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30 Aprile 2026 Dario Lucisano
«Abbiamo notato una quantità anomala di droni volare ad altezza progressivamente sempre più bassa, quasi a piano d’acqua. Poi abbiamo visto delle luci verdi avvicinarsi alle imbarcazioni, per infine abbordarle. Erano i gommoni dell’esercito israeliano». Inizia così la ricostruzione dell’aggressione notturna alla Global Sumud Flotilla che un membro della missione umanitaria ha fornito a L’Indipendente. A rilasciare la testimonianza esclusiva è Simone, del Gruppo Autonomo Portuale di Livorno, imbarcatosi per partecipare alla seconda missione dell’organizzazione umanitaria che intende rompere l’assedio israeliano su Gaza. «Qualcuno è scosso, ma stiamo bene», ci rassicura Simone, mentre ci racconta quanto successo. Le navi della GSF si trovavano al largo delle coste di Creta, in acque internazionali; dopo l’abbordaggio israeliano, si sono dirette verso le acque territoriali greche, mentre le IDF arrestavano oltre cento attivisti. Al momento, la flotta sta venendo scortata da due fregate greche, e si sta dirigendo verso un punto di ritrovo da dove organizzerà i prossimi passi della missione.
L’attacco di ieri sera è iniziato attorno alle 21 – ora italiana. In quel momento, Simone si trovava a bordo di una delle imbarcazioni della testa laterale della flotta, motivo per cui la sua nave non è stata abbordata. «Hanno approcciato le barche che si trovavano a distanza ravvicinata», ci spiega Simone. «A noi hanno inviato un messaggio, ma abbiamo proseguito per la rotta». I primi segnali dell’imminente abbordaggio sono arrivati quando i droni israeliani si sono avvicinati alle navi della Flotilla. Poi, un insieme di luci verdi si è avvicinato le barche, abbordandone qualcuna e minacciandone qualche altra. Le modalità di ingaggio, ci spiega Simone, sono state molteplici: qualche nave ha solo ricevuto un messaggio, qualche altra è stata abbordata. Anche una volta saliti sulle barche, i soldati israeliani si sono comportati in maniera diversa. In taluni casi, si sono “limitati” a minacciare l’equipaggio con armi e laser, in altri lo hanno arrestato, in ulteriori hanno sabotato il motore del veicolo. Tra le varie barche, è stata abbordata anche la nave madre; diverse delle imbarcazioni private dell’equipaggio – o del motore – sono state lasciate in mezzo al mare, alla deriva o in avaria.
Durante l’attacco, le imbarcazioni della flotta hanno iniziato a virare verso le acque territoriali greche, mentre altre sono rimaste indietro per rimorchiare le navi abbandonate dall’esercito israeliano e per portare al sicuro gli equipaggi. Lo stesso Simone si è spostato su un’altra imbarcazione per permettere alla sua di tornare indietro e compiere operazioni di salvataggio. Dopo l’aggressione, la flotta è stata raggiunta da due fregate della marina ellenica; ora sta capendo verso che direzione muovere i prossimi passi: «Intanto, ci stiamo impegnando a trarre in salvo le persone in viaggio e quelle a bordo delle navi rimaste fuori uso», ci dice Simone. Poi, le varie imbarcazioni si dirigeranno verso un punto di ritrovo a causa del maltempo previsto per i prossimi giorni; da qui organizzeranno i prossimi passi della missione, che risultano ancora ignoti.
Delle persone arrestate, circa 180, oltre 20 erano italiani. Nell’affrontare la questione, il governo Meloni ha confermato il suo solito approccio duro a parole e morbido nei fatti: se un mese fa Tajani aveva deciso di convocare l’ambasciatore israeliano per avere impedito al cardinale Pizzaballa di svolgere una messa, oggi la Farnesina si è limitata a chiedere informazioni sulle operazioni di Tel Aviv, mentre l’esecutivo ha condannato il fatto, giudicandolo senza mezzi termini «illegale», ma non ha compiuto alcuna azione concreta per rendere concrete le proprie denunce. Di fronte alle continue violazioni della legge internazionale da parte di Israele, sono diversi i Paesi che hanno deciso di agire diplomaticamente per dare un segnale a Tel Aviv, prima fra tutti la Spagna, che ha ritirato la propria ambasciatrice nello Stato ebraico. L’Italia, però, continua a limitarsi alle parole.

Dario Lucisano
Laureato con lode in Scienze Filosofiche presso l’Università di Milano, collabora come redattore per L’Indipendente dal 2024.
Attacco israeliano alla Flotilla: Meloni condanna, ma decide di non fare niente
30 Aprile 2026 – 16:00
«Il Governo italiano condanna il sequestro delle imbarcazioni della Global Sumud Flotilla, avvenuto ieri sera in acque internazionali al largo delle coste greche». Recita così il comunicato dell’esecutivo Meloni sulle operazioni di abbordaggio delle imbarcazioni dell’organizzazione umanitaria portate avanti dall’esercito israeliano. Ancora una volta, insomma, il governo si conferma forte a parole, ma debole nei fatti. La missione, la seconda del suo genere, intende rompere l’assedio israeliano a Gaza e spingere i governi di tutto il mondo ad agire concretamente per interrompere il blocco marittimo imposto da Israele alla Palestina; se un mese fa Tajani aveva deciso di convocare l’ambasciatore israeliano per avere impedito al cardinale Pizzaballa di svolgere una messa, oggi la Farnesina si è limitata a chiedere informazioni sulle operazioni di Tel Aviv, mentre oltre venti dei propri concittadini risultano sotto arresto, intercettati – come ammette lo stesso governo – «illegalmente» in acque internazionali.