplazione di questo piacevole spettacolo”.

insomma, per Goethe Limone e` il suo primo vero impatto con l’Italia e il limone diventa quasi il simbolo stesso del paese.

(casualmente, quando tenni anni fa un blog in tedesco, gli diedi come titolo Zitronee come sottotitolo kann die italienische Phantasie in Deutschland ueberleben? Puo` sopravvivere in Germania la fantasia italiana? stavo citando Goethe, senza ricordarmelo).

. . .

Ma qui vorrei osservare un particolare curioso: si sara` forse notato come si dice limone in tedesco: Zitrone. La parola deriva direttamente dal latino, in cui si parla di un frutto chiamato malum citreum – e non potrebbe essere diversamente, dato che in Germania certamente non crescono i limoni. In questo caso il tedesco e` piu` vicino al latino dell’italiano stesso.

Ma se io adesso chiedessi come mai si chiama cosi` Limone Piemonte, con cui Limone sul Garda condivide il nome, non potrei certo ricevere la risposta che e` perche` ci nascono i limoni.

Ecco un bell’esempio di etimologia sbagliata: questo comune a 1.000 metri di altitudine, uno dei piu` nevosi d’Italia e celebre stazione sciistica, si chiamerebbe cosi` per i limoni?

L’etimologia di Limone Piemonte, Limonus in una pergamena del 1290, sembra rimandare piuttosto al termine celtico limo, o lime, che indica il tiglio, e sopravvive nell’inglese lime, Linde in tedesco.

ma per questo paese gardesano? 

non so se qualcuno abbia fatto studi specifici sull’origine del suo nome: sembra cosi` ovvio collegarla ai limoni che qui si producono!

si`, ma non potrebbe essere il contrario, e cioe` che i limoni si chiamino cosi` proprio perche` si producono tipicamente qui e quindi il frutto di Limone e` stato inteso come il frutto del limone?

. . .

direi di no.

Quanto all’origine del nome limone, per indicare il frutto, invece ha una storia diversa che ci riporta al provenzale limo, che a sua volta deriva dall’arabo lîma, che indicava un frutto tipicamente tropicale, la lima o limetta, che gli inglesi cercarono di sostituire al limone come parte della dieta per i marinai nei lunghi viaggi oceanici, per prevenire lo scorbuto, visto che veniva prodotto nell’India che era una loro colonia, ma con esiti infelici, dato che la limetta e` piu` povera di vitamina C del limone.

Limone, invece, in arabo si dice ‘laymun’.

Dunque noi oggi chiamiamo il frutto non piu` col suo nome di origine latina, che sopravvive in alcuni derivati dotti, come l’acido citrico, ma col suo nome arabo.

che forse e` arrivato fin quassu`, nell’alto Garda bresciano, a designare il paese che per eccellenza era il produttore europeo di questo frutto preziosissimo nella dieta dei secoli passati.

lascio la questione aperta: non sempre abbiamo una risposta sicura a tutte le domande.

. . .

ma qui forse vale la pena di vedere la storia di questa pianta (uso la voce di wikipedia).

Gli studi sulla storia della coltivazione del limone nell’alto Garda bresciano sono abbastanza numerosi e si sono intensificati negli ultimi anni:

Giovanni Serafino Volta, Descrizione del Lago di Garda e de’ suoi contorni con osservazioni di storia naturale e di belle arti, Mantova, Tipografia Virgiliana di L. Caranenti, 1828.

Domenico Fava, I limoni a Limone sul Garda, Vesio di Tremosine, Editrice Cassa Rurale ed Artigiana, 1985.

Domenico Fava, Limonaie e limoni a Limone sul Garda. Il recupero della limonaia del Castèl, Brescia, Grafo Edizioni, 2005

Leila Losi, I giardini di limoni del Lago di Garda. Dal passato al presente; The lemon gardens of Lake Garda. From de past to the present; Die Zitronengärten am Gardasee. Vergangenheit und Gegenwart, 1ª ed., Arco, Grafica 5, 2005

Helena Attlee, The Land Where Lemons Grow: The Story of Italy and its Citrus Fruit, 1ª ed., London, Penguin Books, aprile 2014

Le origini del limone sono incerte, si pensa che i primi luoghi in cui sia cresciuto siano la Cina, dove veniva coltivato già prima della dinastia Song (960-1279 d.C.), la regione indiana dell’Assam e il nord della Birmania.

Secondo alcuni studiosi, gli antichi romani conoscevano già i limoni; lo dimostrano le raffigurazioni di tali frutti in alcuni mosaici a Cartagine e affreschi a Pompei, ma è possibile che li importassero semplicemente tali agrumi o li avrebbero visti nei loro paesi di origine. Non ci sono infatti prove in ambito  paleobotanico  o  letterario che avvalorino tale ipotesi.

Tuttavia Marziale nel Libro degli Epigrami, XIII 17 scrive:
Mala citrea Aut Corcyraei sunt haec de frondibus horti,
aut haec Massyli poma draconis erant.

Parla dunque delle “mele citree” o meglio dei “frutti citrei”, ma secondo alcuni intende i cedri, e dice che o provengono, dagli alberi del giardino di Corfù, cioe` da quello di Alcinoo, il mitico re dei Feaci, padre di Nausicaa, che accoglie Odisseus alla fine delle sue peregrinazioni e lo fa riportare in patria, o sono i frutti guardati del drago africano, cioe` le cosiddette mele dorate delle Esperidi.

Ma, dato che i cedri sono verdi, l’identificazione delle mala citrea con loro, secondo me, non e` plausibile e l’ipotesi dei limoni si accorda meglio col fatto che le mele delle Esperidi fossero d’oro.

. . .

Intorno al 700 d.C. il limone si diffuse in Persia, Iraq e Egitto. Dal termine  persiano  لیمو,  che si pronuncia līmū e indica genericamente gli agrumi, deriva il termine “limone”.

Le prime descrizioni letterarie del limone si hanno in scritti arabi del X e XII secolo, ad opera di Qustus al-Rumi e Ibn Jami’. Gli alberi di limoni furono utilizzati inizialmente dagli arabi come piante ornamentali.

In Europa la prima coltivazione di limoni è stata avviata in Sicilia, dopo il X secolo e più tardi a Genova (a metà del XV secolo). I limoni compaiono nelle Azzorre nello stesso periodo, nel 1493, ad opera Cristoforo Colombo, che li portò fino all’isola di Hispaniola.

Nel 1747 il medico scozzese James Lind consigliò l’utilizzo del succo di limone come cura contro lo scorbuto.

Nel XIX secolo il limone iniziò ad essere coltivato intensivamente in Florida e California.

. . .

Il Catastico, una descrizione accurata del territorio bresciano dal punto di vista economico e sociale, voluta nel 1698-10 da Giovanni da Lezze che fu Capitano di Brescia dal 1608 al 1610, stranamente nella parte dedicata a Limone non da` particolare rilievo alla coltivazione del frutto:

scrive:
Terra di Limon sola– intende dire che e` formata da un solo centro abitato.
Mercanti da biave accorti con molte barchette, distanti da Salo` circa miglia 25.

Ma della produzione degli agrumi si parla nella descrizione complessiva dell’economia del Garda bresciano:
Nella parte superiore, et a cima del lago, grosso numero de frutti, cedri, naranzi, limoni per Alemagna., cioe` per la Germania.

 

. . .

L’importanza della coltivazione degli agrumi sul Garda piuttosto ha due conferme preziose anche di tipo artistico:

Romanino, all’inizio del Cinquecento, con il quadro di Sant’Antonio con un donatore, oggi conservato nel duomo di Salo` su un pilastro tra due cappelle nella navata sinistra, dove e` stato trasferito dopo la demolizione della chiesa di sant’Antonio di quella citta`.

Qui il santo e` circondato da un fregio di agrumi.

ecco il quadro d’insieme:

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e alcuni particolari:

in alto a sinistra il festone con i tre limoni:

IMG_20180927_120618a

dietro la figura del santo, un paesaggio che non so riconoscere, in un cielo stranamente rannuvolato:

IMG_20180927_120631a

chiedo scusa per la bassa qualita` delle foto prese col cellulare e ovviamente senza flash.

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e un limone, in  bella evidenza sulla sinistra,  compare anche nelL’inverno, quadro oggi alla Pinacoteca di Brescia, proveniente dalla Fabbrica della parrocchiale di Verolanuova:

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Nel 1971 Camillo Boselli trovò un documento nella Biblioteca Queriniana di Brescia datato 1592 in cui si parla di Quattro stagioni acquistate a Venezia per i Conti Gambara, che avevano un palazzo a Verolanuova, per cui gli parve giusto collegarle a questi dipinti provenienti dalla Parrocchiale di San Lorenzo di Verolanuova, della stessa cittadina: di qui l’attribuzione al celebre pittore Arcimboldo.

ma l’attribuzione non regge, oltre che per una diversa e piu` modesta cifra stilistica, dato che, tra i frutti e gli ortaggi raffigurati, i stanno il granturco e i peperoni, considerando che la Repubblica di Venezia li introdusse a partire dal 1630 per produrre maggiori derrate alimentari in seguito alla carestia seguita alla peste di quell’anno, e qui un limone figura nella composizione dei frutti della stagione. 

inoltre proprio il limone e una varieta` di giglio di montagna rendono certo che il pittore era attivo nell’area gardesana.

si e` cosi` arrivati ad attribuirli al poco conosciuto Antonio Rasio e l’attribuzione risulta confermata da una certa affinita` stilistica con l’unica opera sicuramente attrinuitagli, una Natura morta alla Pinacoteca di Brescia.

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. . .

chiudo con i link a tre miei videoclip su Limone e sullasua ciclovia

e ad un post che le ho dedicato:

https://corpus15.wordpress.com/2018/08/07/la-nuova-ciclovia-del-garda-da-limone-al-trentino-uno-splendido-inizio-271/

 

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